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lunedì 18 aprile 2016

"L'OPERA DA TRE SOLDI"
DI BRECHT/WEILL
NUOVA PRODUZIONE DEL PICCOLO
REGIA DI MICHIELETTO
 
Dubbio
Dal 15 aprile al 12 giugno, “Brecht 1956-2016 - Sessant’anni di Teatro al Piccolo”
video installazione interattiva in RovelloDue Piccolo|Spazio|Politecnico e, sempre fino a giugno, un ciclo di incontri nel Chiostro Nina Vinchi.

Debutta in prima assoluta, martedì 19 aprile, L’opera da tre soldi di Bertolt Brecht e Kurt Weill, per la regia di Damiano Michieletto e con la direzione musicale di Giuseppe Grazioli. Lo spettacolo, produzione di punta del Piccolo per la Stagione 2015/2016 rimarrà in scena al Teatro Strehler, per quasi due mesi di repliche, fino al 11 giugno, presentando in buca, nel rispetto di Kurt Weill, l’organico semicameristico di un’orchestra sinfonica, LaVerdi, diretto da un musicista filologicamente attento come Giuseppe Grazioli; in scena un cast d’eccezione formato da attori che sanno coniugare parola e musica, tra i quali Marco Foschi nel ruolo di Mackie Messer, Rossy De Palma in quello di Jenny delle Spelonche e Peppe Servillo, Peachum.

Nel 2016 L’opera da tre soldi si avvierà verso i 90 anni. In questo arco di storia nulla è rimasto come nel 1928, quando Brecht scrisse la sua trasposizione della settecentesca Opera del mendicante di John Gay, Weill la musicò e in quello stesso anno la misero in scena a Berlino. Saranno anche passati sessant’anni dalla scomparsa di Brecht e da quando Giorgio Strehler, primo in Italia, allestì in Via Rovello la Dreigroschenoper (1956), presente l’autore, che sarebbe morto sei mesi dopo. Anche il Piccolo e il teatro non sono più gli stessi. Nessun confronto è possibile. Il teatro musicale di Brecht e di Weill ha bisogno di continuare a vivere, consegnato a un artista del nostro tempo, e Damiano Michieletto è un regista che sta lasciando nell’opera lirica e nel teatro un segno netto, rimescolando le carte della tradizione con risultati spesso rivelatori.
Opera

«L’opera da tre soldi è rappresentata in tutto il mondo – spiega Damiano Michieletto -. Solo nella prossima stagione, oltre alla nostra, ne saranno prodotte edizioni a Vienna, in Germania, in Francia, a Salisburgo… Come dire, i termini di paragone con cui confrontarsi, per un regista, sono numerosissimi, ma soprattutto in continuo divenire, poiché inesauribili sono i tentativi di approccio a quest’unicum della storia del teatro occidentale». La storia dei Peachum, di Jenny delle Spelonche, di Macheath detto Mackie Messer e di tutta la varia umanità protagonista dell’Opera da tre soldi è tratta dalla Beggar’s Opera, L’opera del mendicante che l’inglese John Gay scrisse nel 1728. Fu Elisabeth Hauptmann, storica collaboratrice di Brecht, a tradurla dall’inglese al tedesco e a suggerirne allo scrittore la riscrittura in chiave contemporanea. «Senza la Hauptmann oggi non avremmo L’opera da tre soldi – continua Michieletto – e mi pare opportuno ricordare anche il suo ruolo di eccellente dramaturg, troppo spesso offuscato dalla presenza di due colossi come Brecht e Weill».

Ma come sarà L’opera da tre soldi di Damiano Michieletto?

«Proprio perché il testo, in partenza, si presta a essere letto da tanti punti di vista - penso a chi si è inserito nel solco tracciato dal marxista Brecht e a chi, all’opposto, ha scelto il puro entertainement del musical di Broadway - la mia idea è mettere l’Opera sotto processo, guardarla sotto una lente d’ingrandimento.

Il fulcro è il processo a Mackie Messer, che diventa il filtro attraverso il quale leggere la storia e al tempo stesso comprenderla. È un tentativo di smontare il racconto e rimontarlo secondo una circostanza precisa, in grado di creare il necessario distacco analitico. Sarà un lavoro sui personaggi svolto su un costante dislivello recitativo, dove la canzone crea un’ulteriore e prepotente spaccatura con il tessuto e le circostanze della vicenda».
Santa Giovanna

L’opera da tre soldi è inserita nel palinsesto tematico Ritorni al futuro che il Comune di Milano propone per la primavera culturale del 2016: un programma di appuntamenti che sviluppa un percorso ragionato tra le iniziative in corso a Milano tra marzo e maggio 2016 e che mette al centro della riflessione pubblica l’idea di futuro che abbiamo oggi, confrontandola con quelle che hanno abitato il pensiero creativo in altre stagioni della storia. 

Conl’orchestra sinfonica Giuseppe Verdi di Milano diretta da Giuseppe Grazioli e un cast d’eccezione per due mesi di repliche.

