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martedì 11 settembre 2018


PRIMI APPUNTAMENTI
PER IL FESTIVAL DEDICATO
A CARLO COCCIA E AI 
MAESTRI DI CAPPELLA
FUORI DI COCCIA

Sabato 15 settembre, ore 20.45, Fadabrav – Falegnameria Sociale
Anteprima Fuori di Coccia
Vespri per soli, coro e organo di Pietro Generali (1773-1832)

Programma
Beatus vir per soli, coro a 4 voci, archi e pianoforte
Confitebor tibi Domine per soli, coro a 4 voci, archi e pianoforte
Credidi per soli, coro a 4 voci, archi e pianoforte
In convertendo per soli, coro a 4 voci, archi e pianoforte
Laudate Dominum per soli, coro a 4 voci, archi e pianoforte

Direttore Paolo Monticelli

Orchestra della Cappella Musicale del Duomo di Novara
Coro dell’Istituto e Coro della Cappella Musicale del Duomo di Novara
Leonora Tess, soprano
Daniele Piscopo, baritono
Sofia Janelidze, mezzosoprano
Riccardo Benlodi, tenore

Giuliano De Luca, ballerino

Ingresso gratuito

Pietro Generali (Roma, 23 ottobre 1773 – Novara, 8 novembre 1832) è stato un compositore italiano.
Il suo cognome era Mercandetti Generali. Il padre, originario della omonima frazione di Masserano (BI), adottò solo il secondo cognome quando si trasferì a Roma. In questa città Pietro poté studiare canto alla Cappella musicale liberiana della Basilica di Santa Maria Maggiore e successivamente contrappunto sotto la guida di Giovanni Masi, maestro di cappella e compositore presso San Giacomo degli Spagnoli. Per un breve periodo studiò anche a Napoli come egli stesso dichiara in una lettera inviata a Johann Simon Mayr nel 1810: “Fui in un tempo in Conservatorio a Napoli... mà di questo non ne debbo fare menzione, ché di là fuggj dopo quattro mesi, e ritornai dal mio caro Masi”.

A Roma si laureò alla Congregazione di Santa Cecilia e iniziò a operare come cantante di chiesa e di teatro e come compositore di musica sacra. Nel 1800 debuttò come operista con “Gli amanti ridicoli”, ma il suo primo vero successo arrivò con “Le Gelosie di Giorgio”, farsa rappresentata a Bologna nel 1803, e fu consacrato sulla scena internazionale con “Pamela nubile”, farsa messa in scena il 12 aprile 1804 al Teatro San Benedetto di Venezia. Seguirono molte altre farse e opere buffe, fra le quali si ricordano “Le Lagrime d'una vedova”, “Adelina”, “Cecchina suonatrice di ghironda”, “La Vedova delirante”, “Chi non risica non rosica”, “La Contessa di Colle Erboso”, che vennero scritti per i teatri di Venezia, Bologna, Firenze, Vicenza, Roma, Milano e Torino. Compose numerose opere serie; tra queste fu molto applaudito il melodramma eroico “I Baccanti di Roma”, rappresentato il 14 gennaio 1816 a Venezia al Teatro La Fenice con Giovanni David e riscritto completamente per Trieste con il titolo I Baccanali di Roma (giugno 1816).

Nella primavera del 1817 si recò a Barcellona dove per una stagione e mezza fu direttore del Teatro de la Santa Cruz. Tornato in Italia nel 1819 dopo un breve soggiorno a Parigi, dal 1820 al 1823, fu attivo a Napoli come compositore d'opere e poi a Palermo come direttore del Teatro Carolino (Teatro Santa Cecilia) dal 1823 alla primavera del 1825, quando fu sostituito, forse a causa di una malattia, da Gaetano Donizetti. Dopo un breve soggiorno a Firenze, dove al Teatro della Pergola tenne la prima del dramma sacro di grande successo “Jefte2, a metà 1827 assunse l'incarico di maestro di cappella della Cattedrale di Novara, carica che tenne sino alla morte. In questo periodo rappresentò ancora i melodrammi “Francesca di Rimini2 (1829) e “Beniowski” (1831) alla Fenice di Venezia (il primo per l'inaugurazione dei restauri del teatro con Giuditta Grisi, Marietta Brambilla e Giovanni Battista Vergere ripreso sia a Venezia sia a Brescia con grande successo), e “Il Romito di Provenza2 (1831) alla Scala di Milano, produzione che esteticamente si stacca significativamente da quella precedente

