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mercoledì 27 novembre 2019


TRE GRANDI APPUNTAMENTI
AL TEATRO ELFO PUCCINI DI MILANO
"L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO"
"IL PIACERE DELL'ONESTA'"
"ASPETTANDO GODOT"

3 - 31 dicembre | sala Shakespeare
L’importanza di chiamarsi Ernesto
di Oscar Wilde
regia, scene e costumi Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
luci Nando Frigerio
suono Giuseppe Marzoli
con Riccardo Buffonini, Giuseppe Lanino, Elena Russo Arman, Elena Ghiaurov, Luca Toracca, Cinzia Spanò, Camilla Violante Scheller, Nicola Stravalaci
produzione Teatro dell’Elfo

Sabato 14 e domenica 15 dicembre: repliche con proiezione di sovratitoli per persone con disabilità dell’udito.
Il capolavoro di Oscar Wilde torna in scena nella regia divertita e complice di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia: un successo del 2017 che restituisce tutta l’allegra cattiveria di questa ‘commedia frivola per gente seria’. Qui, più ancora che in altri testi, l’ironia caustica del grande autore irlandese riesce a svelare la falsa coscienza di una società che mette il denaro e una rigidissima divisione in classi al centro della propria morale. L’espediente più usato è il rovesciamento paradossale del senso, che, a una prima lettura, sembra preannunciare il teatro dell’assurdo. In realtà Wilde è più che mai impegnato a ‘smontare’, con sorridente ferocia, i luoghi comuni su cui si fonda ogni solida società borghese.

Dalla rassegna stampa

L'alta società che Oscar Wilde fa vivere nella sua commedia più fortunata L'importanza di chiamarsi Ernesto, è una società formale e futile, un mondo chiuso nelle sue sciocche regole di ‘bon ton’, paradossale nella sua ipocrisia, ridicolo nel suo ‘colto’ dialogare, feroce nel suo conservatorismo. … E virata decisamente all'assurdo è questa regia molto ben sostenuta da tutti gli attori capaci di far riverberare ogni battuta, chiusi in personaggi sopra le righe che dicono il nulla e hanno questo nulla come sostanza. Si nutrono di paradossi, divorano parole a ritmo sostenuto, si aggrovigliano nella trama per poi districarsene con lievità in questa sarabanda assurda, esilarante specchio di una società vacua e spietata che costò l'ostracismo, la galera e la vita a Wilde.
Magda Poli, Corriere della Sera

E se ancora una volta non possiamo che godere della superba scrittura di Wilde, delle battute folgoranti, della sapienza ironica a servizio di una commedia degli equivoci dove tutti fanno finta di essere quel che non sono, le fanciulle perbene scelgono i fidanzati in base al nome e sfaccendati giovanotti si gingillano tra Londra e la campagna grazie a doppie identità che salvano le apparenze e permettono fughe ben poco virtuose, a funzionare è un’intuizione precisa: Wilde come anticipatore del pop alla Andy Warhol. Ne viene fuori uno spettacolo sfrontatamente camp, con esplicite allusioni all’immaginario queer, lisergico e coloratissimo. Nei costumi pacchiani, nel ritmo indiavolato, negli inserti dove non stonano né I’ll survive né la Pantera rosa, nel piglio spumeggiante di una recitazione che insiste su effetti quasi cartoon. Niente psicologia, ma giochi pirotecnici. Riccardo Buffonini, in forma strepitosa, e Giuseppe Lanino guidano il cast con le loro improbabili giacche scozzesi. Un Hollywood party vittoriano che consacra Wilde gran maestro di cerimonie teatrali per il massimo dell’entertainment intelligente.
Sara Chiappori, la Repubblica

La fantasia immaginifica dei registi colloca la piéce in una swinging London, evocata con precisione dagli arredi, dai costumi e dalle citazioni musicali. … Il tono è graffiante ma leggero, la recitazione è garbatamente sopra le righe e recupera i migliori stilemi dell’Elfo. La ricchezza del testo – archetipo dell’umorismo queer – e la sapienza della realizzazione danno vita a uno spettacolo pregevole e divertente, cui un pubblico partecipe e giovanile tributa finali acclamazioni.
Bruno Olivieri, Ilsole24ore.com

