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domenica 14 giugno 2026

TEATRO CARCANO DI MILANO
STAGIONE TEATRALE 2026/2027

Dal 3 al 4 ottobre 2026

FRANCESCO

con Aldo Cazzullo e Angelo Branduardi
testi scritti di Aldo Cazzullo
musiche di Angelo Branduardi
eseguite dal vivo in collaborazione con Fabio Valdemarin
luci/audio Stefano Dellepiane, Andrea Garibaldi, Mauro Pagiaro
produzione Corvino Produzioni, Lungomare srl
Nel 2026 l'Italia celebrerà il suo santo patrono, "il più italiano dei santi": San Francesco, morto 800 anni fa. Aldo Cazzullo e Angelo Branduardi raccontano la storia del santo, anzi le storie. Il San Francesco della devozione: il lupo, la predica agli uccelli, le stimmate. Il San Francesco della storia: la conversione, la spoliazione, il rapporto con il Papa, la nascita dell'ordine, la crociata, l'incontro con il sultano. Il San Francesco poeta: il Cantico delle Creature. I grandi francescani, dai terziari – Dante, Colombo – ai santi: Sant'Antonio, Padre Pio. Fino al primo Papa chiamato Francesco. Attraverso parole, musiche, immagini, torna la figura di un santo meraviglioso, e si ricostruisce un tassello prezioso dell'identità italiana.

Dall’8 all’11 ottobre 2026

QUESTIONI DI CUORE

con Lella Costa
da un'idea di Aldo Balzanelli
dall’omonimo libro di Natalia Aspesi
produzione Teatro Carcano

Le Lettere del cuore di Natalia Aspesi sul Venerdì di Repubblica diventano uno spettacolo. Un viaggio attraverso la vita sentimentale e sessuale degli italiani nel corso degli ultimi trent'anni. I tradimenti, le trasgressioni, le paure, i pregiudizi. Migliaia di storie intorno all’amore e alla passione che, incredibilmente, non cambiano con il passare dei decenni e l’evoluzione del costume. Dalla ragazzina infatuata per un uomo tanto più grande di lei, alla donna che ama essere picchiata, dalla signora che s’innamora di un sacerdote, alla moglie tradita e abbandonata, dal giovane che si scopre gay, al maschio orgoglioso della sua mascolinità. Tutti hanno imbracciato la penna (più recentemente la tastiera del PC) per scrivere a Natalia Aspesi chiedendo un consiglio, un parere. E le risposte, argute, comprensive, feroci, spesso sono più gustose delle domande. A dare voce sul palco a questa corrispondenza Lella Costa in un gioco di contrappunti tra botta e risposta che raggiunge tutte le sfumature, i diversi gradi d'intensità e di intimità.

Dal 15 al 18 ottobre 2026 

INTELLETTO D'AMORE - Dante e le donne 

scritto da Gabriele Vacis e Lella Costa 
con Lella Costa 
regia Gabriele Vacis 
scenofonia e luminismi Roberto Tarasco 
prodotto da Teatro Carcano

“Nella Divina commedia i personaggi femminili non sono molti. Ma quelli che ci sono, sono determinanti. Basti dire che ad accompagnare Dante nel paradiso è una donna: Beatrice. Scelta coraggiosa, perché la donna, in questo modo, assume un ruolo sacerdotale, guida spirituale che precede un uomo nel cammino verso la salvezza. Uno scandalo per il medioevo del sommo poeta. Ma anche oggi, in fondo.” Il racconto scritto da Gabriele Vacis e Lella Costa sceglie alcune tra le donne di Dante e le fa parlare direttamente al pubblico, in modo confidenziale, da prospettive “insolite”. “Naturalmente c’è Beatrice, ideale dell’amore puro del poeta, ma anche di tanta gente da settecento anni in qua. E poi c’è Francesca che finalmente ci spiegherà perché Dante l’ha mandata all’inferno insieme al suo Paolo. Ci sarà Taide, la prostituta delle Malebolge, costretta ad annaspare nel letame per un motivo ben diverso da quella che è stata la sua “professione”. E Gemma Donati, la moglie del poeta, madre dei suoi figli, che spiegherà come si convive con l’ideale amoroso di tuo marito, se non sei tu. La narrazione delle protagoniste della vita artistica e privata del poeta si muove tra gioco e ironia, tenendosi sempre fedele al vero storico e alla larga dalla parodia.” 
Gabriele Vacis

Dal 22 al 25 ottobre 2026 

PATRIA OH PATRIA! 

di e con Lella Costa 
tratto da Patrizia Cavalli, Datura (Einaudi, 2013) 
con Cesare Chiacchiaretta (bandoneon) e Giampaolo Bandini (chitarra) 
produzione Teatro Carcano

Certo, sarebbe un gran vantaggio poterla immaginare, tutta intera, dai tratti femminili, dato il nome… Questi sono i versi iniziali di La Patria (edizioni Nottetempo), una lunga poesia di Patrizia Cavalli, poetessa italiana tra le più significative. Poesia che prosegue così: Capita a volte/ che hai un mezzo pomeriggio in una delle tante/ belle città italiane di provincia./ Vai dove devi andare, non hai voglia/ di fare la turista, e anzi scegli/ stradine laterali, senza gente;/ camminando t’imbatti in uno slargo/ con una chiesa, di quelle un po’ neglette,/ spesso chiuse; sei già in ritardo, ma guardi/ la facciata che sonnecchia, e subito/ i tuoi passi si allentano, si disfano,/ si fanno trasognati finché non resti/ immobile a chiederti cos’è/ quel denso concentrato di esistenza/ sorpresa dentro un tempo che ti assorbe/ in una proporzione originaria./ Più che bellezza: è un’appartenenza elementare, semplice, già data./ Ah, non toccate niente, non sciupate!/ C’è la mia patria in quelle pietre addormentata. Lella Costa interpreta il poetico testo di Patrizia Cavalli che celebra la patria come sentimento di appartenenza e speranza, riscoprendo nei luoghi comuni e nelle piccole cose la bellezza e il senso profondo di casa. Patrizia Cavalli, intervistata su cosa significhi il termine Patria, rispose che non la sentiva come un’istituzione quanto come un sentimento di appartenenza: la si può riconoscere solo dove e quando la si incontra, magari anche in luoghi lontani dalla propria geografia. Inoltre, disse, “fare bene quello che si fa, fosse anche la cosa più umile, per me è la patria”.

Dal 29 ottobre al 15 novembre 2026 

IL PICCOLO PRINCIPE 

Tratto dal capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry 
con Paolo Ruffini (Aviatore) e Nicholas Ori (Il Piccolo Principe) 
regia Stefano Genovese 
produzione Razmataz Live srl

Il Piccolo Principe ci ricorda ciò che gli adulti dimenticano: le cose davvero importanti. Una rivisitazione teatrale unica, che unisce racconto, musica, canto e circo per riportare la magia e l’emozione del classico di Saint-Exupéry direttamente al cuore degli spettatori. Il Piccolo Principe è una storia che tutti conoscono ma nessuno ricorda. Questa è la prova che il concetto che ribadisce l’autore corrisponde a verità: gli adulti non pensano mai alle cose veramente importanti. Quali sono le cose importanti? Sono quelle che gli adulti ci hanno insegnato da bambini e che abbiamo dimenticato diventando adulti. Spetta quindi al Piccolo Principe, eterno bambino, rinfrescarci la memoria. Proprio come sosteneva lo stesso Antoine de Saint-Exupéry, le immagini aiutano a non dimenticare, a rendere reale ciò che, se fosse solo raccontato, non sarebbe creduto. Un pensiero molto attuale, estremamente all’avanguardia in un’epoca in cui ancora la fotografia era agli albori, quasi a predire l’importanza che essa, un secolo dopo, avrebbe iniziato ad avere nelle vite di ciascuno di noi. Fedele allo stile dell’opera originale, Stefano Genovese ha deciso di non lasciare solo alle parole il ruolo centrale, ma di affidare il racconto all’immaginazione, traducendolo in un’esperienza evocativa che solo il teatro, per sua stessa natura, è in grado di restituire. Un’esperienza che combina il racconto, la musica, il canto, il circo e il teatro performativo per dar vita ad uno show senza precedenti. Ogni scena, ogni personaggio, ogni snodo della storia, ogni elemento attinge allo strumento più adatto per arrivare alla destinazione finale: il cuore di ogni spettatore. Una rivisitazione unica nel suo genere di un classico senza tempo, amato da adulti e bambini per generazioni. Lo spettacolo Il Piccolo Principe vanta un cast creativo di prim’ordine: Stefano Genovese (Regia), Carmelo Giammello (Scene), Paolo Silvestri (Direzione e arrangiamenti musicali) e Guido Fiorato (Costumi).

Dal 17 al 22 novembre 2026 

LA MISTERIOSA SCOMPARSA DI W 

di Stefano Benni 
con Ambra Angiolini 
composizioni sonore Dardust 
light designer Marco Filibeck 
scenografia Chiara Modolo 
con le creazioni artistiche di Cracking Art 
regia Ambra Angiolini 
assistente alla regia Beatrice Cazzaro 
consulenza Gio Reyes 
costumi Gentucca Bini 
hair stylist GSC Extension Academy - Silvana Copes 
direttore di scena Nicola Pighetti 
elettricista Federico Calzini 
fonico Niccolò Bruni 
sarta Evelin Cacace 
foto Serena Serrani 
produzione Teatro Carcano Milano

Durante lo spettacolo saranno presenti luci stroboscopiche ed effetti luminosi intermittenti.
La misteriosa scomparsa di W, il testo di Stefano Benni, torna in scena nella stagione 2026-27 con Ambra Angiolini che debutta alla regia proponendo un lavoro che definisce reale e fortemente contemporaneo per esigenze “umane”, in una forma teatrale che in questi anni l’ha fatta maturare nella qualità delle sue scelte artistiche.

Un “soliloquio di gruppo”, lo definisce Angiolini, tragicomico, buƯo e amaro, luminoso e cupo, nel gigantesco ossimoro che è la vita di tutti. Ambra scannerizza con il virtuosismo letterario di Benni, anche i resti del suo passato da ricomporre, per ritrovare quel che le manca, per riconquistare il suo pezzo V di W.

“W” tornerà ad essere una donna nuovamente intera, meravigliosamente non conforme, solida nelle crepe di fragilità, che avrà ricostruito davanti a tutti il suo corpo e la sua umanità, in un mondo apparentemente troppo cinico e senza più umane ambizioni.

Lo spettacolo La misteriosa scomparsa di W debutta il 14 giugno 2026 al Ravenna Festival, già sold out, per proseguire la tournée estiva e autunnale in tutta Italia.

Note di regia W una mattina si sveglia e non è più “a posto”, molte cose non tornano nel suo sentire. Tutte le promesse che le erano state fatte da piccola non sono state mantenute e i rapporti, per lo più disumani, hanno rotto tutto quello che era intero. Ai suoi piedi, in una piscina di macerie, pezzi di plastica, gli scarti di materiale velenoso di cui il mondo ormai si nutre. W apre gli occhi e si guarda intorno. Esce dal suo coniglio che ora è tanto grande da contenerla tutta, imprigionata più che protetta da un bisogno di infanzia perenne, per sentire meno il male che fa lo stare al mondo come ci stanno tutti gli altri.

Il corpo di W è postbellico fuori dal suo “coniglio”, esploso in mille pezzi: W li cercherà uno ad uno. Scoprirà che nessuno dei suoi pezzi ha la forma o la grandezza di prima e che quindi lo sforzo non sarà solo quello di cercarli, ma capire come rimetterli comunque e nonostante tutto al loro posto: “Sono solo una povera donna con tutti i suoi pezzi... tutti i suoi pezzi... a posto! Bastardi...”.

W incarna tutte quelle persone che non vogliono morire ma non sanno come si fa a vivere in questa vita. Uno spettacolo esperienziale: nessuno verrà soltanto per sedersi e guardare. Gli spettatori porteranno quel che provano, sentono, e Ambra-W cercherà, nella sua espressione artistica più anticonformista, di far vivere tutta questa umanità che fuori dal circuito teatrale non è facilmente applicabile alla vita. Per chi accetterà l’invito sarà, per un’ora e quindici, autorizzato a essere ancora l’invenzione migliore sul pianeta. Una serata biologica, dove l’artificiale non esiste, dove tornare ad essere “noi” è l’unico artificio.

Per permettere a tutto quello che vivrà sul palco di avere sempre qualcosa da dire, abbiamo chiesto alla Cracking Art di abitare lo spazio di W. Vogliamo ricreare un luogo dove le intenzioni nel fare arte convergono per sostenere e rafforzare i concetti che le parole, il corpo e la voce di Ambra proveranno a far arrivare giù dal palco. Cracking Art è un movimento fondato nel 1993 da Alex Angi, Renzo Nucara, Sweetlove, Marco Veronese e Kicco. “Cracking” come la chiamata alla reazione chimica che trasforma il petrolio grezzo in plastica: per gli artisti è questo il momento in cui il naturale permuta in artificiale. La plastica ha in sé le radici di una storia che dura da millenni, un brano culturale in cui la natura umana mostra una resa consapevole dell’inevitabilità del fatto che il nostro mondo stia diventando sempre più artificiale. Rigenerare la plastica significa sottrarla alla distruzione tossica e devastante per l’ambiente donandole nuova vita; farne opere d’arte significa comunicare attraverso un linguaggio estetico innovativo, esprimendo una particolare sensibilità nei confronti della natura.

E ancora... che suono ha un corpo quando viene “rotto”? E quando si “ricompone”? Da questa domanda è partita Ambra Angiolini alla ricerca di Dardust come compagno di suoni emotivi potentissimi e spesso non conformi. Dardust è il visionario che fonde la profondità della musica classica con la forza pulsante dell’elettronica contemporanea. Pianista, compositore e produttore tra i più innovativi della scena europea, ha ridefinito il concetto di musica strumentale portandola fuori dai confini tradizionali. Dietro il suo alias si cela Dario Faini, autore affermato per artisti del calibro di Mahmood ed Elisa, ma è con il progetto Dardust che la sua anima artistica esplode in tutta la sua originalità. Le ultime novità lo vedono protagonista di una nuova fase artistica: tra collaborazioni internazionali e un nuovo tour europeo, Dardust si conferma una presenza imprescindibile per chi cerca un concerto che non sia solo da ascoltare, ma da vivere sulla pelle.