Orchestra della Cappella Musicale del Duomo di Novara
Coro dell’Istituto e Coro della Cappella Musicale del Duomo di Novara
La Cappella Musicale del Duomo di Novara nasce nel 1564 grazie al lascito testamentario dell’Arcidiacono Melchiorre Langhi. L’attività musicale della Cappella si protrae ininterrotta fino al 1979, anno nel quale muore l’ultimo Maestro di Cappella, Luigi Sante Colonna. Nel 1995, dopo sedici anni di silenzio, rinasce per volontà del Vescovo Mons. Renato Corti con il nome di Cappella Strumentale del Duomo di Novara. Negli oltre 4 secoli della sua storia, ha annoverato tra i suoi Maestri di Cappella personalità del calibro di Michele Varotto, Carlo Coccia, Saverio Mercadante e molti altri. La Cappella Strumentale sostiene e accompagna le solenni liturgie presiedute dal Vescovo e, nel contempo, affianca una intensa attività concertistica principalmente su due livelli: la riscoperta del patrimonio musicale antico della città da un lato e la produzione di nuova musica al servizio della Parola e della Liturgia. Insieme ai Piccoli Cantori del Duomo e ai Musei della Canonica del Duomo, è parte istituzionale della Fondazione Amici della Cattedrale di Novara. Con la sua rinascita, trova nuova vita la più antica Istituzione musicale di Novara e dell’intera Diocesi. Dal 2016 ha ripreso l’antico nome di Cappella Musicale del Duomo di Novara. Dal 1995 è diretta da Paolo Monticelli

Uno degli obiettivi primari della Cappella Musicale è il recupero delle opere di Isabella Leonarda (1620-1704), meglio conosciuta come “La Musa Novarese”. La sua musica è stata presentata in occasioni importanti e particolari, quali il Festival Internazionale “Donne in Musica” di Fiuggi, il Festival Internazionale “W. A. Mozart” di Lille (Francia), il Festival Internazionale di Lipsia (Germania), i Concerti per il Grande Giubileo dell’anno 2000 a Roma e il Festival di Musica Antica del Belgio. Oltre a numerosi concerti in Italia ed all’estero (Lipsia, Zeitz, Bruxelles, Torino, Roma…).

Ha inoltre registrato musiche di Leonarda per la Radio Vaticana ed ha inciso compact disc con antologie di musiche della stessa Leonarda, di Maurizio Cazzati, di autori italiani del primo barocco italico e la “Missa S. Francisci” di A. Sala. Dal 2004 è stato avviato un grande progetto per l’incisione discografica (con TACTUS di Bologna) e l’edizione critica (con la Libreria Musicale Italiana di Lucca) dell’opera omnia di Isabella Leonarda prevista in venti volumi e venti CD. I CD sono realizzati dalla Cappella Strumentale in collaborazione con i più prestigiosi gruppi di musica antica italiani; i venti volumi dell’edizione critica sono realizzati a cura del Direttore della Cappella Musicale Paolo Monticelli.