Due classici diretti da Alessandro Averone in scena all’Elfo Puccini

3 - 5 dicembre | sala Fassbinder
Il piacere dell’onestà
di Luigi Pirandello
regia Alessandro Averone
con Alessandro Averone, Alessia Giangiuliani, Laura Mazzi, Marco Quaglia, Gabriele Sabatini, Mauro Santopietro
produzione Teatro Metastasio di Prato in collaborazione con Knuk Company

6 - 8 dicembre | sala Fassbinder
Aspettando Godot
regia Alessandro Averone
di Samuel Beckett, traduzione Carlo Fruttero
con Marco Quaglia, Gabriele Sabatini, Mauro Santopietro, Antonio Tintis, Francesco Tintis
scene Alberto Favretto e Elisa Bortolussi, costumi Marzia Paparini, luci Luca Bronzo
produzione Knuk Company / Teatro Metastasio di Prato

Cinema, televisione e tanto teatro: Alessandro Averone è un attore poliedrico che da qualche anno affianca alla carriera di interprete anche quella di regista indagando in particolare i ‘classici’: «Amo molto i classici – sottolinea Averone – in quanto autori stratificati che hanno un fuoco di indagine che arriva fino a noi e andrà avanti anche oltre, con tematiche atemporali che riguardano l’essere umano in ogni momento».

«Il piacere dell’onestà è uno dei testi più grotteschi di Pirandello nel quale l’autore, con straordinaria maestria, mette in risalto le tematiche che gli sono care attraverso il meccanismo del paradosso. «Ci muoviamo costantemente circondati da immagini infinite – racconta Averone – immagini di come gli altri ci appaiono, di come noi appariamo a noi stessi e al mondo che ci circonda. […] Pirandello ci accompagna all’interno di un salotto borghese, luogo principe dell’ipocrisia e dell’immagine, e ci mostra con un limpido paradosso la drammatica e ridicola difficoltà di essere radicalmente e compiutamente se stessi».

«Nella dialettica tra verità e finzione, forma astratta e realtà di carne, maschera d’apparenza e sostanza della vita, lucida razionalità e sentimenti che pulsano (già: Pirandello, non c’è dubbio), Alessandro Averone riesce ad attraversare magnificamente, come regista e come protagonista nel ruolo di Baldovino, una vasta gamma di modalità espressive per le sofferenze confessate limpidamente e le sfide grottesche, gli sforzi di volontà e il coinvolgimento emotivo. … Uno spettacolo intelligente, con più occasioni di veloci, dense risate tra il pubblico».
Valeria Ottolenghi, Gazzetta di Parma

«Quello che mi ha sempre affascinato in Beckett – dice Averone - è la sottile e fine poesia che scaturisce dai suoi testi. L’amore e la compassione per l’essere umano costretto disperatamente alla ricerca di un senso. […] Si resiste. Con affetto e violenza. Con quello che si è. Con tutti i nostri limiti. Stretti l’un l’altro». Aspettando Godot.

«A più di mezzo secolo dalla prima messinscena, intende sottolineare il regista, sappiamo benissimo che l’attesa è vana, eppure ancor oggi i personaggi sono lì sul palco fermi e immobili dentro una storia che passa al di fuori di loro senza lasciar traccia. … Sono al tempo stesso disattenti attori e spettatori del proprio esistere, come ben evidenzia l’impostazione di Averone quando sottolinea la metateatralità insita nel testo e, nel momento stesso in cui va affermando la scena, la ribalta a specchio sulla platea degli spettatori abbattendo per metafora un’invisibile quarta parete».
Sandro Avanzo, Hystrio

TEATRO ELFO PUCCINI, corso Buenos Aires 33, Milano - Orari: mart/sab 19:30, dom 15:30 Prezzi: intero € 33 / martedì posto unico € 22 / rid. giovani e anziani € 17,50 / under18 € 13.50 - Info e prenotazione: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org.

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