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domenica 13 dicembre 2015

PREMIO ELEONORA DUSE 2015
30° EDIZIONE
A EMMA DANTE

Il Premio Teatrale Eleonora Duse compie 30 anni e si svolge, in questa occasione, al Piccolo Teatro Studio Melato (via Rivoli, 6 - Milano) in una sorta di omaggio ideale proprio a Mariangela Melato, l’unica attrice ad aver vinto per 2 volte il premio (1987 e 1999).
 
L’importante riconoscimento, patrocinato e organizzato da Banca Popolare Commercio e Industria (Gruppo UBI Banca), è stato ideato nel 1986, ed è l’unico premio italiano riservato all’attrice di teatro che si è distinta particolarmente nel corso della stagione di prosa in uno o più spettacoli in Italia o all’estero.

 
La manifestazione è realizzata in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano e vede il patrocinio del Comune di Milano.

L’autorevole Giuria, composta da Renato Palazzi - Anna Bandettini - Maria Grazia Gregori - Magda Poli, ha assegnato il prestigioso Premio, per la stagione teatrale 2014/2015, a Emma Dante.

Il suo nome si aggiunge alle attrici premiate nelle precedenti edizioni tra cui Mariangela Melato, Franca Valeri, Ilaria Occhini, Maddalena Crippa, Alida Valli, Anna Proclemer, Milena Vukotic, Rossella Falk, Elisabetta Pozzi, Laura Marinoni, Anna Bonaiuto, Maria Paiato, Federica Fracassi, Galatea Ranzi, Ermanna Montanari e Sonia Bergamasco.
 
La Giuria ha inoltre proposto alla premiata una terna di giovani interpreti tra cui scegliere l’attrice emergente: la menzione d’onore è stata attribuita a Silvia Pernarella.

Per il secondo anno si conferma il “Premio Duse Social”: la Giuria ha scelto una terna di attrici da sottoporre alla votazione degli appassionati di teatro e la vincitrice è risultata Candida Nieri.

La cerimonia di premiazione si svolgerà al Piccolo Teatro Studio Melato (via Rivoli, 6 - Milano), lunedì 14 dicembre alle ore 19.00 e sarà presentata dall’attrice Cinzia Spanò. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. È consigliabile la prenotazione a Banca Popolare Commercio e Industria 02717241 o via mail a piccolo@artscouncil.it.

MOTIVAZIONE PREMIO A EMMA DANTE

Il premio Duse festeggia quest'anno il trentennale della sua attività, e la giuria si è interrogata sul modo migliore per celebrare questa ricorrenza: ci siamo chiesti a lungo quale potesse essere una figura di attrice in grado di incarnare oggi quel modello di assoluta signora del palcoscenico – insieme interprete di straordinario spicco e audace innovatrice del teatro – arrivando alla conclusione che nel nostro tempo una simile personalità non potrebbe esistere, non per mancanza di talenti, ma perché il teatro che si pratica attualmente non ne richiede la presenza. Non è migliore né peggiore di quello di ieri, passa semplicemente attraverso altri valori, altri codici espressivi.

Così, abbiamo deciso in questo caso di premiare non un'attrice in senso stretto, ma una creatrice di teatro a tutto campo, una protagonista della scena internazionale contemporanea: il premio Duse 2015 è stato quindi assegnato a Emma Dante, che di diverse sue proposte è stata anche attrice, come in Io, Nessuno e Polifemo, dello scorso anno, ma che è soprattutto autrice, regista teatrale e cinematografica con importanti sconfinamenti anche nel campo della lirica, direttrice della “Scuola dei mestieri dello spettacolo” al Teatro Biondo di Palermo e del “Ciclo di spettacoli classici” al Teatro Olimpico di Vicenza.