Nel 2005 la Cappella Strumentale è stata ospite della città di Los Angeles (California, USA) dove, dietro invito dell’UNESCO di Parigi, è stata invitata a presentare le musiche di Leonarda al Gran Gala di lunedì 3 ottobre al Teatro Ricardo Montalban di Hollywood. Il 3 settembre 2006 in occasione dell’VIII Centenario dell’incoronazione della B.V.M. del S. Monte di Orta S. Giulio è stata eseguita in prima mondiale la Messa “Maria, Madre del Redentore” di A. Sala; mentre il 22 ha tenuto un concerto nel celebre teatro di Lipsia. E ancora, nel maggio 2007, tra i vari concerti emerge per importanza la prima mondiale, nel Duomo di Novara, dell’opera “Preghiera Infocata” su testo di S. Luigi M. Grignion de Montfort e sulla musica di A. Sala con la partecipazione straordinaria di Claudia Koll.

Anche il 2008 ha avuto il suo culmine in un’altra prima mondiale nella Collegiata di Varallo Sesia con l’oratorio “Haec Nova Jerusalem” con testi della S. Scrittura a cura di don Maurizio Gagliardini e la musica di A. Sala. L’opera è stata poi replicata a Gerusalemme il 28 giugno nella Cappella del Pontifical Institute Notre-Dame of Jerusalem Center. La stagione dei grandi oratori prosegue nel 2010, quando, all’interno del progetto Passio, viene presentata per la prima volta nella storia della musica, in lingua italiana l’oratorio della Passione di N.S.G.C. secondo Luca; l’oratorio verrà poi replicato a Torino nel 2011 e a Milano nel 2012. Nel 2013 in occasione della chiusura dell’Anno della Fede, a Varallo, viene eseguito il “Credo” con musiche di A. Sala. Nel 2014 è stata presentata nel Duomo di Novara e in occasione del Progetto Passio la seconda Passione musicata da A. Sala: l’oratorio della Passione di N.S.G.C. secondo Giovanni. Nel 2016 è stata eseguita la Grande Messa in do minore di W. A. Mozart a conclusione del XXI Sinodo Diocesano. Nell'aprile 2017 la Cappella Musicale è stata inviata in Canada per una serie di concerti in occasione del 150° anniversario della Confederazione del Canada tutti con musiche di Leonarda. Nell'aprile del 2018 ha eseguito il concerto di chiusura di "Passio 2018" con un grande concerto sulla musica di G. F. Haendel.

Lunedì 17 settembre, ore 21, Salone della Prefettura
Apertura Fuori di Coccia
Concerto Barocco

Programma
Alessandro Stradella (1639-1682)
Sinfonia n. 1 in do maggiore                                                                                   

Alessandro Scarlatti (1660-1725)
Cantata “Su le sponde del Tebro”                                                                           
Sinfonia-Recitativo-Aria-Recitativo-Arioso-Aria-Recitativo-Aria

Giovanni Battista Mazzaferrata (?-1691)
Sonata seconda in re maggiore op. 5 n. 2                                                  
  
Arcangelo Corelli (1653-1713)
Ciaccona in sol maggiore op. 2 n. 12                                                                             

Georg Muffat (1653-1704)
Sonata in re minore per violino e basso
Alessandro Melani (1639-1703)
Cantata “Qual mormorio giocondo”                                                                         
Recitativo-Aria-Recitativo-Aria-Recitativo-Aria

Ensemble Barocco dell’ISSM Conservatorio “Guido Cantelli”
Maria Pahlman, soprano
Gabriele Cassone, tromba
Olivia Centurioni, violino
Vittoria Panato, violino
Gaetano Nasillo, violoncello
Evangelina Mascardi, tiorba
Fabio Bonizzoni, clavicembalo

Ingresso gratuito

Un appuntamento davvero di spicco, quello proposto per il prossimo 17 settembre dall’Ensemble Barocco dell’ISSM Conservatorio “Guido Cantelli” di Novara: formazione blasonata composta da artisti dalla solida formazione specialistica e dal vasto curriculum di caratura internazionale. Ben noti al grande pubblico e non solamente alla ‘nicchia’ degli appassionati di barocco, non a caso vantano collaborazioni con prestigiose istituzioni, solisti e direttori di fama, una fitta attività artistica, una cospicua produzione discografica e molto altro ancora, coniugando gli impegni sul versante esecutivo con l’attività didattica, in Conservatorio, in occasione di master e quant’altro, svolta con passione e competenza. Impossibile tratteggiarne, in poche righe, anche solo per sommi capi l’itinerario artistico di singoli interpreti e in veste di ensemble.

