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giovedì 7 novembre 2019


PICCOLO TEATRO GRASSI DI MILANO
"IL DECAMERON DELLE DONNE"
UNA STORIA LUNGA TRENT'ANNI

Nel trentennale del debutto, il 10 e l’11 novembre, al Piccolo Teatro Grassi, va in scena Il Decameron delle Donne, scritto e diretto da Donatella Massimilla, direttrice artistica del CETEC Dentro/Fuori San Vittore.

Debuttava trent’anni fa Il Decameron delle donne, liberamente ispirato al romanzo della scrittrice russa Julia Voznesenskaja: alcune donne, rinchiuse in un reparto maternità e allontanate dai loro bambini per un’infezione della pelle, raccontano, ispirandosi a Boccaccio, storie di vita e di amore. Una metafora della dura realtà del gulag, vissuta dalla scrittrice prima dell’esilio in Germania.
Fu questo spettacolo – oggi riproposto in una nuova veste con alcune interpreti “storiche”, affiancate da giovani attrici detenute ed ex-detenute – a portare Donatella Massimilla a fare teatro con le donne recluse di San Vittore, scoprendo il significato della prigionia, dell’isolamento, dell’affettività negata, del senso di attesa e della speranza.
Da qui parte il lungo viaggio teatrale “al femminile” che ha portato alla creazione del CETEC e di una compagnia teatrale Dentro/Fuori San Vittore. Donatella Massimilla, regista e drammaturga, adatta, allora come oggi, i testi originari per la compagnia di San Vittore, includendo nuove storie delle attrici del CETEC e dando corpo così ai loro sogni, desideri, visioni.

Anche le musiche, originali ed eseguite dal vivo da Gianpietro Marazza, sono arricchite da canzoni scritte dalle stesse interpreti.

CETEC Dentro/Fuori San Vittore – La compagnia teatrale che integra attori ex detenuti e non, è nata nel 1999 dall’esperienza portata avanti da Donatella Massimilla con Ticvin Teatro all’interno del carcere di San Vittore, insieme ad altre compagnie europee e al coordinamento nazionale Altermusa carcere e arti sceniche. Il teatro del CETEC è da sempre caratterizzato da tematiche sociali forti e da un legame con le situazioni liminali, quali il carcere, le periferie delle città, il disagio psichiatrico, giovanile, la migrazione, l’handicap. Dal 2005 il CETEC ha portato in Italia l'Edge Festival – le Arti nel sociale, nato a Cambridge. Promuove una serie di incontri e meeting tra festival e realtà che ora aderiscono ad un vero e proprio Edge Network, dando valore e dignità artistica ad esperienze teatrali e artistiche europee di integrazione, ricerca della memoria e inclusione sociale. Nel 2018 Donatella Massimilla è insignita dell’ Attestato di Benemerenza Civica Ambrogino, per il suo lavoro artistico innovativo con il CETEC e il suo impegno civile nel sociale.
Il teatro in carcere è uno dei linguaggi trasformativi per eccellenza.

Siamo perciò colpiti quando da una delle poche carceri che non ha un teatro si riesce a produrre in modo così continuativo un’esperienza artistica che da Dentro approda a un Fuori come il Piccolo Teatro di Milano.

Inoltre è un gruppo di donne recluse che pratica il teatro anche come forma di riscrittura dei propri vissuti, la compagnia del CETEC Dentro/Fuori San Vittore, regalerà, ne siamo sicuri, momenti di emozioni e di arte come solo la “materia viva” del teatro può realizzare.

Auguri a chi festeggia trenta anni di attività teatrali, non solo nel carcere milanese, ma anche in quelli europei e recentemente, con il progetto dedicato a Frida Kahlo, a Città del Messico.
Che il viaggio continui...

Dr. Franco Basentini
Direttore del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria

Da oltre vent’anni il Piccolo Teatro collabora con la regista e drammaturga Donatella Massimilla e con CETEC Centro Europeo Teatro e Carcere, condividendo un’esperienza artistica unica: portare il teatro, i suoi autori – classici e contemporanei –, le sue forme, in un “non luogo”, il carcere, in cui le categorie di spazio e tempo assumono valore altro rispetto all’esperienza di allestimento degli spettacoli nei luoghi “deputati”, le sale teatrali.
I giorni delle prove “dentro” il perimetro del carcere trovano la loro naturale destinazione nel “fuori dello spazio scenico”, al Piccolo, offrendo alle detenute la possibilità di “uscire”, in una dimensione emotivamente straordinaria com’è quella del “mostrarsi”, come attrici, al pubblico di una sala teatrale.