In perfetta armonia con questo Collettivo di Emoteatranti, nuovi e meno nuovi, dove tutto sarà biologico. Spegnete i telefoni cellulari: l’applicazione migliore l’avete già dentro di voi.

24 novembre 2026 

I MONOLOGHI DELLA VAGINA 

di Eve Ensler 
traduzione Monica Capuani 
con Lella Costa, Viola Marietti, Rita Pelusio, Beatrice Schiros 
produzione Teatro Carcano 
in collaborazione con Fondazione AEM e Teatro della Cometa

La prima pubblicazione de I monologhi della vagina risale al 1994, dopo che Eve Ensler intervistò più di 200 donne sulla loro idea di sesso, di relazione e di violenza contro le donne. Nel 1996 il libro venne rappresentato dall’autrice stessa a teatro, a New York. A distanza di 30 anni Lella Costa, che oltre a interpretarlo in Italia fu a Boston con Eve Ensler nel primo V Day, lo riporta a teatro nell’ambito di un breve tour a novembre che partirà dal Teatro della Cometa a Roma per poi proseguire al Teatro Era di Pontedera, al Teatro Duse di Bologna e chiudere al Teatro Carcano di Milano alla vigilia della Giornata Internazionale della violenza contro le donne. Con lei su ogni piazza altre quattro attrici. Ensler nel suo libro dà voce alle vagine di migliaia di donne. Emergono storie di violenze, abusi, mutilazioni, sesso (buono e cattivo), orgasmi (veri e simulati). La vagina diventa uno strumento di emancipazione e parla una lingua divertente e disinibita. Nel 2006 il New York Times definì I monologhi della vagina “forse la più importante opera di teatro politico del decennio”. Il coraggio dell’opera apriva e apre una breccia attraverso la repressione, la negazione, i segreti, la vergogna e l’odio contro sé stesse che la violenza sessuale e di genere provocano.

25 novembre 2026 

UOMINI SI DIVENTA. 
Nella mente di un femminicida 

Reading contro la violenza sulle donne 
 con Alessio Boni e Omar Pedrini 
 chitarra e musiche Omar Pedrini 
 testi Massimo Carlotto, Andrea Colamedici, Pino Corrias, Edoardo Erba, Maurizio De Giovanni, Marcello Fois, Francesco Pacifico 
 regia Alessio Boni produzione Teatro Carcano

Note di regia di Alessio Boni Il femminicida non è un malato, è un figlio sano del patriarcato. È uno di noi, cresciuto come noi, che pensa come noi. Che in maniera più o meno consapevole considera la donna un essere inferiore. Da “proteggere” e ingabbiare, da sminuire, soggiogare, quando non da picchiare, violentare, ammazzare. In Italia ne muore una ogni tre giorni, la stragrande maggioranza per mano di chi dovrebbe amarle. Non si contano i casi di stupro, di botte tra le mura di casa, di aggressioni o catcalling per strada, di plagio psicologico, di violenza economica, di mansplaining, di intimazioni tipo “Stai zitta!”: un sommerso di male che rende metà della popolazione vittima, l’altra metà carnefice. Questo progetto è un viaggio. Un viaggio immaginario nella mente del carnefice, che uccide in tanti modi, non solo con un’arma. Un viaggio ideato dal Teatro Carcano, scritto da sette autori, volutamente uomini, e interpretato da me e Omar Pedrini: insieme denunciamo noi stessi come rappresentanti di una categoria, in un momento di autocoscienza collettiva di cui, oggi più che mai, sentiamo il bisogno. Lo raccontiamo il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza di genere, ma vorremmo ripeterlo ogni giorno, questo tentativo di affrancamento da un retaggio culturale patriarcale che ci ha formati, con cui abbiamo convissuto fino a ora e che adesso vogliamo provare a smantellare. Perché anche se ogni volta che leggiamo un titolo di cronaca istintivamente pensiamo “Io non sono così, io non lo farei mai”, nel nostro profondo sappiamo che, nel corso di una vita, qualche tipo di sopraffazione nei confronti delle donne, magari inconsapevolmente, l’abbiamo compiuta anche noi.  

Dal 28 al 29 novembre 2026 

STAI ZITTA! 

dall’omonimo libro di Michela Murgia (Einaudi Editore) 
di e con Antonella Questa, Valentina Melis e Letizia Bravi 
regia Marta Dalla Via 
disegno luci Daniele Passeri 
scene Alessandro Ratti 
fonica Marco Oligeri 
produzione GLI SCARTI ETS
Durata: 75 minuti 

Scrive Murgia: «I tentativi di ammutolimento di una donna verificatisi sui media italiani negli ultimi anni sono numerosi... La pratica dello “Stai zitta” non è solo maleducata, ma soprattutto sessista perché unilaterale... Che cosa c'è dietro questa frase? Per quale motivo tutti coloro che la ascoltano pensano si tratti di una reazione normale nella dialettica con persone di sesso femminile?». Antonella Questa, Valentina Melis e Lisa Galantini hanno sempre avuto qualche difficoltà a stare zitte e lo dimostrano in questi anni i loro tanti spettacoli, video e libri, che affrontano, con ironia e intelligenza, tematiche sociali e anche femministe. Inevitabile quindi si incontrassero un giorno per dare vita a uno spettacolo comico e dissacrante su quanto la discriminazione di genere passi spesso proprio dal linguaggio. Le “frasi che non vogliamo più sentirci dire” contenute nel libro, offrono così l'occasione di raccontare la società contemporanea attraverso una carrellata di personaggi e di situazioni surreali. Dal mansplaining all'uso indiscriminato del nome proprio per le donne, passando per la celebrazione della figura “mamma e moglie di”, Questa, Melis e Cinque, guidate dalla esperta regia di Marta Dalla Via, coinvolgono lo spettatore con leggerezza e sapienza nella lotta contro gli stereotipi di genere, annullando già di fatto, con questo spettacolo, quello secondo cui “le donne sono le peggiori nemiche delle donne”. «Celebre scrittrice, e tra le figure intellettuali di riferimento nel mondo della cultura italiana, Michela Murgia affronta con eleganza, brio e intelligenza quel legame sottile e mortificante che da sempre esiste, per le donne, tra le ingiustizie che vivono e le parole che le descrivono o con le quali ci si rivolge loro. In un universo in cui sono quasi sempre i maschi che hanno la possibilità di esprimersi in televisione, alla radio o sui giornali – come se solo i filosofi, gli scrittori, i giornalisti e i politici fossero in grado di avere risposte di fronte alle complessità del mondo – le filosofe, le scrittrici, le giornaliste e le politiche che si azzardano a prendere la parola vengono sistematicamente trattate come saccenti, maestrine, isteriche, talvolta persino galline. E se c'è chi, forse più educato di altri, riesce a trattenersi, è raro, anzi rarissimo, che una professoressa ordinaria non sia definita "dottoressa" o che un'avvocata non sia ridotta a "signorina" o "signora"». (Michela Marzano, «La Stampa») Note di regia di Antonella Questa STAI ZITTA e altre nove frasi che non vogliamo sentire più è uno strumento che evidenzia il legame mortificante che esiste tra le ingiustizie che viviamo e le parole che sentiamo. Murgia ha come obiettivo che tra dieci anni una ragazza, leggendolo, lo trovi antiquato; noi vorremmo contribuire ad accorciare questo tempo, attraverso il linguaggio teatrale. Questo per noi non è solo uno spettacolo, è l’occasione di lavorare in un modo nuovo e su un tema dichiaratamente femminista. Bell hooks - scrittrice, attivista e femminista statunitense - spiega bene che se non impariamo a usare le parole giuste, in particolare quelle che definiscono il sistema discriminatorio nel quale viviamo, nulla potrà cambiare davvero. Questo spettacolo è femminista e parlerà di patriarcato. Inoltre sarò attrice, autrice e co-produttrice. Sono diverse responsabilità, lo so, ma non sono sola, ci sono delle sorelle con me. E questo significa tantissimo! Con Teresa Cinque avevamo già lavorato insieme creando le pillole video Dress Code, sul victim blaming, mentre con Valentina Melis stavamo già pensando ad uno spettacolo teatrale che avrei scritto e diretto per lei. Quando Valentina ha visto i nostri video ha subito proposto di fare una cosa insieme. Complice la sua amicizia con Michela Murgia e parlando di cosa avremmo potuto portare in scena, ho proposto Stai zitta!. L’idea di portare in scena il libro di Murgia ci ha esaltate immediatamente. Marta Dalla Via è arrivata nei miei pensieri quando Teresa ha suggerito la necessità di avere una regia. Erano anni che io e Marta ci “guardavamo da lontano”, espressione che racconta stima reciproca e desiderio di trovare un progetto comune sul quale lavorare. SCARTI Centro di Produzione teatrale di Innovazione, con sede a Spezia e diretto da Andrea Cerri, mio nuovo co-produttore, ha accolto da subito, entusiasta, il progetto, al quale si è aggiunta anche Armunia Teatro, mia casa artistica dal 2017 oltre al Teatro Carcano, sempre attento ai temi trattati da Murgia.

Dall’1 al 6 dicembre 2026 

CHI HA PAURA DI VIRGINIA WOOLF? 

con Mariangela D’Abbraccio di Edward Albee 
con Fabrizio Croci, Marta Jacquie, Alberto Carbone 
regia Marco Tullio Giordana 
scene e luci Gianni Carluccio 
costumi Chiara Donato 
produzione United Artists

Tra le produzioni di punta del 2026 figura Chi ha paura di Virginia Woolf?, capolavoro di Edward Albee, che da noi verrà allestito in una grande edizione, con interpreti prestigiosi quali Mariangela D’Abbraccio, affiancata da un protagonista maschile in via di definizione e due attori “under 35” scelti tra i migliori in Italia. La figura di Virginia Woolf non ha alcuna attinenza con il dramma: il titolo è un gioco di parole con la canzoncina “Chi ha paura del lupo cattivo?” della fiaba dei Tre porcellini, che George e Martha canticchiano di quando in quando per esorcizzare il “lupo cattivo” presente nella loro esistenza, ossia la “Virginia Woolf”, personaggio squilibrato e suicida, che c’è in loro. L’opera è del 1962 ed è ritenuta uno dei grandi capolavori del secolo scorso, rappresentata in tutto il mondo dai teatri più importanti.

Dal 10 al 13 dicembre 2026 

IL VIALE DEL TRAMONTO 

un progetto a cura di Muta Imago 
regia e scene Claudia Sorace 
drammaturgia Riccardo Fazi 
musiche Lorenzo Tomio luci Maria Elena Fusacchia 
interpretato da Iaia Forte, Massimo Verdastro e Giovanni Onorato 
Produzione Coop Argot con Solares e Ass.ne culturale Muta Imago Index

Note di regia di Claudia Sorace (Muta Imago) Un giorno Iaia Forte è venuta a vedere Tre Sorelle. Non ci conoscevamo davvero, ma all’uscita ci ha detto: “Ragazzi noi dobbiamo fare uno spettacolo insieme.” Per noi Iaia era un mito, una chimera, una sfinge. Un mese dopo ci ha invitato a cena nella sua torre romana, piena di segni e voci di una vita enorme. Davanti al caminetto acceso, ci è venuto in mente Viale del Tramonto. Avevamo timore di proporle la storia di una diva dimenticata, abbracciata solo dal suo primo marito, Max von Mayerling. Invece Iaia si è illuminata. Abbiamo continuato a incontrarci, mescolando racconti di vita e riflessioni sul teatro. Poi ci siamo detti: “Se ha senso farlo, va fatto come nel film.” Viale del Tramonto è un trattamento originale ispirato alla sceneggiatura del celebre film, facendola dialogare con la storia del teatro italiano. Norma è una diva dimenticata, Max il suo cameriere e grande regista del passato. La loro vita sospesa viene interrotta dall’arrivo di Joe, giovane sceneggiatore squattrinato che lentamente viene catturato nella rete della ricca diva, come accade nelle migliori favole nere. Un gioco di specchi tra finzione e realtà, dove i corpi e le biografie degli attori diventano materia drammaturgica. Il fascino di chi si ostina ad essere se stessa in un mondo che cambia. Norma è un fantasma che continua a infestare il presente, uno scarto tra essere e realtà. Una figura che resiste al tempo, alle estetiche, ai gusti che si trasformano. Avere a che fare con questa storia significa fare i conti con l’idea stessa di tramonto, personale e collettivo.

Dal 17 al 20 dicembre 2026 

C'È CHI DICE NO: Renzo, Lucia, i giovani 

Progetto triennale di arte partecipata su "I promessi sposi" 
ideato e diretto da Serena Sinigaglia 
con Riccardo Pedicone e gli studenti del laboratorio di ATIR 
drammaturgia Tindaro Granata 
in collaborazione con Serena Sinigaglia e Riccardo Pedicone 
formatori laboratorio Daniela Arrigoni e Gabriele Genovese 
produzione Teatro Carcano e ATIR 
in collaborazione con Teatro De Gli Incamminati

I Promessi Sposi, secondo capitolo. Dopo aver ripassato con Lella Costa il romanzo e la vita del suo autore, Manzoni, il progetto porta al centro i giovani, coinvolgendo sul palco un gruppo di liceali che per un anno ha partecipato al laboratorio condotto da ATIR su uno stimolo che il Manzoni ci suggerisce: i “no” di troppo. Renzo e Lucia, i due giovani per eccellenza, ricevono un “no” pesantissimo, un “no” da cui si genera tutta la nota vicenda (e i molti patimenti). Da qui siamo andati a scavare, far emergere, attraverso il prezioso strumento del teatro, i “no” che i nostri ragazzi si sentono rivolgere oggi. Cosa vivono come un freno, quali i “no” che percepiscono come necessari e persino utili, quali i “no” che fanno male, che non servono e ancora: ci sono dei no? Perché magari si scopre che i ragazzi si sentono orfani di quei chiari e forti “no” contro cui scagliarsi e di fatto definirsi. Accanto alla voce dei ragazzi una voce ancora giovanissima ma già strutturata e definita nell'esperienza e nel percorso formativo: Riccardo Pedicone, scrittore, autore, presidente dell’associazione culturale Noce e volto social e televisivo della letteratura in Italia.

