Arrivato a questo punto
testo e regia Gioele Dix
con Gioele Dix
disegno luci Cesare Agoni
aiuto regia Beatrice Cazzaro
produzione Centro Teatrale Bresciano
con Giovit
Una stanza vuota, linda, lineare. Una parete di fondo nera, come una grande lavagna.
Un uomo entra e si guarda attorno. È calmo, ma disorientato. Gli pare di aver perso la memoria, almeno in buona parte. Vorrebbe recuperarla, sente che è lì per fare il punto sulla sua vita, ma al momento ricorda solo futilità e storielle. E intuisce che il suo buonumore non potrà durare in eterno. La sua mente è ormai satura di immagini, troppe immagini, e cerca così il soccorso benefico che soltanto le parole possono dargli, giuste o sbagliate che siano. Chissà, forse la sorprendente scatola magica in cui è capitato, così riparata dal mondo, così sicura, sarà il luogo più adatto per ritrovarle...
Gioele Dix torna in scena con Arrivato a questo punto, testo originale dedicato alla forza evocativa del teatro, denso di pensieri e spunti comici. Il protagonista svolge un’indagine su sé stesso, una sorta di inventario – fra occasioni colte al volo e appuntamenti mancati – per raccontare come va la vita di questi tempi, la sua e la nostra. A guidarlo nel labirinto della memoria molti suoni ed effetti: una voce lontana, un rumore familiare, una melodia improvvisa. Ogni eco diventa una chiave, ogni nota una rivelazione.
In Arrivato a questo punto Dix alimenta la sua scrittura con vicende pubbliche e private, frammenti letterari, invettive liberatorie. Parla di libri prestati e mai restituiti, di automobili che odiano i loro autisti. Racconta di epiche brutte figure e di liste della spesa scritte solo per uscire di casa. Elogia la pigrizia come forma di saggezza e pure le chiacchiere apparentemente vacue sulle chat. Racconta di figli che ridono nel sonno e di padri ridotti al silenzio dal dolore. Una narrazione che devia di continuo dal proprio percorso, ma grazie alle divagazioni non perde il filo.
Nel finale, il protagonista ritroverà il bandolo della memoria grazie a un ricordo che per troppo tempo aveva scelto di tenere sepolto. E sarà un suono ostile e misterioso, diventato nel frattempo familiare, a riconciliarlo con la sua esistenza.
Fino alla prossima amnesia, volontaria o involontaria che sia.
Arrivato a questo punto è uno spettacolo che oscilla tra comico e tragico, senza mai cedere all’enfasi. Perché solo l’ironia sa proteggere i sentimenti dalla retorica. Il protagonista ride di sé stesso e della propria memoria infedele e nel farlo si riappropria della sua identità confusa.
Con questo nuovo titolo, Gioele Dix fa un’aperta dichiarazione d’amore al teatro e alla cura antica che dedica alla parola, in un tempo in cui ci si fida quasi esclusivamente delle immagini. E chiede al pubblico di farsi complice, convinto che la riflessione sia ancora una forma di piacere da condividere.
Produzione CTB
27 ottobre – 1 novembre 2026
Teatro Renato Borsoni
Amen
di Massimo Recalcati
drammaturgia e regia Claudio Autelli
con (in o. a.) Salvatore Alfano, Tommaso Allione, Ludovica Angelini,
Caterina Erba, Gabriele Martini, Michele Marullo, Pietro Moser,
Emilia Tiburzi e Giorgia Zatti
scene e costumi Gregorio Zurla
luci Omar Scala
musiche originali Gianluca Agostini
cura del movimento Davide Montagna
assistente alla regia Elena Patacchini
produzione Teatro Franco Parenti, Centro Teatrale Bresciano
Siamo soli. Non ci sono piú padri. Solo figli. Non ci sono più nemmeno le madri.
Massimo Recalcati
Un’esistenza sul confine tra la vita e la morte, tra battesimo ed estrema unzione.
La nuda fede di una madre verso il battito del cuore del figlio.
Un vecchio soldato, sopravvissuto alla guerra, insegna la forza del passo nella neve.
Sullo sfondo i ricordi di una vita e la presenza incombente della fine. Una preghiera nel nome della vita che non vuole morire.
“Il grande tema di Amen – dichiara Massimo Recalcati – è la resistenza della vita non solo al destino ineluttabile della morte, ma soprattutto alla tentazione della morte. Come può la vita essere viva anche dove c’è la presenza della fine?”.
Il testo racconta la lunga notte di un ragazzo, in bilico tra sogno e realtà, circondato da frammenti di vita, ricordi, presenze. Accanto a lui, una madre vigile e un soldato venuto da un’altra epoca, che insegna la resistenza come ritmo e respiro.
Amen, primo testo teatrale di Massimo Recalcati, è un viaggio interiore che indaga il rapporto tra nascita e morte, tra il bisogno di capire e l’impossibilità di afferrare un senso definitivo.
Claudio Autelli firma la regia di uno spettacolo corale, in cui un gruppo di giovani attori dà corpo e voce a immagini, pensieri e memorie del protagonista. La scena si fa archivio di emozioni e vissuti, uno spazio sospeso dove biografia e riflessione esistenziale s’intrecciano. Un’indagine sulla fragilità dell’essere umano, sul tempo che ci attraversa, sulla ricerca ostinata di un modo per restare.
“Sin da ragazzo, da quando avevo vent’anni – annota l’autore – volevo scrivere di teatro. Ero un vero appassionato di teatro, mangiavo pane e teatro. Durante il primo lockdown ho cominciato a scrivere un testo. Mentre scrivevo attorno c’era la morte. Amen è la parola che consacra la possibilità che la vita possa esistere anche dove è la morte, che la morte non possa essere l’ultima parola sulla vita.”
Produzione CTB
3 - 8 novembre 2026
Teatro Renato Borsoni
Sorridere, ridere, sganasciarsi, scompisciarsi
Ridere per conoscere…per ridere
concept e regia Moni Ovadia
con Moni Ovadia e Giovanna Famulari
aiuto regia Elisa Savi
produzione Centro Teatrale Bresciano
in collaborazione con Corvino Produzioni
Uno spettacolo che prende la forma di una brillante “lezione di umorismo”, in cui si esplorano i meccanismi che fanno nascere la risata: ironia, sarcasmo, paradosso, nonsense.
Moni Ovadia, attore, autore e affabulatore tra i più originali della scena italiana, legato alla tradizione ebraica dove la risata è strumento di pensiero, libertà e intelligenza critica, guida il pubblico in questo viaggio tra citazioni colte e irresistibili esempi: witz, barzellette, aforismi, giochi di parole, canzoni comiche.
In uno spazio scenico essenziale – un tavolo con pochi oggetti e una lavagna di scuola su cui annotare di volta in volta le forme dell’umorismo – Ovadia costruisce un racconto vivo e coinvolgente, in cui la riflessione si intreccia continuamente con il piacere del racconto e della battuta. Ad accompagnarlo in scena la violoncellista e pianista Giovanna Famulari.
Ne nasce uno spettacolo intelligente e divertente, capace di far riflettere sul potere profondo della risata.
“Che il ridere sia esperienza cognitiva – riflette Moni Ovadia – lo attestano diversi studi e saggi come Le “Rire” del filosofo francese Henry Bergson, Il motto di spirito di Sigmund Freud, 107 Storielle di Slavoj Žižek. Significativa è anche l’affermazione del celebre filosofo austriaco Ludwig Wttgenstein che dice: ‘Oggi un serio saggio filosofico dovrebbe essere costituito da barzellette’. Ma per me sono state memorabili le tenzoni notturne a colpi di barzellette con il grandissimo intellettuale Umberto Eco”.
Produzione CTB
5 - 19 novembre 2026
Teatro Mina Mezzadri
La Signora del gioco
C’era e non c’era una donna qual fo brusata
di e con Giuseppina Turra
ispirato al libro La Signora del gioco di Luisa Muraro
spazio scenico Marco Cillis
musiche Fulvio Sigurtà e Maurice Durufle
video Leonardo Modonutto
disegno luci Cesare Agoni
costumi Margherita Baldoni
assistente alla regia Federica Cremaschi
produzione Centro Teatrale Bresciano
con il sostegno della Commissione Pari Opportunità del Comune di Brescia
Esiste un legame tra sogno e stregoneria. E un legame esiste anche nella profonda analogia tra il gioco e il sogno, perché nell’una come nell’altra situazione si fanno esperienze straordinarie, si usa si consuma, senza che l’ordine delle cose ne sia alterato, alla fine tutto ritorna come prima.
Luisa Muraro
Una donna torna a parlare dal cuore della storia. È Benvegnuda Pincinella, nata a Nave e arsa sul rogo in Piazza della Loggia dopo essere stata inquisita due volte per stregoneria nei primi decenni del Cinquecento. La scena diventa lo spazio in cui la sua voce riemerge, attraversando memoria, visioni e frammenti di un passato che non smette di interrogare il presente.
Pincinella prende forma come presenza viva e inquieta: una donna che racconta e reinventa se stessa, sospesa tra documento storico e immaginazione, tra le parole del suo tempo e quelle di oggi. Il racconto si muove così in un continuo slittamento tra epoche diverse, dove immagini, suoni e presenze costruiscono una dimensione scenica capace di evocare il suo mondo interiore e la violenza della storia che l’ha travolta.
Al centro rimane una domanda: chi è davvero questa donna? La sua figura nasce dall’incontro tra le testimonianze dei processi e uno sguardo contemporaneo che prova a rileggerle, facendo emergere una voce femminile rimasta troppo a lungo sepolta.
A fare da guida alla drammaturgia è Luisa Muraro, autrice del saggio del 2006 da cui lo spettacolo trae ispirazione e titolo: una voce che affiora nella sua lucida analisi delle fonti processuali relative al secondo processo contro Pincinella, così come riportate nei Diarii di Marin Sanudo (1496–1533).
In un lavoro che trapunta le parole contemporanee di Muraro e quelle, in volgare cinquecentesco, di Pincinella, Giuseppina Turra trasforma questa vicenda in un’esperienza poetica e teatrale che restituisce alla memoria il suo potere più profondo: quello di parlare ancora a noi, oggi, e di rivelare quanto il passato sia meno lontano di quanto crediamo. Prende forma così un “presente poetico” che, nella riflessione di Giuseppina Turra, appare come l’unico spazio capace di custodire la potenza pacificatrice del linguaggio nei corpi.
Produzione CTB
17 -22 novembre 2026
Teatro Sociale
Non si sa come
di Luigi Pirandello
con Franco Branciaroli,
Alessandro Albertin, Valentina Violo, Ester Galazzi,
Emanuele Fortunati
regia Paolo Valerio
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Gigi Saccomandi
movimenti di scena Monica Codena
video Alessandro Papa
produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro de Gli Incamminati, Teatro Biondo di Palermo
“Le cose che si sanno, non significano allora più nulla!”. La battuta del conte Romeo Daddi condensa tutta l’inquietante destabilizzazione che attraversa Non si sa come, ultima opera compiuta di Luigi Pirandello. Un testo magnetico e perturbante che scava nelle zone più oscure della coscienza e mette in crisi l’idea stessa di identità e responsabilità.
A novant’anni dalla sua prima rappresentazione, Paolo Valerio sceglie questo capolavoro per proseguire il suo percorso di indagine nell’animo umano, iniziato con La coscienza di Zeno. Forte della lezione sveviana, il regista approda ora alla scrittura spietata di Pirandello, che esplora con lucidità implacabile le crepe della razionalità e il confine fragile tra coscienza e istinto.
Protagonista è Franco Branciaroli, interprete di straordinaria autorevolezza, capace di attraversare con naturalezza i grandi ruoli di Shakespeare e Goldoni e di restituire qui tutta la complessità del conte Romeo Daddi. Attorno a lui si muove un gruppo di personaggi appartenenti a un ambiente colto e raffinato, convinti di dominare la propria vita attraverso la ragione e il controllo. Ma improvvisamente una rivelazione sconvolge quell’equilibrio apparente: un gesto compiuto “non si sa come”, un impulso improvviso e inspiegabile, un “delitto innocente” che sfugge alla volontà e alla coscienza.
La vicenda prende avvio quando Daddi confessa all’amico Giorgio Vanzi di aver baciato la moglie di lui durante una festa, senza comprenderne davvero la ragione. Da quella confessione emerge progressivamente un passato oscuro e inquietante: lo stesso Daddi ha ucciso anni prima un uomo, anche allora senza sapere perché. Il dramma si trasforma così in un vertiginoso confronto tra colpa, responsabilità e inconscio, dove i personaggi sono costretti a interrogarsi su quella forza irrazionale che può irrompere nella vita e travolgere ogni certezza morale.
Ne nasce un’analisi lucida e inquietante della psicologia umana, sorprendentemente attuale, che interroga direttamente il pubblico contemporaneo. La regia di Valerio amplifica questo viaggio interiore attraverso un dispositivo scenico che integra teatro e linguaggi multimediali, trasformando immagini e proiezioni in veri e propri leitmotiv visivi delle tensioni interiori dei personaggi.
Il risultato è uno spettacolo dove la parola pirandelliana si fa materia viva e dove la scena diventa lo spazio in cui l’identità si incrina e l’io rivela la presenza inquieta di un “secondo io”, capace di emergere quando meno ce lo aspettiamo.
