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mercoledì 12 febbraio 2020

DOPO L'OMAGGIO A PINA BAUSCH
RIPRENDE IL FESTIVAL DI TEATRO SOCIALE
DIRETTO DA RUGGERO CAPPUCCIO
"QUARTIERI DI VITA – QUARTA EDIZIONE"

Dal 21 febbraio al 6 marzo 12 appuntamenti tra Napoli, Avellino, Benevento, Caserta e Salerno

La possibilità concreta di tracciare nuovi percorsi teatrali, di sperimentazione e di ricerca, sostenendo i relativi costi di progettazione, formazione e allestimento. È questo l’obiettivo della seconda parte di Quartieri di vita, il Festival di teatro sociale diretto da Ruggero Cappuccio, che dopo l’omaggio autunnale dedicato all’icona della danza contemporanea Pina Bausch, riprende la sua programmazione dal 21 febbraio al 6 marzo.

Dodici i progetti selezionati dalla Fondazione Campania dei Festival tra i lavori laboratoriali e di scrittura scenica, presentati da realtà che operano principalmente in aree a rischio e a sostegno delle fasce deboli.

Migranti, detenuti, pazienti psichiatrici, giovani non vedenti dell’Istituto Colosimo di Napoli, minori coinvolti in corsi di teatro realizzati in beni confiscati alla criminalità organizzata del Rione Sanità: sono solo alcune delle comunità con cui Quartieri di vita ha costruito un lavoro di dialogo e su cui ha investito in attività di formazione ed esperienze di cultura scenica provenienti da diversi osservatori teatrali della città di Napoli e del territorio regionale.


Gli esiti dei laboratori avranno tra febbraio e marzo il loro momento conclusivo e di confronto con il pubblico in teatri cittadini, ma anche in luoghi inconsueti per il teatro: dal Carcere di Secondigliano, al Centro Giovanile Asterix di San Giovanni a Teduccio, passando per il Palazzo Ducale Orsini di Solofra (AV). Un’occasione di formazione non solo attoriale. Quartieri di vita ha tracciato negli ultimi anni un cammino che ha portato i partecipanti ai laboratori ad acquisire professionalità utili per l’inserimento lavorativo a pieno titolo nel settore teatrale, in qualità di scenografi, costumisti o tecnici.

GLI SPETTACOLI
In scena dal 21 febbraio al 6 marzo

La quarta edizione di Quartieri di vita attraversa numerosi ambiti di indagine e di scrittura scenica. Si parte venerdì 21 febbraio con Pollicinella e i canti de lo carnevale (Centro Giovanile Asterix, ore 19) di Mariano Bauduin, che insieme alla Compagnia Gli Alberi di Canto Teatro e la Corale per San Giovanni e i giovani del progetto Officina Beggars’, porta in scena nella periferia est uno spettacolo/festa intessendo una drammaturgia sui materiali sonori e antropologici del mito carnevalesco campano.

Il programma prosegue lunedì 24 febbraio (Teatro Nuovo, ore 19) con Quattro+, un progetto della Compagnia Nest, per la drammaturgia di Giuseppe Miale Di Mauro e Mario Gelardi, con la partecipazione di quattro ragazzi del gruppo #GiovaniO’Nest, che faranno rivivere la storia di Annalisa Durante, morta per errore in un agguato di camorra.
Tornano protagonisti di questa nuova edizione di Quartieri di vita anche i giovani non vedenti e ipovedenti del laboratorio teatrale Fare Teatro… Oltre lo sguardo, nato dalla collaborazione tra Murìcena Teatro e Teatro Colosimo. Lo fanno martedì 25 febbraio (Teatro Nuovo, ore 19) con BUIO/fare teatro oltre lo sguardo, una performance che permetterà al pubblico di vivere con gli attori un’immersione nel miracoloso mondo dell’invisibile.