Emma Dante è una delle prime e delle più importanti voci di quel teatro del meridione che in questi anni ha mutato volto alla scena italiana. Il suo ingegno registico si è rivelato grazie a uno spettacolo che si intitolava, non a caso, mPalermu, vincitore nel 2001 del premio Scenario. Attraverso i concitati riti domestici di una famiglia palermitana che si prepara alla passeggiata domenicale, la Dante non rendeva soltanto omaggio alla sua città, ma trasformava il dialetto siciliano in una sorta di lingua franca della scena europea, faceva della sua terra uno spazio dell'anima, come la Brianza di Testori o la Polonia di Kantor, emblema di un Sud atavico, millenario, lacerato da squassanti contraddizioni, visto con sguardo insieme rabbioso e nostalgico.

Quel fortunato spettacolo d'esordio, nella sua poetica essenzialità, prefigurava in nuce tutte le componenti di quell'antropologia visionaria che ispira e caratterizza la drammaturgia della Dante, in primo luogo la famiglia, nucleo tribale di una società arcaica, feroce insieme di usanze e pregiudizi che dominano e schiacciano le individualità più deboli, come si coglie nell'atroce delitto d'onore di Carnezzeria, del 2002, nel desolato rapporto tra un padre intollerante e un figlio omosessuale in Mishelle di Sant'Oliva, del 2005, nella dolente solitudine del disabile mentale al centro del Festino, del 2007.

Un altro motivo ricorrente, nel teatro della Dante, è quello di una religione incombente, oppressiva, scandita dai riti di una sacralità barbarica in cui convivono devozione bigotta ed eccessi pagani: questi aspetti si imponevano con particolare evidenza negli acri paradossi metafisici de La scimia, del 2004, tratto da un racconto di Tommaso Landolfi, ma anche in quella sua Medea incentrata sull'ossessione della maternità, riallestita due volte, nel 2004 e nel 2012, nel Castello della Zisa, seconda parte della Trilogia degli occhiali, del 2001, e persino nell'efferato potere matriarcale posto alla guida della mafia in Cani di bancata del 2006.

E poi c'è il lutto, c'è l'oscuro interscambio fra vita e morte che attraversa in vario modo tutti gli spettacoli della Dante, e deflagra con forza inaudita nello straziante Vita mia, del 2004, una dei suoi risultati più alti, per poi tornare nel recente Le sorelle Macaluso. C'è la riflessione, attualissima, sull'identità di genere, affrontata con felice estro inventivo ne Le pulle e in Operetta burlesca. E c'è infine l'inquieta rilettura delle favole per bambini.

Per quanto riguarda l'opera, nel 2009 si celebra la sua consacrazione con la chiamata ad allestire la Carmen di Bizet, spettacolo inaugurale della stagione del Teatro alla Scala. Nel 2012 realizza La muta di Portici all'Opéra-Comique di Parigi, nel 2014 Feuersnot di Strauss al Teatro Massimo di Palermo, dove lo scorso gennaio mette in scena Gisela! di Henze.

Nel 2008 pubblica il romanzo Via Castellana Bandiera, da cui ricava tre anni fa l'omonimo film presentato alla settantesima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