Produzione CTB
21 - 24 novembre 2026
Teatro Mina Mezzadri
A colpi d’ascia
Un’irritazione
di Thomas Bernhard
traduzione Agnese Grieco e Renata Colorni
riduzione drammaturgica, regia e interpretazione
Marco Sgrosso
musiche dal vivo Cristiano Arcelli (sassofoni,
flauto traverso melodica e clarinetto basso)
disegno luci Loredana Oddone
cura del suono Roberto Passuti
produzione Centro Teatrale Bresciano
in collaborazione con Le Belle Bandiere
un ringraziamento a Elena Bucci per la sua preziosa voce
“Incantato dallo stile fulmineo e ridondante di Bernhard, dall’intreccio di reiterazioni, assonanze e dissonanze che rendono i suoi testi simili a partiture musicali, l’idea di lavorare a una riduzione di questo romanzo mi seduceva da tempo, per il fascino che esercita su di me la figura del narratore: uomo tormentato, aggressivo ma vulnerabile, simile a un animale braccato.
Nel mio percorso in solo, questo ritratto si collega ad altri due affrontati in passato e accomunati a lui dall’urgenza di raccontarsi con impietosa sincerità attraverso un flusso inarrestabile di parole. Dopo la straziata madre/figlio di Ella di Achternbusch e il tormentato “io” delle Memorie del sottosuolo di Dostoevskji, l’approdo al drammaturgo/alter ego di A colpi d’ascia segna la chiusura ideale di una trilogia dedicata al tema della confessione e dell’identità frantumata.
Nel romanzo di Bernhard, mi ha profondamente colpito l’analisi della figura dell’uomo-artista in conflitto con se stesso prima ancora che con gli altri e tanto più incatenato alle figure che popolano il suo universo quanto più fortemente vorrebbe fuggirle. Con la sua ironia spietata, Bernhard scandaglia miserie, perfidie e ipocrisie dell’ambiente artistico della sua amata e odiata Vienna, ma il livido quadro finale che emerge da questo vorticoso pamphlet non ha confini geografici. Senza sconti per nessuno, letteralmente a colpi d’ascia, la sua penna implacabile traccia ritratti al vetriolo di artisti e intellettuali riuniti nell’atroce mondanità di una cena artistica come a un festino di maschere grottesche, in cui falsità, invidie, cinismo e arroganza affiorano senza pudore e il tragico suicidio di una sfortunata amica comune diventa palcoscenico di orrende bassezze e ridicole vanità.
Alla passione disperata che trapela a dispetto dell’asprezza amara delle parole, s’intrecciano le melodie di Mahler, Purcell, Beethoven, le voci struggenti di Marlene e Dalida e i fiati morbidi o stridenti dei preziosi strumenti del musico, testimone misterioso e distaccato di una confessione priva di catarsi”.
Marco Sgrosso
Produzione CTB
24 - 29 novembre 2026
Teatro Renato Borsoni
Fedra
di Ghiannis Ritsos
traduzione Nicola Crocetti
regia Francesco Biagetti
con Elisabetta Pozzi
musiche Daniele D’Angelo
luci Cesare Agoni
scene Guido Buganza
cura del movimento Claudia Monti
produzione Centro Teatrale Bresciano
In accordo con Arcadia & Ricono Srl
per gentile concessione di Ery Ritsou
Elisabetta Pozzi, fuoriclasse assoluta della scena italiana, da molti anni lavora intorno agli archetipi della tragedia greca e alle riscritture offerte nel corso dei secoli dei grandi Miti classici.
Più volte interprete nel corso della sua carriera di Medea, Ecuba, Lisistrata, ha condiviso con il pubblico bresciano numerosi passaggi di questo suo intenso percorso di ricerca interpretativa e culturale: basti ricordare l’Elektra di Hofmannsthal e le recenti produzioni CTB Elena, Troiane e Cassandra.
È ora la volta di Fedra, che Elisabetta Pozzi porta in scena nella versione offertane da Ghianni Ritsos, che si ispirò alla figura dell’infelice moglie di Teseo, innamoratasi del figliastro Ippolito, per comporre uno dei monologhi di Quarta dimensione, il ciclo poetico che il grande poeta greco scrisse nei giorni dell’esilio cui lo costrinse la dittatura dei colonnelli.
Avvalendosi dello sguardo colto e originale di un giovane regista di talento, Francesco Biagetti, e della raffinatissima partitura musicale e sonora composta da Daniele D’Angelo – che dà vita a un vero e proprio melologo – Elisabetta Pozzi ci porta dentro l’universo sofferto di una donna abitata dal potere tirannico di Eros, che la condurrà sulle soglie di una tragica morte autoinflitta.
Ad arricchire la tessitura linguistica dello spettacolo contribuiscono i movimenti coreografici di Claudia Monti.
La Fedra di Ritsos è immersa in una quotidianità dai tratti contemporanei, e tuttavia il suo racconto si dispiega in un tempo sospeso e dilatato, in cui riverberano occulti e oscuri echi della natura e dell’inconscio; è un carattere lucido e contraddittorio, in continua oscillazione tra l’altezza della parola mitica con cui ripercorre la sua vicenda, e l’incomunicabilità tutta terrestre e concreta di un amore impossibile, che si consuma dentro una infinita solitudine.
Ma Fedra – un archetipo oscuro che attraversa tutta la letteratura occidentale, da Euripide a Seneca, da Racine fino a D’Annunzio – diventa, nelle parole di Ritsos, anche una straordinaria metafora dell’amore travagliato del poeta per la sua patria, del muro di incomunicabilità tra lo scrittore e la sua terra, oppressa dal regime.
Un testo di abbacinante poesia e bellezza, antico e contemporaneo al tempo stesso – come sono tutti i veri grandi capolavori – che l’eccezionale interpretazione di Elisabetta Pozzi arricchisce di infinite e struggenti sfumature.
Produzione CTB
26 - 29 novembre 2026
Teatro Mina Mezzadri
Emma B. vedova Giocasta
Monologo
di Alberto Savinio
regia e interpretazione Marco Sgrosso
disegno luci Loredana Oddone
produzione Centro Teatrale Bresciano
in collaborazione con Le Belle Bandiere
“Varchi di luce tagliano lo spazio come lame; un orologio a pendolo scandisce il tempo, inesorabile.
Emma dà le spalle al pubblico, ha in mano una lettera, attende. Quando comincia a parlare, il flusso delle parole collega passato e presente aprendo uno spiraglio inquieto verso il futuro.
La parola abita il corpo e diventa azione, partitura fisica e sonora che scolpisce lo spazio.
Fioriscono immagini, ricordi, contrasti ed emozioni.
Siamo in un comune interno borghese oppure in una stanza della memoria?
Senza filtri, Savinio racconta la storia di uno strappo feroce che anela con sottile violenza alla ricomposizione, mentre le figure complementari della Madre e del Figlio prendono corpo nello stesso corpo.
La voce di Iva Zanicchi canta “Testarda io, che ti amo più di così…”, le note di un tango allegro e struggente accompagnano la passione che non muore. E il rito, funebre e amoroso, si compie.
Ma chi parla è un uomo o una donna?
E chi sono io, terzo incomodo in questa storia dolceamara di legami negati e furenti?
La risposta verrà nel corso del lavoro, ma se sarò fortunato non sarà una risposta definitiva…
Folgorazione. Questa è la parola che determina le mie scelte quando intraprendo un percorso teatrale in solo – dichiara Marco Sgrosso –. La parola che periodicamente riaccende il desiderio o la necessità di un confronto con me stesso. Quasi sempre l’aggancio attiene alla fascinazione prodotta in me dalla lettura di un testo che smuove qualcosa di profondo, tocca una corda sensibile e mi infiamma.
Nel caso di Emma B. la folgorazione nasce dal testo di Alberto Savinio che a 77 anni dalla prima pubblicazione conserva ancora un fascino oscuro e una stupefacente freschezza di scrittura, dove il naturalismo è inquinato da pause, diversioni e incrinature che ne fanno una partitura per voce sola in equilibrio tra espressionismo e simbolismo. Ho poi memoria vivida di un allestimento visto in teatro molti anni fa, con Valeria Moriconi, la cui ‘azione scenica’ asciutta e tagliente, in cui gesto e parola si fondevano in un’espressività fisica che scolpiva lo spazio, mi entrò nel cuore come un coltello affilato nel burro. Non ultima, c’è l’urgenza di ritornare periodicamente alla memoria che rimanda alle radici e alla biografia personale: la perdita del figlio denunciata da Emma mi riporta al ricordo della scomparsa precoce di mia madre e a quell’esigenza inappagata di un ricongiungimento impossibile”.
2 – 6 dicembre 2026
Teatro Sociale
Prima del temporale
da un’idea di Umberto Orsini e Massimo Popolizio
regia Massimo Popolizio
con Umberto Orsini
e con Flavio Francucci e Diamara Ferrero
scene Marco Rossi e Francesca Sgariboldi
costumi Gianluca Sbicca
video Lorenzo Letizia
luci Carlo Pediani
suono Alessandro Saviozzi
assistente alla regia Mario Scandale
produzione Compagnia Orsini
Attraverso una percezione del tempo rovesciata, tipica dei sogni, un vecchio attore si trova a rivivere, in un istante senza fine, alcuni momenti della sua vita.
Attende di entrare in scena per recitare da protagonista nel Temporale di Strindberg. Fuori dal suo camerino, il teatro si sta animando: il brusio in crescendo è una colonna sonora che diventa il pretesto e l’invito, a volte spensierato, a volte commosso, a vagare e addirittura a dialogare con i fantasmi del proprio passato. In un incedere senza logica temporale, un suono ne evoca un altro, una risata riporta a un momento di gioia vissuta, un lungo silenzio a una perdita lontana nel tempo…
Massimo Popolizio restituisce in scena la figura dell’attore, e lo fa con la delicatezza con cui si cerca di svelare un segreto mantenendone il mistero. Ne esce un ritratto d’artista vivido ed emozionante, che si stacca da ogni intento celebrativo. In una scenografia suggestiva, dove il suono e le immagini creano un apparente dialogo col protagonista, assistiamo al lungo viaggio dell’attore verso quel Temporale che viene vissuto come l’ultima meta.
Colonna del teatro italiano, Umberto Orsini è protagonista di questo toccante spettacolo: si affida a Popolizio per raccontare alcuni frammenti della sua vita d’artista e attraversare così anche la storia del nostro paese, dal dopoguerra a oggi.
Produzione CTB
8 – 20 dicembre 2026
Teatro Mina Mezzadri
Sette piani
di Dino Buzzati
con Maria Paiato
regia Giulio Costa
luci Cesare Agoni
produzione Centro Teatrale Bresciano
Dopo il successo delle letture Il nero, il rosso e il blu,
Gentiluomo in mare e Il fantasma di Canterville, Maria Paiato torna a collaborare con il Centro Teatrale Bresciano con la sua originale interpretazione di uno strepitoso racconto, Sette piani di Dino Buzzati, con la regia di Giulio Costa.
Racconto emblematico della poetica di Buzzati, pubblicato per la prima volta nel 1937 e poi più volte rielaborato e incluso in importanti raccolte, Sette piani racconta la vicenda con protagonista l’avvocato Giuseppe Corte, che si ricovera in un moderno ospedale per un disturbo lieve. La clinica è organizzata in sette piani: in alto i malati meno gravi, in basso quelli destinati ai casi più seri. Corte viene accolto al settimo piano, convinto di guarire presto e tornare alla vita di sempre.
Nonostante le sue condizioni non peggiorino, una serie di decisioni burocratiche, errori, scrupoli medici e pretesti assurdi lo costringono a scendere progressivamente ai piani inferiori. Ogni trasferimento è accompagnato da rassicurazioni: i medici insistono sul fatto che non vi sia nulla di grave e che presto potrà tornare a casa. Tuttavia, la discesa appare inesorabile e indipendente dalla volontà del protagonista, che protesta, si ribella e ribadisce continuamente la propria sanità.
Giunto infine al primo piano, luogo desolato e privo di speranza, Corte si trova ormai solo e impotente. Le persiane della sua stanza cominciano lentamente a chiudersi, segnando simbolicamente il suo destino. L’ospedale diventa così metafora della vita e del percorso dell’uomo verso la morte: un cammino inevitabile, governato da leggi oscure e incomprensibili. Un racconto sorprendente che riflette sul rifiuto umano di accettare il limite, sull’illusione di poter controllare il proprio futuro e sull’angoscia dell’attesa, temi centrali nell’opera di Buzzati.
In questo vertiginoso viaggio, Maria Paiato, artista di straordinaria sensibilità e talento, restituisce ogni sfumatura del racconto con un’interpretazione intensa e cangiante, capace di attraversare con naturalezza ironia e inquietudine, leggerezza e abisso. La sua voce e il suo corpo danno forma all’incubo lucido di Buzzati, guidando lo spettatore dentro una discesa tanto implacabile quanto profondamente umana.
Produzione CTB
17 – 20 dicembre 2026
Teatro Renato Borsoni
La locandiera
A long play
da Carlo Goldoni
concerto teatrale con Mille e La Scapigliatura
ideazione e regia Paolo Bignamini
drammaturgia e aiuto regia Giulia Asselta
direzione musicale La Scapigliatura
scene e costumi Anusc Castiglioni
disegno luci Pietro Bailo
produzione Centro Teatrale Bresciano
con il sostegno del festival I libri sulla scena di Friburgo
progetto Classici e scena oggi a cura di Paola Ranzini – Institut Universitaire de France e Avignon Université
Nel mondo di Goldoni, dove la nuova classe borghese mette il lavoro al centro del suo sistema di valori, c’è ancora spazio per l’amore e per la passione? E di che tipo di amore stiamo parlando?
Paolo Bignamini prova a rispondere a queste domande attraverso una messa in scena originale del capolavoro goldoniano – manifesto di rivoluzione teatrale, tra le più fortunate commedie nella storia del teatro. In La locandiera. A long play – la drammaturgia è di Giulia Asselta – Mirandolina racconta la sua storia prendendo in prestito le canzoni d’amore della tradizione cantautorale italiana, rivisitate in chiave contemporanea e innestate, senza soluzione di continuità, nella drammaturgia goldoniana. Un viaggio tra musica e parole che trasfigura il testo di Goldoni, esacerbando le dinamiche sentimentali della commedia e mettendone in evidenza il cortocircuito di fondo.
