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martedì 20 ottobre 2026

NUOVO TEATRO ATENEO DI ROMA
STAGIONE TEATRALE 2026/2027

13-14 Novembre 2026
ESTAMPIDA HUMANA
Bonobo
Sceneggiatura: Pablo Manzi
Co-regia: Andreína Olivarí e Pablo Manzi
Cast: Carlos Donoso, Paulina Giglio, Gabriel Cañas, Gabriel Urzúa, Guilherme Sepúlveda, Coca Guazzini

Progetto scenografico: Juan Andrés Rivera e Felipe Olivares (Los Contadores Auditores) Realizzazione scenografia: José Carrera

Progetto audiovisivo e direzione tecnica: Alex Waghorn
Parrucche e posticci: Carla Casali
Musica: Daniel Marabolí
Produzione: Alessandra Massardo
Organizzata in collaborazione con e con il sostegno di: The Democracy Cycle, un programma del Perelman Performing Arts Center | PAC NYC e della Civis Foundation.

Grazie al sostegno di IILA Organizzazione Internazionale Italo Latino Americana in collaborazione con il Festival Internazionale Santiago a Mil (Cile).

Un’opera teatrale sulla perdita del senso di comunità in Cile, un processo iniziato durante la dittatura. Tre storie che esplorano la paura, la violenza e la sfiducia attraverso un gioco scenico segnato da delirio, sconcerto e umorismo.

Un’associazione di quartiere deve decidere cosa fare con un gruppo di senzatetto che ha occupato la piazza del quartiere. Un negozio di bricolage è sull’orlo del fallimento e ha bisogno di un miracolo per salvarsi dalla chiusura. Una fazione clandestina di sinistra all’interno dei Carabineros (la polizia nazionale) tenta il suo primo attacco per dimostrare pubblicamente il proprio sostegno al progetto di trasformazione del paese. Queste tre storie costituiscono l’origine di Estampida humana, una produzione della compagnia Bonobo che riflette su paura, violenza e disperazione in Cile. Con arguzia, senso dell’assurdo e del disagio tipici delle produzioni di Andreina Olivari e Pablo Manzi (drammaturgia e regia), l’opera affronta il modo in cui i legami sociali, la vita comunitaria e gli spazi pubblici si sono trasformati in luoghi pericolosi e violenti

21 novembre ore 20:30 / 22 novembre ore 18:00
(PASSAGGI - un omaggio a Carlo Cecchi)
Maltinti Teatro presenta
“SOGNO DI UNA NOTTE D'ESTATE” di Shakespeare
traduzione Patrizia Cavalli
luci Camilla Piccioni
con Angelica Ippolito, Davide Giordano, Remo Stella,
Valentina Di Battista, Manuel Di Nicola, Lorenzo Cancelli, Tommaso Ferrandina,
Alessio Frisullo, Davide Gaibotti, Claudia Torchia
con la partecipazione di Vincenzo Ferrera
regia Davide Giordano

Un gruppo di attori professionisti e di ex-allievi di Cecchi incontra sulla scena una generazione di giovanissimi attori per affrontare uno dei testi più giocosi e complessi del repertorio shakespeariano. Fra i testi di Shakespeare, Sogno di una notte d'estate è uno di quelli su cui Cecchi è tornato più volte nel corso degli anni. Un'opera che ha accompagnato la sua ricerca perché racchiude, nella sua stessa struttura, alcuni dei temi centrali della sua pratica teatrale: il confine continuamente mobile tra realtà e finzione, il teatro come gioco, la necessità di una recitazione fondata sull'ascolto, sul rischio, sull'invenzione e sulla presenza, più che sulla riproduzione di una forma già acquisita. L'esperienza di Maltinti Teatro nasce proprio da questa eredità, intesa non come modello da riprodurre ma come metodo di lavoro.

10-11 Dicembre
APRIL
Funny&Alexander
Ideazione, regia, scene e luci: Luigi Noah De Angelis
Drammaturgia e costumi: Chiara Lagani
Con Andrea Argentieri
Testi tratti dalle interviste orali di April Ashley e da The First Lady di April Ashley e Douglas Thompson
Spettacolo in inglese, con sottotitoli

Un’elegia teatrale ispirata alla vita e alla voce di April Ashley che è stata una delle prime persone in Gran Bretagna a vivere pubblicamente la propria transizione. Nata a Liverpool, ha attraversato la povertà, la violenza, l’umiliazione e l’esposizione mediatica per diventare una modella internazionale, una performer di cabaret e una figura pionieristica nella visibilità transgender e nella storia LGBTQ+.

APRIL non è una ricostruzione biografica. È un atto dal vivo di trasmissione.

In scena, il performer Andrea Argentieri entra progressivamente in dialogo con la voce registrata di April Ashley, con le sue interviste e le sue apparizioni pubbliche, attraverso la tecnica della eterodirezione di Fanny & Alexander: una pratica performativa dal vivo nella quale l’attore riceve in tempo reale, attraverso un auricolare, indicazioni vocali e fisiche. Nel corso della performance, il performer diventa un corpo risonante per la presenza di April, per il suo ritmo, il suo respiro e il suo linguaggio.

Attraverso registrazioni d’archivio, video dal vivo, doppiaggio e performance, APRIL ripercorre alcuni frammenti del suo percorso: dall’infanzia a Liverpool al cabaret Carousel di Parigi, dall’intervento chirurgico di riassegnazione di genere a Casablanca nel 1960 alla violenza del sistema giuridico britannico, che si rifiutò di riconoscere la sua identità. Al centro del lavoro c’è il tentativo di avvicinarsi a una presenza viva: non semplicemente rappresentare April Ashley, ma permettere alla sua voce, ai suoi gesti e alla sua forza emotiva di riemergere nel presente attraverso un altro corpo. April è al tempo stesso un’elegia e un atto di resistenza.

