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giovedì 21 settembre 2023

STAGIONE TEATRALE 2023/2024
TEATRO MANZONI DI MILANO

PROSA
Dal 17 al 29 ottobre 2023
Feriali ore 20.45 - Domenica ore 15.30
Sabato 28 ottobre ore 15.30 e 20.45
Gitiesse Artisti Riuniti diretta da Geppy Gleijeses e Teatro Stabile del Veneto
presentano

Vanessa Gravina Giulio Corso
con la partecipazione di Paolo Triestino
TESTIMONE D’ACCUSA

di Agatha Christie
Traduzione Edoardo Erba
Regia Geppy Gleijeses
con Michele Demaria, Antonio Tallura, Sergio Mancinelli Bruno Crucitti, Paola Sambo Francesco Laruffa, Erika Puddu, Lorenzo Vanità
Scene Roberto Crea
Costumi Chiara Donato
Artigiano della luce Luigi Ascione
Musiche Matteo D’Amico

Lo spettacolo è dedicato alla memoria del M° Giorgio Ferrara

Note di regia

Esiste la “commedia perfetta”? Forse sì. Secondo alcuni critici è “Il matrimonio di Figaro” di Beaumarchais, secondo altri è “L’importanza di chiamarsi Ernesto” di Oscar Wilde. Sul più bel dramma giudiziario però non ci sono dubbi: “Testimone d’accusa” di Agatha Christie. Il gioco non verte tanto sulla psicologia dei personaggi (ci aggiriamo tra simulatori occulti, assassini, grandi avvocati) quanto sulla PERFEZIONE del meccanismo. È infernale questo meccanismo, con un colpo di scena dopo l’altro, in un crescendo raveliano, una battuta dopo l’altra. E la costruzione “giudiziaria”? Impressionante per precisione e verità, come se l’avesse scritta il più grande giudice inglese del secolo scorso. Lo spunto, come spesso accade nelle opere della Christie, parte dalla storia di una donna tradita dal marito più giovane; ed è uno spunto autobiografico. L’autrice fu tradita dal primo marito (di cui però portò sempre il cognome) e sposò poi un uomo molto più giovane di lei. Ma bastasse questo… Il film capolavoro che ne trasse Billy Wilder era assai liberamente tratto -la Christie lo considerava il miglior adattamento cinematografico della sua opera. Il testo teatrale è assai più asciutto, non concede tregua alla tensione, affonda come una lama di coltello affilatissima (letteralmente) nella schiena di chi osserva. Considerare la “maestra del brivido” un’autrice di consumo è come valutare Hitchcock un cineasta di serie B. Agatha è un genio e tale per sempre resterà. E qui, più che in Trappola per topi, più che in Dieci piccoli indiani questo diamante luccica in tutto il suo splendore. Naturalmente metterlo in scena richiede un cast di livello superiore e un realismo (non certo naturalismo) rigidissimi. E una dovizia di mezzi scenografici e recitativi. Io l’ho messo in scena con Giorgio Ferrara, un grande e carismatico attore in genere prestato alle grandi direzioni di Festival e teatri, con Vanessa Gravina, bella, bravissima e impossibile, Giulio Corso, uno dei migliori dell’ultima generazione, e altri 9 attori, tutti perfettamente aderenti ai ruoli. Per chiudere (ed essere più chiaro) vi anticiperò due particolari: in scena avremo lo stenografo che scriverà - con il particolare ticchettio - tutti i verbali del processo su una macchina stenografica autentica del 1948 (la commedia è del ‘53), i sei giurati saranno scelti tra il pubblico sera per sera, e chiamati a giurare e ad emettere il verdetto. Buoni brividi a tutti!