A interpretare questo personaggio vivace, energico e intelligentissimo, una cantante che unisce a una voce particolarissima una forte presenza scenica: Mille, nome d’arte di Elisa Pucci, artista eclettica, dai mille talenti.
In questa versione in musica de La locandiera cogliamo Mirandolina nella condizione vertiginosa di chi, per adeguare il passo al cambiamento del mondo in cui vuole vivere, dovrebbe lasciare indietro un mondo altrettanto grande. Si consuma l’impossibilità di integrare due sistemi di valori in transizione opposta; emerge, allora, una necessaria esigenza di riposizionamento: che senso resta, che ruolo rimane per l’amore, con cui pure ci si trova a fare i conti?
Quello che Goldoni ci presenta come la descrizione di un gioco di seduzione sembra, dunque, suggerire molto di più: una crisi individuale che suona come il riverbero di un mondo che sta perdendo il suo equilibrio e che è prossimo al collasso. E se Mirandolina si fosse innamorata davvero del cavaliere misogino che seduce per sfida? A che cosa avrebbe dovuto rinunciare per seguire il suo sentimento e deviare dalla strada per lei già tracciata? Quali conseguenze avrebbe avuto per i simboli in gioco – le classi sociali, le questioni di genere, la storia stessa della convenzione teatrale – rompere lo schema della commedia?
Lo scopriamo insieme a Mille, in scena insieme al duo La Scapigliatura, già Targa Tenco come migliore opera prima.
30 dicembre 2026 ore 20.30
31 dicembre 2026 ore 22.00
Spettacolo dell’ultimo dell’anno
Teatro Sociale
Lu santo Jullare Francesco
di Dario Fo e Franca Rame
con Ugo Dighero
adattamento e regia Giorgio Gallione
scene e costumi Lorenza Gioberti
disegno luci Aldo Mantovani
produzione Teatro Nazionale di Genova, CMC/Nidodiragno
con la collaborazione del Teatro della Juta
Nel doppio anniversario per i 100 anni della nascita e 10 della scomparsa di Dario Fo, proponiamo il racconto dedicato a San Francesco – di cui nel 2026 ricorrono gli 800 anni dalla morte – una fabulazione sulla vita del santo di Assisi che riprende nel virtuosistico linguaggio del grammelot gli stili e le forme del mitico Mistero Buffo.
Lavorando su leggende popolari, testi del Trecento e documenti più recenti, Fo costruisce una narrazione potente e giocosa del “Giullare di Dio“, come Francesco amava definirsi. Un racconto che intreccia spiritualità e mito, favola e satira, e disegna un Francesco uomo che si spoglia di ogni ricchezza per avvicinarsi ai diseredati, rifiutando ogni privilegio o ipocrisia, per predicare a uomini, lupi o uccelli un messaggio di fraternità e pace.
Ma portare in scena oggi questa meravigliosa giullarata non può non tener conto che dal 2013 il mondo ha avuto un Papa che ha scelto, emblematicamente, politicamente, e per la prima volta nella storia, il nome di Francesco: il santo della pace e del sorriso, della custodia del creato, della chiesa povera per i poveri. Temi di grande attualità e delicatezza. Seguendo la lezione di Fo, lo spettacolo si muoverà così su due percorsi paralleli, ripercorrendo la realtà storica del viaggio di Francesco nel mondo cristiano e, contemporaneamente, raccontando la rivoluzione riformatrice, di Papa Francesco.
A dare voce a questo viaggio funambolico, spirituale e civile sarà Ugo Dighero, attore mattatore, già interprete per anni di Mistero Buffo, su “benedizione“ e spinta dello stesso Fo, artista di grande talento e sensibilità, perfetto istrione e giullare dell’oggi.
In occasione della recita del 31 dicembre, l’artista parteciperà al brindisi finale con il pubblico!
Produzione CTB
7 – 10 gennaio 2027
Teatro Mina Mezzadri
Non sentire il male
Dedicato a Eleonora Duse
di e con Elena Bucci
disegno luci Maurizio Viani
interpretate da Loredana Oddone
cura del suono Raffaele Bassetti, Franco Naddei
assistenti all’allestimento Nicoletta Fabbri e Gaetano Colella
produzione Centro Teatrale Bresciano
in collaborazione con Le Belle Bandiere
“Questo lavoro mi accompagna da anni e cambia con me fin da quando uscii dalla compagnia del mio maestro Leo de Berardinis, quando cercavo una strada personale, una scrittura, una visione. C’è un tempo della vita in cui non bastano più mestiere, tecnica, lavoro, ma ci si domanda dove ci portino e cosa c’è oltre e altrove. Io ero proprio lì quando mi sono accorta che gli scritti e il pensiero della Duse mi avevano accompagnato per tutta la mia vita teatrale. Ho cercato un luogo che mi parlasse e dei compagni generosi, e dedicando questo lavoro a lei ho raccolto i fili delle mie inquietudini, sperando che non fossero solo mie.
Non è stato per amor di stravaganza che ho cominciato questo lavoro in un luogo – il Palazzo di San Giacomo a Russi, in stato di abbandono – pieno di memorie storiche e personali. Dovevo creare tutte le condizioni perché fosse possibile l’intensa trasformazione che volevo. Ora si è situato in profondità e con precisione in un luogo interiore che, pur modificando il linguaggio e l’espressione, posso rintracciare in ogni momento.
Lo spettacolo è davvero scritto nel corpo, senza retorica, ed è questo che cercavo, e questo è il cuore del mio lavoro su Eleonora Duse, immaginata nel momento in cui, malata e sostituita da Gabriele D’Annunzio nella Figlia di Iorio, prende il copione e recita tutte le parti, davanti allo sguardo allucinato di Matilde Serao, puntuale e quasi invadente testimone. Forse in quel momento la Duse, che recitando guariva dai danni della vita, provava a liberarsi e a vedere oltre la materia necessaria, odiata e amata, del teatro: le scene, i costumi, gli attori... forse sognava di poter volare per un attimo, come le altre arti tentavano, in uno spazio dove fosse possibile il teatro senza corpo e senza voce, libero dalla poesia inevitabile della sua continua distruzione nel qui e ora. Liberandosi della materia del teatro, forse si rinnova il contatto con la vita, da lei sempre inseguito e sfuggito.
Ho attinto a lettere, scritti, testimonianze indirette che percorrono tutto l’arco della sua vita. E inevitabilmente, tentando di essere medium di qualcosa che si è molto amato, si parla di sé.
Ho cercato di liberarmi da immagini indotte, stereotipi affascinanti, tentazioni estetiche e credo di avere trovato, nel coraggio e assoluta libertà di lei, una forza preziosa nell’accantonare regole e convenzioni.
Allo stesso tempo, ho lavorato perché fosse possibile, anche a chi non ne avesse mai sentito parlare, attingere a qualcosa di lei.
Attraverso Eleonora sono passate tante donne, nascoste in chissà quali pieghe della mia memoria”.
Elena Bucci
Produzione CTB
12 – 17 gennaio 2027
Teatro Sociale
Network
Quinto potere
di Lee Hall
adattamento per il palcoscenico basato sulla sceneggiatura
di Paddy Chayefsky
traduzione Daniele Salvo
regia Daniele Salvo
con Elisabetta Pozzi, Graziano Piazza, Giulia Trippetta
e cast in via di definizione
scene Fabiana Di Marco
costumi Daniele Gelsi
musiche Patrizio Maria D'Artista
luci Giuseppe Filipponio
progetto video Igor Renzetti
produzione Centro Teatrale Bresciano, Viola Produzione - Centro di Produzione Teatrale
Un’opera teatrale potente, visionaria e perturbante, tratta dal celebre film del 1976 diretto da Sidney Lumet (Quinto Potere) e adattata per il teatro da Lee Hall, eccellente sceneggiatore e autore teatrale vincitore di un premio Olivier.
Al centro della vicenda c’è il giornalista televisivo Howard Beale, storico volto di un grande network nazionale che, dopo anni di successo, scopre improvvisamente che presto verrà licenziato a causa del calo degli ascolti. Durante la sua penultima apparizione in diretta compie un gesto destinato a cambiare tutto: annuncia provocatoriamente al pubblico che si suiciderà in televisione la settimana successiva.
Il gesto scatena scandalo e polemiche in redazione e Howard viene costretto a tornare in onda per ritrattare. Una volta live, però, compie nuovamente qualcosa di inaspettato: decide di dire la verità su quanto sta accadendo e rivela in diretta il proprio imminente licenziamento, scagliandosi contro il sistema che ne è la causa. La sua rabbia, brutale e lucidissima, conquista immediatamente milioni di spettatori.
A cogliere l’occasione è Diana, ambiziosa e spregiudicata responsabile dei programmi, che trasforma quella disperazione in uno spettacolo televisivo senza precedenti. Howard, ormai privo di freni e disilluso da ogni compromesso, diventa così un imprevedibile “profeta” mediatico: una voce furiosa e magnetica capace di incendiare il pubblico e portare gli ascolti alle stelle, mentre la rete si trova divisa tra entusiasmo e imbarazzo. Ne seguirà un complesso e convulso susseguirsi di eventi che porteranno a un epilogo quasi irreale.
Nel ruolo di Howard, una magnetica Elisabetta Pozzi che torna a Brescia interpretando un personaggio travolgente, fragile e fuori controllo, sospeso tra disperazione privata e furia pubblica. Accanto a lei, Graziano Piazza nel ruolo di Max, storico amico e collega del protagonista, e Giulia Trippetta nell’arrembante Diana.
La regia di Daniele Salvo costruisce uno spettacolo immersivo e di forte impatto visivo, in cui parola teatrale e tecnologie audiovisive dialogano costantemente. Un allestimento che intreccia thriller politico, tragedia contemporanea e spettacolo mediatico, trasformando il pubblico in testimone diretto di una vertiginosa riflessione sul potere, sull’informazione e sul bisogno disperato di essere ascoltati.
Produzione CTB
19 – 24 gennaio 2027
Teatro Renato Borsoni
Il racconto di Chimera
da La chimera di Sebastiano Vassalli
progetto e drammaturgia Lucilla Giagnoni
con Lucilla Giagnoni
musiche originali Paolo Pizzimenti
scene e luci Lucio Diana e Massimo Violato
si ringrazia Paola Rota
produzione Centro Teatrale Bresciano
Torna a Brescia Lucilla Giagnoni per raccontarci la tragica vita della strega di Zardino, resa indimenticabile da Sebastiano Vassalli ne La chimera.
“Lavoro sul romanzo La chimera da venticinque anni. Sono una narratrice: questo racconto epico è per me come una galoppata per un cavallo. La chimera è una storia perfetta per un narratore: personaggi vividi, ciascuno un mondo, con un suo suono, ritmo, voce. L'opera è una sinfonia, un affresco che ci parla di un tempo, la fine del '500, e di un'Europa devastata dai conflitti ideologici e armati, di un'Italia sede di quel potere politico e spirituale che darà via alla Controriforma. Ci parla di un paesaggio padano – quel nulla pieno di vapori della pianura di risaia fatto di nebbie che quasi non esistono più per via del riscaldamento globale – e di una protagonista, Antonia, una giovane donna dallo sguardo libero e fuori da ogni schema. La straordinarietà di questo racconto è di avere il potere di rinnovarsi continuamente, di prendere nuova vita alla luce di ciò che succede di volta in volta nel tempo presente: è ciò che accade per quei capolavori che chiamiamo ‘classici’.
Oggi, in mezzo alla smania di distruzione, emergono nuovi fondamentalismi, fanatismi e divisioni che portano a sempre nuove inaudite perdite di diritti e dignità. Quale sarà il futuro delle donne?
Non si può non pensare alle sorelle afgane che abbiamo abbandonato al loro destino, alle sorelle iraniane vittime di un potere teocratico che le uccide per un ciuffo di capelli fuori dal velo e a tutte le donne nel mondo, sempre le prime a pagare per ogni tensione e conflitto, vittime di tutto e tutto insieme.
Oggi si spalanca davanti a noi la prospettiva tragica di un mondo dove le donne potrebbero avere ancora meno possibilità di fare la differenza, di portare la novità di un'energia femminile capace di connettere invece che dividere, di avere voce.
Allora narrare è più che resistere: è lavorare a un’altra possibilità di futuro.
Il racconto di Chimera è la voce viva di Antonia, il grido di una donna che, cercando di fuggire dall'inferno, ci è finita dentro: una storia potente e bella, troppo bella per non continuare a raccontarla”.
Lucilla Giagnoni
Spettacolo in occasione della Giornata della Memoria
26 – 27 gennaio 2027
Teatro Sociale
Pigmalione
con Giacomo Ferra
regia e drammaturgia Giacomo Ferraù e Giulia Viana
tecnico performer Federico Cicinelli
disegno luci Giuliano Almerighi
allestimento audiovisivo Lorenzo Crippa
assistenti alla regia Sebastiano Bronzato, Calogero Scalici
produzione Eco di fondo
con il sostegno di Fondazione Claudia Lombardi
per il teatro
Con Pigmalione ci interroghiamo sul rapporto tra verità e arte, sulla funzione sociale di una creazione artistica. Cosa significa vendere l’anima al diavolo per realizzare il proprio sogno? Dove si ferma l’onestà intellettuale di un artista? Qual è il dovere etico rispetto a una commissione?
Giacomo Ferraù cerca di rispondere a queste domande costruendo uno spettacolo ispirato a una vicenda realmente accaduta, quella di Kurt Gerron, regista ebreo a cui il Terzo Reich commissionò un documentario sul campo di concentramento di Terezin, dove lo stesso Gerron era prigioniero. Il documentario doveva raccontare la vita del ghetto modello, falsando la realtà sulle condizioni di vita nei campi di concentramento.