Una performance sulla trasformazione, sulla visibilità, sulla memoria e sulla lotta per rimanere fedeli alla propria verità interiore. Il progetto prosegue la ricerca a lungo termine di Fanny & Alexander sui “ritratti mimetici”, che comprende performance dedicate a Nina Simone e Primo Levi.

16-20 Dicembre 2026
In collaborazione con Accademia di S. Luca e Polo Museale - Sapienza Cultura Sezione Nuovo Teatro Ateneo, Fattore K presenta
BARDO
Scritto, diretto e interpretato da Giorgio Barberio Corsetti
Progetto articolato in tre capitoli, tre diverse performances tutte parte di un affresco, una visione sul tempo, lo spazio, la creazione, l’identità, la Storia.
Sala Olimpia - Museo dell’Arte Classica - Sapienza Università di Roma

QUANTI ANNI SONO PASSATI?

La seconda performance avverrà nel Museo dell’Arte Classica, la Gipsoteca, alla Sapienza.
Il tunnel della storia, delle forme stabilite, la raffigurazione del Tempo attraverso l’inventario del bello, si imprimono nella mente con la violenza della ripetizione, e ci conducono nel terreno della Storia, della continuità ideale delle forme in una disconnessione catastrofica.

Il primo sé, colui che agiva e attraversava la sua piccola storia individuale alla Ripense qui diventa rabbioso, si difende e aggredisce come in un sogno violento…


Con: Giorgio Barberio Corsetti

Nuovo Teatro Ateneo - Sapienza Università di Roma

QUESTA NON È LA FINE

La terza performance avverrà sul palcoscenico, qui si rappresenta la rappresentazione stessa specchio della coscienza di sé, infinita combinazione.

Uno schermo deformabile, due attori, delle immagini proiettate, evocheranno storie, sogni, eventi tratti da un diario immaginario… qui personaggi popolano lo spazio della scena e dello schermo, si accalcano, escono dai sogni per invaderne altri, per poi apparire nella veglia giusto dietro l’angolo dell’occhio… e in questa fantasmagoria pian piano si delineano i confini tra i vari stati della vita, del sogno, della morte…si passerà dalla crosta dura alla tenera mollica… certo si sveleranno i vari strati di corazza che si dovranno strappare per arrivare alla carne viva, alla vera essenza…

Con: Giorgio Barberio Corsetti e Lorenzo Ciambrelli
video artist Fabio Massimo Iaquone

20-21 gennaio
IMPASSE
Ikùn|Mufutau Yusuf
Coreografia: Mufutau Yusuf
Performers: Mufutau Yusuf, Lucas Katangila
Composition & Sound: Tom Lane and Mick Donohoe
Scenografia: Mufutau Yusuf
Disegno luci: Matt Burke
Costumi: Alison Brown
Oggetti di scena: Maryam Yusuf
Testo: Ikenna Anyabuike

Commissionato da Liz Roche Company e sostenuto da Solstice Arts Centre, Dance Cork Firkin Crane, Irish Arts Centre New York, Ultima Vez, Dublin Dance Festival, Uillinn West Cork Arts Centre, Maison de la Danse, Lyon, Le Pôle européen de création, Centre National de la Danse.

La realizzazione di Impasse è stata finanziata da The Arts Council of Ireland/An Chomhairle Ealaíon.

Impasse, di Mufutau Yusuf, nasce dal tentativo di interrogare la condizione del corpo nero nella società occidentale contemporanea, mettendo in discussione i concetti di rappresentazione, di rappresentazione distorta e di invisibilità.

È una performance fisica, potente e incalzante, costruita su un ritmo serrato e una forte intensità scenica. La scenografia e gli oggetti utilizzati evocano l’esperienza della migrazione africana e portano in primo piano le narrazioni e gli stereotipi che, nel corso della storia, sono stati proiettati sui corpi neri. Narrazioni segnate dall’imperialismo culturale, dalla violenza, dallo sfruttamento, dalla marginalizzazione e dalla privazione di potere, che vengono qui attraversate e messe a nudo attraverso una fisicità radicale e una profonda intensità emotiva.

La performance mette in discussione le immagini razzializzate storicamente associate alla nerezza — rozzezza, minaccia, ipersessualità, rabbia e immoralità — per restituire al corpo nero la sua forza, la sua grazia, la sua sensualità, la sua tenerezza, la sua intelligenza e la sua capacità d’amare.

Impasse non si limita a esplorare queste rappresentazioni, ma invita a ripensare il modo in cui definiamo noi stessi e la nostra idea di comunità. È un gesto di riappropriazione dell’umanità e, al tempo stesso, una celebrazione dell’autonomia e della capacità di autodeterminazione dei corpi neri.

Impasse ha debuttato nel maggio 2024 nell’ambito del Dublin Dance Festival, ricevendo un’ampia e positiva risposta da parte della critica e del pubblico. Nell’agosto 2024 è stato presentato al Dancebase nell’ambito dell’Edinburgh Fringe Festival. Nell’autunno dello stesso anno è stato ospitato in Francia dalla Maison de la Danse di Lione; in Irlanda dal Solstice Arts Centre di Navan e dal Dance Cork Firkin Crane di Cork; in Nigeria da Afropolis a Lagos; e nel Regno Unito dal The Mac, nell’ambito del Belfast International Arts Festival, e dal Sadler’s Wells di Londra.

Lo spettacolo contiene musica ad alto volume, luci stroboscopiche e nudità.