21 dicembre 2026 

LA NOTTE DEL GOSPEL 

Vincent Bohanan & The Victorious Army (Atlanta) 
formazione 23 voci, pianoforte, basso, batteria — per un totale di 26 elementi produzione ASSOCIAZIONE CULTURALE ARTE VIVA

Vincent Bohanan è un rinomato direttore di coro e artista gospel vincitore del premio Stellar Awards 2025. Riconosciuto come uno dei nomi più influenti nel panorama della musica gospel, le sue composizioni — tra cui successi come We Win, I Love to Call Him e Any Day Now — hanno dominato le classifiche Billboard Gospel e toccato il cuore di ascoltatori in tutto il mondo. Il suo stile unisce potenza, passione e l'energia autentica della tradizione gospel, riuscendo a connettersi anche con una nuova generazione di persone. Nel corso della carriera, ha collaborato con grandi figure del gospel come Hezekiah Walker, CeCe Winans, Mariah Carey, Sean "P. Diddy" Combs, Donald Lawrence e Ricky Dillard, e tanti altri. Nel 2019, ad Atlanta, Georgia, Vincent Bohanan ha fondato il coro The Victorious Army, che sotto la sua guida si è affermato come un'icona dell'ispirazione e della speranza nel gospel. Il repertorio del coro include sia composizioni originali, come For the Rest of My Life e Making a Way for Me, sia brani tradizionali, creando un sound profondo e toccante. Nel 2022, hanno pubblicato il singolo Higher, un messaggio di speranza, seguito dall'album di debutto Live in Detroit, testimonianza dell'impegno nel ministero musicale. Per Bohanan, la musica è molto più di semplice performance: è un percorso di ispirazione, elevazione e diffusione di fede. Ogni esibizione rappresenta un momento di comunione tra arte e spiritualità, un’occasione per condividere gioia, forza e conforto. La musica di The Victorious Army, guidata dalla sua fede incrollabile, diventa uno strumento potente di testimonianza, portando luce e speranza nel cuore di chi ascolta. Vincent Bohanan sarà in tour in Europa nel dicembre 2026 con questa formazione straordinaria, per regalare emozioni intense e messaggi di fede. Un'opportunità unica di vivere un’esperienza di pura spiritualità, dove musica e speranza si incontrano per lasciare un segno indelebile nei cuori di tutti.

31 dicembre 2026 

GIOELE DIX LATE NIGHT SHOW 
Chi ride a Capodanno… 

di e con Gioele Dix e Savino Cesario (chitarra) 
testo e regia Gioele Dix 
produzione Giovit

Al termine dello spettacolo brindisi e dj set. C’è un modo per salutare l’anno che se ne va senza troppi discorsi, senza baci e abbracci forzati, senza rischiosi countdown fuori tempo. È venire a vedere Chi ride a Capodanno con Gioele Dix. Attore, autore, regista e affabulatore di lungo corso, Gioele Dix porta al Carcano nella notte più lunga dell’anno uno spettacolo che è, insieme, specchio e antidoto: un repertorio antologico dei suoi grandi monologhi, intrecciato con materiali inediti e nuove incursioni nel paesaggio scombinato del nostro tempo. Sul palco scorrono le vicende e le manie collettive che Dix ha sempre radiografato con la sua comicità a tratti feroce, in altalena costante fra leggerezza e insofferenza: il mito del ritorno alla campagna, il salutismo esasperato, le esperienze con il “food”, la deriva tecnologica, le nuove dipendenze social. E naturalmente un grande classico — l’automobilista sempre incazzato — maschera contemporanea di inesauribile fortuna, aggiornata e rivitalizzata dalla lunga esperienza televisiva. A costruire con lui l’atmosfera della serata c’è Savino Cesario, chitarrista e compositore eclettico, storica spalla musicale e comica di Dix. Intelligente, divertente, colto quanto basta, sentimentale mai: il Gioele Dix Late Show è l’occasione giusta per passare un Capodanno diverso dagli altri, perfetta per tutti quelli che vogliono congedare l’anno vecchio come si merita ed entrare nel nuovo convinti, per una volta, di avere ragione.

Dal 9 al 10 gennaio 2027 

LA FILLE MAL GARDÉE 

direzione artistica generale Caterina Calvino Prina 
musiche Peter Ludwig Hertel 
coreografie Marat Gaziev 
maestri ripetitori Ekaterina Dalskaya, Pierpaolo Ciacciulli 
luci Alessandro Cappellini 
costumi Alice Dardengo
solisti e corpo di ballo TAM Ballet 
produzione Tam Ballet

La Fille Mal Gardée è il balletto più antico ancora in repertorio nelle compagnie di danza in tutto il mondo. La trama è la risoluzione dell’amore contrastato e i personaggi, vere e proprie “caricature”, contribuiscono in modo essenziale alla freschezza umoristica del balletto: deliziosa, piena di verve e dinamismo. È una commedia che sorride e fa sorridere, un balletto condito di buon umore, in un turbinio di scene di gruppo sapientemente disegnate e inserite nella narrazione tra i risvolti comici e “moralistici” del racconto. Le musiche sono di Peter Ludwig Hertel. Un balletto dalla trama dinamica e divertente dalla notevole difficoltà tecnica ma che riesce a trascinare anche i meno appassionati nelle diverse atmosfere ironiche e bucoliche del racconto. È uno spettacolo di alto intrattenimento che mette in scena anche momenti di forte espressività recitativa che riesce a coinvolgere un pubblico ampio. La trama La vicenda si svolge in un tranquillo villaggio di campagna e racconta l’idillio fra Lise e Colas, osteggiati però dalla madre di lei, la vedova Marcellina, che preferirebbe per la figlia il giovane Nikez, sempliciotto rampollo del ricco proprietario terriero Michò. Marcellina decide di chiudere a chiave la figlia nella sua stanza per avere la possibilità di organizzare rapidamente le nozze, non sapendo che lì la stessa Lise aveva precedentemente nascosto l’amato Colas. Al momento di stipulare l’atto, alla presenza del notaio, Marcellina apre la stanza e Lise e Colas vengono scoperti. Non potendo più opporsi all’unione fra i due ragazzi, il balletto si chiude con i festeggiamenti per l’amore che trionfa.

Dal 13 al 17 gennaio 2027 

MADRE COURAGE E I SUOI FIGLI 

di Bertolt Brecht 
con Lunetta Savino e un numeroso cast di attori/attrici e musicisti/e in via di definizione. adattamento e regia Leo Muscato 
scene Andrea Belli 
costumi Margherita Baldoni 
luci Alessandro Verazzi 
produzione Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

Lunetta Savino è la protagonista di Madre Courage e i suoi figli di Bertolt Brecht, nella nuova rilettura di Leo Muscato. Un capolavoro del Novecento riportato alla sua natura più autentica: popolare, emotivo, dialettico, abbagliante. «Questo nuovo allestimento parte da una verità semplice e brutale: Brecht non racconta una donna travolta dalla guerra, ma una donna che vive grazie alla guerra. Una sopravvissuta amorale, attraversata da un’energia feroce e vitale. Courage non è un’eroina: è una mercante che tratta il conflitto come un mercato. È per questo che ci riguarda ancora» scrive Muscato. Scivolosa, contraddittoria, inafferrabile: per questo Madre Courage è umana. In lei convivono la madre che sopravvive nel sistema che la divora, l’individuo che non impara, chi specula nelle crisi e chi vive nell’emergenza permanente. Uno spazio scenico essenziale, senza protezioni, per un teatro in cui tutto viene evocato è il terreno ideale perché lo straniamento brechtiano torni vivo. Il cuore visivo dello spettacolo è il carro con cui Madre Courage segue gli eserciti – i suoi principali clienti – durante l’eterno conflitto: un oggetto reale, un corpo parallelo, il termometro della sua vita. «Scena dopo scena si trasforma, crescendo, collassando, tornando scheletro e delineando in questo modo un viaggio epico dentro il viaggio della protagonista [...]». La musica suonata e cantata dal vivo ha un ruolo centrale. Brecht voleva canzoni «come una sveglia stonata», dure e sentimentali insieme. «Noi proponiamo una nuova partitura contemporanea, più rock che militare, che non si limita ad accompagnare l’azione ma la interrompe, la spacca, la illumina» prosegue Muscato «La scena avrà la forza di un concerto: luce, suono e corpi in un impatto frontale con il pubblico. Il nostro spettacolo non vuole offrire una lezione, ma un’esperienza: un’energia che esplode, un viaggio feroce attraverso l’Europa devastata del Seicento e il nostro presente. Un teatro che non consola, ma che tiene lo spettatore incollato alla scena e gli sbatte in faccia la complessità del presente».

Dal 19 al 24 gennaio 2027 

NETWORK - QUINTO POTERE 

di Lee Hall con Elisabetta Pozzi, Graziano Piazza, Giulia Trippetta e un cast di 10 attori (in via di definizione) 
adattamento per il palcoscenico basato sulla sceneggiatura di Paddy Chayefsky 
traduzione Daniele Salvo 
regia Daniele Salvo scene Fabiana Di Marco 
costumi Daniele Gelsi 
musiche Patrizio Maria D’Artista 
luci Giuseppe Filipponio 
progetto video Igor Renzetti 
produzione Viola Produzioni – Centro di Produzione Teatrale, Centro Teatrale Bresciano (CTB)

Network – Quinto Potere è un’opera teatrale dirompente e perturbante, tratta dall’omonimo film del 1976 diretto da Sidney Lumet e conosciuto in Italia come Quinto Potere. L’adattamento teatrale di Lee Hall, autore pluripremiato e vincitore dell’Olivier Award, restituisce tutta la forza profetica di un testo che indaga il rapporto tra informazione, spettacolo e potere. Lo spettacolo racconta la storia di Howard Beale, storico giornalista televisivo di una grande rete nazionale, informato dell’imminente licenziamento a causa del calo di ascolti del suo programma. Durante una delle sue ultime apparizioni in diretta, Howard annuncia provocatoriamente il proprio suicidio in televisione. Quello che nasce come un gesto di disperazione individuale viene immediatamente assorbito dal sistema mediatico e trasformato in un evento spettacolare. Accanto a lui si muove Diana Christensen, ambiziosa responsabile dei programmi, interpretata da Giulia Trippetta, che intuisce il potenziale mediatico della rabbia di Howard e costruisce attorno alla sua figura un rivoluzionario giornale-spettacolo. La sofferenza privata diventa contenuto, la verità si trasforma in intrattenimento e l’audience diventa l’unico criterio di valore, generando forti tensioni all’interno della rete e conducendo a un epilogo di inquietante lucidità. In questo meccanismo si inserisce Max Schumacher, direttore della redazione e amico di lunga data di Howard, interpretato da Graziano Piazza, figura sospesa tra la difesa di un’idea etica del giornalismo e la pressione crescente del sistema aziendale. Il suo tentativo di arginare la deriva spettacolare dell’informazione si scontra con logiche di mercato ormai inarrestabili e conduce a un epilogo di inquietante lucidità. Nell’edizione italiana, per rendere il tema ancora più vicino alla sensibilità contemporanea, il ruolo di Howard viene affidato a un’interprete femminile, Elisabetta Pozzi. Questa scelta, condivisa con gli autori, apre nuove prospettive di senso e rafforza la dimensione universale del personaggio, trasformandolo in un simbolo ancora più potente di esposizione, fragilità e sacrificio mediatico. La regia di Daniele Salvo utilizza soluzioni sceniche e tecnologie audiovisive che integrano il pubblico nel dispositivo teatrale, rendendolo parte attiva del meccanismo di visione e ascolto. L’intero cast artistico e tecnico resta visibile in scena, sottolineando il carattere di “macchina spettacolare” dell’opera e interrogando lo spettatore sul proprio ruolo all’interno del sistema mediatico.

Dal 26 al 31 gennaio 2027 

OTELLO 

di William Shakespeare 
drammaturgia Dacia Maraini 
adattamento scenico Antonio Prisco 
musiche originali Patrizio Maria D’Artista 
scena Giovanni Cunsolo 
immagini Thierry Lechanteur 
costumi Sabrina Beretta light 
designer Marco Palmieri 
foto di scena Chiara Calabrò 
realizzazione costumi CinquantanoveA 
regia Giorgio Pasotti 
con Giacomo Giorgio, Giorgio Pasotti, Claudia Tosoni, Gerardo Maffei, Diego Migeni, Salvatore Rancatore, Andrea Papale, Dalia Aly 
produzione Teatro Stabile d’Abruzzo in coproduzione con Marche Teatro, Stefano Francioni Produzioni in collaborazione con Teatro Maria Caniglia

“E tu...come sei pallida! e stanca, e muta, e bella, pia creatura nata sotto maligna stella. Fredda come la casta tua vita... e in cielo assorta. Desdemona! Desdemona!... Ah… morta! morta! morta!...” e poi “Otello fu”. Qui finisce la storia di Desdemona e Otello, lei lo aveva sposato per amore, contro i cliché dell’epoca, lui, lo straniero, il moro, lo aveva voluto reclamando libertà di scelta e autonomia, lottando con il padre perché lo accettasse. Lui, Otello, incapace di gestire le emozioni, capitano coraggioso e leale, ma marito insicuro e geloso, forse lei era troppo, troppo bella e troppo ingenua, troppo sicura del suo amore e dell’amore di lui. Lui la uccide e poi mette fine alla sua stessa vita, per gelosia e per possesso, come i lui di oggi e come i lui di domani se non si educano le nuove generazioni. Ed è qui l’urgenza dello spettacolo, Giorgio Pasotti si interroga sulla forza di un grande classico come il testo shakespeariano di parlare alle giovani coscienze, di insegnare attraverso la morale, di mostrare senza mediazioni tecnologiche il dolore e lo sgomento per le vite non rispettate. “Dopo cinque secoli quest’opera ci mette ancora di fronte a una realtà malata e incattivita” dice Pasotti “l’Otello è tragicamente attuale”. La drammaturgia di Dacia Maraini muove attraverso il filo conduttore di una violenza che cresce senza motivo alcuno, l’illusione del possesso, il delitto e il suicidio per stupidità. Protagonista nel ruolo di Otello Giacomo Giorgio, talentuoso attore che il grande pubblico ha amato in Mare fuori.