Teatro pubblico, il Piccolo ritiene fondamentale essere luogo di espressione della società in tutte le sue forme, spazio di cittadinanza per costruire, riscrivere i codici di convivenza all’interno della comunità civile, codici che contemplano la possibilità di un reinserimento umano ed emotivo, prima ancora che lavorativo e sociale, attraverso un linguaggio universale e partecipativo come quello del teatro. Una responsabilità che il Piccolo ha voluto negli anni condividere anche con altre realtà del mondo carcerario. Una responsabilità che sentiamo ancor più necessaria e urgente quando l’idea di giustizia per il recupero della società è troppo spesso spodestata da quella di vendetta. Quando si sente come ancor più necessario leggere, o rileggere, almeno gli scritti dell’illuminista milanese, europeo, Cesare Beccaria.

Sergio Escobar
Direttore Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

Ho incontrato il CETEC in carcere a San Vittore anni fa, quando ero consigliera provinciale. Il Laboratorio Teatrale diretto da Donatella Massimilla presentava La casa di Bernarda Alba, ultimo dramma del poeta spagnolo García Lorca, che rispecchiava in modo struggente la vita delle detenute in carcere, come mi disse una delle attrici. Fui colpita dall’intensità dell’interpretazione delle detenute, dalla professionalità e sensibilità della regista che era riuscita a trasformare spazi della vita in carcere in un luogo di cultura, di socialità e di reinserimento lavorativo. Sono diversi i progetti del trattamento rieducativo e il teatro è uno di questi, patrimonio ormai consolidato di un percorso formativo.

«In un luogo dove anche la dilatazione del tempo che non passa mai può impedirti di pensare a un futuro migliore, il teatro diventa uno spazio di libertà in un luogo di reclusione» come testimoniò una delle detenute. «Devi rispettare le regole che l’attività teatrale ti impone, rifletti sul senso della disciplina, perché devi provare anche quando non te la senti e devi metterci la testa» altre affermazioni raccolte in quel primo incontro.
Abbiamo portato La casa di Bernarda Alba in libera uscita nel cortile di Palazzo Isimbardi, dove sia lo spettacolo, sia il successivo dibattito hanno creato tra attrici e pubblico una relazione di emozioni, riflessioni e confronto importanti per il progresso della nostra società.

Non ci siamo più lasciate e abbiamo proseguito su percorsi di contrasto alla violenza di genere, con detenute ed ex-detenute, che ci hanno permesso di creare una rete di collaborazione con diverse istituzioni e associazioni che stanno rendendo le nostre azioni contro la violenza più efficaci e ci permettono una diffusione più ampia e in costante evoluzione. Penso al progetto Le Sedie, diretto da Donatella e nato dal Posto Occupato, campagna nazionale di Maria Andaloro, che ho portato a Palazzo Marino. Questo work in progress si trasforma continuamente e coinvolge di volta in volta, quartiere per quartiere, donne diverse con le loro storie, grazie alle quali realizziamo insieme momenti di responsabilizzazione per costruire relazioni rispettose tra donne e uomini.

Abbiamo superato l’indifferenza e creato ponti tra donne Dentro e donne Fuori dal carcere, abbattendo muri per vivere nel rispetto della dignità di tutte le persone. Sono molto grata a Donatella Massimilla per l’opportunità di proseguire questo obiettivo insieme al CETEC, con le detenute ed ex detenute, che ha arricchito il nostro impegno e continua ad aprirci nuove strade che percorreremo insieme.

Diana De Marchi
Presidente Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano

Reinventare storie di donne, Dentro e Fuori San Vittore. Trenta anni fa, dopo aver incontrato la scrittrice russa Julia Voznesenskaja esule a Monaco di Baviera, mi ero innamorata dell’idea di trasporre per la scena un suo romanzo, Il Decamerone delle Donne, che attraverso la metafora felice di un reparto maternità isolato per un’infezione della pelle, raccontava di quando era stata al confino in un gulag siberiano.

Julia, che da giovane era anche stata regista teatrale, affida al personaggio di Emma, regista a sua volta, l’idea di passare dieci giorni di isolamento raccontandosi a turno delle storie su grandi temi, dal primo amore ai soldi, dall’infelicità alla vendetta, dall’infedeltà alla felicità.
Dopo il debutto dello spettacolo al Teatro Verdi di Milano, io e Olga Vinyals Martori abbiamo chiesto all’allora Direttore del carcere di San Vittore, Luigi Pagano, di lavorare con le donne detenute, di condividere con loro un percorso di ricerca e di sperimentazione teatrale.

Non sapevo che il nostro viaggio recluso sarebbe durato bene o male trent’anni, attraversando i confini di San Vittore, per arrivare poi a conoscere realtà carcerarie anche straniere e lontane.