10-11 febbraio
OPERA PUNK
Scrittura e regia: Brut Movement
In scena: Paola Di Bella, Irene Occhiato, Florian Vuille, Luigi Bisogno
Musiche: Florian Vuille, Luigi Bisogno
Consulenza artistica: Mat Voorter
Costumi: Mat Voorter
Grafica: Arnaud Beelen
Fotografia: Arnaud Beelen
Tour Manager: Arnaud Beelen
In partenariato con: Tictac ArtCenter, La Roseraie, Wolubilis, Les Baladins du Miroir
Distribuzione: AMA Brussels

Una commedia musicale italo-romantica punk

Opera Punk irrompe sulla scena con quattro performer, una batteria, trombe, voci e un’energia incontenibile. In un istante possono essere danzatori, musicisti, amanti, cani o onde del mare, passando dal serio all’assurdo e dalla danza alla musica con una libertà assoluta. Qui il confine tra palcoscenico e backstage scompare: tutto ciò che accade diventa spettacolo. Interamente acustico, lo spettacolo alterna melodie romantiche e brani punk originali, costruendo un universo sonoro energico e imprevedibile. Al centro c’è la libertà di espressione, intesa come possibilità di liberarsi dai condizionamenti e dalle convenzioni sociali. Le emozioni non vengono semplicemente raccontate, ma vissute e agite attraverso il corpo, mentre la musica composta dagli stessi artisti accompagna il pubblico in un percorso che si sviluppa dall’inizio alla fine.

Paola, Florian, Irene e Luigi intrecciano clown, danza, musica e canto per creare un mondo in continua metamorfosi, in cui il quotidiano convive con l’assurdo e il sorprendente. La scena diventa un luogo di gioco e sperimentazione: si passa dalla danza alla musica, dal teatro al canto, mentre i performer dialogano tra loro e cambiano costume davanti agli spettatori. Opera Punk rinuncia alla tecnologia e affida tutto alla presenza fisica degli artisti, alla loro immaginazione e agli strumenti che hanno a disposizione: batterie, trombe, voci e, talvolta, un megafono. Il corpo diventa così il centro della performance e la sua stessa cassa di risonanza.

Le composizioni spaziano dalle melodie polifoniche all’«Italo-romantic punk»: Italo per i testi in italiano, romantic per i contenuti sentimentali e punk per l’energia dei ritmi. Tutta la musica è originale. Il risultato è uno spettacolo diretto, ironico e fisico, capace di alternare il comico e l’assurdo alla tenerezza. Un’esperienza acustica ad alta intensità, in cui l’energia dei quattro performer è sempre sul punto di trasformarsi in una piccola rivoluzione.

22-23 febbraio
TRE STAGIONI E UN CORPO
«CE QU’ON EMPORTE QUAND TOUT DISPARAÎT» (Ciò che conserviamo quando tutto è perduto)
Mohammed Al Qudwa
Ideazione, testo e interpretazione: Mohammed Al Qudwa
Regia: Martha Kiss Perrone, Mohammed Al Qudwa
Drammaturgia: Maëlle Poésy
Musiche: Anelena Toku, Rafael Coutinho
Collaborazione musicale: Waseem Al Sisi, Juliano Abramovay
Collaborazione coreografica: Aurore Giaccio
Luci: Sebia Falk-Lemarchand
Scene: Jeanne Knoplioch
Suono e direzione di scena: Robin Charlet
Traduzione francese: Jumana Alyasiri
Traduzione inglese: Alaa Al Qaisi
Assistente alla regia e sopratitoli: Lynda Rahal
Produzione Théâtre Dijon Bourgogne, Centre dramatique national
Coproduzione Nouveau Théâtre Besançon, Centre dramatique national / Passages
Transfestival - Metz / NEST, Centre dramatique national transfrontalier de Thionville-Grand Est / MA, Scène nationale - Pays de Montbéliard

Nella sua prima creazione il giovane artista Mohammed Al Qudwa racconta la sua storia. Poeta e performer palestinese, all’età di 22 anni ha già vissuto cinque guerre a Gaza. Mescolando ricordi e slanci poetici interroga il bambino che era, poi l’adolescente ed infine il giovane adulto costretto a lasciare il suo Paese. Lasciandosi alle spalle la memoria della sua giovane vita, attraverso la distruzione di un territorio, si interroga su ciò che potrà trasmettere quando tutto sembra, invece, perduto per sempre. Oggi accolto e sostenuto da istituzioni artistiche francesi come il Festival Paris l’été nel contesto del programma PAUSE del Collège de France, dà voce all’indicibile mescolando teatro, danza, e karate- Moammed è stato un professionista sportivo di alto livello nella squadra nazionale palestinese-. Con la sua forte presenza in scena non dimentica mai la speranza e un sottile umorismo.

10-11 Marzo
TONIGHT
Della compagnia BERT&NASI
Ideazione e interpretazione: Bertrand Lesca e Nasi Voutsas
Drammaturgia: Edward Fortes
Consulenza artistica: Tim Etchells, Vlatka Horvat, Kate Yedigaryoff
Scene e costumi: Camille Lemonnier
Disegno luci: Nao Nagai
Responsabile tecnico e sound design: Enrico Aurigemma
Produzione esecutiva: Khenory Sok
Responsabile tournée: Jessica Barber
Amministrazione: Clelia Coussonnet
Produzione associata: Les Théâtres – Jeu de Paume (Aix-en-Provence)

Con la loro inconfondibile comicità surreale, ironica e spiazzante, Bert e Nasi tornano in scena per mettere alla prova, e forse persino smontare, i delicati meccanismi che tengono in piedi una performance.