Per l’occasione, nel ghetto furono creati giardini, si dipinsero le case, sugli edifici vennero poste finte insegne di scuole e teatri. Furono gli stessi ebrei a lavorare al film propagandistico come attori, comparse e scenografi.
Nel mito, Pigmalione è uno scultore che si innamora della sua opera d’arte fino a renderla viva.
Nello spettacolo, Pigmalione ha la possibilità di realizzare il più grande film della sua vita, con più di quarantamila comparse e un’intera città-prigione al suo servizio.
Resta una sola, grande domanda: si può amare la propria opera più della vita stessa?
28 – 31 gennaio 2027
Teatro Mina Mezzadri
Tre donne alte
di Edward Albee
adattamento Micaela Miano
regia Guglielmo Ferro
con Nadia De Luca, Fioretta Mari, Francesca Ferro
scene Salvo Manciagli
costumi Sartoria Pipi-Palermo
light design Santi Rapisarda
produzione Associazione Culturale Progetto Teatrando
In una camera d’albergo, una donna anziana, una di mezza età e una giovane ragazza si incontrano in un confronto serrato fatto di ricordi, sarcasmo e rivelazioni.
Tra memorie che riaffiorano, sogni infranti e verità negate, emerge un ritratto lucido e spietato dell’esistenza: il desiderio, il potere, le scelte, le rinunce. Il passato diventa terreno di scontro e di riconciliazione, in un percorso che mette a nudo fragilità e contraddizioni dell’identità.
In Tre donne alte, Edward Albee costruisce un vertiginoso gioco teatrale in cui le tre figure si rivelano progressivamente come le diverse età della stessa persona, costretta a fare i conti con la propria vita.
L’allestimento di Guglielmo Ferro, essenziale e concentrato sulla forza del testo, accompagna questo viaggio interiore con uno spazio scenico rarefatto, in cui luci e dettagli evocano i paesaggi dell’anima. Ne nasce uno spettacolo intenso e coinvolgente, che trasforma la memoria in azione e il tempo in esperienza viva.
A dare corpo e voce a questi personaggi, tre bravissime attrici, Nadia De Luca, Fioretta Mari e Francesca Ferro.
3 – 7 febbraio 2027
Teatro Sociale
La Mandragola
di Niccolò Machiavelli
con Massimo Venturiello e la partecipazione
di Maurizio Micheli
con Antonella Piccolo
e con Guglielmo Poggi, Marco Imparato, Martina Fatighenti,
Enrico Spelta, Matilde Pettazzoni
regia Guglielmo Ferro
scene Fabiana Di Marco
luci Rosario Calvagna
costumi Adele Bargilli
musiche Massimiliano Pace
produzione Teatro Quirino Centro di Produzione, Officina Teatrale
Callimaco è il manager rampante, privo di qualsiasi morale: per lui l’inganno è una competenza professionale. Messer Nicia, invece, è il CEO anziano che non comprende il mondo che cambia.
Con queste premesse rivive in scena il capolavoro di Machiavelli in una versione completamente rivisitata da Guglielmo Ferro, con Massimo Venturiello e Maurizio Micheli protagonisti. Trasposto in un presente dominato dalla finanza, dal profitto e dall’apparenza, il carosello di personaggi ci presenta Lucrezia intrappolata in un sistema che la vuole “perfetta” e la cui resa finale sarà lucida scelta di sopravvivenza e di potere. Fra Timoteo diventa un consulente etico, un leader spirituale mediatico che usa il linguaggio della morale per giustificare qualunque azione. Ligurio, l’incarnazione del fine che giustifica i mezzi, è il lobbista, vero motore dell’azione: sa come funzionano i meccanismi del potere e li sfrutta senza mai esporsi.
“La Firenze rinascimentale diventa la City globale – spiega Ferro –, un grattacielo di vetro e acciaio dove tutto è trasparente solo in superficie. I personaggi agiscono mossi dal desiderio, dalla convenienza e dall’opportunismo. La commedia si fa così satira feroce del capitalismo contemporaneo, dove ogni relazione è una transazione. È il potere come manipolazione, la morale come strumento retorico, il corpo e il desiderio come merce. In sintesi, la vittoria dell’intelligenza amorale”.
Produzione CTB
10 – 14 febbraio 2027
Teatro Renato Borsoni
La tripla vita di Michele Sparacino
di Andrea Camilleri
adattamento e regia Mario Incudine
con Mario Incudine
e con i musicisti in scena Antonio Vasta e Pino Ricosta
scene Enzo Venezia
costumi Dora Argento
musiche originali Mario Incudine
con la collaborazione di Antonio Vasta
produzione Centro Teatrale Bresciano
A Vigata circola il nome di un misterioso agitatore di folle: Michele Sparacino. È lui, si dice, ad aizzare i lavoratori delle miniere di zolfo e a innescare uno sciopero generale che contagia tutta la città, unendo panettieri e netturbini, maestri e impiegati. In realtà, Michele Sparacino nasce dalla fantasia di Liborio Sparuto, giornalista pigro e bugiardo che, per spiegare ai lettori i fatti che sconvolgono Vigata, inventa di sana pianta la figura di un pericoloso sovversivo.
Il destino vuole però che un Michele Sparacino esista davvero: viene al mondo alla mezzanotte spaccata tra il tre e il quattro gennaio del 1898. Puntualmente fuori tempo e fuori posto, questo povero innocente si ritrova trascinato dentro una vorticosa commedia degli equivoci, diventando senza volerlo il protagonista di una storia che non gli appartiene.
Con la sua ironia affilata e irresistibile, Andrea Camilleri costruisce una vicenda amara e grottesca, troppo crudele per essere vera, eppure troppo verosimile per non diventare lo specchio di una certa Italia. Mario Incudine la porta in scena con il suo stile inconfondibile, dove parola, musica e racconto si intrecciano trasformando la narrazione in una vera e propria favola musicale. Sul palco, accompagnato da due musicisti dal vivo, Incudine dà corpo e voce a un racconto in cui il tragico e il comico si inseguono continuamente, tra ritmo teatrale, canto e momenti di intensa emozione.
La storia di Michele Sparacino parla anche al presente: è una riflessione pungente sul potere dell’informazione e sulla facilità con cui una menzogna può diventare verità. Il protagonista, infatti, si ritrova a vivere una vita da colpevole quando è ancora un bambino, e a essere celebrato come un eroe quando ormai è troppo tardi. In questo irresistibile gioco teatrale, la scrittura limpida e visionaria di Camilleri incontra ancora una volta il talento poliedrico di Incudine (dopo la messa in scena di Cannibardo e la Sicilia e Il Casellante), capace di trasformare la satira in racconto popolare e la storia in emozione condivisa.
16 – 21 febbraio 2027
Teatro Sociale
Lo Zar
di e con Stefano Massini
musiche di Luca Roccia Baldini
eseguite dal vivo con Mariel Tahiraj
scene Paolo Di Benedetto
disegno luci Manuel Frenda
suoni Andrea Baggio
costumi Elena Bianchini
produzione Teatro della Toscana
Stefano Massini torna a occuparsi di Russia (dopo il successo internazionale del suo testo su Anna Politkovskaja) con la storia potentissima e agghiacciante di Vladimir Putin.
È un racconto del nostro tempo, eppure sembra un dramma storico di Shakespeare: l’ascesa del sovrano, avido di imporsi su tutto e tutti, non ammette limiti e misure, sconfinando nell’ossessione di concentrare nelle proprie mani il controllo, l’ordine, l’urgenza stessa di uno Stato premoderno, fondato sul terrore. È, infatti, un concentrato di violenza e lucidissima ingegneria a portare Putin a scalare tutti i gradi del potere, mentre l’Unione Sovietica crolla intorno a lui con il fragore di un terremoto apocalittico.
Abituato a spiare migliaia di soggetti fin dai tempi della militanza per il KGB, nello spettacolo Vladimir immagina di redigere un fascicolo su se stesso, raccontato con il lessico tecnico dei servizi segreti russi. Nello stile di Massini, prende forma così un materiale scenico di inaudita ferocia, che racconta la scalata di un adolescente teppista fino al vertice del Cremlino, in un susseguirsi epico di incontri, dialoghi, ritratti di personaggi e impressionanti scene di massa in presa diretta sul crollo spaventoso del sistema sovietico.
Fra bande criminali, tumulti e barricate, con lo sfondo della fame che attanaglia milioni di russi, l’agente segreto Putin costruisce metodicamente la sua strada fino al colpo di scena finale.
Tradotto in tredici lingue, il racconto diventa spettacolo, dopo che la Warner Bros ne realizzò nel 2026 un’importante prima serata televisiva, affidata allo stesso Massini.
19 – 20 febbraio 2027
Teatro Mina Mezzadri
Quartett
di Heiner Müller
traduzione Saverio Vertone
con Viola Graziosi, Maximilian Nisi
regia Maximilian Nisi
musiche originali Stefano De Meo
scene e costumi Vincenzo La Mendola
produzione Teatro della Città – Centro di Produzione
Teatrale
Quartett è un duello feroce, intellettuale, carnale tra due esseri in rovina: la marchesa di Merteuil e il visconte di Valmont. Due figure emblematiche dell’aristocrazia del XVIII secolo, spogliate di ogni maschera sociale, chiuse in un bunker fuori dal tempo e dallo spazio.
In un luogo claustrofobico, fatiscente, illuminato da luci fioche, il tempo è scandito da un indefinito ticchettio. Ogni battuta è una lama, ogni silenzio un colpo trattenuto. In questo luogo sospeso, isolato da un mondo esterno devastato, i due personaggi rievocano – attraverso un perverso gioco e scambio di ruolo – le loro conquiste, i tradimenti, i fantasmi. Valmont diventa Merteuil, Merteuil interpreta Valmont. Ma anche Madame de Tourvel e Cécile de Volanges, le vittime sedotte. Le identità si mescolano, si sovrappongono, si deformano.
Müller interroga le dinamiche del potere, del desiderio, del genere e della rappresentazione. Merteuil e Valmont non cercano amore: lo usano come arma. Non bramano l’altro: ne studiano la rovina. La passione diventa strumento di dominio, di controllo, di vendetta. Müller affonda la penna nella carne dei personaggi con sarcasmo, crudeltà e una lucidità spietata, mettendo in scena un teatro della mente dove il potere e la seduzione sono atti terminali. Il linguaggio è crudo, frammentato: riflesso di un mondo che ha perso il senso, dove la comunicazione è fallita e resta solo l’eco del desiderio e della distruzione. L’umorismo è nero, la follia si mescola alla lucidità, la decadenza morale si fa forma scenica. Quartett è un rito oscuro, in cui lo spettatore è testimone e prigioniero.
24 – 28 febbraio 2027
Teatro Sociale
Incendi
di Wajdi Mouawad
regia Marco Lorenzi
con Frédérique Loliée, Filippo Dini
e cast in via di definizione
scene Daniele Spanò
disegno luci Umberto Camponeschi
costumi Alessio Rosati
disegno del suono Massimiliano Bressan
regia video Daniele Spanò
regista assistente Lorenzo De Iacovo
produzione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale
“Il teatro di Mouawad è un teatro che brucia – dichiara Marco Lorenzi –. Non si limita a raccontare la Storia, ma la attraversa, la espone, la mette a nudo nella sua dimensione più intima e insieme più epica. È un teatro in cui la violenza del mondo non viene mai spettacolarizzata, ma restituita attraverso il corpo umano, la memoria, il linguaggio. Ho imparato sulla mia pelle e sensibilità di artista che il teatro di Mouawad non consola: espone. Non semplifica: costringe a guardare”.
Incendi di Wajdi Mouawad riporta in scena gli sconvolgimenti e le atrocità delle guerre in Medio Oriente. Al centro del racconto c’è il viaggio di due gemelli, chiamati a confrontarsi con il mistero delle proprie origini. Tutto prende avvio dall’apertura del testamento della madre, una donna rimasta avvolta per anni in un silenzio ostinato e indecifrabile, custode di un segreto indicibile. Ai figli lascia due lettere: una destinata a un padre che credevano morto, l’altra a un fratello di cui ignoravano l’esistenza. Da quel momento la vicenda si trasforma in una vera e propria ricerca ostinata della verità che conduce i due giovani a ripercorrere i luoghi di un paese lontano, segnato da guerre fratricide. “Incendi è una tragedia contemporanea – continua Lorenzi – che affonda le sue radici nei miti antichi. La struttura richiama apertamente Edipo, ma ne rovescia il punto di vista: qui è una donna — Nawal — ad attraversare il destino, a subirlo e insieme a cercare di trasformarlo”.
25 – 28 febbraio 2027
Teatro Mina Mezzadri
Causa di beatificazione
Tre canti per voce e tempesta
ideazione, regia, video, luci e musiche
Rajeev Badhan
drammaturgia Massimo Sgorbani
con Elena Strada, Sofija Zobina
e in video Isabella Nefar
assistenti alla regia Harbans Badhan
e Alberto Baraghini
produzione SlowMachine 2025
con il sostegno del Ministero della Cultura
Parola teatrale, video, nuovi linguaggi. Rajeev Badhan porta a Brescia la sua ultima creazione che definisce come “un potentissimo affresco femminile tanto spirituale, quanto fisico e violento, dove riaffiora un tempo di guerra che ritroviamo più che mai ancora nell’oggi”.
Tra l’oriente dei Balcani e le sponde del Mediterraneo, vanno in scena tre capitoli di una stessa storia, tre universi femminili che si fondono attraverso tecnologie differenti. Sono storie di violenza e martirio, “tre canti per voce e tempesta” in cui vediamo protagoniste le bravissime Elena Strada e Sofija Zobina.