Affrontano il repertorio antico, o più propriamente barocco, con rigorosi criteri filologici - in sintonia con gli attuali standard interpretativi internazionali - lungi da certa sterile e asettica monocromia oggi tanto di moda - sapendo, al contrario, dare respiro alla musica seicentesca e proto-settecentesca, dunque facendola vivere grazie alla sapienza dei fraseggi, alla bellezza del suono, alla varietà degli abbellimenti e all’incisiva pregnanza degli accenti posti in atto.

Il programma
Per l’occasione hanno impaginato un programma variegato e accattivante che alterna pagine strumentali ad altre in cui è protagonista la voce. In apertura ecco la Sinfonia n. 1 in do maggiore del viterbese Alessandro Stradella (esattamente originario di Nepi): musicista dalla sterminata produzione e dalla burrascosa biografia, morto assassinato poco più che quarantenne. Fuggiasco a Venezia dove trovò ospitalità grazie al mecenate Polo Michiel, dopo una torbida vicenda di sesso e denaro che lo aveva visto coinvolto a Roma dove aveva operato per decenni, nel 1677 si trovò invischiato in una nuovo affaire dacché ‘rapì’ di fatto la bella (e più o meno consenziente) Agnese Van Uffele amante del potente Alvise Contarini; i due cercarono riparo a Torino, ma il Contarini mise alle calcagna della coppia ben due sicari che, raggiunta la città sabauda, ferirono Stradella. Si diressero allora a Genova dove Stradella nel gennaio del 1678 iniziò a lavorare presso il Teatro Falcone dedicandosi ad una attività non meno frenetica di quella svolta a Roma. Il 25 febbraio del 1682, all’imbrunire, trovò la morte accoltellato, mentre rincasava: nonostante varie lettere anonime, nessuno venne mai incolpato dell’omicidio. Da allora la sua figura è circondata da una sorta di leggendario fascino. Compose opere teatrali, oratori, cantate sacre e profane, arie duetti e trii nonché svariate pagine strumentali. Compositore fecondissimo, s’impone per la modernità del senso armonico che caratterizza per lo più la sua produzione. Lo testimonia bene la pagina in programma, la prima delle Sinfonie (in realtà Sonate a tre e basso continuo) dalla spiccata ritmica, dalla garbata tornitura melodica e dal sagace intreccio tra gli strumenti.

Poi ecco il palermitano Scarlatti senjor, lungamente attivo a Napoli dove nacque poi il figlio Domenico (sommo clavicembalista e coetaneo di Bach e Haendel): in lui si è soliti riconoscere a buon diritto il vero padre dell’opera barocca; se le partiture per le scene ammontano a poco meno di una settantina, il settore delle cantate si presenta a dir poco immenso, con oltre 700 per voce sola, alle quali si aggiungono cantate per due voci e continuo e cantate con strumenti e continuo, in totale insomma più di ottocento pagine. Ci viene presentata la cantata profana «Su le Sponde del Tebro» nella quale due violini e una tromba svolgono la funzione concertante. Dopo una spumeggiante, armoniosa e icastica introduzione strumentale (Sinfonia) troviamo la tipica alternanza di momenti drammatico narrativi (i recitativi) e tratti lirico-effusivi (le arie) in cui la voce ha modo di espandersi, dando sfogo ai peculiari ‘affetti’ tipicamente barocchi. C’è spazio per virtuosismo abbacinante e momenti intimisti, ivi compreso un amabile arioso. Pagina di sovrumana bellezza con la luminescente timbrica della tromba che svetta, spesso ‘gareggiando’ idealmente con la voce. Impossibile non restarne affascinati.