Quello che nasce come una celebrazione entusiasta delle infinite possibilità della scena si trasforma presto in una corsa imprevedibile e vertiginosa. Bert e Nasi ci accompagnano da un pensiero all’altro con assoluta naturalezza, fino a farci perdere ogni punto di riferimento e abbandonare il bisogno di avere tutto sotto controllo.

Tonight rappresenta una svolta nel percorso artistico di Bertrand Lesca e Nasi Voutsas, conosciuti come Bert e Nasi. Per la prima volta i due artisti scrivono insieme un testo: un «monologo» a due voci, condiviso e interpretato da entrambi.

Il lavoro arriva dopo L’Addition, nato dalla collaborazione con Tim Etchells, regista della compagnia Forced Entertainment, e presentato per la prima volta al Festival di Avignone nel 2023. Accolto con entusiasmo dalla critica internazionale, L’Addition è tuttora in tournée.

Con Tonight, Bert e Nasi scelgono invece di confrontarsi direttamente con la scrittura. Il testo oscilla continuamente tra improvvisazione e parola scritta, lasciando emergere una comicità surreale e imprevedibile. I due lo recitano insieme, sera dopo sera, mantenendo aperto quello spazio di incertezza in cui tutto può ancora accadere.

La parola «tonight» — «stasera» — ritorna ossessivamente nel corso della performance, fino a confondersi con il titolo stesso. Un gioco semplice che sposta l’attenzione sul presente: essere qui, adesso, davanti a un pubblico. Ma anche sulle infinite possibilità che si aprono ogni volta che assistiamo a una performance e ogni volta che una serata è ancora tutta da vivere.

23-24 Marzo
CONFESSIONE di un ex presidente che ha portato il suo paese sull'orlo di una crisi
Di Davide Carnevali
Regia Vittorio Borsari
Con Fabrizio Martorelli
Costumi Chiara Zanini
Progetto audio Fabio Brusadin
Scenografia Stefano Zullo
Produzione Chronos 3
Spettacolo per 50 spettatori dotati di cuffie

Immaginiamo di essere in Argentina. Oppure in Spagna, Brasile, Italia.

Confessione di un ex presidente è uno spettacolo riguardo il linguaggio della politica. Attraverso un’esperienza immersiva dal punto di vista sonoro, lo spettatore sarà condotto dentro i complessi ragionamenti della manipolazione della parola: come un prestigiatore, il politico disegna un confine ambiguo tra realtà e rappresentazione.

L’ex presidente parla un linguaggio che cerca il consenso del popolo: una semplificazione che si rivolge direttamente al popolo per spiegare tutto ciò che è successo durante il suo mandato. Un' utopia dove solo la finzione teatrale può avere il privilegio di essere “vera”.

Il pubblico sarà il popolo, pronto a pesare le parole dell’ex presidente attento a valutare la nostra capacità di ascolto. A che punto è il nostro senso critico, il nostro grado di libertà e di democrazia?

Un flusso di coscienza ben organizzato per portarci a riflettere, ridere e pensare alla fragilità delle nostre democrazie, dove il cittadino diventa consumatore di illusioni, dove per l’appunto la verità non conta più nulla.

La sfida è raccontare il potere e la retorica di stampo politico mettendone in luce l’ambiguità, la pericolosità, ma allo stesso tempo anche il fascino e la capacità comunicativa.

30 Marzo 2027
4.5.6
scritto e diretto da Mattia Torre
con Massimo De Lorenzo, Carlo De Ruggieri, Cristina Pellegrino
e con Giordano Agrusta
scene Francesco Ghisu
disegno luci Luca Barbati
costumi Mimma Montorselli
assistente alla regia Francesca Rocca
movimenti di scena Alberto Bellandi
produzione Marta Morico
distribuzione Alessandro Gaggiotti
organizzazione Emanuele Belfiore, Serena Martarelli
comunicazione e ufficio stampa Beatrice Giongo
tecnici Jacopo Pace, Francesco Mentonelli
MARCHE TEATRO / Nutrimenti Terrestri / Walsh

Questo spettacolo divenuto ormai un cult è la storia comica e violenta di una famiglia che, isolata e chiusa, vive in mezzo a una valle oltre la quale sente l’ignoto. Padre, madre e figlio sono ignoranti, diffidenti, nervosi. Si lanciano accuse, rabboccano un sugo di pomodoro lasciato dalla nonna morta anni prima, litigano, pregano, si odiano. Ognuno dei tre rappresenta per gli altri quanto di più detestabile ci sia al mondo. E tuttavia occorre una tregua perché sta arrivando un ospite atteso da tempo, che può e deve cambiare il lor futuro. Tutto è pronto, tutto è perfetto ma la tregua non durerà. 456 nasce dall’idea che l’Italia non è un paese, ma una convenzione. Che non avendo un’unità culturale, morale, politica, l’Italia rappresenti oggi una comunità di individui che sono semplicemente gli uni contro gli altri: per precarietà, incertezza e paura per mancanza di comuni ispirazioni. 456 racconta come proprio all’interno della famiglia, rappresentata come avamposto della nostra arretratezza culturale, nascono i germi di questo conflitto la famiglia.

