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martedì 3 novembre 2026

"ACCABADORA"
CON ANNA DELLA ROSA
TEATRO FONTANA MILANO

Tratto dall’omonimo romanzo bestseller di Michela Murgia, vincitore del Premio Campiello 2010, Accabadora arriva in scena dal 2 al 7 novembre con la regia di Veronica Cruciani, l’interpretazione di Anna Della Rosa e l’adattamento di Carlotta Corradi. La scelta è quella di un monologo che restituisce la storia attraverso lo sguardo di Maria, la fill’e anima di Bonaria Urrai, una sarta che vive sola e che all’occasione fa l’accabadora.

La parola, di tradizione sarda, prende la radice dallo spagnolo acabar che significa finire, uccidere. Bonaria Urrai aiuta le persone in fin di vita a morire. Maria cresce nell’ammirazione di questa nuova madre, più colta e più attenta della precedente, fino al giorno in cui scopre la sua vera natura.

È allora che fugge nel continente per cambiare vita e dimenticare il passato, ma pochi anni dopo torna sul letto di morte della Tzia Bonaria. L’accudimento finale è uno dei doveri dell’essere figlia d’anima, una forma di adozione concordata tra il genitore naturale e il genitore adottivo.

La drammaturgia di Carlotta Corradi parte proprio dal ritorno di Maria sul letto di morte di Tzia Bonaria. C’è un tempo di separazione tra le due donne che pesa in questo incontro.

La verità, la rabbia che la ragazza ancora prova per il tradimento subito dalla Tzia viene a galla prepotentemente, nonostante gli sforzi che Maria compie per galleggiare tra i migliori ricordi.

Note di Regia

Da subito ho immaginato il dialogo tra Maria e Tzia Bonaria come un dialogo tra sé e una parte di sé, tra una figlia e il suo genitore interiore Per questo ho voluto realizzare uno spazio

astratto, mentale, nel quale Maria cerca di rielaborare la morte della madre adottiva Ciò darà origine ad un conflitto tra due aspetti di Maria la parte rimasta bambina e la parte che deve diventare adulta. Il video mi ha permesso di rendere visibile le dinamiche emotive e relazionali tra queste due parti La pedana sospesa crea una divisione tra l’attrice e il pubblico, è la gabbia mentale in cui Maria è intrappolata e di cui riuscirà a liberarsi soltanto alla fine, compiendo il fatidico gesto richiesto dalla madre. O meglio, ripetendolo davanti alla sua coscienza e a noi pubblico che la assolverà Lo spettacolo, visto come una rêverie che si ripete ogni giorno uguale a se stessa, troverà in questa sofferta ripetizione del gesto la sua risoluzione, permettendo a Maria di uscire dall’ossessione e di andare in una nuova direzione di vita.
Veronica Cruciani

Sebbene il romanzo sia spesso ricordato per due temi estremamente attuali quali eutanasia e adozione, nella mia percezione è stato fin da subito un’indimenticabile storia d’amore In questo caso, tra una figlia e una madre. In questo caso, non la madre naturale. Ma l’altra madre. Un amore costruito giorno dopo giorno, per questo simile a un legame sentimentale, fondato sulla scelta.

E come ogni rapporto madre-figlia è destinato a uno strappo, a un momento in la bambina diventa donna, fino a diventare madre della madre. Per me, il passaggio più difficile, e ancora incomprensibile, ella vita.

Nella stori di Maria e Tzia Bonaria lo strappo è talmente forte che Maria, anziché crescere, decide di fuggire nel continente. Quando torna, nonostante siano passati gli anni, Maria è rimasta adolescente. Per questo ho scelto come punto di partenza della mia drammaturgia la fine del romanzo: il momento in cui una Maria intrappolata nel suo essere figlia si ritrova a dover essere madre. Tutta l’intensità di quest’ultimo tempo accanto alla Tzia è dato dai passaggi non compiuti, dalle cose non dette, le accuse non fatte, l’amore non richiesto. Una volta affrontate le negazioni, Maria è pronta a esplodere in un gesto finale che è un ultimo ed essenziale atto d’amore che la figlia d’anima compie verso sua madre, e che la farà diventare una donna.”
Carlotta Corradi

6 novembre ore 21.30
AL CUORE
Dialoghi lampo a cura di Martina Parenti. Un talk post-spettacolo che unisce approfondimento e convivialità, nel tempo di una birra offerta dallo sponsor Birra Castello.

Madre morte. Nella Sardegna arcaica di Michela Murgia

Sul confine tra vita e morte, tra maternità naturale e d’anima, tra cura e delitto. Michela Murgia, generatrice di mondi in cui abitare, scrittrice multiforme dalle mille vite, continua a parlarci attraverso le storie che ci ha lasciato. Un incontro con Anna Della Rosa e Stefano Ghidinelli per entrare nella Sardegna arcaica e matriarcale di Accabadora, e attraversare il passaggio dalla pagina al palcoscenico: cosa accade quando la parola passa dalla carta alla scena, dall’inchiostro alla pelle?

Ospiti

Anna Della Rosa - attrice e protagonista di AccabadoraStefano Ghidinelli - professore associato di Letteratura Contemporanea Università Statale Ivonne Capece - direttrice artistica Teatro Fontana

Modera Martina Parenti main sponsor Birra Castello

Dal romanzo di Michela Murgia
edito da Giulio Einaudi Editore
drammaturgia Carlotta Corradi
regia Veronica Cruciani
Produzione Savà Produzioni Creative

ORARI SPETTACOLO

lunedì> venerdì ore 20.30, sabato ore 19.30

PREZZI


Intero 25 €
Under30 15 €
Over 65 / Under 14 11 €
Giovedì sera 19 €
Convenzioni 20 €
Scuole di teatro 12 €
Prevendita e prenotazione 1 €

INFO e PRENOTAZIONI

TEATRO FONTANA
Via G.A. Boltraffio, 21, 20159 Milano
+39 0269015733 biglietteria@teatrofontana.it

Il teatro si trova in ZTL, attiva in orario serale e notturno dalle ore 19.30 alle ore 6.00
www.vivaticket.com

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