Dal 2 al 7 febbraio 2027 

LE FALSE CONFIDENZE 

di Pierre de Marivaux 
regia di Arturo Cirillo 
con Elena Sofia Ricci e Arturo Cirillo e con (in o.a.) Rosario Giglio, Giacinto Palmarini, Francesco Petruzzelli, Giulia Trippetta, Giacomo Vigentini 
assistente alla regia Mario Scandale 
scene Dario Gessati 
assistente scenografo Stefano Pes 
costumi Gianluca Falaschi 
costumista collaboratrice Anna Missaglia 
disegno luci Pasquale Mari 
suono Federico Mezzana 
produzione Marche Teatro, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Catania

Note di regia di Arturo Cirillo Le false confidenze è un testo che rasenta la perfezione, a volte capita che nella drammaturgia di un autore ci sia un’opera che abbia un raro e felice equilibrio. Un testo in cui tutti i personaggi hanno una loro identità e importanza, in cui il tema, oltre la trama, è particolarmente messo a fuoco ed esposto con grande coerenza, con la lucidità con cui si dimostra un teorema. Con Molière ho avuto questa impressione lavorando su La scuola delle mogli, con Marivaux con Le false confidenze. Molière è grottesco e viscerale, e sottende spesso un discorso sulla malattia, Marivaux è invece abitato da sentimenti molto interiorizzati, che coinvolgono il cuore quanto la testa. Le false confidenze (dove già il titolo è un ossimoro) è un modernissimo trattato psicoanalitico sul tema dell’innamoramento, in cui non vi è malattia né esasperazione, ma un gioco sottile ed ambiguo tra il falso (le confidenze) e il vero (il cuore), in cui può accadere di cominciare ad innamorarsi senza accorgersene. I personaggi sono legati tra loro da legami piuttosto ambigui, e la consegna di un ritratto è forse il vero snodo della vicenda. Che cos’è un ritratto? Non è la persona in sé ma la sua rappresentazione, lo sguardo del pittore sul modello, una creazione che aspira ad essere verosimile pur essendo inesorabilmente falsa. Siamo più sinceri quando sappiamo di stare mentendo, o quando invece non vogliamo, o non riusciamo, a riconoscere la verità dentro di noi? Questo sembra chiederci Marivaux, usando i mezzi del teatro. Un giovane inganna una vedova, per avere il suo cuore e le sue ricchezze, ma in fondo ne è sinceramente innamorato. Un servo mette sù un tranello mosso dal gusto un po’ sadico di far crollare una austera e molto razionale signora, montando un confronto amoroso del quale vorrebbe in fondo essere uno dei protagonisti e non solo il burattinaio. Poi vi è una signora in vedovanza che non vuole riconoscere quanto ancora la vita ha da offrirgli, e quanto dovrà compromettersi sotto l’influsso dell’amore. Ma tutti i personaggi di questa meravigliosa, e davvero contemporanea, commedia, si muovono tra il loro sé e la propria rappresentazione: come in un ritratto, per l’appunto.

Dal 10 al 14 febbraio 2027 

STATO CONTRO NOLAN (un posto tranquillo) 

di Stefano Massini 
uno spettacolo di Alessandro Gassmann 
con Daniele Russo (procuratore Miles), Gaetano Bruno (avvocato Nathan), Mauro Marino (giudice Rutherford), Emanuele M. Basso (Paul Kapinski - testimone), Gaia Benassi (Dorothy Trevers - testimone), Davide Dolores (Pastore Abel Edgar - testimone), Giuseppe Gandini (Eddie Benjamin - testimone), Stefano Guerrieri (Herbert Nolan - imputato), Alessia Santalucia (Else Robichaux - testimone), Angelo Zampieri (Norman Weiss - testimone) 
scene Gianluca Amodio 
luci Marco Palmieri 
costumi Mariano Tufano 
musiche Pivio e Aldo De Scalzi 
video Marco Schiavoni 
regista assistente Emanuele M. Basso 
aiuto regia Gaia Benassi 
assistente alla regia Gloria Riggio 
assistente scenografa Gaia Caponi 
assistente costumista Gaia Sarnataro 
produzione Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini, Teatro Biondo Palermo, LOMBARDI CREATIVE STUDIOS srl

In una piccola città di provincia nei primi anni Sessanta si svolge un processo al proprietario del giornale locale, Herbert Nolan. È accusato di aver manipolato l’informazione per scopi privati. L’uccisione di un vagabondo scambiato per rapinatore o stupratore era stata montata in modo da creare una paura diffusa in tutta la contea, così che gli abitanti si armassero per difendere le loro case. La locale fabbrica di armi aveva moltiplicato i profitti. “Che c’è di strano?” chiede l’avvocato di Nolan. Da che mondo è mondo i giornali devono fare notizia. Senonché il proprietario del giornale era un importante azionista dell’azienda di armi. E così la pubblica accusa, rappresentata da un uomo molto in gamba, il procuratore Miles, cerca di inchiodare Nolan alle sue responsabilità. Il processo si snoda in modo tradizionale, fra interrogatori dell’imputato e dei testimoni. Ma al di là dello specifico conflitto di interessi, emerge il tema di un clima di paura alimentato artatamente.

Dal 16 al 21 febbraio 2027 

SCHEDA BIANCA 

dal romanzo di Josè Saramago Saggio sulla lucidità 
adattamento teatrale Emanuele Aldrovandi e Serena Sinigaglia 
regia Serena Sinigaglia 
con Rocco Papaleo e con altri/e tre attori/ attrici 
scene Andrea Belli 
costumi Valeria Bettella 
produzione Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Carcano

Tempo pessimo per votare, si lamentò il presidente di seggio della sezione elettorale quattordici... Josè Saramago Rocco Papaleo è il protagonista di Scheda bianca, il nuovo testo che Emanuele Aldrovandi e Serena Sinigaglia hanno tratto dal romanzo Saggio sulla lucidità del premio Nobel alla letteratura Josè Saramago. In una capitale di uno stato democratico non meglio specificato accade un fatto eccezionale. Il giorno delle elezioni comunali i cittadini accedono in massa alle urne e votano scheda bianca. I partiti sono increduli, smarriti e il governo annulla la votazione e ne indice un’altra. Le votazioni si ripetono ma il risultato è lo stesso: un fiume di schede bianche. Il presidente proclama lo stato di emergenza e riempie di militari la capitale, agendo un po’ alla cieca. Viene aperta un’indagine segreta. E qui entra in gioco il protagonista, il commissario interpretato da Rocco Papaleo, agente pluridecorato, assai apprezzato per la sua sagacia e discrezione. Da qui prende il via il romanzo di Saramago «una metafora caustica, visionaria e lucidissima delle società cosiddette “democratiche”» scrive Sinigaglia, che cura anche la regia dello spettacolo. «Ho trovato Saggio sulla lucidità, la sua scrittura così pregna di quella dolce e irridente ironia tipica della grande letteratura sudamericana, irresistibile. La figura del commissario si staglia tra le grandi figure della letteratura. La sua rettitudine morale; la sua stanchezza di cercare di restare uomo in mezzo alla corruzione, al servilismo, al terrore; l’infaticabile esercizio dell’indipendenza del pensiero, ne fanno un eroe al contempo scanzonato e fragile, una sorta di Don Chisciotte moderno. Ho trovato Rocco Papaleo meravigliosamente aderente a una figura di questo tipo, ironica, intelligente e malinconica».

Dal 25 al 28 febbraio 2027 

TRE VARIAZIONI DELLA VITA 

di Yasmina Reza 
traduzione Rita Cirio 
con Ugo Dighero, Mariangeles Torres, Alberto Giusta e Laura Mazzi regia Luigi Saravo 
aiuto regia Cristian Maria Giammarini 
scene Luigi Saravo 
luci Cesare Agoni 
costumi Bruna Calvaresi 
produzione Centro Teatrale Bresciano, ArtistiAssociati Centro di Produzione Teatrale, CMC Nidodiragno, Fondazione Atlantide - Teatro Stabile di Verona

Una serata tra amici... o forse no. L’astrofisico Henri e sua moglie Sonia, affermata avvocata finanziaria, aprono le porte della loro elegante casa parigina per un aperitivo con il professor Hubert Finidori e sua moglie Inès. Ma quella che sembra una tranquilla serata mondana prende presto una piega inattesa. Henri sta lavorando a un articolo sulla materia oscura e conta sull’appoggio dell’amico Hubert per portarlo a termine. Ma proprio durante la serata, Hubert rivela che un altro ricercatore è in procinto di pubblicare sullo stesso argomento, scatenando la frustrazione di Henri. E mentre il pianto insistente del figlio risuona tra una portata e l’altra, le maschere della buona educazione cominciano a cadere. Vecchi rancori, tensioni sopite e verità taciute emergono con forza, trasformando la serata in un campo di battaglia emotivo. Elemento distintivo di questo testo di Yasmina Reza è la sua struttura originale: la stessa serata viene raccontata tre volte, in tre variazioni, ognuna dal punto di vista di un personaggio diverso. Ogni nuova versione ci invita a cambiare prospettiva, sovverte gli equilibri e svela lati inaspettati della vicenda, rendendo la narrazione sempre più sorprendente. Un brillante gioco teatrale sulla percezione, la verità e le relazioni umane, tra ironia, tensione e colpi di scena che vede protagonisti Ugo Dighero e Mariangeles Torres. “Tre varianti di una stessa serata – scrive Luigi Saravo, regista dello spettacolo – mostrano allo spettatore che la realtà cui assiste si manifesta nella sua effettiva interezza solo attraverso diverse versioni di sé. Il testo si offre, così, come uno straordinario gioco interpretativo che si muove su un registro di tragica comicità, capace di rimodellare il punto di vista dello spettatore e offrirgli chiavi insperate per poter accedere a una visione profondamente ironica della realtà. Seguendo questo straordinario gioco, l'autrice, passo dopo passo, ci conduce attraverso le aspirazioni e le vanità dei suoi personaggi, come si trattasse di un viaggio all'interno di una delle galassie di cui nel testo si parla, fino a raggiungerne il buco nero che vi giace al centro, ovvero il senso drammaticamente comico della nostra solitudine”.

Dal 4 al 7 marzo 2027 

SEASONS – Oltre le Stagioni 

PRIMA MILANESE 

ideazione e direzione artistica Giulia Staccioli 
assistente alle coreografie Irene Saltarelli 
con Kataklò Athletic Dance Theatre 
disegno luci Fabio Passerini 
musiche Antonio Vivaldi, Max Richter 
sound design Giulia Staccioli 
produzione KUBO Srl Impresa Sociale SSD

Durata: 65 minuti Sotto la guida artistica di Giulia Staccioli, Seasons nasce come uno spettacolo ambizioso, concepito nel 2024 su richiesta dei maestri Gianna Fratta e Dino De Palma. Dopo lo splendido debutto al Teatro Antico di Taormina e al Teatro Greco di Siracusa con orchestra dal vivo, il progetto ha intrapreso un'evoluzione sorprendente, trasformandosi in un’opera adattabile a spazi non convenzionali. Questo processo creativo ha arricchito la produzione di nuove sfumature e significati, culminando in Seasons - Oltre le Stagioni. Il cuore pulsante dell’opera è la sua visione innovativa. La capacità di combinare tradizione e modernità trova espressione nei celebri concerti per violino di Vivaldi, riarrangiati dal compositore contemporaneo Max Richter. Le armonie di Richter, che mescolano sonorità classiche e moderne, si intrecciano con i suoni evocativi della natura per creare un'atmosfera unica. Su questa tela sonora, viene dipinto un racconto visivo che esalta la potenza espressiva dei sei danzatori Kataklò. I corpi dei danzatori si trasformano in simboli della natura: messi dorate, foglie che danzano, rami che si intrecciano. Ogni movimento racconta la connessione profonda tra l’essere umano e l’ambiente, una tematica che viene esplorata con una sensibilità unica e profonda. La visione di Staccioli si estende anche alla scenografia, essenziale ma evocativa, e alla scelta accurata di luci e colori, che immergono lo spettatore in un paesaggio in continua evoluzione. Ogni dettaglio riflette il desiderio di creare un'opera che trascenda il tempo e lo spazio. “Seasons - Oltre le Stagioni è un'esplorazione dei cicli della vita, un'ode alla bellezza della natura e alla complessità dell'essere umano", afferma la direttrice artistica, descrivendo un'opera che non si limita a intrattenere ma invita a riflettere sulla nostra connessione con il mondo naturale e con noi stessi. In un unico atto di 65 minuti, lo spettacolo incarna il linguaggio coreografico innovativo Kataklò che fonde atletismo, tecnica e poesia visiva.

Dal 9 al 14 marzo 2027 

EUMENIDI 
Tutta, tutta del padre io sono 

ispirato a Eumenidi di Eschilo regia Serena Sinigaglia adattamento drammaturgico Serena Sinigaglia e Gabriele Scotti traduzione del testo greco a cura di Maddalena Giovannelli e Nicola Fogazzi con Francesca Ciocchetti, Matilde Facheris, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Sandra Zoccolan, Debora Zuin scene Maria Spazzi costumi Emanuela Dall’Aglio luci Alessandro Verazzi cori Francesca Della Monica sound design e musiche Lorenzo Crippa movimenti Alessio Maria Romano assistente alla regia Elena Riccardi assistente ai costumi Ilaria Strozzi assistente ai movimenti Stefano Carenza sarte realizzatrici Anna Gaiti e Ludovica Gavioli foto Serena Serrani produzione ATIR, Nidodiragno/CMC produzioni e Teatro Carcano

Note di regia di Serena Sinigaglia Lo studio dei classici greci, e in particolare le Eumenidi di Eschilo, è stato per me una folgorazione: il racconto del passaggio da una giustizia arcaica, incarnata dalle Erinni, a una giustizia maschile, voluta da Atena, fondata sul primato del padre e sull’ordine. Tutta, tutta del padre io sono è un viaggio dentro Eumenidi, condotto con lo stesso gruppo di Supplici, come laboratorio permanente sui classici in chiave corale e contemporanea. Le sette attrici sono le Eumenidi e la storia è raccontata dal loro punto di vista. La riscrittura parte dalla fine: le Erinni, ormai addomesticate da Atena, cercano a ritroso il proprio passato. Se Eschilo racconta il passaggio da Erinni a Eumenidi, noi tentiamo il percorso opposto, interrogando il mito e la storia: è esistito un tempo governato dal principio femminile? E cosa è accaduto poi? Nello scontro tra Erinni e Atena si fondano i principi politici e sociali che ancora ci governano. Maschile e femminile, forze arcaiche presenti in tutti noi, continuano a muovere il mondo.