Dal 7 al 19 novembre 2023
Feriali ore 20.45 - Domenica ore 15.30
Sabato 18 novembre ore 15.30 e 20.45
La Pirandelliana
presenta

Lodo Guenzi


TRAPPOLA PER TOPI

di Agatha Christie
Traduzione e adattamento Edoardo Erba
Regia Giorgio Gallione
con (in o.a.) Claudia Campagnola, Dario Merlini, Stefano Annoni, Maria Lauria, Marco Casazza, Tommaso Cardarelli, Raffaella Anzalone
Scene Luigi Ferrigno
Costumi Francesca Marsella
Musiche Paolo Silvestri
Luci Antonio Molinaro

Note di regia

Il 25 novembre 1952, all’Ambassadors Theatre di Londra andava in scena per la prima volta “Trappola per topi” di Agatha Christie. Da allora, per 70 anni ininterrottamente, il sipario si è alzato su questa commedia “gialla” senza tempo e di straordinaria efficacia scenica. Ed ora tocca a noi… Non è consueto per me, spesso regista drammaturgo in proprio, misurarmi con un classico della letteratura teatrale. Certo da interpretare, ma da servire e rispettare. Ma non ho avuto dubbi ad accettare. Perché “Trappola per topi” ha un plot ferreo ed incalzante, è impregnata di suspense ed ironia, ed è abitata da personaggi che non sono mai solo silhouette o stereotipi di genere, ma creature bizzarre ed ambigue il giusto per stimolare e permettere una messa in scena non polverosa o di cliché. In fondo è questo che cerco nel mio lavoro: un mix di rigore ed eccentricità. D’altronde, dice il poeta, il dovere di tramandare non deve censurare il piacere di interpretare. Altra considerazione: nonostante l’ambientazione d’epoca e tipicamente British, il racconto e la trama possono essere vissuti come contemporanei, senza obbligatoriamente appoggiarsi sul già visto, un po’ calligrafico o di maniera, fatto spesso di boiserie, kilt, pipe e tè. Stereotipi della Gran Bretagna non lontani dalla semplicistica visione dell’Italia pizza e mandolino. Credo che i personaggi di Trappola nascano ovviamente nella loro epoca, ma siano vivi e rappresentabili oggi, perché i conflitti, le ferite esistenziali, i segreti che ognuno di loro esplicita o nasconde sono quelli dell’uomo contemporaneo, dell’io diviso, della pazzia inconsapevole. E credo riusciremo a dimostrarlo grazie alla potenza senza tempo di Agatha Christie, ma anche e soprattutto con il talento e l’adesione di una compagnia di artisti che gioca seriamente con un’opera “chiusa” e precisa come una filigrana, che però lascia spazio all’invenzione e alla sorpresa. In questo la scelta di Lodo Guenzi come protagonista è emblematica, una promessa di imprevedibilità e insieme di esattezza. Come sempre: metodo e follia. E poi c’è la neve, la tormenta, l’incubo dell’isolamento e della bivalenza, il sospetto e la consapevolezza che il confine tra vittima e carnefice può essere superato in qualsiasi momento. Ingredienti succosi ed intriganti che spero intrappoleranno il pubblico.

Dal 21 novembre al 3 dicembre 2023
Feriali ore 20.45 - Domenica ore 15.30
Sabato 2 dicembre ore 15.30 e 20.45
Francesco e Virginia Bellomo e Virginy L’Isola Trovata
presentano

Gianluca Guidi Giampiero Ingrassia

LA STRANA COPPIA

Revival di Neil Simon
Traduzione, adattamento e regia Gianluca Guidi
con Giuseppe Cantore, Riccardo Graziosi Rosario Petix, Simone Repetto e con Claudia Tosoni e Shaen Barletta
Scene e costumi Carlo De Marino
Musiche Maurizio Abeni
Luci Umile Vainieri
Progetto audio Franco Patimo
Assistente alla regia Francesca Somma

“La Strana Coppia” venne rappresentata per la prima volta al Plymouth Theatre di Broadway il 3 ottobre 1965, per la regia di Mike Nichols: i protagonisti erano Art Carney nella parte di Felix e Walter Matthau in quella di Oscar. La pièce venne poi allestita al Eugene O'Neill Theatre a New York (1966-1967). In totale: 966 rappresentazioni. Celeberrima la versione cinematografica con Matthau/Lemmon diretta da Gene Saks. Innumerevoli le riedizioni postume; vale la pena di ricordare una Sit-Com televisiva durata anni, ispirata alla stessa commedia, interpretata da due grandi attori americani Tony Randall e Jack Klugman (il Dottor Quincy per chi volesse ricordarlo così) e l’ultima trionfale versione di Nathan Lane e Matthew Broderick a Broadway nel 2005. In Italia, la prima edizione andò in scena per mano di Garinei e Giovannini il 15 novembre 1966, presso il teatro Politeama, a Napoli. Qui i ruoli che furono di Matthau e Lemmon, furono interpretati rispettivamente da Walter Chiari e Renato Rascel. Anche nel nostro Paese sono vi sono state molteplici edizioni di ottimo successo. 

