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martedì 18 febbraio 2025

TEATRO SOCIALE DI BRESCIA
"LA PULCE NELL'ORECCHIO"
DI GEORGES FEYDEAU

Dal 19 al 23 febbraio
Una macchina comica perfetta, un gioco linguistico raffinato, una trappola d’amore esilarante in cui tutti i personaggi cercano di salvare le apparenze. Arriva a Brescia una classica commedia degli equivoci di Georges Feydeau, il re del vaudeville parigino: La pulce nell’orecchio, riletta dal regista Carmelo Rifici insieme a Tindaro Granata, alla guida di un cast di altissimo livello.

Inserito nella programmazione della cinquantunesima Stagione del Centro Teatrale Bresciano, intitolata L’arte è pace, La pulce nell’orecchio sarà in scena al Teatro Sociale di Brescia (via Felice Cavallotti, 20) dal 19 al 23 febbraio 2025, tutti i giorni alle ore 20.30, la domenica alle ore 15.30.

Lo spettacolo è un testo di Georges Feydeau del quale Carmelo Rifici e Tindaro Granata hanno curato traduzione, adattamento e drammaturgia. La regia è di Carmelo Rifici. Il cast è composto da (in ordine alfabetico) Giusto Cucchiarini, Alfonso De Vreese, Giulia Heathfield Di Renzi, Ugo Fiore, Tindaro Granata, Christian La Rosa, Marta Malvestiti, Marco Mavaracchio, Francesca Osso, Alberto Pirazzini, Emilia Tiburzi, Carlotta Viscovo.

Le scene sono di Guido Buganza, i costumi di Margherita Baldoni, le luci di Alessandro Verazzi, le musiche di Zeno Gabaglio. Assistente alla regia è Giacomo Toccaceli.

La produzione è firmata LAC Lugano Arte e Cultura, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa. Partner di produzione è Gruppo Ospedaliero Moncucco – Clinica Moncucco e Clinica Santa Chiara

La pulce nell’orecchio è realizzato grazie al sostegno di Ministero della Cultura, Gruppo A2A, Fondazione ASM, Gruppo BCC Agrobresciano, ABP Nocivelli.

Carmelo Rifici affronta la regia di una commedia facendo cadere la sua scelta su un esilarante vaudeville di Georges Feydeau, La pulce nell’orecchio, di cui cura adattamento e traduzione insieme a Tindaro Granata. Un lavoro che, pur mantenendo l’impianto originale del testo, rispettandone la vocazione, sottolinea lo spirito giocoso e selvatico della scrittura di Feydeau, ne cerca i piani nascosti, libera i singoli personaggi dal contesto borghese e valorizza i ruoli femminili.

Al centro della vicenda, interpretata da un brillante cast di dodici attori, vi è una moglie, Raimonda, la quale, allarmata dal comportamento piuttosto freddo e distratto da parte del marito, l’assicuratore Vittorio Emanuele, sospetta che egli abbia un’amante. Il dubbio – la “pulce nell’orecchio” – le è nato dopo il ritrovamento di un paio di bretelle, simili a quelle indossate abitualmente dal consorte, presso l’Hotel Feydeau, un albergo assai equivoco nei pressi di Parigi. Per mettere alla prova la presunta infedeltà del marito, gli spedisce tramite un’amica, Luciana, un’appassionata e anonima lettera d’amore, cosparsa di profumo, in cui dà appuntamento all’uomo in quello stesso albergo, dove Raimonda si recherà per vedere se il coniuge cadrà nella trappola. Vittorio Emanuele, credendo però che il destinatario effettivo della lettera sia il suo migliore amico, Tornello, la consegna a quest’ultimo. Da qui si creerà una serie di fraintendimenti che indurrà tutti i personaggi ad incontrarsi all’Hotel Feydeau, dove, tra situazioni bizzarre, pareti girevoli, vecchietti che fungono da alibi, inaspettati sosia, sudamericani gelosi e travestimenti vari, cercheranno disperatamente di salvare le apparenze e di uscirne indenni.