Dal 18 al 21 marzo 2027 

TOO LATE 

 di Jon Fosse traduzione Thea Dellavalle un progetto di DELLAVALLE/PETRIS con (in o.a.): Anna Bonaiuto NORA; Irene Petris DONNA; Roberta Ricciardi RAGAZZA; Emanuele Righi OMBRA; Giuseppe Sartori UOMO regia Thea Dellavalle suono Franco Visioli scene Francesco Esposito costumi Marta Balduinotti produzione Teatro Nazionale di Genova, TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Lido51 in accordo con Arcadia & Ricono Ltd; per gentile concessione di Colombine Teaterförlag

Durata: 70 minuti 

 TOO LATE nasce come progetto, ideato da Thea Dellavalle e Irene Petris, a partire da un testo inedito con una radice non puramente teatrale (un libretto d’opera) da cui trapelano atmosfere che vanno oltre il tempo e lo spazio e, nella maestria della scrittura di Jon Fosse, si evocano fantasmi o accenti del teatro di Henrik Ibsen, ma anche di Čechov e Samuel Beckett. Benché l’autore norvegese abbia più volte sottolineato che non bisogna «leggere i suoi testi per la trama» e che «scrivere dischiude dimensioni dell’esistenza che non si possono spiegare», TOO LATE ritorna ai temi di Ibsen, immaginando un ritorno alla Casa di bambola, con una Nora anziana che fa i conti con le scelte di una vita: il “troppo tardi” le fa scoprire che i conti con il passato e i frammenti di una vita non sempre si ricompongono. Le ombre si allungano, ma sono ombre che appartengono a tutti. La vita, i rapporti, i momenti, le fratture si ripetono: abbandoniamo e siamo abbandonati, siamo egoisti per noia o per necessità interiore, amiamo e non siamo ricambiati, spesso non riusciamo a non mentire, raramente ci sentiamo compresi. Il titolo lo dice, è troppo tardi (“c’è qualcosa per cui è troppo tardi?”). Thea Dellavalle e Irene Petris frequentano gli inediti di Jon Fosse da circa un decennio: il primo incontro con l’universo letterario di Jon Fosse, nel 2014, con Suzannah (per il RIC Festival di Rieti ATCL-Lazio, con il sostegno de Il Mulino di Amleto) – protagonista Bruna Rossi (nel ruolo di Suzannah, la moglie di Henrik Ibsen) con Irene Petris e Barbara Mazzi. Lo spettacolo sarà inserito all’interno del progetto del teatro di Roma, Trittico Jon Fosse, la stagione successiva. Due stagioni dopo, l’interesse per Fosse porta alla messinscena di un altro inedito, The dead dogs (progetto Forever Young – Corte Ospitale 2017/18). Anna Bonaiuto, signora della scena che ricordiamo per memorabili ruoli da protagonista tra teatro, cinema e fiction (aveva interpretato una indimenticabile Hedda Gabler di Ibsen, con la regia di Carlo Cecchi) ha abbracciato la proposta delle più giovani Dellavalle e Petris e condivide la scena con un gruppo di attori che interpretano ombre, fantasmi della sua stessa vita: Irene Petris, Roberta Ricciardi, Emanuele Righi, Giuseppe Sartori. Da ricordare il lavoro sul suono, quasi una drammaturgia di Franco Visioli – compositore e sound designer – le cui creazioni hanno accompagnato molti dei più grandi registi degli ultimi decenni e sono state premiate dal Leone d’Oro alla carriera nel 2020. 

Nora_TOO LATE, nella sua stesura originale è un libretto d’opera scritto da Jon Fosse per l’opera lirica omonima, su musica dell’autrice Du Wei (cinese, classe 1978), molto nota e attiva in patria ma anche in America, Nord-Europa e Danimarca, mai rappresentata in Italia. L’opera ha debuttato in Cina, a Tianjin, nell’ottobre del 2014, nella stagione successiva a Bodø, Tromsø, Trondheim in Norvegia. La trama Una donna anziana inizia la sua giornata ripercorrendo, attraverso i ricordi, i momenti decisivi della sua vita. Il suo ricordo chiama in scena altre presenze, non solo una sé stessa più giovane, protagonista in pochi quadri insieme al marito che delineano un rapporto di coppia in cui si possono leggere passione, stanchezza, insoddisfazione e crisi, fino alla ribellione e il nuovo amore del marito, una ragazza più giovane. Nora rimane sempre in scena, mentre le apparizioni si susseguono, legata ai gesti concreti del suo dipingere. Si va ricostruendo un filo e la certezza si scioglie in un andamento ondivago. Nel flusso dei pensieri e dei ricordi, Nora si interroga e l’inquietudine diventa ossessione, gli slanci perdono di impeto e brillantezza, finché ritrovano nuove energie in una mano da stringere o in una tela da ricoprire di vernice bianca, per avere la sensazione di ricominciare da capo. La donna anziana è riflessa in tre donne, compresenti senza incontrarsi, sono tre donne di età diverse, ognuna è Nora ma è anche altro da lei. E anche l'Uomo non è solo, è doppio, si muove nello spazio sempre accompagnato dalla sua Ombra. La loro compresenza apre degli squarci di riflessione sul passato, ma anche sul futuro.

Note di regia di Thea Dellavalle Avevo ragione (?) Avevo torto (?) Era migliore la vita (?) [Ride tra sé] Come se la vita fosse migliore [pausa abbastanza breve] Come se la vita fosse migliore. [pausa abbastanza breve] Ho fatto quello che ho fatto. Ho fatto quello che dovevo fare. Ho fatto quello che pensavo di dover fare, questo era tutto quello che potevo fare questo era tutto quello che potevo pensare. Non pensavo di poter fare nient’altro è questo che ho pensato è questo che ho fatto

In TOO LATE, Jon Fosse ci mette di fronte alla scelta di una "nuova Nora" una donna che ha lasciato il marito e i figli per poter diventare artista. Si è lasciata la vita alle spalle per ricominciare e non è mai tornata indietro. Siamo nel suo sguardo e nel suo pensiero mentre, a distanza di anni, ripercorre inquieta la sua vita e le ragioni della scelta e viene visitata dalle presenze di un passato che cerca di ricomporre. Ricordi e visioni, fantasie e paure si mescolano alle domande del presente. La Nora ibseniana di Casa di bambola è un'eco che scorre sottotraccia, esempio letterario di emancipazione che Fosse mette in attrito con un presente vicino a noi. I grandi temi della vita, l'arte, la creazione, il tempo, la prospettiva della fine trovano la loro forza in un quotidiano continuamente reinventato. La vita come una successione di tele bianche che aspettano di essere riempite. L’inizio della nuova vita di Nora inizia da una porta aperta e poi sbattuta. Come gesto fondante della sua nuova condizione immaginiamo che questa scena ritorni più volte durante il testo. Un’immagine ricorrente nella mente di Nora. Una porta chiusa è una scelta. Il tempo è protagonista ed è il passato. È la storia di un dopo, di un prima visto con gli occhi del dopo, con le risposte del dopo, con le delusioni del dopo, con il sorriso che è solo del dopo. Le ragioni di un tempo sbiadiscono, vacillano: perché non è più quel momento, perché siamo stanchi, ma dobbiamo, vogliamo ripeterci, anche se non siamo più così convinti, che la scelta giusta sia stata quella giusta. Il titolo lo dice, è troppo tardi. C’è qualcosa per cui è troppo tardi. La scrittura scarna di Fosse lascia la possibilità di immaginare. Una suggestione è il rimando a Sei personaggi in cerca d’autore: i ricordi di Nora sono i personaggi della sua propria storia, momenti che si presentano sulla soglia e chiedono di essere rivissuti o attraversati. Un tema estremamente affascinante è la possibilità di interazione tra Nora e i personaggi della sua mente in un rapporto di compresenza e di alternanza. Se non possiamo davvero capirci – sembra dire Fosse – cogliere il nostro limite comune può aiutarci a fraintenderci meglio. Allora: per cosa è troppo tardi? Adesso è troppo tardi allora era troppo tardi, è sempre troppo tardi? è la distanza tra vivere e aver compreso cosa è successo? è una distanza che si può davvero percorrere? Noi siamo di fronte a Nora. Possiamo entrare gradualmente dentro di lei? a chi sta parlando? si sta spiegando? si sta interrogando? perché non può smettere di farsi domande? sta cercando un modo come un altro per passare il tempo? dove siamo noi rispetto al suo spiegarsi? possiamo essere uno specchio? Un muro? un pubblico?

Dal 2 al 4 aprile 2027 

 LA RIVOLTA DELLA GIOIA 

 di Cristian Ceresoli musiche G. Casadei, C. Ceresoli, S. Piro, A. Pizzicato voce Silvia Gallerano voce Fabio Monti fisarmonica Gianluca Casadei direzione musicale Stefano Piro alle lettere di un bambino a Dio Nicola Ceresoli coretto della gioia (voci bianche) Vera Bencivelli, Lara Ceresoli, Nicola Ceresoli, Romeo De Angelis, Olivia Monti, Teresa Monti e con Francesca Risoli, Federica Ugolini direzione tecnica Giorgio Gagliano produzione Popolo Migrante di Spin Time, Frida Kahlo Productions in collaborazione con Mismaonda e il contributo di Teatro Di Dioniso, Produzioni Fuorivia, Teatro De Gli Incamminati e la comunità della scuola Di Donato di Roma

La Rivolta dei Bambini contro lo squallore delle guerre, una festa cantata sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo. Uno spettacolo musicale dove a ballare sono i corpi di chi ascolta e si lascia trascinare, cantando, in coro, da una banda di dodici ragazzini che con il loro entusiasmo si ribella allo squallore delle guerre scatenando una festa mondiale che, per un momento, sembra davvero cambiare la storia. Dopo quasi mille repliche in tutto il mondo e il successo e i premi internazionali per lo spettacolo precedente, ecco la nuova opera di Cristian Ceresoli interpretata e cantata da Silvia Gallerano con un cast eccezionale che invita il pubblico a cantare contro tutte le guerre che si abbattono sui bambini. Una rivolta in forma di spettacolo che al suo debutto all'Auditorium Parco della Musica è stata salutata dalla critica e dal pubblico come il geniale incontro tra Jesus Christ Superstar, Mistero Buffo di Dario Fo e la musica di Goran Bregović. Se non si grida evviva la libertà ridendo, non si grida evviva la libertà! 

Dall’8 all’11 aprile 2027 

 ELETTRA 1944 

 con Pamela Villoresi, Giulio Corso, Francesco Foti, Alice Spisa e con Cristina Todaro e Giacomo Andrea Faroldi testo e regia Giancarlo Nicoletti scene Alessandro Chiti musiche Mario Incudine costumi Giuseppe Ricciardi disegno luci Giuseppe Filipponio aiuto regia Giuditta Vasile produzione Altra Scena & L'Altro Teatro in collaborazione con il Festival Teatrale Di Borgio Verezzi con il contributo del Ministero Della Cultura - Direzione Generale Spettacolo dal Vivo assistente dramaturg e regia Francesco Benedetto aiuto scenografo Adelaide Scrivano direttore di produzione Rosy Tranfaglia organizzazione Giacomo Costa amministrazione Cinzia Storari distribuzione Lia Zinno direttore di scena Maurizio Colurcio tecnico luci fonica Vincenzo Palma service audio luci Gianchi Srl parrucche Studio 13 si ringrazia l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”

Roma, inverno 1944. La città è allo stremo sotto il giogo nazista e in un appartamento del centro una famiglia deve fare i conti con un passato inquietante che presenta il conto. Mentre gli Alleati sono alle porte, i tedeschi rastrellano e gli eventi stanno per precipitare, la guerra civile diventa domestica ed entra nelle mura, devastando gli equilibri e riscrivendo i rapporti di sangue. Ognuno è costretto a scegliere e nessuno può dirsi innocente. Pamela Villoresi, Giulio Corso, Francesco Foti e Alice Spisa sono fra i protagonisti del nuovo lavoro drammaturgico di Giancarlo Nicoletti (1984, I due Papi, Elena, la matta): una riscrittura inedita dell’Orestea ambientata nella Roma occupata della Seconda Guerra Mondiale. Il testo è un avvincente thriller familiare che intreccia eventi reali e finzione teatrale, facendo convivere il fatto storico e la libertà della narrazione. In scena anche Cristina Todaro e Giacomo Andrea Faroldi, con le musiche originali di Mario Incudine, le scene firmate da Alessandro Chiti, i costumi da Giuseppe Ricciardi e le luci da Giuseppe Filipponio. Il mito tragico attraversa il Novecento italiano e lo illumina dall’interno: non come citazione ma come struttura del conflitto. Vendetta o giustizia, silenzio o responsabilità, memoria o rimozione diventano domande urgenti, incarnate in gesti quotidiani che assumono un peso insostenibile. La storia invade le vite comuni non come cornice narrativa, ma in quanto presenza viva: quando il tempo stringe e le conseguenze sono immediate, anche ciò che sembra minimo diventa decisivo. La scrittura costruisce un racconto che procede per tensione e accumulo, alternando dialoghi serrati e improvvise fratture, accompagnando lo spettatore dentro una casa che è insieme rifugio e trappola, fino a un punto di non ritorno in cui la dimensione privata e quella collettiva si sovrappongono. Elettra 1944 è una storia avvincente che incolla lo spettatore alla poltrona, trasportandolo in un tempo in cui non esistono scelte semplici e raccontando cosa succede quando la Storia smette di essere lontana e costringe a decidere, qui e ora.