MOTIVAZIONE PREMIO A SILVIA PERNARELLA

Silvia Pernarella questa stagione ha convinto proprio tutti in “Der Park” di Botho Strauss con la regia di Peter Stein, dove ha interpretato il personaggio di Helma che sembra incarnare nel suo bellissimo monologo, recitato con un senso di struggente rinuncia, quella rassegnazione e quel disincanto che paiono permeare tutta la rilettura, la rivisitazione che l’autore tedesco fa del ”Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare. Un altro volto di una giovane attrice. Il magico bosco dell’immaginario shakespeariano diventa per Strauss un parco alla periferia di una metropoli, si degrada in una società senza più miti, senza più innocenza, senza slanci, dove l’eros è svilito in desiderio sterile o violenza, in una società senza più voglie, utopie, passioni, indignazioni. Una società incapace di ordine e persino di disordine, che si guarda stancamente l’ombelico. Le coppie dei due amanti che in Shakespeare si perdevano nel magico, nel regno delle ombre impossibili, dello scherzo, del gioco, della crudeltà e dell’amore, sono in questa nera visione coppie di maturi borghesi, mutevoli, incostanti, vuoti e infelici. La bizzarra Helen che Georg, il marito, pianta in asso perché si accorge di non poter stare con una «fanatica di destra». Wolf, il suo amico, è un nostalgico nazista e Helma, lei Silvia Pernarella, è una moglie tristemente assuefatta all’indifferenza, una moglie rassegnata. Toccante. Ma torniamo alla carriera di Silvia, tutt’altro che di poco rilievo ricca com’è di stages e di Masterclass da Leo Muscato a Bruce Myers, a Fadhel Jaibi, a Theodor Terzopulos, a Emma Dante che esprimono una curiosità, un desiderio di conoscenza affidandosi a persone realmente serie che aiutino a crescere. Conoscenza sì cercando sempre però un buon livello, come diceva Luca Ronconi “0ggi esistono tante forme diversificate di teatro (ed è bene che esistano), che richiedono ciascuna tecniche e approcci diversi.” Ed ecco entrare in scena Luca Ronconi. Sì Silvia si diploma nel 2008 all’Accademia del Piccolo diretta da Luca Ronconi. E qui entra in campo il Maestro, il suo sguardo lungo nel saper scoprire, intuire, guidare talenti, la sua straordinaria forza maieutica e appassionata nello spingere gli attori verso una sempre maggiore libertà. “Cerco di capire il più rapidamente possibile quali sono le potenzialità, e anche le resistenze degli allievi, e di aiutarli a liberarsi gradualmente, senza troppi schemi, pregiudizi, preconcetti ideologici o di gusto”, il Maestro. Ed ecco nel 2008 il “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare con la regia di Luca Ronconi. In fatti il maieuta presbite vide lungo ed è di Silvia, appena uscita dall’accademia, la parte di Ermia, una piccola folle per amore, vitale e disubbidiente, triste, stizzita. E non finisce lì perche ritroviamo Silvia Pernarella nei panni di Jessica la figlia di Shylock del “Mercante di Venezia” sempre con la regia di Ronconi nel 2009. Altra fiducia, altra crescita qualitativa. Duttile, Silvia è una Jessica dai volti dolci e crudeli. Nel Mercante di Ronconi tutti i personaggi sono in divenire partono in un modo e arrivano in un altro come Jessica che da figlia amorevole speranza di Shylock si trasforma in nemica, lasciando la casa, il padre, la religione per amore del vizioso, impositivo Lorenzo. Un passo sempre più sicuro lungo una carriera incoronata da un Sogno e riconosciuta in un Sogno riscritto e tra i due un salto in un “Gatto con gli stivali” del tutto particolare, del tedesco Ludwig Tieck, coetaneo di Goethe, ispirato alla fiaba di Perrault nella vivace e libera elaborazione di Ugo Tessitore e con la regia di Carmelo Rifici. E poi ancora Orgia di Pier Paolo Pasolini nel 2012, regia di Fabio Sonzogni dove Silvia è una Ragazza senza difese, nuda, attraversata da paura e ottimismo, vessata e umiliata. Insomma per Silvia Pernarella attrice dal bel temperamento, scricciolo puntiglioso, che sa restituire stupori giovanili e disincanti, tra Sogno e Sogno vive e continuerà a vivere il sogno materico e evanescente del teatro.

MOTIVAZIONE PREMIO A CANDIDA NIERI

Il premio Duse social va quest'anno, con 325 voti su 496 disponibili, a Candida Nieri, una delle attrici predilette di Antonio Latella, già fra le premiatissime e acclamate interpreti di Francamente me ne infischio: la giuria l'ha indicata per la sua intensa, struggente prova di bravura in Ma, lo spettacolo realizzato da Latella – con la drammaturgia di Linda Dalisi - sulla figura della madre nelle opere di Pasolini. Sola in scena, seduta su uno sgabello e come imprigionata in un paio di gigantesche scarpe, la Nieri, attraverso brani di sceneggiature cinematografiche, in special modo del Vangelo secondo Matteo, di romanzi e testi poetici, dà voce all'ideale dialogo della madre con lo scrittore assassinato, rivivendolo con un'adesione totale, viscerale, e incarnando un nocciolo di dolore puro, universale, assoluto.
 

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