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lunedì 14 marzo 2016

"TI REGALO LA MIA MORTE, VERONIKA"
ALL'ELFO PUCCINI DI MILANO

15 - 23 marzo, sala Shakespeare

Utilizzo della sceneggiatura Die Sehnsucht der Veronika Voss di Peter Märthesheimer e Pea Fröhlich, da una bozza di Rainer Werner Fassbinder, per gentile concessione della Fondazione Rainer Werner Fassbinder - Berlino e di Verlag der Autoren – Francoforte sul Meno / Germania.” “Per gentile concessione di Arcadia & Ricono Srl a socio unico, via dei Fienaroli, 40 - 00153 Roma - Italy”

Scene Giuseppe Stellato costumi Graziella Pepe
musiche Franco Visioli
luci Simone de Angelis
ombre Altretracce
assistente alla regia Brunella Giolivo
Emilia Romagna Teatro Fondazione nell’ambito di Progetto Prospero

ll lavoro di indagine sulla drammaturgia contemporanea, che Emilia Romagna Teatro Fondazione persegue da anni, segna una nuova tappa grazie a questo allestimento di Antonio Latella. Il regista napoletano consolida il suo rapporto con ERT dirigendo Ti regalo la mia morte, Veronika, lavoro che Latella ha riscritto con il drammaturgo Federico Bellini ispirandosi al film Veronika Voss di Reiner Werner Fassbinder.

Dopo il pluripremiato Un tram che si chiama desiderio, Latella prosegue l’analisi nell’universo femminile con uno spettacolo che rilegge i miti del cinema occidentale e ne indaga le icone che essi hanno regalato alla memoria collettiva, senza dimenticare Francamente me ne infischio, personale rilettura di Via col vento che ha recentemente impegnato il regista nel confronto con un film chiave della storia popolare del cinema occidentale.

Latella ritrova qui la poetica di Rainer Werner Fassbinder a distanza di quasi dieci anni: era infatti del 2006 la sua rilettura teatrale di Le lacrime amare di Petra von Kant. La base di questo nuovo lavoro parte dell’opera cinematografica che Fassbinder ha dedicato alla rappresentazione e all’analisi della donna. Partendo dalla rievocazione della vicenda di Veronika Voss, ultima tra le protagoniste del suo cinema interpretata qui da Monica Piseddu, che proprio per questo ruolo si è aggiudicata il premio Ubu come ‘Migliore attrice’, lo spettacolo incontra alcune tra le figure femminili grazie alle quali il regista ha consegnato forse una grande, unica opera, una lavoro il cui sguardo cinematografico e biografia personale tendono inevitabilmente a coincidere. Una corsa folle, senza protezioni, una prolungata allucinazione dove realtà e finzione diventano quasi indistinguibili. Entriamo così nella mente di Veronika, diva sul viale del tramonto e vittima della morfina somministrata da medici senza scrupoli, dove i ricordi e i personaggi rievocati diventano apparizioni in bianco e nero, il nero come forma perfetta che fagocita gli altri colori e il bianco della purezza ma anche del lutto. E, inevitabilmente, il bianco della morfina che trasforma le memorie in gratificazioni, deforma ogni percezione fino a rendere accettabile la morte come possibilità, o liberazione. Un viaggio in cui Veronika e le altre eroine del cinema fassbinderiano regalano il proprio sacrificio al loro ideatore, il regista, il medico ma anche il carnefice Fassbinder, a sua volta, probabilmente, personaggio del suo stesso dramma.

“È da tempo ormai che il tradizionale arcoscenico va stretto a quel regista perennemente alla ricerca di nuovi linguaggi che è Antonio Latella, che si ingegna a superarlo in tutti i modi senza mai, però, abbandonare i teatri, dilatando magari all’inverosimile lo spazio sopra, sotto, dietro il palcoscenico.

Nello spettacolo, dal titolo melodrammatico Ti regalo la mia morte, Veronika l’arcoscenico è superato più volte da un personaggio femminile che indossa una cappa color fucsia, figuretta nervosa che percorre a lunghi passi, per tutta la sua lunghezza, il palcoscenico chiedendo aiuto, a noi, gli spettatori, che ce la troviamo improvvisamente di fronte mentre alle sue spalle una fila di poltrone di legno da vecchio cinema vengono occupate a poco a poco da scimmioni con il pelo bianco, che hanno alle loro spalle uno schermo sul quale poi verranno proiettate delle immagini. Un inizio dal sapore pirandelliano che presuppone diversi piani narrativi per una storia costruita da Rainer Werner Fassbinder attorno a un’attrice famosa negli anni Trenta, stella cinematografica del Reich, caduta in disgrazia dopo la caduta del potere hitleriano. Il suo nome è Veronika Voss protagonista del penultimo film di RWF girato in un rapinoso bianco e nero, figura ispirata al celeberrimo regista da Sybille Schmitz.