Al centro del Primo Canto è la figura di una donna ispirata alle mistiche Angela da Foligno e Veronica Giuliani, un’evocazione dell’estasi della fede e del tormento del corpo: le immagini si fanno carne e la voce si trasfigura in luce e suono. Nel Secondo Canto, una donna kosovara attende e sopravvive a una guerra lontana e interiore allo stesso tempo. Il video moltiplica lo sguardo, frammenta il presente, costruisce una geografia dell’assenza. Nel Terzo Canto, una donna palestinese, sterile, trova nel sacrificio kamikaze una forma di santità: il suo gesto esplode nella materia video, che la eleva, la dissolve, la condanna e la beatifica.
Badhan compone uno spettacolo potente, una riflessione sulla santità, sulla violenza e sull’identità femminile in un mondo che consuma.
1 – 3 marzo 2027
Teatro Renato Borsoni
Vorrei una voce
di e con Tindaro Granata
con le canzoni di Mina
disegno luci Luigi Biondi
costumi Aurora Damanti
regista assistente Alessandro Bandini
produzione LAC Lugano Arte e Cultura
in collaborazione con Proxima Res
partner di produzione Gruppo Ospedaliero Moncucco
Spettacolo ispirato dall’incontro con le detenute-attrici
del teatro Piccolo Shakespeare all’interno della Casa Circondariale di Messina nell’ambito del progetto Il Teatro per Sognare di D’aRteventi diretto da Daniela Ursino
Le canzoni di Mina per affondare nei ricordi e nella presenza di sé, in uno spazio personale dove tutto è possibile, anche liberarsi dai pensieri, dalle angosce, dai fallimenti.
Scritto e interpretato da Tindaro Granata, Vorrei una voce è uno spettacolo in forma di monologo costruito attraverso le canzoni di Mina cantate in playback. Fortemente ispirato al percorso teatrale che l’artista siciliano ha realizzato all’interno della Casa Circondariale di Messina con le detenute di alta sicurezza, ha come fulcro drammaturgico il sogno.
“Ero un giovane uomo, lavoravo, avevo una casa, una macchina e soprattutto persone che mi amavano, ma avevo smesso di provare gioia per quello che facevo, non credevo più in me stesso e in niente – dichiara Granata –. Incontrando le detenute, capii che erano come me, o forse io ero come loro: non sognavamo più. Guardandole mi sono sentito recluso da me stesso, imbruttito da me stesso, impoverito da me stesso. Avevo dissipato, inconsapevolmente, quel bene prezioso che dovrebbe possedere ogni essere umano: la libertà. Proposi così di fare quello che facevo da ragazzo quando ascoltavo le canzoni di Mina: interpretare le mie storie fantastiche attraverso la sua voce”.
Uno spettacolo emozionante che ci spinge a riflettere sulla libertà, la perdita e la possibilità di ricominciare.
3 – 7 marzo 2027
Teatro Sociale
Finale di partita
di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero
regia Gabriele Russo
con Michele Di Mauro, Giuseppe Sartori,
Alessio Piazza, Anna Rita Vitolo
scene Roberto Crea
costumi Enzo Pirozzi
disegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzo
musiche e progetto sonoro Antonio Della Ragione
produzione Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini, Teatro Biondo di Palermo
“Nel teatro, la famiglia resta la zona sismica per eccellenza – scrive Gabriele Russo nelle sue note –. Da Sofocle in poi, è il terreno dove si consuma la frattura tra il bisogno d’amore e la necessità di difendersi dall’amore stesso. Dentro un mondo che sembra aver superato il proprio apice di senso, torno a Finale di partita di Beckett partendo da lì: dalla famiglia come ultimo rifugio e, insieme, ultima prigione”.
L’appartamento di Hamm e Clov è una casa reale, decadente, impoverita. Le finestre non si aprono più, i genitori vivono da anni nel bagno – non in un’astrazione scenica, ma in una vasca che odora di ruggine e ricordi. Tutto ciò che li circonda è vero, tangibile, ma anche fragile come una memoria che si sbriciola.
Il riferimento al periodo della pandemia resta sottotraccia, non dichiarato. Non serve nominarlo: è rimasto nel corpo degli attori, nei loro respiri trattenuti, nella distanza con cui si parlano. La segregazione, la stanchezza, la convivenza forzata sono esperienze che oggi riconosciamo senza bisogno di metafore.
Finale di partita diventa così una radiografia del nostro tempo: non un’allegoria filosofica, ma una storia d’amore e di sopravvivenza. La partita è ancora la stessa, ma il finale non è più un concetto astratto. È la resa quotidiana che ciascuno di noi compie di fronte all’altro, nel tentativo – disperato e tenerissimo – di restare vivo.
9 - 10 marzo 2027
Teatro Sociale
L’uomo, la bestia e la virtù
di Luigi Pirandello
adattamento e regia Roberto Valerio
con (in o. a.) Vanessa Gravina, Max Malatesta,
Nicola Rignanese
e con Beatrice Fedi, Massimo Grigò, Franca Penone,
Lorenzo Prestipino, Mario Valiani
scene e costumi Guido Fiorato
musiche originali Anselmo Luisi
luci Emiliano Pona
produzione Teatri di Pistoia Centro di Produzione Teatrale
in collaborazione con Teatro Nuovo Giovanni da Udine
Testo tra i più celebri di Pirandello, L’uomo, la bestia e la virtù ci racconta della vita tranquilla del professor Paolino (l’Uomo), scandita dalle faticose lezioni private ai suoi allievi. Tra questi giovani vi è Nonò, la cui mamma è l’affascinante e pudica signora Perella (la Virtù) che intrattiene una relazione sentimentale clandestina proprio con Paolino. Il rapporto soddisfa entrambi e nulla muterebbe se non capitasse loro un accidente: una gravidanza improvvisa e non voluta. Nessun dubbio sulla paternità, perché il marito della Perella (la Bestia), marinaio di lungo corso, spesso assente da casa, si rifiuta ormai da molto tempo di avere alcun tipo di contatto fisico con la moglie. Che fare allora? Quali stratagemmi usare per salvare le apparenze e l’onorabilità della signora Perella? E la rispettabilità di Paolino?
“Questo testo – scrive Valerio nelle sue note – è forse il più anomalo di Pirandello: grottesco, onirico, folle. Una commedia stranamente divertente, piena di situazioni anche comiche, dove però l’apparente semplicità del classico triangolo amoroso cela tematiche forti che ci parlano ancora oggi”.
Una tragicommedia che, nel suo svolgersi, delinea i personaggi in modo diverso da come si sono presentati all’inizio: Paolino è davvero un Uomo? Il capitano Perella è la vera Bestia? E la signora Perella è davvero una donna così Virtuosa?
Produzione CTB
11 – 14 marzo 2027
Teatro Renato Borsoni
La Medium
uno spettacolo di mentalismo femminista
ispirato alla storia vera di Hersilie Rouy
di e con Marta Cuscunà
liberamente tratto da Incantagioni di Mariano Tomatis
scene Paola Villani
assistenza alla regia Marco Rogante
produzione Etnorama - Cultura per nuovi ecosistemi
in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa,
CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, Centro Teatrale Bresciano, Teatro Stabile di Bolzano
con il sostegno di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Molti numeri che hanno fatto la storia della magia ricalcano un copione di chiara matrice sessista: uomini che per dare prova del loro potere, usano come strumento il corpo di una donna che, intera o a pezzi, spesso sparisce.Marta Cuscunà – autrice e perfomer già Premio Hystrio Altre Muse, Premio ANCT e Premio Enriquez – prova a restituire voce e presenza proprio a quelle donne invisibili, troppo spesso cancellate dalla scena e dalla storia, offrendo loro nuovi corpi in cui tornare a materializzarsi.
Lo spettacolo si ispira a Incantagioni dell’illusionista e scrittore Mariano Tomatis che da anni conduce ricerche sulla storia dell’illusionismo, con particolare attenzione alle questioni di genere e racconta la storia di Hersilie Rouy, nata a Milano nel 1814, figlia del mago Charles Rouy, celebre per i suoi spettacoli illusionistici.
Come la “Donna invisibile” che il padre faceva sparire sul palco, anche Hersilie finisce per “scomparire”, ma nella realtà: rinchiusa ingiustamente in vari manicomi francesi con il pretesto del suo interesse verso il sonnambulismo e il magnetismo animale.
Donna indipendente, compositrice e maestra di musica, Hersilie rappresentava una figura scomoda per la società patriarcale ottocentesca. Rapita e internata con un nome falso, Joséphine Chevalier, viene dichiarata morta e subisce anni di abusi, sedazioni e isolamento. Durante i quattordici anni di prigionia, Hersilie documenta tutto scrivendo con il proprio sangue un diario-denuncia che racconterà le violenze e le ingiustizie subite.Per sopravvivere, trasforma le tecniche di illusionismo ereditate dal padre in strumenti di resistenza: messaggi segreti, identità fittizie, astuzie teatrali. Si firma con nomi simbolici — tra cui “Madame Pulcinella” — e organizza una rivolta diventando guida e voce delle altre internate dentro il manicomio della Salpêtrière, culla degli studi sull’isteria femminile.
La sua storia rivive sul palcoscenico come metafora di una straordinaria resistenza: una donna che non ha mai smesso di rivendicare la propria identità e la propria libertà, fino a ottenere, dopo la liberazione, la modifica della legge francese del 1838 sull'internamento manicomiale. Una vicenda potente che riporta alla luce una figura sorprendentemente moderna.
Produzione CTB
16 – 21 marzo 2027
Teatro Sociale
Romeo e Giulietta
di William Shakespeare
adattamento e regia Paolo Valerio
con (in o.a.) Giacomo Albites Coen, Sebastiano Caruso,
Pietro Desimio, Alessandro Dinuzzi, Fulvio Falzarano,
Francesca Masini, Giulia Perelli, Stefano Scandaletti,
Pietro Sparvoli, Caterina Truci
scene Francesca Tunno
costumi Stefano Nicolao
coreografie Monica Codena
luci Claudio Schmid
video Alessandro Papa
musiche originali Valter Sivilotti
registrate dall'Orchestra della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste (Konzertmeister e violino solista Stefano Furini; violoncello solista Giulia Lanati; trombone solista Domenico Lazzaroni)
aiuto regia Giulia Bonghi
produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, Teatro Biondo di Palermo, Teatro Stabile di Catania
Il bordo rosso di un cartello segnaletico attira subito l’attenzione di chi osserva l’immagine pensata per questa nuova messinscena di Romeo e Giulietta di Shakespeare. All’interno del cerchio rosso, due figure nere… Si tratta chiaramente di una coppia: lui inginocchiato davanti a lei, impegnato in una dichiarazione d’amore.
A guardar meglio, però, l’immagine ci racconta di più: il cartello mostra fori di proiettile e sullo sfondo incombono macerie e un cielo scuro, minaccioso. Se i due innamorati nel cartello sono dunque i giovanissimi Romeo e Giulietta, lo sfondo racconta invece il contesto “adulto” in cui sono immersi, connotato da rancori, sangue, conflitto.
Questa immagine rappresenta una prima evocazione della storia degli innamorati più famosi di tutti i tempi che la regia di Paolo Valerio porterà in scena con un taglio interpretativo nuovo e sorprendente. Un cast di giovanissimi e talentuosi attori incarnerà le emozioni pure e irruente dei protagonisti – un’opportunità importante per misurarsi con il non semplice percorso del professionismo attoriale.
A caricare ancora di più il pathos del testo, una scenografia fatta di giochi di specchi e proiezioni per una fruizione immersiva dello spettacolo che porta lo spettatore a sentirsi parte della scena, travolto dall’onda di sentimenti e riflessioni che il capolavoro shakespeariano scatena. Toccato dalla storia vera dei “Romeo e Giulietta di Sarajevo”, nel suo Romeo e Giulietta Paolo Valerio tratteggia uno sfondo di guerra, di conflitto, che ricorda quello della ex Jugoslavia.
Vittime del destino – che nello spettacolo avrà una incisiva incarnazione – e della sordità a ogni moto dell’animo di tutti coloro che li circondano, i due giovani protagonisti shakespeariani continuano in ogni tempo a vivere la purezza assoluta del loro amore, testimoniando con immutabile verità, a ogni generazione, la poesia della scoperta reciproca, il coraggio di scegliersi, il dolore e la gioia di amarsi.
19 - 23 marzo 2027
Teatro Mina Mezzadri
Ombrelloni
Riviera blues
di Iacopo Gardelli
con Lorenzo Carpinelli
musiche eseguite dal vivo di Giacomo Toschi
produzione Accademia Perduta / Romagna Teatri
e Studio Doiz
La Riviera Romagnola ha una caratteristica particolare.
Nessuno ci va per il mare: ciò che conta davvero è la spiaggia.
Da sempre.
Per tre mesi all’anno gli stabilimenti balneari diventano grandi condomini costruiti sulla sabbia.Sotto gli ombrelloni si forma una comunità di inquilini temporanei, ognuno con la sua segreta ossessione. È la vita balneare: un microcosmo schizofrenico, intimo e allo stesso tempo esibizionista, che alterna stati di eccitazione febbrile a lunghe paralisi postprandiali.
Quella balneare sembra una vita destinata a ripetersi uguale a sé stessa per l’eternità. Ma c’è un ma.
La spiaggia è una linea fragile. Il turismo di massa, la subsidenza e l’innalzamento del livello del mareminacciano l’esistenza di un ecosistema che, per troppo tempo, abbiamo dato per scontato.E questo monologo riflette su come, per anni, abbiamo fatto finta di niente, cercando di nascondere ilproblema sotto la sabbia…
Nel testo di Iacopo Gardelli, il Bagno Kursaal – fittizio stabilimento per famiglie che ha attraversato immutato gli ultimi trent’anni di storia italiana – diventa la lente d’ingrandimento per raccontare le illusioni e le ossessioni di un paese, il nostro, che dà il suo meglio e il suo peggio in vacanza.