TRAMA 
Nota a molti. Ma vale la pena rinfrescarne almeno il ricordo. Si alza il sipario su un appartamento intriso di fumo, a Manhattan negli anni ’60. L'appartamento (sporco e disordinato) appartiene a Oscar Madison, che l'ha lasciato andare in rovina dopo il suo divorzio. Quando invita il maniacale, “sterilizzato” e ferito Felix Unger - la cui moglie lo ha appena buttato fuori di casa - a condividere per qualche tempo la casa con lui, questo, diventa un campo di battaglia su quale stile di vita alla fine prevarrà, così come quanto stretto contatto personale possa sopportare un'amicizia. Sunto che, ovviamente, tralascia molti particolari; ma la sostanza è questa. 

OPINIONE DEL REGISTA 
Devo dire che non è difficile scegliere Neil Simon come autore da rappresentare. Non risulta nemmeno difficile scegliere LA STRANA COPPIA come titolo per cercare I favori del pubblico e/o dei gestori dei teatri. Va detto però che è altresì molto difficile trovare autori o testi della stessa levatura o abilità drammaturgica, soprattutto contemporanei. Soffro un po’ quando sento persone dell’ambiente dire “….si però basta con il solito stereotipato Neil Simon” oppure “…Simon si bravo ma così datato”. Magari ce ne fossero!! Nell’ attesa di trovarne altri così, io continuo a recitarlo e/o a dirigerlo. Meraviglioso “rappresentante” di Storie, straordinario dialoghista e uomo con un senso dell’umorismo impareggiabile, oggi, Neil Simon (per il pubblico italiano) potrebbe apparire sulla carta “vecchio”. Ma non lo è. Al di là delle nevrosi, di natura diversa, che appartengono a Felix e Oscar (oggi assolutamente al passo coi tempi) e con qualche difficoltà nella traduzione di alcune battute che solo in lingua inglese sono comprensibili giochi di parole, la difficoltà maggiore nel rappresentare una sua commedia è esclusivamente “temporale”: le perfette fotografie di uno spaccato sociale americano di quei tempi, è difficile da rappresentare nel 2023. In nostro aiuto arriva però il tema del “matrimonio fallito”, dell’essere uomini single devastati dalla separazione dalla propria consorte. Più che attuale. Per il resto, il Teatro anglofono (sia Broadway che West-End londinese) ha (nel tempo) istruito il proprio pubblico ad assistere ad ogni tipo di spettacolo (noi italiani non siamo al passo) definendone i confini in vere e proprie categorie. Ecco “La Strana Coppia” viene (da loro) inserita oggi, nella categoria REVIVAL che potrebbe essere tradotta con un “come eravamo”. Il pubblico si siede in platea sapendo bene cosa lo aspetta. Va (numeroso) ad assistere a tutto quello che gli viene proposto. Unica prerogativa richiesta, per decretarne il successo o meno, è la QUALITA’ della produzione. Il pubblico va a rendere omaggio o ad un grande autore o a chi lo interpreta sapendo benissimo quale precisa natura ha la rappresentazione a cui sta per assistere. Si rilassa e si diverte. Ammesso che la produzione ne sia all’altezza. E noi , ovviamente, speriamo di poterlo essere. Quindi, cosa per altro assolutamente consigliabile anche altrove, è meglio fidarsi dell’autore. Soprattutto quando è Neil Simon. Nel tempo abbiamo visto Cyrani senza naso, Riccardi Terzi senza deformità, Otelli nazisti e Elize Doolittle (Pigmalione-My Fair Lady) pugliesi. Meglio fidarsi dell’autore? Decisamente. Perché tradire Rostand, Shakespeare, Bernard Shaw…. o Simon? Quindi (evitando nel nostro caso il “teatro didattico” di Brecht), avviamoci a teatro con la speranza di far assistere a due ore di divertimento e spensieratezza al pubblico che vorrà omaggiarci della propria presenza.