Dunque c’è un’attrice, lì al proscenio, che invoca il nostro aiuto, fotogramma impazzito di un film che conosciamo ma che potrebbe tranquillamente essere sconosciuto, mentre gli scimmioni albini che poi – spogliandosi a poco a poco della loro veste bestiale e rimanendo letteralmente in mutande -, si trasformeranno in tanti altri personaggi prendendo spesso la parola. Alle loro spalle c’è uno schermo, che potremmo definire della memoria, dove appaiono ombre, l’immagine di Fassbinder e quella dell’attrice ispiratrice, Sybille Schmitz. Gli scimmioni sono il coro di una storia che viene a sua volta ripresa da una macchina che percorre anch’essa per tutta la lunghezza il palcoscenico avanti e indietro e che idealmente ci trasmette i fotogrammi di questa storia che ci raccontano rispettando la scrittura delle sceneggiature cinematografiche, spesso interrotta dalle vicende e dal peregrinare di Veronika che se ne sta seduta aprendo e chiudendo le gambe con un movimento che più che erotico è nevrotico.

Nella storia siamo coinvolti anche noi perché, seduto in mezzo al pubblico, c’è uno dei personaggi principali della vicenda: è Robert Krohn, giornalista sportivo specializzato in corse di cavalli, che, invaghito della diva vittima della morfina che le viene somministrata in una compiacente clinica di lusso, portandola a un progressivo disfacimento , vorrebbe salvarla sostenendola nel momento in cui viene scritturata per una piccola parte che potrebbe essere per lei una rinascita e, invece, è un fallimento, la sua fine definitiva.

Latella, che di Fassbinder ha giù messo in scena un bellissimo Le lacrime amare di Petra von Kant e che con il passare del tempo fisicamente assomiglia sempre più al suo regista feticcio, firma un omaggio allo stesso tempo appassionato e rigoroso al grande cineasta tedesco condividendone la predilezione per un mondo di sconfitti, di vinti, di cosiddetti “rifiuti della società”, che indaga con amore e passione dichiarando di vederci dei riflessi cechoviani. E cechoviana, del resto, è la pistola che Robert K. porta con sé, pronta a sparare quando meno te lo aspetti, perché si sa, come scriveva Oscar Wilde e come cantava Jeanne Moreau in Querelle, che “ogni uomo uccide ciò che ama”. E cechoviano è il bellissimo finale con un ciliegio che scende dalla soffitta attorno al quale si raccolgono molti degli amatissimi personaggi femminili di RWF: Maria Braun, Martha – vittima di un incidente che la condanna alla carrozzella, schiava di un marito padrone -, il transessuale Elvira di Un anno con tredici lune… un mondo dove Veronika potrà trovare finalmente la pace insieme a queste donne amate/ odiate da Fassbinder, ispiratrici di un cinema e di un teatro carico di tensione che non permette sconti.

Spettacolo non semplice ma affascinante, lucidamente impietoso, Ti regalo la mia morte Veronika è interpretato da un gruppo affiatato di attori. Veronika Voss è interpretata da una bravissima Monica Piseddu.”

Maria Grazia Gregori, delteatro.org

traduzione e adattamento di Antonio Latella e Federico Bellini

tratto dal film Veronika Voss

di Rainer Werner Fassbinder

regia Antonio Latella

con Monica Piseddu

e in o.a.: Valentina Acca, Massimo Arbarello, Fabio Bellitti, Caterina Carpio, Sebastiano Di Bella,

Nicole Kehrberger, Estelle Franco, Fabio Pasquini, Annibale Pavone, Maurizio Rippa

Puccini, sala Shakespeare – corso Buenos Aires 33, Milano - LUN-SAB: 20:30 / DOM: 16:00 ATTENZIONE: lo spettacolo va in scena anche lunedì 21 marzo.

PREZZI: Intero 30.50 € - Ridotto 16 € - Martedì 20 € - Info e prenotazioni: tel. 02.0066.06.06, www.elfo.org

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