7-8 aprile per la prima volta a Roma
Zora Snake (Camerun / Francia)
L’OPERA DU VILLAGEOIS
Testo, coreografia, ideazione e performance: Zora Snake
musica dal vivo: Maddly Mendy Sylvia
Audio Sounds: Felwine Sarr, Bénédicte Savoy, Emmanuel Macron, Eliane Azoulay
musica di sottofondo: Musica rituale N'Kounga - Bamiléké et Drums Dunumba
Costumi e scenografia: Zora Snake
Produzione: Compagnia Zora Snake
con il supporto di Faso Teatri
e con il supporto di: La cité internationale des arts à Parigi, Collettivo Afrikadaa, Palais de Tokyo a Parigi, Live art Network Africa a Johannesburg

Una musicista accoglie il pubblico e lo accompagna, attraverso il suono del flauto, verso una prima installazione, dove l’artista appare come un’opera vivente, entrando in relazione con lo spazio e con il pubblico. Il percorso prosegue verso una seconda installazione, in un dialogo continuo tra musica, corpo e ambiente, fino alla scena conclusiva: l’artista viene lentamente ricoperto dalla terra, mentre due donne intervengono sulla materia che ne avvolge il corpo. Lo spettacolo si sviluppa così come una performance itinerante in cui il corpo dell’artista diventa parte dell’opera e la materia, lo spazio e la musica concorrono alla costruzione di un’esperienza sospesa tra performance, installazione e rito.

Zora Snake nato a Bamendou, nel villaggio Sonkeng (Camerun), con il nome di "TEJEUTSA", è un artista coreografo-performer proveniente da una formazione di danze urbane e Hip-hop. Dice di sé stesso di coreografare "gli spiriti" e non "i movimenti". Nel suo rapporto con il movimento, ricerca l'anima, la stranezza del gesto, ciò che ci sfugge, il respiro del corpo, le distorsioni disallineate, la totalità dell'essere e le sue vibrazioni più profonde che trasformano le nostre storie, i nostri impulsi, le nostre emozioni e le nostre energie in un atto artistico singolare, politico, sacro e umano. Le creazioni coreografiche e performative di Zora Snake nascono da un lungo processo di ricerca basato su immersione e documentazione storica, utopica e reale. Crea opere artistiche abitando tutti gli spazi possibili in cui il rapporto tra scena, artisti, spettatori e pubblico cessa di esistere. Fa inoltre della sua arte un atto politico che richiama al coraggio, alla resistenza, alla trasformazione, al ribaltamento delle prospettive e alle repliche poetico-rituali di fronte alle crisi globali per ripensare la nostra umanità. Tra danza e performance, fonda la sua scrittura artistica sulle drammaturgie dell'invisibile intese come eredità ancestrali che sfuggono alle norme dell'arte, interrogando lo spazio contemporaneo. Il suo lavoro è stato presentato alla Biennale di Venezia.

28-29 aprile
APOCALISSE TASCABILE
ideazione e scrittura Niccolò Fettarappa Sandri
regia Niccolò Fettarappa Sandri, Lorenzo Guerrieri
con Niccolò Fettarappa Sandri, Lorenzo Guerrieri
produzione Sardegna Teatro
durata 65’

Senza alcun preavviso, Dio compare in un supermercato in periferia di Roma e vi annuncia la fine del mondo. Per sua colpa e sfortuna, ad ascoltarlo c’è ben poca gente. A prenderlo sul serio c’è solo un giovanotto amorfo e sfibrato, da allora fatalmente destinato ad essere il profeta della fine dei tempi. Accompagnato da uno svogliato angelo dell’Apocalisse, il giovane apostolo si fa strada nell’abisso peccaminoso della città romana, per annunciare ai suoi abitanti la loro imminente fine. Il progetto apocalittico voluto da Dio sembra però fallire. La triste notizia annunciata però non sembra affatto scuotere chi già si dedica, con mortuaria solerzia, alla propria quotidiana estinzione.

Apocalisse Tascabile è un atto unico eroicomico che con stravaganza teologica ricompone l’infelice mosaico di una città decadente e putrefatta, specchio di una defunta condizione umana. Lo spettacolo tratta della fine del mondo vista da svariate prospettive, tra le quali preponderante è quella di due giovani “scartati”, liquidati e messi all’angolo perché inutili. La fine del mondo è allora per loro quasi un’occasione di vendetta, una rivincita presa sull’indifferenza subita, il cambiamento è incarnato dall’annuncio profetico di questi due smaliziati apostoli under 30 che portano sulla scena con autoironia la rabbia di una generazione esclusa, così giovane e già così defunta. Apocalisse Tascabile è uno spettacolo a doppiofondo: la fine del mondo è anche l’occasione per risvegliare quella “debole forza messianica” che secondo Benjamin si deposita in ogni generazione, in attesa di essere portata alla luce per scardinare il mondo.

6-7 maggio
SULLA MORTE SENZA ESAGERARE
ideazione e regia Riccardo Pippa
di e con Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Matteo Vitanza
produzione Teatro Franco Parenti / I Gordi

Sulla soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, dove le anime prendono definitivo congedo dai corpi, c’è la nostra Morte. I vivi la temono, la fuggono, la negano, la cercano, la sfidano, la invocano. E quanti ritardi nel suo lavoro, quanti imprevisti, tentativi maldestri, colpi a vuoto e anime rispedite al mittente! E poi che ne sa la Morte di cosa significhi morire?

Sulla morte senza esagerare, in omaggio alla poetessa polacca Wisława Szymborska, affronta il tema in chiave ironica attraverso un uso non convenzionale di maschere contemporanee: figure familiari, presenti, che parlano, senza parole, di incontri, ultimi istanti, partenze, ritorni, occasioni mancate, veglie e addii.

I Gordi sono una compagnia teatrale indipendente formata da un gruppo di artisti diplomati alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Dal 2010 i Gordi si incontrano e lavorano insieme su spettacoli teatrali, per creare e condividere esperienze di formazione e realizzare progetti culturali. Si nutrono di incontri e di collaborazioni e nelle proposte artistiche difendono il lavoro di creazione collettiva.