Dal 16 al 28 gennaio 2024
Feriali ore 20.45 - Domenica ore 15.30
Sabato 27 gennaio ore 15.30 e 20.45
Enfi Teatro
presenta

Massimo Ghini Paolo Ruffini


QUASI AMICI

dal film Quasi amici di Eric Toledano e Olivier Nakache
Adattamento e regia Alberto Ferrari
con Claudia Campolongo, Francesca Giovannetti Leonardo Ghini, Giammarco Trulli Giulia Sessich, Diego Sebastian Misasi
Scene Roberto Crea
Costumi Stefano Giovani
Disegno luci Pietro Sperduti
Musiche Roberto Binetti
Assistente alla regia Cristiano Malacrino
Video Robin studio

Note di regia

Quasi Amici è una storia importante, di quelle storie che meritano di essere condivise e raccontate. Anche con il linguaggio delle emozioni più profonde: quello teatrale. Un adattamento per il teatro del soggetto e della sceneggiatura di Quasi amici è affascinante perché permette di dilatare, in drammaturgia teatrale, quelle emozioni che nascono per il cinema con un altro linguaggio, non solo visivo, ma anche filmico. Emozioni che devono irrobustirsi però con parole e simboli precisi sul palcoscenico per poter rimandare tutti noi a un immaginario condiviso con il quale far dialogare il proprio. E partecipare. Ed é straordinario raccontare ancora più nell’intimità delle parole, degli scambi, delle svolte narrative, delle luci, dei movimenti, che solo una drammaturgia teatrale può cogliere e restituire, dando il senso profondo di una grande amicizia in fieri. Osservando poi il percorso che compiono i due protagonisti per crescere, ognuno nella rispettiva vita e in quella dell’altro e di come uno diventi assolutamente necessario all’altro per poter proseguire indenne, o quasi, il proprio cammino su questa terra. Due uomini talmente diversi da costituire una teorizzazione dell’antimateria. Due particelle che potrebbero portare a un’esplosione, un annichilimento delle proprie personalità e invece avviene il miracolo. Ed è questo Miracolo laico che vorrei raccontare. Un uomo molto agiato, ricco, molto ricco, troppo ricco, intelligente, affascinante; un uomo che vive di cultura e con la cultura vive, che si muove e conquista e soddisfa il proprio ego narcisistico con il cervello più che con il corpo. Un uomo a cui il destino ha voluto, per contrappasso, relegare a solo cervello, facendolo precipitare con il parapendio e fratturandogli la quarta vertebra cervicale e riprendendosi il corpo. Quel corpo, che era solo un bagaglio della mente, ora nell’assenza, diventa il fantasma di un’identità da inseguire e recuperare. E un altro uomo che entra ed esce di galera, sin da ragazzino, svelto, con una sua intelligenza vivace e una cultura fatta sulla strada e nei film di serie b, che ha visto. Ma decisamente smart. Un uomo che preferisce porre il suo corpo avanti a tutto e lasciare il cervello quieto nelle retrovie. Un corpo che, da subito, ha cercato di farsi strada nelle periferie degradate, in cui un’incertezza diventa come in natura, essenziale per determinare il proprio posto nella catena alimentare. Un predatore che in realtà è una preda delle proprie debolezze. Un uomo che si è privato della carica del cervello che avrebbe potuto essere per lui determinante. Questi due uomini si incontrano per un caso e questo caso farà sì che diventino uno per l’altro indissolubili, l’uno indispensabile alla vita dell’altro e lenitivo alla ferità fatale che ognuno ha dentro di sé. Non lo sanno ma loro possiedono un dono che ognuno può donare all’altro: la leggerezza. Come in Pigmalione assistiamo per osmosi a un’educazione alla vita e alla cultura e un’istruzione alla leggerezza. È l’assenza di leggerezza, più che la malattia, che tiene ancorato sulla sedia Philippe, la sua pesantezza della vita, della sua percezione del mondo, che lo inchioda a decisioni sbagliate con la figlia adottiva, con i suoi collaboratori, ma soprattutto con sé stesso. Non si perdona mai. Da cosa non si