SINOSSI - Un’Orestea italiana in tempo di guerra Roma, inverno 1943-44. In una casa borghese della capitale, mentre la città è occupata dai nazisti e la guerra stringe d’ assedio le vite quotidiane, una famiglia si ritrova dopo anni di separazioni e lutti. Il padre è morto, una figlia è stata uccisa durante il conflitto, e la madre ha ricostruito un fragile equilibrio accanto a un uomo legato al potere fascista. Il ritorno del figlio Flavio e il coinvolgimento clandestino della figlia Alma nella Resistenza fanno crollare quella stabilità apparente. Quando emerge che la madre, per proteggere la famiglia, ha accettato compromessi e denunciato chi le era più vicino, il conflitto esplode: ciò che era stato fatto in nome dell’amore diventa colpa, ciò che era protezione diventa tradimento. I due figli riconoscono nel presente della loro casa una storia antica: quella di Elettra e Oreste. La vendetta contro la madre e contro l’uomo che ha preso il posto del padre sembra inevitabile, inscritta nel sangue e nella memoria. Ma fermarsi e scegliere un limite diventa l’atto più difficile. Intanto, per le strade della città, la Storia incalza. Il rastrellamento del Ghetto, l’attentato di via Rasella, le Fosse Ardeatine, le rappresaglie e la paura quotidiana entrano nel racconto come una pressione costante, mentre l’avanzata degli Alleati e l’attesa della Liberazione sembrano promettere una fine che, dentro la casa, non arriva mai davvero. I fatti storici non restano sullo sfondo, ma attraversano le scelte, le parole e i silenzi, determinando il destino dei legami familiari. La costruzione della Repubblica che verrà diventa, così, l’ atto fondativo di un nuovo ordine, familiare e sociale.

Dal 13 al 18 aprile 2027 

 LE NOSTRE DONNE 

 di Eric Assous con Luca Bizzarri, Enzo Paci, Antonio Zavatteri e altri attori in via di definizione regia Alberto Giusta coproduzione CMC/Nidodiragno | Teatro Stabile di Verona 

Max (Luca Bizzarri), Paul (Enzo Paci) e Simon (Antonio Zavatteri) sono amici da trent’anni. Un'amicizia vera, inossidabile e gioiosa. La loro vita professionale è un successo, il bilancio della loro vita privata un po' meno. Una sera, i tre amici si ritrovano a casa di Max per il loro consueto poker. Ma Simon arriverà con quasi un’ora di ritardo dando ai due amici una motivazione sconvolgente. La partita di poker non avrà mai inizio e noi assisteremo a una serie di scontri verbali che potrebbero portare a una rottura definitiva della loro consolidata amicizia. E le donne saranno le assolute protagoniste di tutti i conflitti che si creeranno. Le Nostre Donne è una commedia francese dell’autore contemporaneo franco-tunisino Eric Assous (ha vinto il Molière come miglior autore francofono nel 2010 per L'Illusione Coniugale) in cui si sono cimentati i mostri sacri del cinema e del teatro d’oltralpe: dopo il grande successo al Theatre de Paris con Jean Reno e Daniel Auteuil in scena, lo stesso co-protagonista e regista Richard Berry ha realizzato nel 2015 il film omonimo (Nos femmes) con lo stesso Auteuil. Una commedia comica e intelligente, magistralmente dosata in perfetto stile francese: raffinata e dissacrante, leggera e spietata al tempo stesso, dal ritmo inarrestabile che gioca con il ribaltamento dei ruoli e con i colpi di scena. Una prova d’attore tutta al maschile, in cui le donne del titolo non ci sono fisicamente, ma invadono comunque la scena: amate, odiate, rimpiante, assenze materializzate dai discorsi dei loro uomini in crisi. In scena un nome notissimo come Luca Bizzarri recentemente tornato al suo primo amore, il teatro, Enzo Paci, apprezzato protagonista della film di Rai uno Come è umano lei sulla vita di Paolo Villaggio e Antonio Zavatteri, attore e regista teatrale, spesso apprezzato in fiction e film. Tutti e tre – come il regista Alberto Giusta – sono diplomati alla Scuola dello Stabile di Genova, un vero marchio di fabbrica.

Dal 20 al 25 aprile 2027 

 RUMORI FUORI SCENA 

 di Michael Frayn TKC The Kitchen Company traduzione Filippo Ottoni regia Massimo Chiesa musiche Monty Python personaggi e interpreti (in ordine di apparizione) Daria D’Aloia (SIGNORA CLACKETT e Dotty Otley), Fabrizio Careddu (REGISTA Lloyd Dallas), Mauro D’Amico (ROGER TRAMPLEMAIN e Garry Lejeune), Susanna Valtucci (VICKI e Brooke Ashton), Lidia Castella (ASSISTENTE Poppy Norton Taylor), Lorenzo Tolusso (PHILIP BRENT, UNO SCEICCO e Frederick Fellowes), Caterina Cottafavi (FLAVIA BRENT e Belinda Blair), Fabio Facchini (DIRETTORE DI SCENA Tim Allgood), Marco Zanutto (UNO SCASSINATORE e Salsdon Mowbray) produzione Dada - Associazione culturale 

Rumori fuori scena di Michael Frayn è un’irresistibile e pluripremiata commedia inglese. Dal suo debutto ad oggi, ha fatto divertire milioni di spettatori ed ha raggiunto un numero di messe in scena e di repliche tale da spingerla in vetta alla classifica delle commedie più rappresentate al mondo. Considerato il capolavoro comico per eccellenza, è scandita da un ritmo inarrestabile che porta lo spettatore a ridere fino alle lacrime. Rumori Fuori Scena è lo spettacolo più rappresentato dalla The Kitchen Company; a Genova è stato replicato per ben 249 serate totalizzando 66.422 spettatori, molti dei quali lo hanno visto più di una volta, alcuni lo hanno visto più di cinque volte, e alcuni “folli” lo hanno visto più di dieci volte! Uno spettacolo imperdibile! Dal 2012 ad oggi la The Kitchen Company ha messo in scena i propri spettacoli solo a Genova, ma nel gennaio 2025 ha portato Rumori fuori scena al Teatro di Fiesole per 49 repliche, ed ha inanellato una serie continua di “tutti esauriti” facendo registrare 14.063 spettatori e diventando lo spettacolo più visto, nella scorsa stagione, a Firenze e provincia. Suddiviso in tre atti, è un riuscitissimo osservatorio sul mondo del teatro e sulle sue infinite, sorprendenti, e rocambolesche dinamiche interne. Racconta tre momenti della vita di una Compagnia teatrale professionale. Nel primo atto assistiamo alla prova generale di una farsa dal titolo “Con niente addosso” e iniziamo a conoscere i componenti della Compagnia, il regista, la sua assistente, il direttore di scena e ovviamente le attrici e gli attori che la compongono. Lo spettacolo è decisamente non pronto per la “prima” della sera successiva. Nel secondo atto spiamo ciò che generalmente gli spettatori non possono vedere, ovvero il dietro le quinte di una trentesima replica in tournée; possiamo carpire le tensioni tra i componenti della compagnia, gli amori e le relative gelosie ma più che altro assistiamo a un certo decadimento della farsa messa in scena. Nel terzo atto ritroviamo la Compagnia alle prese con una centesima replica dagli esiti catastrofici ed inevitabilmente esilarante.

La critica su Rumori fuori scena di Michael Frayn della The Kitchen Company 

 Il pubblico ride in un crescendo contagioso, mentre applaude più volte a scena aperta gli attori. 
 La Stampa 

 Teatro pieno. Applausi a scena aperta. Irresistibili. 
 Il Secolo XIX 

 The Kitchen Company in “Rumori fuori scena”: Quando la platea scoppia di risate. Se a teatro si piange dal ridere. 
 Il Giornale 

 Una commedia ultracomica. Adrenalina, energia, entusiasmo e calore: anche su tutto ciò si basa il successo di Rumori fuori scena. Spettacolo incalzante e travolgente! 
 La Repubblica 

 Il pubblico ride fino alle lacrime, bimbi compresi che saltano estasiati sulle poltroncine 
 Mentelocale 

 Il copione, che per la sua struttura raddoppia gli equivoci normalmente previsti in un normale vaudeville, richiede tempi e incastri perfetti. E, nel manovrare questa macchina, interpreti e regista non sbagliano un colpo. I
l Secolo XIX

Dal 4 al 9 maggio 2027 

 LISISTRATA 

 di Aristofane traduzione Nicola Cadoni adattamento Emanuele Aldrovandi e Serena Sinigaglia regia Serena Sinigaglia con Lella Costa e con (in ordine alfabetico) Marco Brinzi, Stefano Orlandi, Maria Pilar Peréz Aspa, Giorgia Senesi, Irene Serini scena Maria Spazzi disegno luci Alessandro Verazzi costumi Gianluca Sbicca musiche Filippo Del Corno consulenza musicale Sandra Zoccolan musiche registrate da Sandra Zoccolan (voce) insieme a Ensemble Sentieri Selvaggi (Paola Fre, flauti; Luca Gusella e Andrea Dulbecco, percussioni) coreografie Alessio Maria Romano assistente scenografa Chiara Modolo assistente alla regia Arianna Sorci foto Serena Serrani video Alberto Sansone produzione INDA e Teatro Carcano

Durata: 80 minuti 

 Note di regia di Serena Sinigaglia Lisistrata parla di guerra. O meglio parla di chi non ne può più di subire o fare la guerra. Il paradosso di Aristofane, a distanza di secoli, mi appare tutt’altro che un paradosso: se le donne di tutti i fronti di guerra si unissero sotto la bandiera della pace, negandosi ai mariti o ai propri compagni, non cesserebbero gli scontri armati e le battaglie? Ma spingiamoci oltre, oltre la rigida definizione di genere: se davvero chiunque, uomo o donna che sia, opponesse alla volontà di guerra lo sciopero del sesso, non si otterrebbe la pace? Lisistrata parla d’amore, un amore laico, potente, felice e giocoso. Questo mi sorprende e commuove. “Fate l’amore, non fate la guerra!” recitava un noto slogan pacifista degli anni Sessanta. Cinesia e Mirrine si amano, i vecchi e le vecchie ritrovano lo spirito e la complicità di coppia di un tempo; l’astinenza dall’atto sessuale non è mai descritta in quest’opera come un mero bisogno meccanico ma come naturale prolungamento, meravigliosamente concreto e dunque corporeo, di un caldo sentimento di unione e condivisione, che vuole la vita e non la morte. Di fronte ai continui femminicidi, alla drammatica quanto insopportabile discriminazione di genere, di fronte a quella che per certi versi mi appare oggi come una vera e propria crisi delle coppie etero (e forse di tutte le coppie, ma restiamo su quelle etero), Lisistrata ci suggerisce la strada: reimparare la grammatica dell’amore. Che se non ce l’hai, sei perduto, che se non ce l’hai, poi, fai la guerra. Uomo e donna, oggi, che tornano ad amarsi e rispettarsi, ecco la vera rivoluzione! Sappiamo bene che al mondo non sono solo e sempre gli uomini a volere la guerra, ci sono anche donne, nell’esercito e nei più importanti luoghi di potere, a volerla. Sarebbe riduttivo oggi pensare alla donna assolutamente pacifista e all’uomo assolutamente guerrafondaio. Credo che esistano due forze, due principi dentro ogni essere umano, al di là del genere biologico: il principio maschile e quello femminile. Il principio maschile è un principio normativo, che si fonda sulla legge del più forte per mantenere la pace e dunque il suo strumento principale per dirimere i conflitti è la guerra. E certamente il principio maschile che ha prevalso nella storia umana, il principio fallico su cui si fonda il patriarcato che ha represso e schiacciato l’altra forza, l’altro principio, quello femminile. Il femminile è un principio creativo, generativo, anarchico, vitale, a volte caotico, sicuramente complesso, che si fonda sulla legge di natura e dunque sull’istinto di sopravvivenza, i suoi strumenti sono l’accoglienza e l’accudimento. L’azione del tessere, così centrale nel testo in quanto metafora del buon governo, è azione tipicamente femminile, ed è un’azione che lega, unisce e protegge. Cosa sarebbe il mondo se a prevalere fosse proprio la forza del femminile? Questi temi rendono Lisistrata eterna e come tale ho cercato di costruire, con i miei straordinari collaboratori, uno spettacolo che non avesse un tempo definito, giocando a citare l’antico e il contemporaneo continuamente. Ho cercato la danza dei corpi, l’ebbrezza dei fanciulli, la concretezza dei corpi. Ho cercato leggerezza e grazia, anch’esse così indissolubilmente legate alla sfera del femminile, anch’esse portatrici di un messaggio semplice e rivoluzionario di pace. Si ride, si ride moltissimo in Lisistrata ma di una risata profonda che ci libera e ci predispone all’amore più bello, quello degli uni con gli altri, avvinti tutti dalla meravigliosa fragilità e contraddizione della nostra condizione umana.