Nel 2024 la compagnia stringe una maggiore relazione con il Teatro Franco Parenti, diventando compagnia residente per il triennio 2024-2026, e debutta con Note a Margine al Campania Teatro Festival, che completa un’ideale «tetralogia della soglia»: in Sulla morte senza esagerare la soglia è lo spazio tra l’aldiquà e l’aldilà, in Visite tra il presente e il passato; in Pandora è tra intimo e pubblico e in Note a margine la soglia è una veglia funebre.

27-28 Maggio
CITTÀ SOLA
di Olivia Liang
Traduzione Francesca Mastruzzo
Riduzione e drammaturgia Fabrizio Sinisi
Ideazione Alessandro Ferroni, Maddalena Parise / lacasadargilla
Regia Alessandro Ferroni e Lisa Ferlazzo Natoli
Con Lisa Ferlazzo Natoli

“Immaginate di stare alla finestra, di notte, al sesto o al settimo o al quarantatreesimo piano di un edificio. La città si rivela come un insieme di celle, centinaia di migliaia di finestre”. Olivia Laing ragiona e cammina per le strade di New York disegnando una cartografia privata lungo l’abisso dell’isolamento. New York diventa tutte le città che abbiamo attraversato e racconta una solitudine che può essere solo urbana, una passeggiata in sette capitoli per sette inquilini speciali: sei artisti e un intruso, Josh Harris fondatore della prima società di ricerche di mercato su Internet. Inquilini che popolano la città sola di Olivia Laing, una vera e propria “città a sé stante” che scopriamo essere, in fondo, un posto molto affollato.

Città sola come materia viva è il libro passato di mano in mano durante gli anni di scrittura de Il Ministero della Solitudine – creazione originale de lacasadargilla e Fabrizio Sinisi, di con e per cinque attori –, diventandone quasi uno spin-off e allo stesso tempo un organismo completamente autonomo. Perché Città sola ha saputo rintracciare tra le pieghe della solitudine quel legame personale e politico tra artista e opera che per condizione o per scelta, come un doppio laccio, non lascia scampo né sopporta compromessi – “io mi espongo nei miei quadri” dice Hopper.

Gli artisti di Città sola abitano questa solitudine urbana in una radicale coincidenza con la propria opera e Olivia Laing, portatrice sana delle loro storie, li dispone uno ad uno: alcuni noti come Hopper e Warhol, altri quasi sconosciuti come Nomi, Darger, Wojnarowicz, Leonard. Laing attraversa i quadri-acquario di Edward Hopper, interni di vetri solidi e trasparenti con corpi esposti che sembrano solo voler essere “visti, compresi e accettati”; i registratori e le telecamere di Andy Warhol che si traveste per aggirare gli abissi di incomunicabilità e riuscire a incapsulare il tempo; la grazia politica di David Wojnarowicz nella New York degli anni ottanta, gli scritti formidabili, le fotografie scattate lungo i moli di Chelsea grazie alla maschera di Arthur Rimbaud; le 15.145 pagine di memoir, i collage e le sinfonie di colori di Henry Darger, artista poverissimo, “inventore di mondi”; la figura aliena, la voce quasi disumana di Klaus Nomi “controtenore dell’electro-pop” nella New York dell’Aids; “le passeggiate nei viali luminosi di Internet” accanto a Josh Harris, imprenditore che per primo, all’alba del nuovo millennio, ha visto la forza motrice del mondo digitale tra le trame delle nostre solitudini.

Un’analisi politica e affettiva scorre lungo le strade di Città sola e segna anche il capitolo finale del libro dedicato all’opera di rammendo di Zoe Leonard: 302 frutti essiccati, ricomposti e ricuciti con filo, cerniere e bottoni. Zoe Leonard e Billy Holiday una accanto all’altra in un vero e proprio atto di riparazione, per tutti gli amici persi, per comprendere il perturbante lavorio del tempo nelle nostre vite. Perché se l’arte “non può riportare in vita i morti, né sanare le liti tra amici, o fermare il cambiamento climatico, ha funzioni tutte sue: può creare intimità, curare le ferite, o dimostrare che non tutte le ferite hanno bisogno di essere curate”.

PASSAGGI - un omaggio a Carlo Cecchi

Focus “Sogno di una notte d’estate”
dal 4 – 21 – 22 novembre 2026 - 11 | 25 gennaio – 12 febbraio 2027

PASSAGGI è un ciclo di appuntamenti dedicato a Carlo Cecchi, una delle figure più significative e originali del teatro italiano contemporaneo, recentemente scomparso. Attore e capocomico, Cecchi ha attraversato il teatro italiano e internazionale con uno sguardo intelligente e profondo e facendo della scena un luogo di libertà e allo stesso tempo di rigore, di rischio e scoperta, di ascolto e gioco. Nel suo teatro, vissuto sempre come spazio presente, gli attori sono stati chiamati a costruire ogni sera una relazione viva e immediata con il pubblico, con il testo e con gli altri interpreti in scena. La sua personalità, la sua visione e il suo modo di intendere il teatro e il lavoro degli attori hanno lasciato tracce profonde e continuano a influenzare generazioni di artisti.

PASSAGGI non nasce con l’intento di costruire una celebrazione retrospettiva - né pretende di restituire completamente la complessità e la ricchezza del percorso artistico di Cecchi - ma dal desiderio di trasmettere, attraverso un passaggio di testimone, a studenti, allievi di teatro, docenti, teatranti, e a un ampio pubblico interessato al teatro, alcune delle esperienze e degli insegnamenti che hanno segnato il percorso di molti artisti. Un progetto che sceglie di raccontare il teatro di Cecchi attraverso la memoria e la voce di chi lo ha incontrato e attraversato: di chi ha lavorato con lui, di chi è stato suo allievo, di chi ha condiviso prove e palcoscenici, di chi ha raccolto e fatto proprio un modo di fare teatro.