Così, trent’anni dopo, volti, storie e talenti incontrati si incarnano in un nuovo affresco teatrale di donne non solo sovietiche, ma animate da colori e voci di tutto il mondo.
L’amore per un teatro che intreccia trame teatrali ai propri vissuti aiuta a condividere e ricordare, in modo comunitario e al femminile, le proprie storie e quelle di altre donne. Storie che donano emozioni, rinforzano dentro di noi la voglia di farcela e di ricominciare davvero. Come una ninna nanna russa, ci siamo fatte cullare in questi anni di tempo sospeso dalla voglia di mettere al mondo nuove persone per un mondo migliore... un mondo che non escluda nessuno ma sostenga sempre e accompagni, attraverso il Teatro d’Arte Sociale, la rinascita a nuova vita.

In uno spazio scenico neutro, intriso dell’esperienza dentro le mura, storie che mutano forma dal buio alla luce creando atmosfere vicine al mondo che ogni persona-personaggio ci dona. Arte come luogo di cambiamento, teatro come balsamo dell’anima, medicina del cuore, che sicuramente cura e si prende cura, di attori e spettatori. Infine, per una condivisione ancora più duratura, il testo originario dello spettacolo è arricchito da scritti e canzoni delle attrici detenute, in particolare di quelle che ancora non possono uscire in permesso. A far rivivere l’arco temporale dei trenta anni le immagini fotografiche di Maurizio Buscarino dell’‘89 e quelle di oggi di suo figlio Federico, Dentro e Fuori il carcere di San Vittore.

Donatella Massimilla

Piccolo Teatro Grassi  (via Rovello 2 – M1 Cordusio), 10 e 11 novembre 2019
Il Decameron delle Donne
regia e drammaturgia Donatella Massimilla
liberamente ispirato al Decamerone delle donne di Julia Voznesenskaja
con Gilberta Crispino, Paola D'Alessandro, Jaksom Do Liete, Mariangela Ginetti, Olga Vinyals Martori, Dalia Nieves, Betsy Subirana, Irene Arpe
e con Antonella, Claudia, Daniela, Elena, Jacqueline, Kristal, Marta, Martina, Solange, Sonia
interprete LIS Mita Graziano
scene Alessandro Franco
costumi Susan Marshall
assistente scene e costumi Riccardo Filograna
trucco Tania Sartini
light designer Massimo Consoli
musiche dal vivo Gianpietro Marazza
coordinamento di produzione Gaia Fossati
comunicazione Maria Lucia Tangorra
organizzazione Roberta Curia

una produzione CETEC Dentro/Fuori San Vittore
in collaborazione con Edge Festival 2019 Teatri Oltre le Barriere,
Fondazione Donna a Milano Onlus, Pio Istituto dei Sordi

Si ringraziano le Direzioni e il Personale tutto della Casa Circondariale di Milano San Vittore e della Casa di Reclusione di Bollate.

Orari: domenica, ore 16; lunedì, ore 20.30.
Durata: 70 minuti senza intervallo

Prezzi: posto unico platea e balconata 10 euro

Informazioni e prenotazioni 0242411889 - www.piccoloteatro.org
News, trailer, interviste ai protagonisti su www.piccoloteatro.tv

Voci di dentro
Testi e canzoni per lo spettacolo dalle attrici di San Vittore

Felicità
La felicità, cos’è la felicità, come è fatta e quando si è felici.
Una persona è sempre in cerca della felicità, la desidera sempre e fa di tutto per raggiungerla.
Lavora sempre per sentirsi appagato e si compra la casa dei sogni e dice: «sono felice» e poi non basta. E lavora sempre notte e giorno, raggiunge tutto, una buona posizione…
Soldi, macchine, gioielli, pellicce, si sposa, vede tutti i posti più belli che una persona possa sognare e tutto va a mille.
Ma non si accorge che la felicità, quella vera, ti gira intorno e una piccola luce ti cresce dentro ma tu non lo sai e non ti rendi conto che forza ha quel piccolo raggio di luce.
E sei in quattro mura fredde e buie che ti entrano nel cuore, quel freddo che ti entra nell’anima.
Quel buio che ti avvolge e dici: «ma cos’è la felicità?» E pensi che non esiste.
Ma poi viene venerdì e si apre la porta e vedi quel raggio di luce che ha due occhi come fari che ti scaldano il cuore e la annusi come se fosse una rosa.
Ma che rosa? una rosa magica. Lei è la figlia dell’amore, una creatura piccola ma potente come un uragano che ha la forza di spazzare via tutto il male, tutto il dolore che hai nel cuore, le tenebre che ti stanno avvolgendo e non ti fanno respirare, che ti fanno pensare di lasciarti andare e non lottare più. Ma quella figlia dell’amore, quel raggio di luce, quando ti abbraccia e ti bacia,
quell’uragano ha la potenza di spazzare via tutte le tenebre e il dolore
e rimangono solo tanta tenerezza e amore che ti danno tanta felicità.
Una felicità semplice ma potente.
Lei è la figlia dell’amore…
e ti accorgi che hai la felicità.
Jacqueline