Dal 18 al 23 maggio 2027 

 IL RAGAZZO DAI PANTALONI ROSA - IL MUSICAL 

 Tratto dall’omonimo film rivelazione di Eagle Pictures e Weekend Films con i protagonisti del film Samuele Carrino nel ruolo di Andrea, Sara Ciocca nel ruolo di Sara e con Rossella Brescia nel ruolo di Teresa adattamento Massimo Romeo Piparo e Roberto Proia regia Massimo Romeo Piparo direzione musicale Emanuele Friello coreografie Dalila Frassanito scene Teresa Caruso costumi Cecilia Betona luci Umile Vainieri suono Stefano Gorini produzione Peep Arrow Entertainment

Dal film che ha commosso l’Italia il Musical diretto da Massimo Romeo Piparo

La storia di Andrea Spezzacatena, il quindicenne che si tolse la vita perché vittima di bullismo e cyberbullismo, dopo il debutto in prima assoluta della scorsa Stagione al Teatro Sistina di Roma, sarà in scena nei teatri italiani con il musical Il ragazzo dai pantaloni rosa diretto da Massimo Romeo Piparo, che firma l’adattamento con Roberto Proia, sceneggiatore dell’omonimo film campione d’incassi prodotto da Eagle Pictures e Weekend Films. L’adattamento è in forma di juke box musical, e comprende una playlist di canzoni popolarissime del pop-rock italiano scelte come parte del racconto. Tra le altre, il brano di Arisa Canta ancora, reso celebre dal film e premiato ai Nastri d'Argento come migliore canzone originale, 100 messaggi, A modo tuo, Gigante, Il filo rosso, La fine, Sogna ragazzo sogna, Una musica può fare, Volevo essere un duro, e altre ancora, tutte arrangiate per il Musical dal maestro Emanuele Friello. Con l’inedita versione teatrale tratta dal film, Piparo sceglie di puntare tutto sulle emozioni, veicolando un messaggio di altissimo valore sociale. Il commovente racconto di una vicenda che riguarda tutti – ragazzi, famiglie, educatori, istituzioni – mira a raggiungere il cuore degli spettatori e a stimolare una riflessione profonda attraverso l’arte, la bellezza e la musica, non solo per denunciare un fenomeno purtroppo ancora dilagante, ma anche per guardare al futuro con rinnovata fiducia e speranza. “Spesso il lavoro di noi creativi e comunicatori si scontra con l’aderenza alla realtà che ci circonda. Ma il valore più grande che ha il Teatro è quello di fare da specchio alla società per far riflettere le spettatrici e gli spettatori nelle loro virtù e debolezze. Ecco che ogni tanto, nel grande mare dell’intrattenimento dal vivo – a volte tempestoso ma spesso piatto e schifosamente calmo – puntare la barra del timone su un’isola felice diventa vitale. Il ragazzo dai pantaloni rosa diventa per me una pietra miliare – dichiara Massimo Romeo Piparo – non solo una tappa di un percorso bensì l’approdo a una forma di creatività tout court che mi ha spinto a immaginare un intero spettacolo partendo da una forma di racconto totalmente diversa e lontana dal musical (il film cinematografico) per approdare ad un esempio di vero e proprio juke-box musical grazie alle “lezioni” che ho potuto ricevere sul campo cimentandomi in passato con capolavori come Mamma Mia!, We will rock you o il recentissimo Moulin Rouge! Il Musical.

Ho apprezzato moltissimo la forza dirompente con cui Teresa Manes, la mamma del ragazzo a cui il nostro racconto si ispira, ha voluto fortemente regalarci la sua dolorosissima esperienza: da genitore, credo che non esista un dolore più dilaniante di questo. E ho altresì ammirato la chiave di racconto che ha scelto Roberto Proia nella sua sceneggiatura affinché di questa tragedia emergesse l’aspetto più luminoso – se mai si potesse ipotizzarne uno – che è la voglia di guardare avanti saltando il mero tragico episodio per evidenziarne le cause che lo hanno preceduto. Nel contribuire umilmente al racconto attraverso un’opera ancora più evoluta – perché comprensiva anche della musica, linguaggio universale che coinvolge e unisce – ho addirittura voluto riportare idealmente Andrea “tra noi” nella veste di narratore, una sorta di “voce del pensiero” tipo “se oggi fossi ancora qui…”, rendendo più leggero il racconto nella speranza che arrivi il messaggio che il sacrificio di Andrea possa non essere vano ma riesca a far fermare gli adolescenti per un paio d’ore a pensare quanto sarebbe bello se tutti rispettassimo l’individualità degli altri senza affrettati giudizi e senza quella maledetta, tremenda, aberrante ricerca delle pecorelle contro cui farsi leoni”. Dopo un capillare tour nelle scuole italiane, il film Il ragazzo dai pantaloni rosa è approdato su Netflix a maggio 2025, dove è rimasto per oltre un mese nella top ten dei film più visti. Il lungometraggio, che ha ottenuto un grande successo di pubblico e critica, avrà anche un remake americano diretto da Nick Cassavetes con riprese previste già da quest’anno negli Stati Uniti per affrontare il tema universale del bullismo. Un obiettivo di sensibilizzazione già raggiunto dal film campione di incassi, tratto dal libro scritto dalla madre di Andrea Spezzacatena, Teresa Manes.

Dal 28 al 29 maggio 2027 

 CHI VUOL ESSERE DON CHISCIOTTE? 

 PRIMA NAZIONALE 

 regia e direzione artistica Davide Iacobone produzione Accademia Ucraina di Balletto corpo di ballo Formazione TAM supporto drammaturgico Alessandro Pedrazzi   

Viviamo in un presente saturo, in cui lo sguardo è costantemente catturato da una giostra di visioni contrastanti: immagini che si sovrappongono, cancellandosi l'una con l'altra in un moto perpetuo che mescola l’eco della violenza alla vacuità di ciò che è effimero. Qui, la realtà non è più un luogo da abitare, ma un rumore di fondo che paralizza. In scena, un campo da gioco, terreno di confronto costante fra due modi di resistere al presente. Da una parte, un Don Chisciotte rigido, il cui sforzo per processare il peso del reale implode in rigori e blocchi, come se si trattasse di un ingranaggio inceppato. Dall'altro lato del campo, ancora Don Chisciotte, ma la sua nemesi, il suo opposto, un uomo che, nella follia, trova una crepa per evadere poeticamente dalla realtà e che trasforma il dolore e la crudeltà in arte. Due Don Chisciotte non come entità separate, ma frammenti di un’unica identità infranta, riflesso dell'uomo contemporaneo, sospeso tra la necessità di esserci, presenziare e vedere, e l’intimo bisogno di ritrovare una dimensione dell’esistere più umana, più intima. Ad osservarli - o governarli? - vi è la figura di Sancio, entità “riflettente”, specchio vivente che testimonia silenziosamente questa scissione, obbligando il protagonista a misurarsi con la propria immagine e con il costo di una sintesi di sé non raggiunta. La sfida radicale della performance è, in primis, quella di non offrire facili soluzioni al problema ma, piuttosto, di rappresentare il doloroso attrito fra il desiderio di pace dell’individuo in un mondo belligerante, lo iato fra le istanze del Sé e i desideri degli Altri, l’intimo bisogno di creatività soggettivamente espressa e la pressione social(e) di rappresentarsi creativamente tutti allo stesso modo. Tutto questo viene rappresentato attraverso una danza che oscilla tra lo scatto nervoso e nevrotico del quotidiano e l'abbandono all'irreale e al sogno, interrogando dinamicamente lo spettacolo circa la natura stessa della sua libertà. Siamo carne da feed o eroi destinati ad essere non compresi e marginalizzati? Preferisci abbandonarti al rassicurante schema delle cose, pur divenendo prigione di te stessa/o, oppure sei disposto a gridare forte il tuo essere con il rischio di diventare disturbo e, per alcuni, anche disturbato? Tra la rigidità di chi subisce il mondo e la follia di chi, pericolosamente, lo reinventa, il campo è tracciato! Resti immobile, o hai il coraggio di perderti?

Follow The Monday 

 Il pensiero in scena: idee e stimoli per affrontare la complessità dei nostri tempi

28 settembre ALESSANDRO BERGONZONI 12 ottobre JACOPO FO 19 ottobre MATTEO LANCINI 26 ottobre PAOLO COLOMBO 2 novembre DIEGO PASSONI 9 novembre TOMASO MONTANARI 16 novembre FEDERICO RAMPINI 23 novembre VITTORIO LINGIARDI 30 novembre PAOLO COLOMBO 4 gennaio SIGFRIDO RANUCCI 11 gennaio MARIA BOSCO / GEOPOP 25 gennaio PAOLO COLOMBO 8 febbraio TELMO PIEVANI 22 febbraio ALESSANDRO D’AVENIA 1 marzo SERENA DANDINI 8 marzo THONY/ORCHESTRA MULTIETNICA DI AREZZO 22 marzo NICCOLÒ FETTARAPPA 5 aprile JACOPO VENEZIANI 12 aprile DARIA BIGNARDI 19 aprile ASCANIO CELESTINI 26 aprile FRANCESCO PICCOLO 10 maggio CONCITA DE GREGORIO ED ERICA MOU 24 maggio GABRIELLA GREISON

28 settembre 2026, ore 20.30 
 ALESSANDRO BERGONZONI 
 Voto di Vastità 

 Anni fa, l’ho fatto, il voto di vastità. No casta tantomeno castità. Mai nell’arte nella letteratura. Un voto una promessa. Più che per chiedere (una) grazia per ringraziare di poter riuscire ad espandere quell’impegno e quell’ingegno interiore ed ulteriore, per l’oltre e per l’altro da me. La vastità vuol esser una virtù d’amori apossessivi, ma ossessivi dell’incanto. Tutto qui? Purché sia sempre tutto, con tutti, ininterrottamente. Un dono inestimabile, misterioso, segreto, secreto, e spettacolare. Arcano e C/arcano.

12 ottobre 2026, ore 20.30 
 JACOPO FO 
 Com’è esser figlio di Franca Rame e Dario Fo 
 con Jacopo Fo tratto dall’omonimo libro edito da Guanda regia Felice Cappa produzione C.T.F.R. srl distribuzione Corvino Produzioni

“Un giorno mio padre mi regalò l’unico consiglio sulla scrittura che mi abbia mai dato: mi disse che se mentre scrivi ti inchiodi e la storia non va più avanti, molto probabilmente hai preso una deviazione sbagliata. Allora devi tornare indietro fino all’ultimo passaggio che ti convince, ti appassiona, e da lì riprendere il racconto cercando un diverso sviluppo... Quando sono arrivato a scrivere gran parte di questo racconto mi sono inchiodato.” Così inizia il racconto di Jacopo Fo che raccoglie in un libro, che poi si fa spettacolo, una serie di racconti e ricordi per cercare di rispondere alla domanda che in assoluto gli è stata fatta più volte nel corso della sua vita: Com’è esser figlio di Franca Rame e Dario Fo? Ma anche… Com’è crescere con due genitori così? Cosa ti hanno lasciato? Cosa hai imparato? Tutte curiosità ai cui cerchi di dare una risposta, quesiti che all’inizio di un’intervista sai già che ti verranno posti. Domande alle quali pensi sempre di avere la risposta pronta, ma mentre tu parti per rispondere con la solita tiritera ti succede che sempre nuovi ricordi ed emozioni ti riaffiorano alla mente. In questo racconto Jacopo Fo cerca di portarci nel suo mondo di guitti e attori girovaghi, di affabulatori, di scenografi e disegnatori di favole che hanno sempre delle salde fondamenta nella storia del nostro Paese: “Quello che penso di poterti segnalare scrivendo questo racconto, è l’esistenza di alcuni meccanismi elementari che nella mia storia sono stati particolarmente importanti perché sono nato in una famiglia governata dagli estremi, da situazioni al limite della realtà, e ho visto cose che a non tutti capita di vedere. Quel che mi interessa raccontare è il punto di vista inusuale dal quale mi sono trovato a guardare. In effetti, in questo momento non ho esattamente la capacità di dare grandi consigli o di dire verità immense e universali. Scrivo per mettere in fila i fatti salienti e magari capirci qualche cosa, pensando contemporaneamente che una simile sfilata di eventi possa servire a qualcun’altro che magari possa arrivare a sintetizzare qualche idea sensata su cosa stiamo qui a fare, vivi, e cosa potremmo fare di utile o quantomeno di gradevole.”

ESTRATTI 
 Franca, una santa 
 Per lei la gente aveva un particolare rispetto. Ed è proprio la parola adatta: “rispetto”. Quando è morta più di un compagno, ricordando una delle infinite imprese, mi ha detto: “Sai quando mi telefonava tua madre dovevo alzarmi in piedi”. Cioè a dire che doveva mettersi sull’attenti… Non che mia madre si comportasse come un generale e desse ordini. Chiedeva continuamente consigli e poi li ascoltava pure. Poi le persone adoravano realizzare quel che lei domandava… Al suo funerale c’erano migliaia di donne con la sciarpa rossa. Molte compagne quel giorno e negli anni successivi mi hanno preso da parte e mi hanno detto: “Solo grazie a tua madre ho trovato il coraggio di raccontare la violenza che ho subito anch’io”. Franca era un punto di riferimento, qualunque tempo facesse in cielo su di lei potevi contare. Mesi fa mi ha telefonato una donna: “Volevo dirti che devo ringraziare tua mamma perché mi ha risolto una situazione drammatica!” E io: “Grazie, ma Franca è morta ormai da anni...!” “Sì, ma lei mi ha aiutato pochi giorni fa! Ero disperata e ho detto: Franca aiutami tu! E lei mi ha detto cosa fare e ha funzionato!” Ascolto interdetto. Vuoi vedere che viene fuori un culto para religioso? Santa Franca delle cause impossibili!

È il pubblico che fa lo spettacolo. Ogni tanto a teatro viene uno spettatore che ride in modo comico ed è straordinario perché trascina tutti. Ci sono quelli che hanno addirittura lo scoppio ritardato perché all’inizio della risata restano soffocati e quindi silenziosi, poi esplodono cercando di respirare e la gente che ha appena smesso di ridere riparte. A volte resti zitto per un minuto ad aspettare che le risate e le risate sulle risate, finiscano. Un piacere abissale! Questo piacere e l’emozione che questo mestiere ti dà permettono all’attore di realizzare imprese impossibili.

19 ottobre 2026, ore 20.30 

 MATTEO LANCINI 
 A volte ti amo 

 di e con Matteo Lancini drammaturgia Emanuele Aldrovandi produzione Mismaonda

Adolescenti e giovani adulti interpretano in modo del tutto nuovo la sessualità, l’intimità e le relazioni. L’esperienza della coppia si caratterizza per legami intermittenti, paura del rifiuto e desiderio di riconoscimento, a testimonianza di come oggi tutti, non solo le nuove generazioni, oscillino tra il bisogno profondo di essere amati e la difficoltà di restare davvero insieme. Uno spettacolo che esplora le relazioni amorose delle nuove generazioni e che conduce lo spettatore a riflettere sui nostri bisogni più autentici e sul rapporto sempre più complicato tra sé e l’altro, tra il singolo e la collettività.

26 ottobre 2026, ore 20.30 


Nelson Mandela e la lotta all’Apartheid. 