Ombrelloni riprende stili e tematiche care al teatro di narrazione e li ibrida con le sonorità malinconiche del sassofono dal vivo di Giacomo Toschi. Un originale blues rivierasco interpretato da Lorenzo Carpinelli, che mischia satira e realismo magico per raccontare un luogo che rischia di scomparire per sempre.
Produzione CTB
2 – 4 aprile 2027
Teatro Renato Borsoni
Il delirio del particolare
di Vitaliano Trevisan
regia Giorgio Sangati
con Maria Paiato, Carlo Valli e Alessandro Mor
scene Alberto Nonnato
costumi Gianluca Sbicca
musiche Michele Rabbia
luci Cesare Agoni
assistente alla regia Valeria de Santis
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
in coproduzione con Centro Teatrale Bresciano
Nel novembre del 1978 a Sendai, in Giappone, muore Carlo Scarpa, uno dei più grandi maestri di architettura del '900.
Lo spettacolo, ambientato a distanza di qualche decennio da quei fatti, immagina l'anziana vedova di un ricco imprenditore tornare, accompagnata da un badante, nella sua villa sul lago progettata proprio da Scarpa, insieme al cimitero di famiglia, dove è sepolto per sua volontà anche l'illustre architetto – luoghi ispirati ai realmente esistenti Villa Ottolenghi di Bardolino (VR) e Tomba Brion di Altivole (TV).
La donna non mette piede nella casa da anni, e da anni è tramontato anche il mondo economico e culturale di cui è stata protagonista insieme al marito: la produzione di elettrodomestici di design, i salotti mondani con ospiti i maggiori esponenti dell'arte, della letteratura e della musica del momento.
Nella vasta casa, in una sorta di ipnotico flusso di coscienza, la signora ripercorre la sua vita: il suo passato di attrice teatrale, l'abbandono della carriera per sposare il ruolo di moglie e poi di madre e il rapporto strettissimo, quasi morboso, con il grande architetto.
Nel tempo sospeso di questo soggiorno, la vedova incontra anche un professore di storia dell'architettura che sta scrivendo un saggio su Scarpa. Nel serrato alternarsi di soliloqui, silenzi e dialoghi tra i due personaggi, emerge sempre più nitido e al tempo stesso indecifrabile il ritratto di un uomo eccentrico e geniale, ossessionato dal dettaglio e dal controllo (il “delirio del particolare”, appunto); un regista capace di giocare con lo spazio e con il tempo, di sfidare – attraverso la creazione di un poema frammentario in forme architettoniche – il mistero della morte.
Sarà una scrosciante pioggia, nel finale, a sciogliere inaspettatamente l’enigma di un’arte e di una vita criptiche, rivelando il senso recondito di una ricerca artistica straordinaria: intrecciare la vita con il suo disfarsi, la natura con l’architettura, attraverso la melodia inesausta delle cose…
Vitaliano Trevisan firma un testo metafisico – vincitore del Premio Riccione nel 2017 –, dove il racconto del magistero di Scarpa diviene un meraviglioso pretesto per svolgere una malinconica, struggente riflessione sull’arte e sulla fine.
A firmare la regia, il fuoriclasse Giorgio Sangati, che si avvale di due eccellenti attori come Carlo Valli e Alessandro Mor e di un’artista di immenso talento come Maria Paiato, che torna a Brescia dopo aver condiviso con Sangati e il CTB il successo di Boston Marriage di David Mamet.
6 – 11 aprile 2027
Teatro Sociale
La reginetta di Leenane
di Martin McDonagh
traduzione Marta Gilmore
con Ambra Angiolini, Ivana Monti
Stefano Annoni, Edoardo Rivoira
regia Raphael Tobia Vogel
scene Angelo Linzalata
luci Oscar Frosio
costumi Simona Dondoni
musiche Andrea Cotroneo
produzione Teatro Franco Parenti
in accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione
di Knight Hall Agency Ltd
Martin McDonagh, maestro del teatro contemporaneo e del grottesco, è noto per il suo stile crudo, ironico e spietatamente realistico. Acclamato a teatro e al cinema, è capace di intrecciare umorismo nero e acuta critica sociale, strappandoci risate amare e spietate.
In questo thriller psicologico, tensione e humour si fondono in un racconto sulla famiglia e sulla solitudine.
Al centro un legame, quello tra una madre e una figlia, avvelenato dall’odio, segnato da un conflitto incessante dove rancore e dipendenza s’intrecciano in un gioco perverso di potere e frustrazione. La madre sembra fare di tutto per sabotare la felicità della figlia, vincolandola a sé con sottili manipolazioni e stratagemmi meschini. Ma è davvero solo colpa sua se la vita non ha riservato grandi opportunità alla figlia?
In realtà, nessuna delle due è davvero un mostro, ma nemmeno completamente innocente. Sono solo due anime in lotta, ognuna aggrappata con ferocia alla propria disperazione, protagoniste di una danza crudele in cui i ruoli di vittima e carnefice s’invertono di continuo.
Uno spettacolo che è una sfida emotiva e attoriale di grande intensità per due interpreti straordinarie come Ambra Angiolini e Ivana Monti. A firmare la regia di questo spettacolo, Raphael Tobia Vogel.
14 – 18 aprile 2027
Teatro Sociale
I promessi sposi
di Alessandro Manzoni
con Giuseppe Pambieri,
Paolo Triestino, Ruben Rigillo
e con Elisabetta Arosio, Roberto Baldassari,
Giovanna Mangiù, Vinicio Argirò, Greta Porcelli
scene e costumi Vincenzo La Mendola
adattamento e regia Giuseppe Argirò
produzione Teatro della Città - Centro di Produzione Teatrale
“Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno”. Da questa immagine celebre e familiare prende avvio un emozionante viaggio scenico ne I promessi sposi che restituisce la forza poetica e narrativa del capolavoro di Manzoni.
Nell’adattamento di Giuseppe Argirò, che cura anche la regia, lo spettacolo esalta la natura profondamente scenica del romanzo, trasformando la struttura del racconto in un grande affresco epico.
Al centro della scena, Giuseppe Pambieri interpreta lo stesso Alessandro Manzoni, in un interessante gioco di teatro nel teatro: è lo scrittore a guidare il pubblico dentro la propria opera, orchestrando i personaggi e gli eventi come un narratore che vede prendere forma il mondo da lui creato.
A fare da contrappunto è la figura di Don Abbondio, Paolo Triestino, emblema delle paure e delle contraddizioni di un uomo incapace di affrontare la realtà se non rifugiandosi nella prudenza e nel compromesso. Accanto a loro un cast che dà vita ai molti volti della storia: Renzo e Lucia, simbolo di un amore ostacolato; Fra Cristoforo, guida spirituale e difensore degli umili; Don Rodrigo, incarnazione dell’arroganza del potere; la tormentata Monaca di Monza e la struggente figura di Cecilia.
Ne emerge un grande racconto corale che intreccia destino, fede, violenza e speranza, restituendo tutta la vitalità di un romanzo che continua a interrogare il presente e a parlare, con sorprendente modernità, della fragile e appassionata commedia umana.
16 – 20 aprile 2027
Teatro Renato Borsoni
La difficilissima storia
della vita di Ciccio Speranza
uno spettacolo di Les Moustaches
di Alberto Fumagalli
con Damiano Spitaleri, Alberto Gandolfo
e Federico Bizzarri
regia Ludovica D’Auria e Alberto Fumagalli
assistente alla regia Tommaso Ferrero
costumi Giulio Morini
produzione Les Moustaches,
Accademia Perduta / Romagna Teatri, Società per Attori
Questa è la storia di Ciccio Speranza, giovane e fragile ragazzo di provincia, dal corpo enorme e sgraziato. Ciccio vive in una catapecchia, vittima di un sistema familiare schiacciato dalla sua marginalità sociale e dall’ottusità della sua visione del mondo.
Ciccio si sente soffocare, è solo nella sua fragilità. La sua è un’anima pura e delicata, ma il suo destino appare segnato, il suo carattere condizionato, la sua vita è strozzata da un ambiente che gli sta stretto.
Ciccio ha un grande sogno: vuole danzare. È un sogno, per l’appunto, una meta irraggiungibile, lontanissima dal mondo in cui vive. Eppure, Ciccio ha il diritto di provarci, ha il diritto di cercare di vivere la vita che desidera. Perché imbrigliare i suoi istinti? Solo perché la cicogna l’ha fatto cadere lontano dalla terra promessa? Attraverso il suo linguaggio gutturale, il suo enorme corpo fasciato da un tutù rosa e il suo sogno impacciato, Ciccio Speranza porta in scena, danzando, la sua vita, così come lui la desidera.
Scritto da Alberto Fumagalli che cura la regia insieme a Ludovica D’Auria, La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza è uno spettacolo che, raccontando una storia di disagio, giovinezza, ricerca della propria identità e voglia di libertà, ci mostra come il teatro riesca a schiudere la dimensione del sogno, del fantastico, dell’inarrivabile.
21 – 25 aprile 2027
Teatro Sociale
La rigenerazione
di Italo Svevo
regia Valerio Santoro
con Nello Mascia
e (in o.a.) Roberta Caronia, Matilde Piana, Alice Fazzi,
Nicolò Prestigiacomo, Massimo De Matteo,
Mauro Parrinello, Roberto Burgio, Roberto Mantovani
scene Luigi Ferrigno
costumi Dora Argento
musiche Paolo Coletta
luci Cesare Accetta
assistenti alla regia Nicasio Catanese, Enrico Spelta
produzione Teatro Biondo di Palermo, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
Come affrontare la vecchiaia e la decadenza fisica? È legittimo desiderare di ringiovanire? Scendere a patti con il diavolo – e quindi consegnarsi nelle mani dei medici e dei loro esperimenti – o accettare che la vita faccia il proprio corso, accogliendo i mutamenti del nostro fisico e della nostra mente?
L’ultimo lavoro drammaturgico di Italo Svevo (composto tra il 1926 e il 1927) ha al centro queste attualissime domande. Protagonista della commedia è Giovanni Chierici, interpretato da Nello Mascia: un uomo segnato da profonde fragilità ma capace di destreggiarsi nel magma della vita, che nel suo caso è un intreccio di feroce comicità e drammatica ironia. “Ne La rigenerazione – dichiara il regista Valerio Santoro – abbiamo un protagonista ormai avanti con gli anni, che vuole sottoporsi a una ‘moderna’ operazione che gli consenta di tornare indietro nel tempo, di ringiovanire. Da qui nasce il senso del comico e del tragico di cui è permeato tutto il testo, dimensione che cerco di restituire in maniera limpida attraverso la mia regia. Svevo è un maestro nel delineare le crisi e le nevrosi dell’uomo moderno, complice anche il tessuto culturale dei suoi tempi, la nascita della psicoanalisi di Freud e i fermenti sociali dell’epoca. Nasce così l’eroe sveviano: in sintesi, l’uomo con le sue fragilità e le sue inettitudini, di fronte al susseguirsi delle vicende della vita”.
12 – 16 maggio 2027
Teatro Sociale
Lisistrata
di Aristofane
traduzione Nicola Cadoni
adattamento Emanuele Aldrovandi
e Serena Sinigaglia
regia Serena Sinigaglia
con Lella Costa
e con (in o. a.) Marco Brinzi, Francesco Migliaccio,
Stefano Orlandi, Maria Pilar Perez Aspa, Giorgia Senesi,
Irene Serini
scena Maria Spazzi
disegno luci Alessandro Verazzi
costumi Gianluca Sbicca
musiche Filippo Del Corno
coreografie Alessio Maria Romano
produzione INDA e Teatro Carcano
Una carismatica Lella Costa torna a Brescia con uno spettacolo irresistibile, la Lisistrata di Aristofane. Un testo che la regia di Serena Sinigaglia ci consegna in una versione capace di parlare direttamente al nostro presente.
“Lisistrata è la commedia classica che più di ogni altra leva la sua voce contro la guerra – scrive Sinigaglia nelle sue note –, mostrandone il lato folle, assurdo, ridicolo (se solo non fosse tutto così dannatamente vero, nonché attuale). Aristofane lega l'esistenza stessa della guerra al mal governo: un buon governo non fa la guerra. Punto. Ma non è tutto. Aristofane lega l'istinto naturale bellicoso dell'uomo all'istinto sessuale. Se non possediamo la grammatica dell'amore, se non dispieghiamo gioiosamente le forze dionisiache dei nostri impulsi sessuali, andremo sicuramente a sfogarci altrove e in quell'altrove, con ogni probabilità, albergherà la guerra. Lisistrata ci appare quasi come una figura ‘tragica’, capace di ispirare e condurre un popolo verso la ragione e la dialettica. ‘Colei che scioglie gli eserciti’ si arma semplicemente di buon senso, mostrando quanto siamo patetici nella nostra foga di possedere e distruggere”.
4. Due progetti speciali, due produzioni CTB
Nel cartellone di quest’anno anche due progetti speciali, entrambi prodotti dal Centro Teatrale Bresciano e inseriti nel progetto di Fondazione Cariplo The youth club.
12 – 16 maggio 2027
Teatro Mina Mezzadri
Esito teatrale del Laboratorio di formazione per attori
Amleto alla prova
progetto speciale diretto da Monica Conti con gli Attori di Officina Teatrale 2027
Amleto è il testo ideale per lvvo ‘studio’, per confrontarsi con sé stessi come persone e come attori. Proponiamo dunque un’esperienza immersiva sul palcoscenico del Teatro Mezzadri di Brescia, un confronto acceso con la parola e con l’opera e gli attori in mezzo al pubblico, a condividere uno stesso spazio. Il palcoscenico e le persone che lo abitano diventano così scenografia viva di una sorta di rito collettivo, a volte tragicomico, che celebra l’umano.