Mastrogiorgio è invece il titolo del progetto laboratoriale per la messinscena di un’opera buffa basata su di un testo originale scritto dal regista Rosario Sparno e prodotto da Nuvole / Casa del Contemporaneo, con la rielaborazione musicale di Massimiliano Sacchi e Giulio Fazio, ispirato al materiale musicale tratto dalle commedie per musica di Giovanni Paisiello. Il progetto, che andrà in scena mercoledì 26 febbraio (Sala Assoli, ore 19) prevede la partecipazione dell’Orchestra Sinfonica dei Quartieri Spagnoli, organico giovanile curato con passione dal Maestro Giuseppe Mallozzi.
 
Giovedì 27 febbraio da Napoli a Salerno per “sex_(H)umàn” (Sala Pasolini, ore 19), un progetto di Enzo Mirone, realizzato grazie al sostegno dell’associazione Derriere La Scene, in collaborazione con il centro di solidarietà La Tenda e la Cooperativa Sociale Immaginaria Onlus, che ha come obiettivo l’esplorazione dell’immaginario legato al mito dell’Androgino prendendo spunto dalla versione riferita da Platone nel Simposio.
Venerdì 28 febbraio il Festival fa tappa a Caserta (Teatro Civico 14, ore 19) con E quello per questo è un sogno, un percorso di ricerca di Mutamenti / Teatro Civico 14, a cura di Rosario Lerro, rivolto ai cittadini e utenti dell’Unità Operativa di Salute Mentale del Distretto Sanitario n. 21 di Santa Maria Capua Vetere, e aperto ad attori e artisti come strumento di partecipazione, integrazione e di lotta allo stigma.

Lunedì 2 marzo (Sala Assoli, ore 19; replica alle 20 e alle 21) si ritorna a Napoli con Hypno – Mnemata, un’installazione per 35 spettatori alla volta di Domenico Mennillo e Associazione Culturale lunGrabbe: attraverso la rilettura di alcuni passi de L’uso dei piaceri di Michel Foucault, il lavoro – che ha visto partecipi studenti di Napoli - riflette sulla cura della propria comunità di appartenenza e la riscrittura di alcuni luoghi simbolici dell’aggregazione sociale.

I bambini e le bambine del corso di teatro nei beni confiscati alla criminalità organizzata al Rione Sanità, e dedicati alla memoria di Lucio D’Errico (imprenditore ucciso per essersi rifiutato di pagare il pizzo), saranno i protagonisti di Non c’è differenza tra me e il mondo, percorso teatrale a cura di Putéca Celidònia, in scena martedì 3 marzo (Ridotto del Mercadante, ore 19): il testo e i dialoghi sono frutto della fantasia degli stessi piccoli che durante l’anno hanno preso parte alle attività laboratoriali.

Mercoledì 4 marzo (Sala Assoli, ore 19), trova il suo momento di incontro con il pubblico il laboratorio di Mario Santella Gioco dell’amore e del caso, frutto di un seminario su P. C. de Marivaux e sulla sua decisiva importanza nello sviluppo del teatro francese.

Educare bambini e adolescenti al mondo dell’arte, attraverso il teatro, attraverso molteplici linguaggi artistici che esso contiene: è l’obiettivo de Le belle stagioni, laboratorio di Hypokritès Teatro Studio a cura di Enzo Marangelo, realizzato insieme con l’istituto comprensivo “F. Guarini” e il suo coro delle voci bianche, che andrà in scena giovedì 5 marzo (Palazzo Ducale Orsini di Solofra (Av), ore 19).

La volontà di indagare e raccontare l’odissea sociale che vive un ex detenuto che, una volta scontata la sua pena, cerca di reintegrarsi nel tessuto sociale e lavorativo: questo il tema al centro de Il pre-giudicato. Un’odissea sociale, un progetto di Le Voci di Dentro, laboratorio teatrale del carcere di Secondigliano, guidato da Luca Di Tommaso, Monica Pinto e Guido Primicile Carafa, in scena venerdì 6 marzo al Carcere di Secondigliano (ore 11). *Per partecipare a questo spettacolo è necessario inviare entro e non oltre il 15 febbraio all’indirizzo ufficiostampa@fondazionecampaniadeifestival.it una mail con nome, cognome, data e luogo di nascita e in allegato fotocopia di carta di identità.