LA SCHEDA DELLO SPETTACOLO

Piccolo Teatro Strehler (Largo Greppi – M2 Lanza), dal 19 aprile al 11 giugno 2016
L’opera da tre soldi
di Bertolt Brecht, musiche di Kurt Weill
traduzione Roberto Menin, traduzione canzoni Damiano Michieletto
regia Damiano Michieletto, direttore d’orchestra Giuseppe Grazioli

DIE DREIGROSCHENOPER

Edizione del testo: Suhrkamp Verlag, Berlino

Edizione musicale: Universal Edition, Wien / rappresentante per l’Italia Casa Ricordi, Milano

scene Paolo Fantin, costumi Carla Teti

luci Alessandro Carletti, movimenti coreografici Chiara Vecchi
con l'Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi 

Personaggi interpreti

Un cantastorie Giandomenico Cupaiolo

Mackie Messer Marco Foschi

Jonathan Jeremiah Peachum Peppe Servillo

Celia Peachum Margherita Di Rauso

Polly Peachum Maria Roveran

Jackie “Tiger” Brown Sergio Leone

Lucy Stella Piccioni

Jenny delle spelonche Rossy De Palma

Mathias Pasquale Di Filippo

Jakob Claudio Sportelli

Jimmy Martin Chishimba

Ede Jacopo Crovella

Robert Daniele Molino

Walter Matthieu Pastore

Reverendo Kimball Luca Criscuoli

Molly Sara Zoia

Vixen Lucia Marinsalta

Betty Sandya Nagaraya

Dolly Giulia Vecchio

Filch/Smith, carceriere Lorenzo Demaria

produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa

Foto di scena Masiar Pasquali

Salvo diversa indicazione, gli orari degli spettacoli al Piccolo sono:

martedì, giovedì e sabato, 19.30 (salvo giovedì 21 aprile ore 15 e giovedì 2 giugno riposo);

mercoledì e venerdì 20.30; domenica 16 (salvo domenica 1 maggio riposo).

Lunedì riposo (salvo lunedì 6 giugno ore 20.30).
Durata: 3 ore compreso intervallo
Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro

Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org

Segui le prove dello spettacolo sulla webtv del Piccolo Teatro www.piccoloteatro.tv

http://bit.ly/Opera_prove1; http://bit.ly/Opera_prove2; http://bit.ly/Opera_prove3

http://bit.ly/Opera3soldi_BrechtWeill

http://bit.ly/Opera_ServilloPeachum; http://bit.ly/Opera_RoveranPolly

http://bit.ly/Opera3soldi_trailer

Brecht 1956-2016 - 60 anni di Teatro al Piccolo
15 aprile – 12 giugno 2016
RovelloDue Piccolo|Spazio|Politecnico (via Rovello2)
Video installazione interattiva

Sessant’anni di Brecht al Piccolo sono raccontati attraverso sei parole chiave – CONOSCENZA, UMANITÀ, GIUSTIZIA, GUERRA, LAVORO, POTERE – emblematiche del lavoro e della poetica dello scrittore tedesco. Ogni parola è illustrata attraverso contributi audiovisivi e fotografici tratti dagli spettacoli brechtiani prodotti dal Piccolo Teatro di Milano nell’arco di tempo che va dal 1956 ai giorni nostri. Dei 27 allestimenti di testi di Brecht, o tratti da Brecht, realizzati al Piccolo, 14 portano la firma di Giorgio Strehler, a partire dalla sua versione de L’opera da tre soldi che debuttò in via Rovello il 10 febbraio del 1956, alla presenza dello stesso autore.

Fu la scintilla che avrebbe innescato un racconto destinato non solo a non interrompersi mai, ma a tornare, periodicamente, nella storia del Piccolo Teatro, in un continuo gioco di sponda con la contemporaneità.

Da Vita di Galileo (1963) a L’anima buona di Sezuan (1981), da La storia della bambola abbandonata (1976) all’esperienza del Festival Brecht nell’autunno del 1995, Brecht è per Giorgio Strehler un riscontro continuo e costante nel suo rapporto con la società.

Anche il Piccolo del terzo millennio non interrompe la relazione con il drammaturgo di Augsburg: Robert Carsen con Madre Coraggio e i suoi figli (2006) e Luca Ronconi con Santa Giovanna dei macelli, unica messinscena brechtiana della sua carriera nel 2012, aggiungono ulteriori tasselli al mosaico brechtiano. Brecht, in sessant’anni di storia, da autore contemporaneo si è confermato un classico della letteratura occidentale.

Il rapporto tra Brecht e il Piccolo è strettamente legato agli accadimenti che hanno segnato profondi cambiamenti nel mondo. Una cronologia essenziale – proiettata sulla parete a destra dell’ingresso nel locale multimediale – rievoca il contesto in cui gli spettacoli sono stati concepiti. In questa scansione temporale compaiono anche date e tappe essenziali nella storia del Politecnico di Milano, partner del Piccolo nella creazione del progetto, a testimoniare come la storia delle due Istituzioni da sempre scorra in parallelo, in una stretta interconnessione con la società in cui entrambe operano.

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