Negli anni, il lavoro di indagine registica di Rifici si è focalizzato sul tema del linguaggio e sulle sue ambiguità. Con La pulce nell’orecchio siamo di fronte a una farsa sul linguaggio, o, meglio, a una farsa di linguaggi. Il commediografo francese crea una macchina comica perfetta: un orologio di rara precisione che porta i suoi personaggi e il loro modo di parlare oltre il “gioco” linguistico fine a se stesso, di puro intrattenimento ed evasione, con lo scopo di estrapolarne il massimo potenziale teatrale e la massima ridicolaggine umana.

Note di regia

Georges Feydeau ha segnato un passaggio importante nella storia del teatro, e nonostante commedie ben scritte, come La pulce nell’orecchio, siano sempre state destinate ai palcoscenici di intrattenimento, ritengo che il LAC, alla stregua di teatri d’arte come la Comédie Française, che ha inserito Feydeau e Labiche nel proprio repertorio classico, debba confrontarsi con testi e autori maldestramente ignorati dal teatro di regia.

Il vaudeville, infatti, è sempre stato considerato un genere minore e veniva allestito principalmente dai teatri privati, al fine di favorire repliche e incassi. Sentendosi emarginato dagli intellettuali del suo tempo, Feydeau, con grande lungimiranza, rispondeva alle critiche che gli venivano mosse affermando che il teatro rispecchia la vita. La Pulce, pur partendo da un episodio apparentemente banale come quello del ritrovamento di un paio di bretelle da parte di una moglie che crede di essere tradita, è un testo che affronta temi che riguardano tutti noi. Feydeau ci introduce a degli accadimenti che solo superficialmente concernono la nostra quotidianità, bensì ci invita a fare un passo ulteriore verso un’umanità più complessa e interessante che deve confrontarsi con il bisogno di surreale e di follia all’interno delle relazioni. I suoi personaggi rispecchiano la società di inizio Novecento e, contemporaneamente, sono portatori di una fantasiosa pazzia. Per condurre il pubblico nella sua visione di realtà, Feydeau utilizza una macchina scenica “matematica” grazie a cui, all’entrata di ciascun interprete, la follia si moltiplica, facendo sembrare il protagonista appena entrato quasi al limite del naturalistico. Un meccanismo che, sommandosi, fa in modo che ogni personaggio appaia più folle e surreale di quello che lo ha preceduto.

Non è una pochade, è una vera e propria esperienza: Feydeau invita lo spettatore ad aprire metaforicamente delle porte per entrare nella sfrenata fantasia che caratterizza l’essere umano fin dalla sua nascita e che, crescendo, si tende a trascurare. Il teatro di Feydeau non è solo una macchina comica, ma svela i desideri più reconditi di ciascuno di noi: primo fra tutti, quello di trasgressione.

Questa commedia sofisticata è molto divertente. I personaggi vivono esperienze irreali che solo nei sogni possono avvenire; per far sì che ciò accada, Feydeau sposta l’azione dalla casa borghese, in cui si apre la vicenda, ad un albergo a ore, dove ci si incontra furtivamente per poi tornare nella serenità del proprio focolare. Hotel Feydeau è un albergo che non assomiglia a quello che si è soliti immaginare come “albergo del libero scambio”, bensì a un luogo misterioso e fuori misura, come sottolinea la battuta pronunciata dalla cameriera Maria Antonietta: “Questo non è un albergo, è un manicomio”. Eppure il manicomio, il caos che si scatena nell’albergo è solo apparentemente mentale, in realtà è un caos linguistico.

Negli anni, il mio lavoro si è focalizzato in modo sempre più ossessivo sul tema del linguaggio e sulle sue ambiguità. La pulce nell’orecchio affronta il rapporto tra lingua, potere e relazioni umane, tematiche con cui mi sono già confrontato più volte grazie al teatro classico e al dramma borghese, ma lo fa leggendole attraverso la lente d’ingrandimento del grottesco.

Il linguaggio di Feydeau è prepotente, tendente alla caricatura. I personaggi non si capiscono tra di loro in quanto ognuno è caratterizzato da una propria “lingua teatrale”. Un problema di comunicazione che non ha nulla a che vedere con i tormenti cechoviani dell’incomunicabilità (a quell’epoca, infatti, Cechov aveva già scritto i suoi capolavori sulla non comunicabilità). Un esempio su tutti è Camillo, personaggio che, non avendo il palato, non riesce a pronunciare le consonanti ed è costretto ad esprimersi solo con le vocali, dando vita a una serie di equivoci non privi di conseguenze.