Monica Conti
Maggiori dettagli verranno resi noti durante il corso della Stagione sul sito centroteatralebrescian
9 – 13 aprile 2027
Teatro Mina Mezzadri
Lettere di Lucile D.
da Morte di Danton di Georg Büchner
drammaturgia e regia Paolo Bignamini
Anne-Lucile-Philippe Duplessis sposa nel 1790 il giornalista rivoluzionario Camille Desmoulins. Il loro testimone di nozze: Robespierre. Pochi anni dopo, nel 1794, i coniugi Desmoulins vengono ghigliottinati a distanza di una settimana l’una dall’altro. Morte di Danton di Georg Büchner, grandioso dramma storico ed esistenziale scritto nel 1835, si conclude proprio con l’arresto di Lucile, la quale, al grido di “Viva il re”, “viene circondata dalle guardie e condotta via”. Della settimana di solitudine che separa la perdita del marito dalla perdita della vita, Büchner, non scrive: è in quell’immenso spazio bianco in calce al testo che Paolo Bignamini crea una versione nuova e moderna di questo capolavoro, con Maria Laura Palmeri protagonista insieme alla musica dal vivo di Corrado Nuccini.
Uno spettacolo speciale, un esperimento che coniuga teatro e realtà virtuale, alla ricerca di una sintesi tra i linguaggi indagati nel percorso laboratoriale pluriennale svolto dal regista Paolo Bignamini e dal CTB in dialogo con l’Università degli studi di Milano.
Lo spettacolo sarà affiancato da un programma di formazione durante il quale gli studenti del corso di Teatro, Arti, Letterature. Studi internazionali sull’intermedialità assisteranno a tutte le fasi artistiche, produttive e organizzative della messa in scena.
5. Fare cultura, costruire relazioni
5.1 Attività culturali e collaborazioni Prosegue il tradizionale progetto di sostegno culturale all’offerta di spettacolo attraverso iniziative a carattere multidisciplinare, finalizzate ad approfondire temi e argomenti suggeriti dagli spettacoli in Cartellone.
Anche per la Stagione 2026/2027 il CTB calendarizza numerosi appuntamenti aperti alla cittadinanza, realizzati in collaborazione con prestigiose istituzioni culturali, educative e di spettacolo operanti sul territorio con l’obiettivo di promuovere la formazione permanente del pubblico e offrire alla cittadinanza una proposta culturale di alto profilo e ad ampio spettro.
Il CTB è al lavoro per la definizione del dettaglio dei programmi delle iniziative, con la volontà di dare continuità a progetti e rapporti sul territorio che hanno dato un contribuito decisivo alla vita culturale della città in questi anni, e che sono stati premiati sempre da una grande partecipazione di pubblico.
Prosegue la collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore con le due Rassegne tradizionalmente realizzate in sinergia dalle due Istituzioni: Letteratura & Teatro e I pomeriggi al CTB, con il coordinamento scientifico di Lucia Mor in collaborazione con Andrea Cora, che quest’anno celebrano, rispettivamente, la ventunesima e l’undicesima edizione. Per la prossima Stagione proseguirà l’offerta di appassionanti percorsi di approfondimento intorno ad alcuni spettacoli di produzione e ospitalità che, vista la grande partecipazione di pubblico delle ultime edizioni.
Dopo il successo delle prime quattro edizioni, torna anche Lezioni d’Europa, il ciclo di incontri realizzato dal CTB in sinergia con l’Associazione ILuoghi per provare a raccontare da una prospettiva originale e inconsueta l’idea di Europa. Anche quest’anno gli incontri-lezione vedranno l’accostamento di riflessioni e analisi storiche – offerte dai maggiori studiosi dell’argomento – a letture sceniche di documenti e testi letterari del periodo. Il coordinamento scientifico è di Lorena Pasquini.
Dopo il successo della prima edizione continuerà la collaborazione con l’Università degli Studi di Brescia con la Rassegna Un altro cielo, a cura del prof. Carlo Alberto Romano, occasione di approfondimento su grandi temi del diritto, guardati attraverso la lente della letteratura, del teatro, delle arti figurative.
Nell’ottica di una sempre maggiore connessione tra l’attività teatrale del CTB e le istituzioni di alta formazione, sono confermate anche per quest’anno le collaborazioni con l’Università degli Studi di Milano, con l’Institut Universitaire de France e Avignon Université, partner di Classici e scena oggi. Un progetto che prende in esame alcuni spettacoli teatrali prodotti, coprodotti e ospitati dal Centro Teatrale Bresciano per studiarne il fenomeno di adattamento e di appropriazione culturale in quanto classici stranieri. Il gruppo di lavoro – coordinato da Paola Ranzini (responsabile scientifica) e da Paolo Bignamini (regista) – ha avviato un dialogo stabile fra università e teatro e organizza incontri, seminari e momenti di approfondimento in cui si confrontano artisti e studiosi. Il progetto pone particolare attenzione a un doppio movimento: da un lato si indaga l'adattamento dell'opera originale in relazione alla cultura-target, dall'altro vengono analizzati quegli aspetti della cultura-target assimilati dall'opera in questa sua nuova forma di creazione.
Continua anche quest’anno il rapporto di collaborazione con il Servizio Bibliotecario Urbano del Comune di Brescia per nuove occasioni di approfondimento dell’offerta teatrale del CTB con percorsi bibliografici tematici.
Tra le collaborazioni più recenti, si segnala quella con ITS Academy Machina Lonati con cui il CTB partecipa attivamente al programma di formazione per il personale specializzato nell’ambito dello spettacolo dal vivo.
5.2 Educational e formazione L’attenzione al mondo dei giovani e della scuola caratterizza da sempre il progetto culturale del CTB, con l’obiettivo di far crescere nel tempo un nuovo pubblico curioso e consapevole. Un progetto ormai più che ventennale realizzato grazie alla sinergia preziosa con centinaia di insegnanti e con quasi cento istituti di ogni ordine e grado di tutto il territorio provinciale.
Anche per la Stagione 2026/2027 sarà dunque proposta la possibilità per gli Istituti secondari di II grado di sottoscrivere alcune tipologie di Abbonamenti Speciali, pensati affinché gli studenti possano assistere agli spettacoli nelle repliche serali di Stagione. Sono altresì previsti anche spettacoli serali a prezzo ridotto, alcune repliche scolastiche di spettacoli in cartellone e le Mattinate al CTB.
Anche per la Stagione 2026/2027 saranno in calendario al Teatro Sociale il Corso di aggiornamento per professori tenuto dal prof. Mario Maviglia intitolato Il potere dell’insegnante. La forma che esalta il contenuto.
Novità di quest’anno, due spettacoli dedicati alle scuole. Torna Se dicessimo la verità. Ultimo Capitolo di Giulia Minoli ed Emanuela Giordano. Da dieci questo spettacolo attraversa l’Italia raccontando storie di resistenza e lotta alla criminalità organizzata: sono le storie dei figli delle vittime, del giornalismo impegnato, di imprenditori testimoni di giustizia. Uno spettacolo potente, che chiama a riflettere ognuno di noi. In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti della Donna, poi, il CTB ospiterà L’urlo con la drammaturgia, interpretazione e regia di Alessandro Albertin. Un nuovo spettacolo dedicato a uno dei temi più urgenti della nostra contemporaneità, con un testo che spazia da fatti di cronaca a riflessioni personali, da insegnamenti di filosofi e antropologi alle pagine dell’Otello di Shakespeare.
Il CTB è membro del Comitato tecnico per la promozione e la valorizzazione del cinema e del teatro a scuola, che ha preso avvio nel 2017 su iniziativa dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Brescia.
Per maggiori informazioni relative alle attività educational e formative è possibile rivolgersi ai seguenti recapiti: e-mail scuola@centroteatralebresciano.it; sara.gusmeri@centroteatralebresciano.it – tel. 030 2928616.
5.3 Il Centro Studi e l’Archivio del CTB Dal 2021 il Centro Teatrale Bresciano ha rilanciato il suo Centro Studi. Obiettivo principale è promuovere e diffondere la storia del CTB, e in senso più ampio la cultura teatrale, lavorando in interazione con università, centri di ricerca, istituzioni culturali, biblioteche e altri soggetti teatrali operanti in ambito locale e nazionale.
Con I quaderni del CTB, il Centro Studi ha dato il via nel 2021 a un progetto editoriale di ricerca e divulgazione intorno ad alcuni spettacoli, testi, artisti e momenti progettuali e creativi che hanno segnato con particolare forza la storia del CTB, il suo rapporto con la città e la sua incidenza nella scena italiana.
Dopo la pubblicazione dei volumi dedicati al Diario di Comunità. Un progetto intorno a La parola giusta (Quaderno 1; in collaborazione con Casa della Memoria), allo spettacolo Fate tacere quell’uomo! Arnaldo da Brescia (Quaderno 2), alla produzione Ritter, Dene, Voss (Quaderno 3, edito nell’ambito del progetto ATTIMI promosso dall´Istituito italiano di Studi Germanici), Le stagioni dell’avventura. 1960-1975: storia della Compagnia della Loggetta, l’opera di studio e valorizzazione della storia del CTB ha avuto come successiva tappa la pubblicazione Le stanze dell’utopia. Massimo Castri e gli anni bresciani, un ampio volume dedicato agli anni bresciani di Massimo Castri. La collana editoriale proseguirà con la pubblicazione, nel corso della Stagione 2026/2027, di un doppio volume dedicato alla straordinaria figura di Ludovica Modugno e con due pubblicazioni dedicate alle due personalità che hanno fondato l’esperienza teatrale bresciana, Renato Borsoni e Mina Mezzadri, nell’ambito di un più ampio e articolato progetto di memoria a loro dedicato, nell’anno del centenario della loro nascita.
Come consuetudine, le pubblicazioni sono realizzate in collaborazione con LaQuadra editrice e vedranno la partnership di numerosi soggetti culturali e di formazione.
Il Centro Studi lavora a valorizzare e promuovere anche il patrimonio di documentazione presente nel suo Archivio, con l’obiettivo di condividere e rendere sempre più fruibile l’ampio bacino di materiali riguardanti la sua storia, la storia della Loggetta e più in generale del teatro a Brescia dal secondo dopoguerra.
L’Archivio del CTB documenta una storia di rilievo nazionale, e il Centro Studi, anche sulla spinta del lavoro editoriale, ha dato avvio ad una accurata valutazione delle raccolte possedute, a una nuova sistemazione del patrimonio documentario esistente, in previsione di una digitalizzazione di una parte dei materiali custoditi con l’obiettivo di renderli fruibili e ricercabili online.
Nell’ambito di tale progetto di valorizzazione, e come momento centrale del progetto dedicato al centenario dalla nascita di Renato Borsoni, in ottobre il Centro Studi, in sinergia con la famiglia Borsoni, curerà una ampia mostra diffusa tra MO.CA. e Cavallerizza dedicata al padre nobile del teatro bresciano.
Per maggiori informazioni relative alle attività del Centro Studi è possibile rivolgersi ai seguenti recapiti: e-mail archivio@centroteatralebresciano.it – tel. 030 2928611.
