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giovedì 9 gennaio 2020


STAGIONE D’OPERA ULTIMO APPUNTAMENTO
"GUGLIELMO TELL"
DI GIOACHINO ROSSINI
TEATRO FRASCHINI DI PAVIA 

Venerdì 17 gennaio 2020 alle ore 20.30, in replica domenica 19 gennaio alle ore 15.30.
Si chiude la Stagione d’Opera con Guglielmo Tell, il testamento lirico di Rossini, messo in scena per la prima volta da OperaLombardia. Rossini scelse come soggetto il Wilhelm Tell di Friedrich Schiller, opera epica che narra la liberazione del popolo svizzero dalla dominazione austriaca, guidata da Tell. Composta in pochi mesi, il Tell è caratterizzato dall’elemento idilliaco-pastorale che si intreccia all’azione storico-drammatica. Opera in quattro atti che debutta in lingua francese a Parigi nel 1829 poi a Lucca, nella versione italiana, nel 1831.
Regista Arnaud Bernard, francese, con una intensa attività registica. Direttore Jacopo Brusa, musicista pavese, diplomato al Conservatorio Verdi di Milano. 

Il cast è formato dai vincitori del Concorso AsLiCo per giovani cantanti lirici, al fianco di cantanti professionisti quali Gezim Myshketa, Giulio Pelligra e Matteo Falcier.

Coro OperaLombardia. Orchestra I Pomeriggi Musicali.

Nuovo allestimento Teatri OperaLombardia in coproduzione con Fondazione Teatro Verdi di Pisa.

Il CAST
Guglielmo Tell                      Gezim Myshketa (17/1), Michele Patti (19/1)
Arnoldo                                  Giulio Pelligra (17/1), Matteo Falcier (19/1)
Gualtiero Farst                      Davide Giangregorio
Melchthal                               Pietro Toscano
Jemmy                                    Barbara Massaro
Edwige                                     Irene Savignano
Un pescatore                          Nico Franchini
Leutoldo                                  Luca Vianello
Gessler                                     Rocco Cavalluzzi
Matilde                                     Marigona Qerkezi (17/1), Clarissa Costanzo (19/1)
Rodolfo                                     Giacomo Leone

ESTRATTO DALLE NOTE DI REGIA di Arnaud Bernard

Si apre il sipario ed entra un bambino in una sala borghese dell’Ottocento, con un tavolo riccamente addobbato per una cena imminente. È solo, e sta leggendo un libro con molto interesse, rapito dalla favola medievale che divora voracemente, come i morsi di una mela: Guglielmo Tell.
Questa immagine iniziale riassume l’idea drammaturgica, la mia visione dell’ultima opera composta da Rossini per il più importante teatro parigino, l’Opéra.
Analizzando la musica ed il libretto si percepisce la grandezza del racconto epico e leggendario, che si vuole narrare accompagnato da una leggerezza nella scrittura musicale, che fa riflettere sulla naïveté globale che caratterizza l’intera opera.
Leggere l’opera valorizzandone il contesto politico, che è un mero sfondo, non fa giustizia alle immagini sognate e agli altri contenuti sentimentali impressi nella musica e nel libretto. Da qui l’idea di leggere lo spettacolo come se fosse un atto di fantasia compiuto da un bambino (Jemmy) che, solo nelle stanze della sua, ricrea attraverso la propria immaginazione l’aspetto monumentale dell’opera attraverso il filtro dell’ingenuità e della purezza fanciullesca, un connubio che omaggia sia la musica che il libretto, dimodoché lo spettatore possa riconoscersi in questa ‘magia’ senza vivere passivamente un leggendario racconto politico delle quali si sono perse le tracce nel corso dei secoli.

NOTE MUSICALI di Jacopo Brusa

«Tutto cangia…» è l’incipit del grandioso e celeberrimo Finale del Guglielmo Tell e, in un certo senso, potrebbe essere il sottotitolo che descrive il particolare momento storico (musicale, personale e sociale) nel quale nasce il Guillaume Tell di Gioachino Rossini, la sua ultima opera lirica.
Il primo elemento di cambiamento che possiamo annotare è riferito al tempo che impiegò Rossini a scrivere e a mettere in scena il lavoro: più di nove mesi. Una gestazione molto lunga e laboriosa per il compositore che scrisse il Barbiere di Siviglia in tredici giorni (giorno più, giorno meno)!
Come sappiamo, le prove iniziarono il primo novembre del 1828 e la nuova opera andò in scena il 3 agosto dell’anno successivo all’Opéra di Parigi, dopo continue correzioni e aggiustamenti. Non poteva essere diversamente. Rossini stava scrivendo un’opera mai scritta, stava creando dal nulla un nuovo genere musicale: il grand opéra.
Nella Francia anacronistica di Carlo X, il “compositore di corte” Rossini, il divo incontrastato del genere, stava rivoluzionando la forma dell’opera, dando al coro una rilevanza che non aveva mai avuto finora, inserendo i balletti e sviluppando talmente alcune forme da superare quasi il concetto di “numero chiuso”.
A riprova di tale modernità, ci possiamo rifare alla testimonianza di un compositore che difficilmente assoceremmo a Rossini: Richard Wagner. In un bellissimo incontro che ebbero a Parigi nel marzo del 1860, citò proprio come esempio di indipendenza melodica la scena di Guglielmo Resta immobile, in cui “la profonda libertà nella linea del cantato accentua ogni singola parola e, sostenuta dal suono sospirante dei violoncelli, raggiunge il vertice dell’espressione lirica”. Da notare come si riferisca ai “violoncelli” che dialogano con Guglielmo Tell nella sua aria e non al “violoncello solo”, come normalmente siamo abituati a sentire. Tra l’altro, proprio il “solo” del violoncello viene associato ad un altro compositore che molto attinse dalla nuova musica del Tell: Giuseppe Verdi.