è ben capito. Dalla difficoltà di vivere? E l’altro uomo che ha fatto della sua leggerezza un modo per non occuparsi di nulla, di scansare ogni problema, ogni profondità, ogni disagio. Una leggerezza frivola, gassosa, che lo porta a risolvere tutto con il corpo, fisicamente e caso strano, pesantemente. Una leggerezza che ha la pesantezza di un dirigibile senza l’idrogeno. Una leggerezza senza controllo. Paul Valéry ha detto: «Il faut être léger comme l’oiseau, et non comme la plume». Uno usa il corpo e uno la mente. Occorre una ridistribuzione totale dei talenti. Nell’adattamento teatrale il ruolo di Philippe, l’uomo sulla sedia, dovrà essere riequilibrato, perché nella versione cinematografica è molto sbilanciato il racconto a favore di Driss, l’uomo che arriva ad aiutarlo. Nella versione teatrale i due ruoli saranno equiparati per poter scavare molto di più nel loro rapporto e nella loro ricerca di questa leggerezza calviniana che ci faccia emozionare, godere e ridere fino alle lacrime se necessario e alle lacrime anche arrivare nelle emozioni profonde, sulle loro riflessioni, sulla loro vita e sulle loro backstory. Ho immaginato quindi, di inserire anche a quei momenti di sconforto che nel film, per necessità del tempo di racconto non hanno probabilmente trovato spazio, invece nella versione teatrale ci permettono di entrare nella psiche di un uomo completamente paralizzato che diventa tutt’uno con la sua sedia a rotelle elettrica. E nella testa di un altro uomo che ha considerato la vita fino allora come un aperitivo leggero da ingurgitare e poi tranquillamente digerire. Ad esempio: un sogno in cui Philippe si sveglia e lo vediamo camminare. E questa cosa ci disorienta. Philippe chiama subito Driss, è entusiasta della notizia che gli deve dare e Driss arriva ma è lui sulla sedia a rotelle. Philippe, come nel peggiore incubo, si rende conto che è solo un sogno e si sveglia madido di sudore nel suo letto. Ma nel sogno, per una volta, ha capito la strada. Ha perso la gravità che gli dava pesantezza. Ma la ricerca alla leggerezza passa anche per la comicità. Ridere sarà il veicolo segreto per arrivare a comprendere ancora di più i meccanismi che regolano la vita e i destini di questi uomini. Ridere di sé e dell’altro per conoscere di più in profondità chi ci sta davanti: nudo, senza schermi. Un uomo macchina che custodisce gelosamente l’essenza del suo essere uomo in un incontro epistolare con una donna che potrebbe risultare la sua ragione di vita. Che alla fine potrà restituirci uno scampolo di vita reale. Per la regia mi sono immaginato un grande spazio aperto, un grande panorama illuminato come una giornata estiva, una notte autunnale, un pomeriggio piovoso. E un piano inclinato che dirada verso il proscenio e che racchiuda al suo interno tutti i luoghi della vicenda, che si aprono e diventano a volte studio, camera da letto, salotto, a volte ristorante eccetera. Ma poi richiudendosi all’interno del praticabile ci restituiscono solo una pianura inclinata in cui far scivolare dolcemente la sedia a rotelle o faticosamente spingerla in salita. Un non luogo esterno che potrebbe essere una spiaggia con il mare davanti, la platea, o un prato dove volano i parapendii e dove nel finale, per realismo magico, seguendo un aquilone che Driss fa volare nel vento di un pomeriggio, Philippe finalmente acquisisce la sua leggerezza e si stacca dalla sua sedia a rotelle e vola come se fosse sul parapendio lasciando finalmente quella sedia che lo schiacciava verso la gravità più pesante del mondo. Philippe ha perso la gravità. Ha imparato la leggerezza e Driss, la leggera profondità che non lo fa volare e tiene Philippe ancorato a sé, come un riferimento importante. La loro amicizia, una centratura, per vivere ed essere uomini un po’ più consapevoli della meraviglia e poter ridere, finalmente a crepapelle.