In chiusura della prima parte, la Sonata op. 5 n. 2 del poco noto Giovanni Battista Mazzaferrata. E viene legittimamente da domandarsi, come con il Carneade di manzoniana memoria, chi mai fosse costui. Pavese, allievo di Tarquinio Merula, si sa che nel 1661 era attivo presso il Duomo di Vercelli in veste di maestro di cappella. Operò in seguito a Ferrara, dove ne è attestata la morte nel febbraio del 1691, forse anche a Siena, Firenze e Lucca. E sarà per la maggioranza una sorpresa ascoltarne la Sonata seconda appartenente alla raccolta dell’op. 5 venuta alla luce nel 1674 e contrassegnata dall’accostamento di movimenti esclusivamente veloci. Di pregio l’impianto imitativo che vi si può ravvisare.
* * *
Del sommo Corelli, violinista fusignanese, tra i massimi autori barocchi con Vivaldi, Bach, Haendel e gli Scarlatti, attivo lungamente a Roma, ci viene proposta la celeberrima e ingegnosa Ciaccona di cui si sostanzia l’ultima delle Sonate da camera a tre op. 2 del 1685: vero contraltare della non meno sublime Follia che magnificamente conclude la silloge delle Sonate op. 5 date alle stampe nell’anno 1700 con dedica «all’Altezza Serenissima Elettorale Sofia Carlotta»: ventitré vertiginose variazioni su un tema popolare di probabile origine portoghese, trattato con una maestria che ha del prodigioso. Una curiosità: è nella fastosa Roma barocca di fine ‘600 inizio ‘700 che si trovarono ad operare, l’uno accanto all’altro, Corelli e Scarlatti ‘padre’; gravitando entro l’elegante entourage della corte di Cristina di Svezia, entrambi fecero parte dell’Arcadia, identificandosi - come d’uso - con nomi di fantasia grecizzanti, allusivi a un mondo bucolico fittizio, idealmente popolato di ‘fide’ ninfe e più o meno innocenti, serafici pastori. Oggi diremmo che avevano assunto un nickname; di sicuro se fossero vivi apparterebbero alla stessa piattaforma professionale e sarebbero in contatto costante magari grazie a Linkedin. Di certo su Facebook, Twitter, WhatsApp o Instagram non apparirebbero quali Terpandro Azeriano e Arcomelo Erimanteo (tali i nomi arcadi rispettivamente di Alessandro e Arcangelo), diversamente a ragion veduta qualcuno si domanderebbe da quale maledetto pusher si fossero riforniti, sospettando ‘roba’ tagliata di infima qualità.

E dopo questa parentesi pseudo-gossip ante litteram, non resta che accennare agli ultimi due brani: una Sonata di Georg Muffat che, originario di Megève in Savoia, fu attivo a Ingolstadt, Vienna, poi Praga, Salisburgo, Monaco, Augusta e Passau - allievo di Pasquini e forse amico di Corelli - principalmente organista, memorabile per la sintesi che seppe operare tra stile italiano e francese nei paesi tedeschi; quindi da ultimo ancora la voce, protagonista della cantata «Qual mormorio giocondo» di Alessandro Melani: pistoiese, esponente di una vera e propria dinastia di musicisti, fratello del sopranista Atto, al servizio del Mazarino, poi a Roma. Operista, è autore di un Empio punito, rappresentata a Palazzo Colonna nel 1669, forse primo lavoro ad avere per argomento la leggendaria vicenda di Don Giovanni, o il dissoluto punito. Per fortuna nulla di demoniaco nell’arcadico ‘mormorio’ che lieto e festoso chiude in bellezza un programma di tutto rispetto. 
 (Attilio Piovano)

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