Il progetto si sviluppa attraverso un ciclo di proiezioni, spettacoli e incontri con artisti che hanno condiviso con Cecchi percorsi professionali e umani: Mario Martone, Angelica Ippolito, Valerio Binasco, Arturo Cirillo, Iaia Forte, Francesca Comencini, Vincenzo Ferrera, Davide Giordano e tanti altri.

Molti degli artisti ospiti hanno lavorato, negli anni, al “Sogno di una notte d’estate” di Shakespeare, uno dei testi shakespeariani ai quali Cecchi è tornato più volte nel corso del tempo. Il “Sogno” è un'opera che ha accompagnato la ricerca di Cecchi perché racchiude, nella sua stessa struttura, alcuni dei temi centrali della sua pratica teatrale: il confine continuamente mobile tra realtà e finzione, il teatro come gioco, la necessità di una recitazione fondata sull'ascolto, sul rischio, sull'invenzione e sulla presenza, più che sulla riproduzione di una forma già acquisita.

Il progetto mette in relazione generazioni diverse. Gli artisti che hanno lavorato con Cecchi incontrano una nuova generazione di attori, creando uno spazio di confronto e di trasmissione tra memoria e presente, tra esperienza e formazione. Il “Sogno di una notte d’estate” realizzato da Maltinti Teatro ha seguito principi – la centralità della prova, il dialogo costante con il testo, l'ascolto reciproco tra gli attori, la relazione viva con il pubblico, la disponibilità a lasciare spazio all'imprevisto – che appartengono al cuore dell'insegnamento di Carlo Cecchi e costituiscono il terreno sul quale la Compagnia ha costruito la propria identità.

PASSAGGI vuole essere un progetto aperto, destinato ad arricchirsi di nuovi appuntamenti nel corso della stagione 2026/2027.

4 novembre ore 19:00 / INCONTRO
Ricordando Carlo Cecchi
Conversazione con ARTURO CIRILLO e STEFANO DE MATTEIS

Attore e regista dalla personalità magnetica, Carlo Cecchi è stato un vero e proprio gigante del teatro italiano, un maestro insuperabile per rigore artistico, carisma e indipendenza culturale. L’incontro con Arturo Cirillo - che con Cecchi ha condiviso un lungo e intenso percorso artistico - e Stefano de Matteis, antropologo, scrittore e profondo conoscitore del teatro di Cecchi, rappresenta un’occasione speciale per ricordare una delle figure più autorevoli e riconoscibili del teatro italiano, e per restituire, attraverso le proprie esperienze e memorie, i suoi insegnamenti e il suo modo di vivere il teatro.

21 novembre ore 20:30 / 22 novembre ore 18:00 / SPETTACOLO
Maltinti Teatro presenta
“SOGNO DI UNA NOTTE D'ESTATE” di Shakespeare
traduzione Patrizia Cavalli
luci Camilla Piccioni
con Angelica Ippolito, Davide Giordano, Remo Stella,
Valentina Di Battista, Manuel Di Nicola, Lorenzo Cancelli, Tommaso Ferrandina,
Alessio Frisullo, Davide Gaibotti, Claudia Torchia
con la partecipazione di Vincenzo Ferrera
regia Davide Giordano

Un gruppo di attori professionisti e di ex-allievi di Cecchi incontra sulla scena una generazione di giovanissimi attori per affrontare uno dei testi più giocosi e complessi del repertorio shakespeariano. Fra i testi di Shakespeare, Sogno di una notte d'estate è uno di quelli su cui Cecchi è tornato più volte nel corso degli anni. Un'opera che ha accompagnato la sua ricerca perché racchiude, nella sua stessa struttura, alcuni dei temi centrali della sua pratica teatrale: il confine continuamente mobile tra realtà e finzione, il teatro come gioco, la necessità di una recitazione fondata sull'ascolto, sul rischio, sull'invenzione e sulla presenza, più che sulla riproduzione di una forma già acquisita. L'esperienza di Maltinti Teatro nasce proprio da questa eredità, intesa non come modello da riprodurre ma come metodo di lavoro.

11 GENNAIO ore 19:00 / INCONTRO E PROIEZIONE
Incontro con FRANCESCA COMENCINI · IAIA FORTE e gli attori del “Sogno” di Palermo, modera DAMIANO GAROFALO
A seguire, proiezione del film “SHAKESPEARE A PALERMO” regia di Francesca Comencini
con Carlo Cecchi, Iaia Forte, Valerio Binasco, Arturo Cirillo, Tommaso ragno Lorenza Indovina, Roberto De Francesco, Spiro Scimone, Francesco Sframeli Viola Graziosi, Vito Di Bella, Andrea Puskin, Barbara Callari
Produzione Italia/Francia Les Films d’Ici, GA&A
(Palermo, 1996/1997)

Alla fine degli anni Novanta, in un teatro distrutto nel pieno centro di Palermo, Carlo Cecchi sta lavorando alla messa in scena del Sogno di una notte d’estate di Shakespeare, traduzione di Patrizia Cavalli, secondo spettacolo della sua trilogia shakespeariana. La regista Francesca Comencini decide di seguirlo ed è autorizzata a riprendere le prove dello spettacolo, a condizione che faccia tutto da sola e con discrezione. La magia del teatro rimette in vita le macerie del Teatro Garibaldi, e i capannoni dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, animati da un gruppo di giovani attrici e attori guidati da uno dei più importanti registi teatrali del secolo. Co-prodotto dalla televisione francese e a lungo introvabile, il documentario di Francesca Comencini è un ode all’Italia dei poeti, della grazia e dell’arte, ma anche un film sul lavoro teatrale e sulla compenetrazione assoluta fra l’opera e ciò che le sta attorno. La proiezione è preceduta dall’incontro con la regista e con alcuni degli attori del “Sogno” di Palermo, che restituiranno la loro esperienza dal vivo attraverso testimonianze e racconti.