Dal 13 al 25 febbraio 2024
Feriali ore 20.45 - Domenica ore 15.30
Sabato 24 febbraio ore 15.30 e 20.45
Enfi Teatro
presenta

Angela Finocchiaro Bruno Stori

IL CALAMARO GIGANTE


dall’omonimo romanzo di Fabio Genovesi
Adattamento Fabio Genovesi, Angela Finocchiaro e Bruno Stori
Regia Carlo Sciaccaluga

La vita di Angela è assurda e incomprensibile, come quella di ognuno di noi. Da ragazza tanti sogni e passioni le facevano battere il cuore, ma i binari rigidi della società e della famiglia l'hanno portata a una situazione che è come un boccone amaro incastrato in gola, e non va né su né giù. Oggi più che mai: tornava a Milano per la cena dell'ufficio, ma il rientro dei vacanzieri dal mare la blocca in coda verso Roncobilaccio. Angela maledice tutta quella gente, maledice pure il mare da cui tornano. E ha ancora la bocca aperta, quando un'onda impossibile la porta via, travolgendo e stravolgendo la sua vita. In un vortice fuori dal mondo e dallo spazio, dove si ritrova a girare insieme a un tipo strano e antiquato, Montfort, che arriva da un'altra nazione e un altro secolo, e in comune hanno solo di non sapere come sono finiti lì. Così inizia il loro viaggio, che onda dopo onda li sbatterà a vivere le avventure di donne e uomini che invece hanno avuto il coraggio di abbracciare il mare e la vita come un'unica, strabiliante meraviglia. Come Don Francesco Negri, parroco quarantenne che nel Seicento parte da Ravenna e raggiunge a piedi il Polo Nord. Come Mary Anning, povera orfana che gestisce un chiosco di souvenir sulle coste inglesi, ma diventerà la più grande scopritrice di dinosauri al mondo. Insieme a loro pescatori delle Antille, solitarie custodi di musei di provincia che resuscitano animali morti da millenni, ragazzini sognatori vessati dai compagni di classe, nonne che a cena parlano col marito morto, ragazze che per non calpestare le formiche smettono di camminare... Vite sconosciute ma fondamentali, incredibili ma verissime, legate dall'aver creduto con tutto il cuore all'esistenza di un animale così enorme e lontano dalla normalità che per millenni lo si è considerato una leggenda: Il Calamaro Gigante. Nei loro panni, Angela e Montfort vivono le loro battaglie, si esaltano ai loro trionfi e si disperano alle tragiche rovine, in un racconto che schizza tra i secoli e i continenti ricorrendo a tutti i linguaggi offerti dalla narrazione: immagini, scenografie, musica, danza...in un abbraccio appassionato che raggiunge i cuori di ogni età, dai giovani a quelli che giovani lo sono dentro. E se nel mondo esiste il calamaro gigante, allora non c’è più un sogno che sia irrealizzabile, una battaglia inaffrontabile, un amore impossibile. Per Angela e Montfort, e per chiunque salga a bordo di questo spettacolo, che ci spinge ad andare avanti, o dovunque ci portino i venti e le correnti e le passioni, alla sorprendente, divertente, commovente scoperta delle meraviglie della Natura e quindi di noi stessi. Perché la storia più incredibile di tutte è proprio la realtà.

Dal 12 al 24 marzo 2024
Feriali ore 20.45 - Domenica ore 15.30
Sabato 23 marzo ore 15.30 e 20.45
Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana e Lotus Production
presentano

PERFETTI SCONOSCIUTI

uno spettacolo di Paolo Genovese con Paolo Calabresi e altri 6 attori
Scene Luigi Ferrigno
Costumi Grazia Materia
Luci Fabrizio Lucci

Paolo Genovese firma la sua prima regia teatrale portando in scena l’adattamento di Perfetti sconosciuti. Una brillante commedia sull’amicizia, sull’amore e sul tradimento, che porterà quattro coppie di amici a confrontarsi e a scoprire di essere “perfetti sconosciuti”. Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata ed una segreta. Un tempo quella segreta era ben protetta nell’archivio della nostra memoria, oggi nelle nostre sim. Cosa succederebbe se quella minuscola schedina si mettesse a parlare? Durante una cena, un gruppo di amici decide di fare un gioco della verità mettendo i propri cellulari sul tavolo, condividendo tra loro messaggi e telefonate. Metteranno così a conoscenza l’un l’altro i propri segreti più profondi…

Dal 2 al 14 aprile 2024
Feriali ore 20.45 - Domenica ore 15.30
Sabato 13 aprile ore 15.30 e 20.45
Francesco e Virginia Bellomo e Virginy L’Isola Trovata
presentano

Tosca D’Aquino Martina Colombari

FIORI D’ACCIAIO

di Robert Harling
Traduzione e adattamento Michela Andreozzi
con Martina Difonte, Gioia Spaziani Stefania Micheli, Rossella Pugliese
Regia Michela Andreozzi e Massimiliano Vado
Scene e costumi Carlo De Marino
Musiche Roberto Procaccini
Aiuto regia Jessica Cortini

