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venerdì 27 febbraio 2015

"ERANO TUTTI MIEI FIGLI" AL CARCANO DI MILANO FINO AL 15 MARZO 2015
 
 
Al Teatro Carcano da mercoledì 4 marzo "ERANO TUTTI MIEI FIGLI" di Arthur Miller con Mariano Rigillo, Anna Teresa Rossini, regia di Giuseppe Dipasquale, produzione Teatro Stabile di Catania – Doppiaeffe Production.
Repliche fino a domenica 15 marzo

Pubblicato nel 1947 è il primo grande successo teatrale di Arthur Miller, titolo di svolta della carriera dello scrittore, che precede di due anni il noto Morte di un commesso viaggiatore.
Il testo venne anche adattato per il grande schermo nel 1948 per la regia di Irving Reis, interpreti principali Edward G. Robinson e Burt Lancaster.
Al ’47 risale il primo allestimento teatrale italiano diretto da Luigi Squarzina, protagonista una squadra di attori eccelsi composta da Vittorio Gassman, Tino Buazzelli, Evi Maltagliati, Nino Manfredi, Nora Ricci, Luciano Salce.
Il dramma è incentrato sulla figura dell’imprenditore Joe Keller che durante la Seconda guerra mondiale, da poco terminata, non ha esitato a trarre lauti profitti dalla vendita di pezzi difettosi destinati all’aeronautica militare: una colpa gravissima, costata la vita a ben ventuno piloti. Keller riesce a farla franca, solo il socio finisce in galera. Intanto la sua famiglia fa i conti da tre anni con il dramma della scomparsa in guerra di un figlio mai più ritrovato. Mentre la madre è chiusa nell’illusione che il primogenito tornerà, sarà la giovane fidanzata – di cui è ora innamorato il fratello del disperso - a far emergere le contraddizioni nella vicenda e a svelare i misfatti e le verità abilmente celate dal cinico uomo d’affari.
“Nella prodigiosa struttura della piéce – evidenzia il regista - convivono allegoria e stringente concretezza. Un dramma familiare si fa paradigma dei traumi che travagliano ancora oggi la società postindustriale. Un tono esteriore da “conversazione galante” rende anzi più inquietante la logica spietata su cui si fonde una ricchezza accumulata senza scrupoli, frutto di ciniche equazioni tra guadagno e disonestà, successo e frode, illegalità e menzogna. A prevalere è il modello della società di massa, la ricerca acritica di un benessere solo economico, inconsapevole o peggio incurante di conseguenze funeste. Laddove l’errore di un padre diventa incarnazione di un sistema perverso che minaccia i figli di tutti”.
Perchè vederlo?
Rigirando il coltello nelle piaghe della società americana del secondo dopoguerra, Miller denuncia attraverso una vicenda emblematica lo sgretolamento dei suoi ideali fondanti: famiglia, successo, denaro. Lo spregiudicato Keller rappresenta una minaccia per la società non solo in ragione di ciò che ha commesso ma perché rifiuta di ammettere la sua responsabilità civile convinto che un certo grado di illegalità sia necessario.

 
 

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