Ascoltando l’ultima opera rossiniana, si riconoscono, infatti, alcune strutture e parti musicali che Verdi utilizzerà nelle sue Opere, tra cui Rigoletto che proprio da un violoncello solo viene accompagnato nella celebre Aria Cortigiani, vil razza dannata.
È doveroso, tuttavia, sottolineare quanto differente fosse il modo di affrontare l’aspetto compositivo e quale fosse il “motore” ideologico dei due musicisti.
Rossini è figlio dell’Illuminismo e, proprio grazie al Tell, indica la strada del Romanticismo musicale nell’opera, anche se non riesce a sentirsi pienamente parte di esso (e infatti non comporrà nessun’altra opera lirica!); Verdi, invece, è Romantico in ogni suo aspetto e in “prima linea” con gli ideali risorgimentali che così tanto influenzeranno le sue opere.
Tali differenze di pensiero, si rifletterono anche nel modo di affrontare la pratica comune di tagliare e adattare i titoli operistici a seconda delle esigenze dei singoli teatri: se, da una parte, Verdi si ribella duramente e condanna qualsivoglia mutamento dalla scrittura originale (supportato anche dal suo editore, Ricordi), Rossini difficilmente alza “barricate”, anzi, contribuisce ad adattare il testo musicale alle nuove esigenze.
È questo il caso della versione del Guillaume Tell del 1831 di Parigi che venne ridotta in tre atti per dare maggiore spazio ad un ballo autonomo che desse risalto alle grandi danzatrici dell’Opéra: Marie Taglioni e Fanny Essler. Rossini non solo acconsente alla riduzione ma riconosce l’importanza di alcuni cambiamenti per “il bene dell’esecuzione” e, a tal proposito, compone un nuovo Finale basato sul Galop dell’Ouverture.

Questo e altri esempi di adattamento continuo (anche del testo e del titolo: Guglielmo Tell diventa Vallace nel 1836 a Milano e Rodolfo di Sterlinga a Bologna nel 1840 a causa della censura austriaca) credo siano testimonianza di un lavoro “monstre” che funge veramente da spartiacque tra due “mondi”. Troppo ardito nella forma per classificarlo come classico e troppo dilatato nei numeri per il pubblico romantico-rivoluzionario che stava nascendo in tutta Europa e che richiedeva la centralità dell’eroe e del tormento interiore e fisico che porta inevitabilmente alla morte. Nel Tell, invece, vince l’ideale unione tra Uomo e Natura che sconfigge il Male incarnato nella figura di Gessler che, a sua volta, soccombe rapidamente in una battuta («Io moro!»), quasi come se fosse inevitabile nella perfetta estetica razionale illuminista.
Da una parte, dunque, il fervore rivoluzionario della libertà dei popoli, dall’altra le leggi della Natura che dal Caos ci riportano ineluttabilmente all’Ordine, in una perfetta sintesi di ciò che rappresenta il Guglielmo Tell per la Storia della Musica: un “ponte” ideale tra passato e futuro, in cui «Tutto cangia…» ma che senza di esso, forse, l’opera lirica non sarebbe come la conosciamo oggi.
Jacopo Brusa

BIGLIETTERIA
C.so Strada Nuova 136 - Pavia

Aperta dal lunedì al sabato dalle ore 11 alle 13 e dalle 17 alle 19
Aperta un’ora prima di ogni spettacolo
Tel. 0382-371214

PREZZI
Da 56 euro (platea e palchi centrali) a 14 euro (posti in piedi non numerati).

Sono riconosciute riduzioni, oltre che di legge, anche per le scuole e gli studenti

Giovani Under 30 riduzione del 50%

Tutti i prezzi sono pubblicati sul sito www.teatrofraschini.org
ACQUISTO ON LINE
www.teatrofraschini.org

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