La “Carta della libertà” sudafricana di e con Paolo Colombo suoni e immagini di Daniele Vaschi

In questo History Telling - che ha come filo conduttore la vita di Nelson Mandela, l’evolversi delle sue idee politiche e la sua azione di lotta per la libertà - Paolo Colombo racconta la lotta all’apartheid e la sua eroica genesi, che ha una data d’inizio: 24-25 giugno 1955. In quei due giorni si tiene il primo congresso nazionale sudafricano, con tutte le organizzazioni rappresentative delle popolazioni oppresse: vi si discute e vota la Freedom Charter, la “Carta della libertà”, che esprime la volontà di cambiare le cose e progettare un futuro più libero e democratico. E tutto questo in pieno regime di apartheid, con tutti contro: le forze governative, la polizia, i mezzi di comunicazione… una vicenda straordinaria, un’avventura epica, un passaggio di civiltà memorabile, non solo per il Sudafrica ma per il mondo intero.

2 novembre 2026, ore 20.30 

DIEGO PASSONI 
 Siamo tutti sulla stessa Arca 

 scritto da Diego Passoni in collaborazione con Federica Cacciola regia Enzo Curcurù

Un viaggio nel primo libro della Bibbia - che quasi nessuno ha letto davvero - per scoprire che ce lo hanno raccontato male, e che ha molto ancora da dire su di noi e sui nostri giorni. Un libro pieno di speranze, sesso, sangue, bugie, violenza e scene di nudo, e dunque irresistibile! Diego Passoni è stato ballerino e conduttore Tv, da più di vent’anni con la Pina e la Vale accompagna a casa gli ascoltatori di Pinocchio su radio Deejay; scrive, percorre cammini, e studia con passione le Scritture.

9 novembre 2026, ore 20.30 

 TOMASO MONTANARI 
 L’arte della pace 

 di e con Tomaso Montanari produzione Teatro Carcano 

Tomaso Montanari, Rettore dell'Università per Stranieri di Siena, storico dell'arte e saggista di fama nazionale, terrà una lectio magistralis sul tema "Arte della Pace". Per secoli gli artisti si sono trovati a raffigurare la guerra: a normalizzarla, abbellirla, camuffarla, celebrarla, spesso, addirittura ad esaltarla. Perché gli artisti hanno a lungo lavorato, e in un certo senso ancora lavorano, per committenti che non di rado coincidono con chi la guerra la decide, la vuole, ne trae vantaggio. Ma lungo tutta la storia dell’arte si snoda un altro filo, forse minoritario, ma luminoso e profetico: quello di un’arte capace di dire la verità sulla guerra, intenzionalmente o a volte anche no. La lezione percorre alcuni casi noti e altri invece quasi sconosciuti, ripercorrendo questa secolare tradizione, oggi così preziosa e parlante: quella dell’arte che ha svelato la guerra per quello che è: una inutile strage. Un percorso illuminante: che fa sentire meno soli, e ci restituisce la possibilità di un mondo diverso.

16 novembre 2026, ore 20.30 

 FEDERICO RAMPINI 
 Argento Vivo Si allunga la longevità. 
Sorpresa: "noi" siamo una buona notizia 

 testi originali di Federico Rampini interpretati dall’autore produzione Teatro Carcano

Viviamo sotto la dittatura feroce del catastrofismo mediatico, dell’allarmismo. Progressi meravigliosi della civiltà umana che hanno allungato la vita media vengono distorti da una narrazione angosciante. Dopo aver urlato per decenni che il pianeta era sull’orlo del collasso per la "bomba demografica" (troppe nascite, troppe bocche da sfamare!), gli stessi profeti di sventura hanno rovesciato il messaggio: il nuovo cocktail malefico è fatto di spopolamento + invecchiamento. Federico Rampini, fresco settantenne, estrae dalla sua vita globale (America, Estremo Oriente) un racconto completamente diverso. Le società che hanno una marcia in più sono quelle che hanno capito il valore delle generazioni "mature", e ne fanno buon uso. In Giappone si parla di un ricco "dividendo della longevità", in America c’è un boom di imprenditori ultrasettantenni. Rampini propone un manifesto generazionale: altro che un peso per la società, come il colore dei nostri capelli "noi" siamo Argento Vivo. Si è aperta una nuova stagione della storia umana in cui noi diamo una marcia in più a tutti gli altri.

23 novembre 2026, ore 20.30 

 VITTORIO LINGIARDI 
 Farsi male. Variazioni sul masochismo. lectio con letture 

 di Vittorio Lingiardi e Gianni Forte con Vittorio Lingiardi (voce narrante) e Federica Fracassi (voce recitante) line producer Elisa Brivio responsabile tecnico Gianluca Patrito produzione The Italian Literary Agency

Succede a tutti di farsi male. Lezioni sul masochismo, tratto dal libro di Vittorio Lingiardi, ci conduce in un territorio intimo e spesso rimosso: quello delle sofferenze a cui, più o meno consapevolmente, ci consegniamo da soli. Lingiardi, con le letture di Federica Fracassi, traccia un confine sottile ma decisivo tra convivenza e connivenza con il dolore, esplorando le forme quotidiane del masochismo contemporaneo — non come gesto estremo, ma come struttura della personalità e delle relazioni. Una lectio accompagnata da un montaggio video originale che dialoga con la musica e la parola evocando immaginari cinematografici, in cui scene di film emblematici richiamano la quotidianità del nostro “farci male”. Attraversiamo così stanze interiori fatte di autocritica, ideali irraggiungibili, sensi di colpa che non finiscono mai: un racconto che parla di noi, della vita di tutti i giorni, fino ad aprirsi sul dolore del mondo.

30 novembre 2026, ore 20.30 

 PAOLO COLOMBO 
 Il grande gioco dell’AI. Storie di intelligenze umane e artificiali 

 di e con Paolo Colombo e Sergio Amati luci e suoni di Stefano Tumiati 

Cosa unisce il genio matematico di Alan Turing, il Progetto Manhattan di Oppenheimer, le intuizioni sul machine learning di Claude Shannon e l’epica sfida tra lo scacchista Garry Kasparov e il supercomputer Deep Blue? In un avvincente percorso a livelli – strutturato come un vero e proprio videogame – questo History Telling ripercorre le tappe storiche fondamentali che hanno trasformato i calcolatori in macchine capaci di "pensare", "vedere" e persino "immaginare". Attraverso il dialogo tra Paolo Colombo e un’AI di ultima generazione personalizzata e fin troppo umana, il pubblico viene guidato dietro le quinte della rivoluzione algoritmica, tra automi meccanici e giganteschi database, pagine di grandi scrittori e disegni animati giapponesi. Una ricostruzione storica ma anche una narrazione pop, ritmata da musica e videoclip, per provare a rispondere alla domanda più grande: in un mondo dominato dagli algoritmi, qual è la scintilla che ci salverà dall’omologazione? Per capire dove stiamo andando, senza dimenticare da dove siamo partiti.  

Al Carcano in Pe’ 

 La citazione di Jannacci cara al nostro teatro apre la strada alla Stand-up e alla comicità 

13 ottobre 2026 DANIELE TINTI 
 10-11 novembre 2026 STEFANO RAPONE 
 9 dicembre 2026 FRANCESCA REGGIANI e CHIARA BECCHIMANZI 
 23 febbraio 2027 FRANCESCO FANUCCHI 
 2 marzo 2027 ANNAGAIA MARCHIORO 
 15-16 marzo 2027 STEFANO RAPONE 
 23-26 marzo 2027 PAOLA MINACCIONI 
 27 aprile 2027 TIZIANO LA BELLA 
 13-16 maggio 2027 TERZO SEGRETO DI SATIRA 

I Fantaweekend 

Grandi storie per piccoli sguardi: il teatro che accende la meraviglia a cura di FantaTeatro

Per il bicentenario della nascita di Carlo Collodi 

 Sabato 17 ottobre 2026, ore 15.00 

 PINOCCHIO 

 di Carlo Collodi adattamento e regia Sandra Bertuzzi scene Federico Zuntini costumi Atelier Fantateatro produzione Fantateatro

dai 4 anni Tratta dal libro di Carlo Collodi (all’anagrafe Carlo Lorenzini) Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, che è stato pubblicato in 187 edizioni e tradotto in 260 lingue o dialetti, la riduzione di Fantateatro ne rispecchia la trama e i contenuti restituendolo al pubblico con freschezza. Lo spettacolo affronta i temi che l’autore sviluppa nel suo racconto, esaltandoli e rendendoli attuali, con un tocco di poesia e candore che creano veri e propri momenti di commozione. Ciò che più viene messo in evidenza è il contrasto tra rispettabilità e libero istinto, tra la convenzione delle regole e il desiderio di libertà, un cammino difficile pieno di scelte che porta alla maturità. Le ricche animazioni piene di movimento e colore rendono la messa in scena un meraviglioso dipinto in cui i personaggi compaiono e scompaiono magicamente. La recitazione fresca e brillante coinvolge gli spettatori in un divertente viaggio che porta Pinocchio a diventare bambino

Domenica 29 novembre 2026, ore 11.00 

 GLI ELFI DI BABBO NATALE 

 testo e regia Sandra Bertuzzi scene Federico Zuntini costumi Atelier Fantateatro produzione Fantateatro

dai 3 anni Siamo ormai alla vigilia di Natale, tutti gli elfi di Babbo Natale sono in fermento per la notte più importante dell’anno. Ma proprio in questo momento delicato arrivano dei nuovi apprendisti elfi da istruire e, è cosa nota, gli elfi sono molto dispettosi, tanto che uno scherzo all’apparenza innocente rischia di mettere a repentaglio la consegna dei regali. Saranno l’amore e la bontà a mettere tutto a posto e a regalare allo spettacolo il lieto fine. Un tuffo nell’atmosfera magica del Natale, un viaggio nella poesia, nella dolcezza, ma anche tanta musica e divertimento. Uno show ricco di emozione e stupore, che dà l’illusione della vera magia e vede scatenarsi nella danza tutti gli elfi nella colorata scenografia che rappresenta la casa di Babbo Natale. Le canzoni cantate dal vivo fanno da padrone di casa e regalano grandi emozioni.

Domenica 31 gennaio 2027, ore 11.00 

 IL CARNEVALE DEGLI ANIMALI 

 di Camille Saint-Saëns adattamento e regia Sandra Bertuzzi scene Federico Zuntini costumi Atelier Fantateatro produzione Fantateatro

dai 4 anni Il Carnevale degli Animali è una delle più famose opere del compositore francese Camille Saint-Saëns, che vuole descrivere attraverso la musica una variopinta galleria di animali. Fantateatro utilizza queste splendide composizioni musicali per presentare elefanti, asini, tartarughe, galline, galli, pesci, canguri, leoni, cigni e uccelli che manifestano i caratteri e i sentimenti degli uomini. Tutti gli animali si ritrovano all’ingresso dell’arca di Noè, un’occasione per conoscersi e imparare a rispettarsi sulle note della musica classica. Il pubblico assiste quindi a una “sfilata” di animali colorata e divertente, resa ancora più stupefacente dei bellissimi costumi in gommapiuma nati dalla fantasia dello scenografo Federico Zuntini

Sabato 6 marzo 2027, ore 15.00 

 ROBIN HOOD dalle leggende gallesi 

 adattamento e regia Sandra Bertuzzi musiche originali Piero Monterisi e Maurizio Mariani scene Federico Zuntini costumi Atelier Fantateatro produzione Fantateatro 

dai 4 anni Nell’Inghilterra medioevale, il nobile Robin di Locksley, rimasto fedele a Re Riccardo Cuor di Leone, si oppone al nuovo sovrano di Inghilterra, suo fratello il principe Giovanni. Costretto alla fuga, Robin si nasconde nei boschi e inizia a farsi chiamare “Robin Hood”: altri ribelli come Little John si uniscono a lui e iniziano a svaligiare le casse del regno per ripartirle fra la povera gente. Arciere formidabile, Robin decide di partecipare a un torneo indetto dal principe Giovanni per farsi notare dalla sua amata Lady Marian, quando viene scoperto dallo sceriffo di Nottingham. Uno spettacolo epico e comico al tempo stesso, in cui il carattere dell’eroe protagonista è in grado di farci riflettere sui valori per cui vale la pena lottare: la generosità e la giustizia. La messa in scena è arricchita da splendidi fondali videoproiettati, strepitose coreografie di Simona Pulvirenti e accattivanti musiche originali cantate dal vivo dagli attori, scritte per l’occasione da due grandi musicisti di fama nazionale e internazionale, Piero Monterisi e Maurizio Mariani.

Domenica 21 marzo 2027, ore 11.00 

 LA REGINA CARCIOFONA 

 testo e regia Sandra Bertuzzi scene Federico Zuntini costumi Atelier Fantateatro produzione Fantateatro

dai 3 anni Verdulonia è il rigoglioso regno governato dalla meravigliosa Regina Carciofona mentre Fruttisia ha come sovrano il buffo Re Limoncino. Per una sciocca discussione tra i due regni scoppia un’inutile guerra a suon di frutta e verdura. Riusciranno l’intelligenza e la tolleranza a far tornare la pace e a insegnare al mondo i segreti di una sana alimentazione e del vivere felici? Il successo di questo racconto ha portato la compagnia Fantateatro a scrivere un audiolibro omonimo pubblicato nel 2012.

Domenica 18 aprile 2027, ore 11.00 

 IL GATTO CON GLI STIVALI 

 di Giovanni Francesco Straparola adattamento e regia Sandra Bertuzzi scene Federico Zuntini costumi Atelier Fantateatro produzione Fantateatro 

dai 4 anni Un ricco e vecchio mugnaio in punto di morte chiama a sé i suoi tre figli: al figlio maggiore lascia in eredità il mulino, al secondogenito viene lasciato il mulo e una casa di campagna mentre al figlio minore viene lasciato un gatto. Il ragazzo è triste e deluso: cosa se ne fa di un gatto? Sconsolato, si siede su una roccia a pensare il da farsi, quando il gatto gli dice di non preoccuparsi: insieme faranno fortuna! La compagnia Fantateatro propone questo piccolo classico tra duelli di spada e canzoni per dimostrare che la vera nobiltà è affare di cuore. I costumi e le enormi maschere di scena sono frutto dell’ingegno dello scenografo Federico Zuntini.

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