Per ovviare a questo problema, Feydeau fa entrare in scena il Dottore facendogli dire: “Che cosa vi impedisce la facoltà di parlare? Un vizio congenito, la volta del palato che non ha avuto il tempo di formarsi come avrebbe dovuto. Per conseguenza le parole, invece di trovare quella parete naturale che permette loro di rimbalzare all’esterno, si perdono nei condotti interni, fino a smarrirsi nelle cavità più oscure della vostra persona, ecco, vi ho portato la parete che vi manca, la porta verso la realizzazione, un palato d’argento, amico mio, come nei racconti delle fate”. Questo palato viene perso e ritrovato più volte, e il Dottore ne sottolinea l’importanza e richiama l’attenzione di Camillo affermando: “È uno scrigno, e non è da tutti possedere le parole chiuse in uno scrigno d’argento”.
Carmelo Rifici

La pulce nell’orecchio
di Georges Feydeau
traduzione, adattamento e drammaturgia
Carmelo Rifici, Tindaro Granata
regia Carmelo Rifici
con (in o. a.) Giusto Cucchiarini, Alfonso De Vreese,
Giulia Heathfield Di Renzi, Ugo Fiore, Tindaro Granata, Christian La Rosa,
Marta Malvestiti, Marco Mavaracchio, Francesca Osso,
Alberto Pirazzini, Emilia Tiburzi, Carlotta Viscovo
scene Guido Buganza
costumi Margherita Baldoni
luci Alessandro Verazzi
musiche Zeno Gabaglio
assistente alla regia Giacomo Toccaceli
produzione LAC Lugano Arte e Cultura,
Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
partner di produzione Gruppo Ospedaliero Moncucco –
Clinica Moncucco e Clinica Santa Chiara

Biglietti

Intero

Platea 29 €
I galleria 22 €
II galleria 19 €
III galleria 15 € ridotto gruppi*

platea 26 €
I galleria 20 €
II galleria 17 €
III galleria 13 € ridotto speciale**

platea 21 €
I galleria 18 €
II galleria 15 €
III galleria 11 €

Riduzioni

* la riduzione gruppi è riservata esclusivamente ai tesserati Soci Coop, Arci, Feltrinelli, Touring Club e titolari carta Ikea family. CRAL aziendali, biblioteche e altri enti e associazioni convenzionati con il Centro Teatrale Bresciano possono rivolgersi per informazioni e prenotazioni al numero 030 2928617 o alla e-mail: organizzazione@centroteatralebresciano.it

** la riduzione speciale è riservata a giovani fino a 25 anni e ultrasessantacinquenni

Modalità di acquisto

- Biglietteria del Teatro Sociale Via Felice Cavallotti, 20 – Brescia

t. 030 2808600; e-mail biglietteria@centroteatralebresciano.it

> da martedì a sabato dalle ore 16.00 alle 19.00

> domenica dalle ore 15.30 alle 18.00 solo nei giorni di spettacolo

> 30 minuti prima dell’inizio di ogni spettacolo saranno in vendita esclusivamente i biglietti per la serata stessa.

- Punto vendita CTB Piazza della Loggia, 6 – Brescia

t. 030 2928609; e-mail biglietteria@centroteatralebresciano.it

> da martedì a venerdì ore 10.00 - 13.00 (escluso i festivi)

- Biglietteria telefonica

> t. 376 0450269 – da martedì a venerdì dalle ore 10.00 alle 13.00 (escluso i festivi)

> t. 376 0450011 – da martedì a sabato dalle ore 16.00 alle 19.00; domenica dalle ore 15.30 alle 18.00

Si informa che agli acquisti effettuati telefonicamente e pagati con carta di credito verrà applicata la maggiorazione pari al 2,5% del costo dell’abbonamento o biglietto.

- On-line sul sito www.vivaticket.it e in tutti i punti vendita del circuito VIVATICKET

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