25 gennaio ore 19:00 / INCONTRO E PROIEZIONE
Incontro con VALERIO BINASCO e PAOLO MANNINA
A seguire proiezione del video dello spettacolo “LA SERRA” di Harold Pinter
traduzione Carlo Cecchi e Alessandra Serra
con Carlo Cecchi, Maurizio Donadoni, Raffaella Azim, Valerio Binasco,
Giorgio Lanza, Lorenzo Loris, Massimiliano Mecca
produzione Teatro Stabile di Torino, Teatro Stabile di Firenze
(Torino, Teatro Carignano · marzo 1997)

Valerio Binasco, attore, regista, direttore artistico del Teatro Stabile di Torino, ha condiviso con Carlo Cecchi alcuni momenti significativi del proprio percorso artistico. È stato protagonista in molti spettacoli diretti da Cecchi, da l’Amleto di Shakespeare – per cui vinse il premio Ubu come miglior attore - a Finale di partita di Beckett a Tartufo di Molière, interprete in La serra di Pinter, nella trilogia shakespeariana (dopo Amleto, Sogno di una notte di mezza estate e Misura per misura) e assistente alla regia in Nunzio di Scimone e Sframeli. Data l’unicità del rapporto artistico con Cecchi, durato molti anni, Binasco regalerà un ritratto personale dell’artista, del suo metodo di lavoro e del suo modo di intendere la scena, attraverso i racconti delle esperienze vissute. A guidare la conversazione, Paolo Mannina, attore con Cecchi nella Trilogia shakespeariana e, successivamente, negli spettacoli Le nozze di Cechov, Leonce e Lena di Buchner e Sei personaggi in cerca d'autore di Pirandello. All’incontro seguirà la proiezione del video dello spettacolo “La serra”, di Harold Pinter, gentilmente concesso dal Teatro Stabile di Torino e dal Centro Studi.

12 febbraio ore 19:00 / INCONTRO E PROIEZIONE
Incontro con MARIO MARTONE e LAURA PUTTI
A seguire proiezione del video dello spettacolo “FINALE DI PARTITA” di Samuel Becket
traduzione Carlo Cecchi
con Carlo Cecchi, Valerio Binasco, Arturo Cirillo, Daniela Piperno
regia teatrale di Carlo Cecchi · regia televisiva di Mario Martone
produzione teatrale Teatro Stabile di Firenze
produzione televisiva RAI in collaborazione con Teatri Uniti
(Torino, Teatro Carignano 1996)

L’incontro artistico tra Mario Martone e Carlo Cecchi attraversa cinema e teatro: da Morte di un matematico napoletano alla ripresa per la televisione dello spettacolo Finale di partita, alla regia teatrale di La serata a Colono di Elsa Morante. Martone non parla di Cecchi soltanto come regista o come osservatore, ma da una posizione interna a una profonda esperienza: quella di chi ha condiviso con lui il lavoro, il set, la scena. È proprio questa prossimità a rendere la sua testimonianza particolarmente significativa. È uno sguardo prezioso – e irripetibile - perché non si limita a ricostruire una vicenda professionale, ma restituisce la complessità di un rapporto artistico e permette di cogliere, nelle diverse forme attraversate da Cecchi, la radicalità di un’idea di teatro fondata sulla presenza, sulla parola e sull’incontro con gli attori.

L’incontro precede la proiezione di Finale di partita: Martone accompagnerà così il pubblico verso le immagini, offrendo una chiave per ritrovare la presenza scenica e la singolare libertà interpretativa di Cecchi.

Info

Polo Museale - Sapienza Cultura - Sezione Nuovo Teatro Ateneo
Sapienza Università di Roma
Mail: segreteria.nuovoteatroateneo@uniroma1.it
Telefono: 0649914115
Sito: https://nuovoteatroateneo.web.uniroma1.it/
Instagram: @nuovoteatroateneosapienza
Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma - Edificio CU017

Orario spettacoli: 20.30

L'ingresso per gli spettacoli della STAGIONE è da piazzale Aldo Moro 5 oppure dal cancello pedonale in viale delle Scienze 11 (a destra della sbarra di accesso al parcheggio sotterraneo).

Biglietti: ingresso gratuito fino ad esaurimento posti previa prenotazione su eventbrite.com

Dopo aver prenotato il tuo biglietto, prenota anche il parcheggio all’interno della città universitaria al seguente link

https://bit.ly/parcheggiocusapienza

POLO MUSEALE - SAPIENZA CULTURA

Presidente Laura Michetti| Responsabile amministrativa Maria Daniela Salvati|

SEZIONE NUOVO TEATRO ATENEO

Coordinamento| Damiano Garofalo| Direzione artistica Velia Papa| Direzione tecnica Ferdinando Nicci| Produzione e coordinamento comunicazione Ilaria Maiolino| Segreteria e promozione Michela Chiadroni| Logistica Giuseppe Cardilli| Acquisti e contabilità Fabrizio Di Lullo, Stefania Magrini| Referente Tecnico Gabriele Cavallari| Grafiche a cura di Danilo Serreli

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