Infelicità
L’ attesa, aspetti una risposta, preghi che un giorno arrivi e un giorno ti chiamano, per cognome «In matricola!» E tu vai, cammini per un corridoio che sembra infinito, più cammini e più sembra che non finisca, pensi a mille cose che ti passano in testa. Neanche tu sai cosa pensare. I pensieri sono tanti e confusi senza nessun senso. Poi entri in una stanza della matricola e alla fine le parole magiche: «prepara la tua roba, vai a casa» arrivano.
E torni indietro per quel corridoio, questa volta in pochi minuti, e pensi: vedrò i miei figli, abbraccerò mio marito e ringrazi Dio per tanta felicità. Ti immagini davanti la tua casa bianca, con il cancello che si apre.
Senza sapere che Dio, quando sei passata, Lui ha girato la testa, forse perché in quel momento c’era
un’altra persona che aveva più bisogno di me.
Mi chiamano di nuovo, faccio in fretta…risono in matricola.
Silenzio nella stanza. «C’è stato uno sbaglio»
Io rido, non capisco cosa mi dicono.
Penso sia uno scherzo, ma mi dicono di nuovo: «è uno sbaglio, non esci più»
Il sangue smette di circolare nel corpo, il cuore non batte più nel petto, non riesco più a pensare, respirare.
La mente è rimasta davanti alla mia casa bianca,
dietro a quel cancello,
che non si apre più.
Jacqueline
Il mio primo grande amore
Il mio primo grande amore era un uomo bellissimo fuori e fantastico dentro.
Era innamorato di me, ancor prima che solo sapessi dell’esistenza dell’amore,
ed io gli ero devota.
Non mi voleva cambiare,
avrebbe cambiato il mondo per farlo uguale a me:
mi ha cresciuta, insegnato a non arrendermi, seduta sulle scale ad aspettare con il cuore in gola.
Anche quando ci hanno diviso molti anni e molti muri sapeva che c’ero, sapevo che c’era.
Non c’è limite o distanza che può dividere ciò che l’amore ha unito, del quale siamo costantemente alla ricerca.
Dal mio primo amore oggi mi divide solo il cielo,
non lo dico poi spesso papà… sei l’unico amore per me.
Elena

Lo spettacolo di me
Non c’è arrivo se non c’è partenza
che sia per scelta o per conseguenza
come quel sogno per cui io ho lottato
che la realtà invece ha cambiato.
Si può capire tutto da uno sguardo
che non vedevi nel tuo gioco d’azzardo
e allora prendi e ribalti la tua vita
cambiando i sogni che avevi tra le dita.
Lo spettacolo di me
racchiude in sé ciò che non è
storie vissute… vissute veramente
le tiro fuori, le porto alla gente.
Io sono questa non mi vergogno a dirlo
Avevo un sogno, restate per sentirlo?
Un palcoscenico per essere regina…
No! Meglio sta vita di cui sono l’ eroina.
Non puoi volare se ti spezzano le ali
non puoi se ci credono irreali
ma posso io decidere qual è
oggi e domani lo spettacolo di me.
Elena (canzone per il CETEC)

La Fabbrica d’Amore
Ero giovane, bella, sognatrice
lavoravo duro
e mai sono stata traditrice.
Il mio primo amore lavorava
fabbricava l’amore
Ma solo quello non bastava.
Poteva nascere una vita
nella fabbrica d’amore
ma è finita.
Solo l’amore a volte non basta
ci vuole il coraggio, la passione, verità
un figlio che ci contrasta.
Amore mio ti ho lasciato
tra un ingranaggio e l’altro
Che nel frattempo si è spezzato
Poteva nascere una vita
nella fabbrica d’amore
ma è finita.
Solo l’amore a volte non basta
Ci vuole il coraggio, la passione, verità
Un figlio che ci contrasta.
Amore mio ti ho lasciato tra un ingranaggio e un altro
Che nel frattempo si è spezzato.
Oggi sono nuda, vestita solo dei ricordi,
una pelliccia, un corredino.
Riaccordano le note degli accordi
faccio festa alla mia nuova vita
canto, ballo, mi ubriaco, sono ancora lì
in quella fabbrica d’amore… smarrita.
Martina  (canzone per il CETEC)

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