6. Abbonamenti e biglietti
6.1 Riepilogo degli abbonamenti
ABBONAMENTO FUORI STAGIONE
5 spettacoli
3 Sociale: Lu santo Jullare Francesco (solo la recita del 30/12/2026), Pigmalione, L’uomo la bestia e la virtù
2 Borsoni: Vorrei una voce, Il delirio del particolare
ABBONAMENTO FEDELTÀ
30 spettacoli
Stagione di prosa + Altri percorsi + Nello spazio e nel tempo
13 Sociale: Arrivato a questo punto, Non si sa come, Prima del temporale, Network. Quinto potere, La Mandragola, Lo Zar, Incendi, Finale di partita, Romeo e Giulietta, La reginetta di Leenane, I promessi sposi, La rigenerazione, Lisistrata
8 Borsoni: Amen, Sorridere ridere sganasciarsi scompisciarsi, Fedra, La locandiera, Il racconto di Chimera, La tripla vita di Michele Sparacino, La Medium, La difficilissima vita di Ciccio Speranza
9 Mezzadri: La Signora del gioco, A colpi d’ascia, Emma B. vedova Giocasta, Sette piani, Non sentire il male, Tre donne alte, Quartett, Causa di beatificazione, Ombrelloni
22 spettacoli
Stagione di prosa + Altri percorsi
13 Sociale: Arrivato a questo punto, Non si sa come, Prima del temporale, Network. Quinto potere, La Mandragola, Lo Zar, Incendi, Finale di partita, Romeo e Giulietta, La reginetta di Leenane, I promessi sposi, La rigenerazione, Lisistrata
5 Borsoni: Sorridere ridere sganasciarsi scompisciarsi, Fedra, La tripla vita di Michele Sparacino, La Medium, La difficilissima vita di Ciccio Speranza
4 Mezzadri: A colpi d’ascia, Sette piani, Non sentire il male, Tre donne alte
ABBONAMENTO STAGIONE DI PROSA
16 spettacoli
13 Sociale: Arrivato a questo punto, Non si sa come, Prima del temporale, Network. Quinto potere, La Mandragola, Lo Zar, Incendi, Finale di partita, Romeo e Giulietta, La reginetta di Leenane, I promessi sposi, La rigenerazione, Lisistrata
2 Borsoni: Fedra + 1 a scelta
1 Mezzadri: a scelta
ABBONAMENTO ALTRI PERCORSI
10 spettacoli
2 Sociale: Arrivato a questo punto, La reginetta di Leenane
4 Borsoni: Sorridere ridere sganasciarsi scompisciarsi, La tripla vita di Michele Sparacino, La Medium, La difficilissima vita di Ciccio Speranza
4 Mezzadri: A colpi d’ascia, Sette piani, Non sentire il male, Tre donne alte
ABBONAMENTO SERIE AZZURRA
8 spettacoli
6 Sociale: Non si sa come, Network. Quinto potere, Incendi, Romeo e Giulietta, I promessi sposi, Lisistrata
1 Borsoni: a scelta
1 Mezzadri: a scelta
ABBONAMENTO SERIE GIALLA
8 spettacoli
6 Sociale: Arrivato a questo punto, Prima del temporale, La Mandragola, Finale di partita, La reginetta di Leenane, La rigenerazione
1 Borsoni: a scelta
1 Mezzadri: a scelta
ABBONAMENTO NELLO SPAZIO E NEL TEMPO
9 spettacoli
3 Borsoni: Amen, La locandiera, Il racconto di Chimera
6 Mezzadri: La Signora del gioco, Emma B. vedova Giocasta, Sette piani, Quartett, Causa di beatificazione, Ombrelloni
Turni per gli abbonamenti a posto fisso
turno A mercoledì h 20.30 turno B giovedì h 20.30
turno C venerdì h 20.30 turno D sabato h 20.30turno E domenica h 15.30
6.2 Abbonamenti
ABBONAMENTO FUORI STAGIONE
5 spettacoli 115€
In vendita: dal 3 al 12 settembre (6/9/2026 giorno di chiusura)
ABBONAMENTO FEDELTÀ
30 spettacoli Stagione di prosa + Altri percorsi + Nello spazio e nel tempo 450€
22 spettacoli Stagione di prosa + Altri percorsi 352€
In vendita: per gli abbonati alla stagione 2025/26 con diritto di prelazione è possibile confermare e ritirare l’abbonamento dal 3 all’8 settembre 2026 (6/9/2026 giorno di chiusura)
per i nuovi abbonati dal 9 al 12 settembre 2026
ABBONAMENTO STAGIONE DI PROSA
16 spettacoli
intero ridotto gruppi* ridotto speciale**
platea 288€ 272€ 240€
I galleria 272€ 256€ 224€
II galleria 256€ 232€ 208€
III galleria 208€ 184€ 160€
In vendita: per gli abbonati alla stagione 2025/26 con diritto di prelazione è possibile confermare e ritirare l’abbonamento dal 3 all’8 settembre 2026 (6/9/2026 giorno di chiusura)
per i nuovi abbonati dal 9 al 12 settembre 2026
ABBONAMENTO ALTRI PERCORSI
10 spettacoli
intero 160€ ridotto 145€
(Il posto fisso per gli spettacoli al Teatro Sociale è previsto nella prima data di spettacolo)
In vendita: per gli abbonati alla stagione 2025/26 con diritto di prelazione è possibile confermare e ritirare l’abbonamento dal 3 all’8 settembre 2026 (6/9/2026 giorno di chiusura)
per i nuovi abbonati dal 9 al 12 settembre 2026
A coloro che sottoscrivono l’abbonamento Fedeltà, Stagione di prosa e Altri percorsi diamo la possibilità di acquistare in anteprima i biglietti di tutti gli spettacoli Fuori Stagione.
ABBONAMENTO NELLO SPAZIO E NEL TEMPO
9 spettacoli
intero 117€ ridotto 108€
In vendita: dal 9 settembre 2026
ABBONAMENTO SERIE AZZURRA / SERIE GIALLA
8 spettacoli
intero ridotto gruppi* ridotto speciale**
platea 152€ 144€ 128€
І galleria 144€ 136€ 116€
II galleria 136€ 120€ 104€
III galleria 112€ 92€ 80€
In vendita:
turno A e B 14 settembre 2026
turno C e D 15 settembre 2026
turno E 16 settembre 2026
CAMBIO TURNO Gli abbonati a posto fisso possono cambiare il giorno di spettacolo previsto, acquistando il biglietto cambio
turno – platea 7€, gallerie 5€ – dal 20 ottobre 2026 in base alle disponibilità.
6.3 Carte
CARTA LIBERA 1
Platea Teatro Sociale + Platea Teatro Borsoni
Abbonamento a 8, 6 o 4 spettacoli che prevede la scelta completamente libera della data di rappresentazione e del posto in teatro, tra tutti i titoli in cartellone (escluso lo spettacolo del 31/12/2026). La scelta avviene al momento della sottoscrizione dell’abbonamento.
Gli ingressi possono essere utilizzati anche per la stessa data e/o spettacolo.
8 spettacoli 168€ 6 spettacoli 132€ 4 spettacoli 92€
In vendita: dal 21 settembre al 2 ottobre 2026 (27/9/2026 giorno di chiusura)
CARTA LIBERA 2
Galleria Teatro Sociale + Platea Teatro Borsoni
Abbonamento a 8, 6 o 4 spettacoli che prevede la scelta completamente libera della data di rappresentazione e del posto in teatro, tra tutti i titoli in cartellone (escluso lo spettacolo del 31/12/2026). La scelta avviene al momento della sottoscrizione dell’abbonamento.
Gli ingressi possono essere utilizzati anche per la stessa data e/o spettacolo.
8 spettacoli 136€ 6 spettacoli 105€ 4 spettacoli 72€
In vendita: dal 21 settembre al 2 ottobre 2026 (27/9/2026 giorno di chiusura)
CARTA LIBERA MINA MEZZADRI
Abbonamento a 6, 4 o 2 spettacoli che prevede la scelta completamente libera della data di rappresentazione e del posto in teatro, tra tutti i titoli in cartellone. La scelta avviene al momento della sottoscrizione dell’abbonamento.
Gli ingressi possono essere utilizzati anche per la stessa data e/o spettacolo.
6 spettacoli 84€ 4 spettacoli 60€ 2 spettacoli 32€
In vendita: dal 21 settembre al 2 ottobre 2026 (27/9/2026 giorno di chiusura)
CARNET
Abbonamento a 8 o 6 spettacoli con libera scelta della data di rappresentazione e del posto in teatro, tra tutti i titoli in cartellone (escluso lo spettacolo del 31/12/2026).
La scelta avviene al momento della sottoscrizione dell’abbonamento.
L’abbonamento è nominale, pertanto non utilizzabile per la stessa data e/o spettacolo.
8 spettacoli 132€ 6 spettacoli 105€
In vendita: dal 12 ottobre 2026
CARTA TEATRO IN COPPIA
Abbonamento a 4 o 2 spettacoli in coppia che prevede la scelta completamente libera della data di rappresentazione e del posto al Teatro Sociale, al Teatro Borsoni e al Teatro Mezzadri, tra tutti gli spettacoli in cartellone (escluso lo spettacolo del 31/12/2026).
4 spettacoli 128€ 2 spettacoli 68€
In vendita: dal 12 ottobre 2026
CARTA BORSONI
Abbonamento a 4 o 2 spettacoli a libera scelta tra gli spettacoli in cartellone fino a esaurimento posti.
Gli ingressi possono essere utilizzati anche per la stessa data e/o spettacolo.
4 spettacoli 72€ 2 spettacoli 38€
In vendita: dal 15 ottobre 2026
CARTA MIX
Teatro Sociale posti di II e III galleria
Teatro Mezzadri posti di platea
Abbonamento a 5, 4, 3 o 2 spettacoli a libera scelta tra gli spettacoli in cartellone (escluso lo spettacolo del 31/12/2026) fino a esaurimento posti.
Gli ingressi possono essere utilizzati anche per la stessa data e/o spettacolo.
5 spettacoli 65€ 4 spettacoli 54€ 3 spettacoli 42€ 2 spettacoli 29€
In vendita: dal 15 ottobre 2026
CARTA UNIVERSITÀ
Abbonamento a 6 spettacoli (di cui almeno uno al Teatro Mezzadri e uno al Teatro Borsoni) a libera scelta fino a esaurimento dei posti disponibili tra tutti i titoli in cartellone (escluso lo spettacolo del 31/12/2026), limitato ai posti di galleria per gli spettacoli al Teatro Sociale.
6 spettacoli 78€
In vendita: dal 15 ottobre 2026
CARTA REGALO
Abbonamento a 3 o 2 spettacoli a libera scelta fino a esaurimento posti disponibili, tra tutti i titoli in cartellone (escluso lo spettacolo del 31/12/2026).
Gli ingressi possono essere utilizzati anche per la stessa data e/o spettacolo.
3 spettacoli 48€ 2 spettacoli 36€
In vendita: dall’1 al 31 dicembre 2026
CARTA SCUOLA
Riservato a gruppi organizzati di almeno 10 studenti per istituto.
Prenotazione presso gli uffici del CTB t. 0302928616
6 spettacoli 60€
6.4 Biglietti
In vendita: dal 15 ottobre 2026
Teatro Sociale
intero ridotto gruppi* ridotto speciale**
platea 29€ 26€ 21€
І galleria 22€ 20€ 18€
II galleria 19€ 17€ 15€
III galleria 15€ 13€ 11€
Teatro Renato Borsoni
intero ridotto gruppi* ridotto speciale**
platea 25€ 21€ 18€
Teatro Mina Mezzadri
intero ridotto gruppi* ridotto speciale**
platea 18€ 16€ 14€
SPETTACOLO ULTIMO DELL’ANNO | Teatro Sociale h 22.00
Lu santo Jullare Francesco
Al termine, brindisi con Ugo Dighero
platea 50€
І galleria 50€
II galleria 45€
III galleria 35€
6.5 Riduzioni
* la riduzione gruppi è riservata esclusivamente ai CRAL aziendali, alle biblioteche e agli Enti e Associazioni convenzionati con il Centro Teatrale Bresciano. Per informazioni: t. 0302928605; organizzazione@centroteatralebresciano.it
** la riduzione speciale è riservata a giovani fino a 25 anni e ultrasessantacinquenni.
ORARI DEGLI SPETTACOLI
Giorni feriali h 20.30 / Domenica h 15.30
6.6 Orari della Campagna abbonamenti, dal 3 settembre 2026
La biglietteria del Teatro Sociale è aperta dal 3 settembre 2026 secondo il calendario riportato per ogni tipologia, con i seguenti orari: dal 3 settembre al 17 ottobre 2026 (chiuso dal 17 al 20 settembre e dal 5 all’11 ottobre), h 9.00 – 13.00 e h 16.00 – 19.00, domenica chiuso.
Negli stessi orari di apertura della biglietteria del Teatro Sociale sarà attivo il servizio di biglietteria telefonica ai numeri 376 0450011 e 376 0450269 con pagamento tramite carta di credito. L’acquisto effettuato telefonicamente con carta di credito è maggiorato del 2,5%.
Ogni giorno di apertura del botteghino per la vendita degli abbonamenti, a partire dalle h 8.30 e dalle h 15.30, sarà attivo un servizio di gestione dell’ordine d’arrivo e di ingresso dell’utenza.
Gli abbonamenti saranno in vendita anche online su www.ctb.vivaticket.it dal 14 settembre 2026, secondo il calendario riportato per ogni tipologia.
6.7 Orari delle Biglietterie, dal 20 ottobre 2026
> TEATRO SOCIALE Via Felice Cavallotti, 20 – Brescia
t. 030 2808600; biglietteria@centroteatralebresciano.it
martedì - sabato h 16.00 - 19.00; domenica h 15.30 - 18.00 solo nei giorni di spettacolo
30 minuti prima dell’inizio di ogni spettacolo saranno in vendita esclusivamente i biglietti per la serata stessa.
> BIGLIETTERIA TELEFONICA
t. 376 0450269 da martedì a venerdì h 10.00 - 13.00 (escluso i festivi)
t. 376 0450011 da martedì a sabato h 16.00 - 19.00; domenica h 15.30 - 18.00
Si informa che agli acquisti effettuati telefonicamente e pagati con carta di credito verrà applicata la maggiorazione pari al 2,5% del costo dell’abbonamento o biglietto.
> PUNTO VENDITA CTB Piazza della Loggia, 6 – Brescia
t. 030 2928609; biglietteria@centroteatralebresciano.it
martedì - venerdì h 10.00 - 13.00 (escluso i festivi)
> TEATRO MINA MEZZADRI Contrada Santa Chiara, 50/a – Brescia
biglietteria@centroteatralebresciano.it
Il botteghino apre 30 minuti prima dell’inizio di ogni rappresentazione e saranno in vendita esclusivamente i biglietti per la serata stessa.
> TEATRO RENATO BORSONI Via Milano, 83 – Brescia
biglietteria@centroteatralebresciano.it
Il botteghino apre 30 minuti prima dell’inizio di ogni rappresentazione e saranno in vendita esclusivamente i biglietti per la serata stessa.
> ACQUISTO ONLINE
Attraverso la pagina dedicata www.ctb.vivaticket.it
Avvertenze generali
All’ingresso in sala gli spettatori devono accertarsi di aver disattivato i telefoni cellulari.
La direzione si riserva la facoltà di rimuovere poltrone, anche se assegnate agli abbonati, per esigenze tecniche o artistiche.
In caso di necessità, la direzione si riserva la facoltà di apportare modifiche al programma.
I dati personali degli abbonati verranno trattati ai sensi del Regolamento UE 679/16.
I ritardatari perdono il diritto di usufruire del posto assegnato in prevendita. Potranno avere accesso alla sala entro i 10 minuti dall’inizio dello spettacolo e assistere alla rappresentazione in posti diversi da quelli loro riservati, seguendo le indicazioni della direzione e del personale di sala.
Per maggiori informazioni, consultare www.centroteatralebresciano.it














Nessun commento:
Posta un commento