A chiudere la quarta edizione di Quartieri di vita saranno infine i migranti attori dello Sprar di Pietrelcina e gli attori del laboratorio permanente del Magnifico Visbaal Teatro in scena sempre venerdì 6 marzo (Magnifico Visbaal di Benevento, ore 19) con Pangea, scritto e diretto da Peppe Fonzo. Il lavoro che nasce dall’intreccio di due eventi: il fenomeno migratorio delle masse umane e il continuo accumularsi dei rifiuti plastici galleggianti nel centro del Pacifico.


INFORMAZIONI DI BIGLIETTERIA
Spettacoli di febbraio e marzo: I biglietti hanno un costo di € 3 e sono acquistabili in tutti i luoghi di spettacolo (a partire da un’ora prima dell’inizio) oppure online sul sito fondazionecampaniadeifestival.it a partire dal 1 febbraio 2020.
INFO 081 18199179 – info@fondazionecampaniadeifestival.it

Il ricavato dell’iniziativa sarà devoluto a:
Tigem – Fondazione Telethon
LAV – Dalla parte degli animali

Il Pre-giudicato.
Un’odissea sociale

da un’idea di Luca Di Tommaso
drammaturgia di gruppo coordinata da Luca Di Tommaso
conduzione scenica e regia Luca Di Tommaso e Guido
Primicile Carafa
aiuto regia Antonio Parascandolo
brani originali e conduzione musicale Monica Pinto
in scena i detenuti allievi attori del laboratorio “Le voci di
dentro”
con la partecipazione di Francesca Murru
musiche dal vivo Paolo Del Vecchio, Guido Primicile
Carafa, Julia Primicile Carafa
costumi Bernardo Angelino
tecnico audio-luci Marco Pinto
un progetto di “Le voci di dentro” – laboratorio teatrale nel
Carcere di Secondigliano di Aps P.E.R.SUD

Questo progetto nasce dalla volontà di indagare e raccontare l’odissea sociale che vive un ex detenuto che, scontata la sua pena per affiliazione camorristica, cerchi di reintegrarsi nel tessuto sociale e lavorativo. La storia de Il Pre-giudicato. Un’odissea sociale prosegue quella raccontata in Io non ci casco, precedente spettacolo del laboratorio teatrale del Carcere di Secondigliano “Le voci di dentro”, guidato da Luca Di Tommaso, Monica Pinto e Guido Primicile Carafa. In entrambi gli spettacoli scritti insieme ai 25 detenuti allievi attori del laboratorio, protagonista è un ragazzo di una zona disagiata napoletana, alle prese con il clan, con la galera, con la scarcerazione e infine con il reinserimento, ma soprattutto con i conflitti – sociali, morali, personali – che questa vicenda impone a ciascuno di noi.
Ogni ex-detenuto è formalmente un pregiudicato e una volta fuori, mantiene per la società il marchio di persona sconveniente, pericolosa e indesiderata. Dopo anni passati dentro per essere stato giudicato, la vita fuori è quella di un pre-giudicato.
Attraverso interviste a detenuti, ex detenuti, poliziotti, educatori, istituzioni e personalità della società civile, è stato raccolto il materiale di base per poi farlo “reagire” con la lettura dell’Odissea di Omero. A partire da improvvisazioni, riscritture, canti, composizioni musicali originali, giochi fisici con oggetti simbolici, gli attori detenuti – affiancati in scena da alcuni attori e musicisti professionisti – trasfigurano la realtà fattuale in una realtà simbolica più densa di sensi vissuti e più vicina alla realtà mitico-poetica riportata da una sorta di coro greco a cui sono affidati i brandelli del poema originale.
Il napoletano verace, carnale, terrigno della strada, della cella, del passeggio, dell’ora d’aria s’accosta così alla lingua epica degli aedi greci. Un lavoro corale, ritmico, musicale, fortemente visivo, a sostegno della riscrittura mitica della realtà e della veracità carnale dei corpi-voce in scena.

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