"Fiori d’acciaio”, nella sua versione cinematografica, è uno dei romanzi di formazione che hanno accompagnato la mia prima giovinezza, insieme a “Piccole donne”, “Harry ti presento Sally” e “Colazione da Tiffany”: storie di donne, grandi figure femminili che crescono, sbagliano, si confrontano, amano, odiano, combattono e qualche volta muoiono. Più della letteratura, o forse in modo più efficace, il cinema mi ha insegnato gli infiniti modi di affrontare la vita: “Fiori d’acciaio”, che vidi in sala poco più che adolescente, è stato il film che più di ogni altro mi ha spiegato cosa significhi essere donne e, nonostante ciò, fare fronte comune, ovvero la famosa, leggendaria, solidarietà femminile. Che poi, tradotto in azione, significa conservare la propria identità, ritagliarsi un ruolo nel mondo, costruirsi uno spazio, intessere delle relazioni o alimentare dei conflitti e, malgrado tutto, essere capaci di unirsi. Obbiettivo non sempre facile, che però perseguo da sempre: nei miei progetti, nel cinema, nel teatro, nella vita privata. Ormai, per me, fare fronte comune è diventata una sfida, crederci una fede e lavorarci una questione di coerenza. Alla luce di questo modus vivendi, “Fiori d’acciaio” è per me l’occasione di costruire, con un cast così ricco e variegato, una banda di soliste, in grado di suonare insieme ma di battere in volata quando serve; disegnare personaggi anche estremi ma capaci di ascoltarsi, o di imparare strada facendo ad accogliersi senza snaturarsi. Solo da adulta ho scoperto che il film era tratto da una piece teatrale, ancora attualissima, sotto un superficiale strato di polvere fisiologico, e perfettamente rappresentativa di un microcosmo, quello del negozio di provincia, che è specchio di macrocosmi le cui dinamiche, perfino oggi, fanno fatica a cambiare. Per questo motivo abbiamo deciso di lasciare l’ambientazione di fine anni ’80, perché ci permette di osservare un tempo appena trascorso e ci racconta che siamo già nel futuro. E forse anche perché l’immagine e lo stile di quel periodo, negli abiti, negli arredamenti, ma soprattutto nella musica, sono ormai identificativi di un momento storico diventato ormai glamour. Oltre al fatto che certe modalità, oggi, sarebbero condizionate dalla tecnologia. Tutto questo mi hanno fatto approcciare al testo e al progetto con l’entusiasmo.E poi c’è l’affetto. Per me, un teatro affettuoso è ciò di cui abbiamo bisogno, un racconto di sentimenti e di ironia che qualche volta è crudele ma mai cinica, mai diventa sarcasmo. Se c’è una cosa che le donne sanno fare, è essere terribili, spietate e capaci di affrontarsi, insomma, dei fiori di acciaio, senza mai smettere di amare.

Dal 16 al 28 aprile 2024
Feriali e 25 aprile ore 20.45 - Domenica ore 15.30
Sabato 27 aprile ore 15.30 e 20.45
RARA produzione e CMC/Nidodiragno in collaborazione con Festival teatrale di Borgio Verezzi
presentano

Laura Curino Antonio Cornacchione Rita Pelusio Max Pisu

PIGIAMA PER SEI

di Marc Camoletti con Roberta Petrozzi e Rufin Doh Regia Marco Rampoldi
Scena Nicolas Bovey
Costumi Gianluca Sbicca
Luci Manuel Frenda
Suono Marco Strobel Ticozzi
Drammaturgia Paola Ornati
Assistente regia Lucia Marinsalta

Il più classico dei triangoli: lei, lui e l’altro. Che diventa un rombo, quando si scopre che ‘l’altro’ è stato invitato a casa dal marito come alibi per coprire una sua tresca. Ma tutto si complica quando una cameriera viene scambiata per l’amante del marito, e non può svelarsi finché… Finché ognuno è costretto a interpretare un ruolo diverso a seconda di quali siano le persone presenti, in un crescendo turbinante di equivoci e risate. Pigiama per sei, tipico esempio di meccanismo comico perfetto, presenta l’inedita coppia Antonio Cornacchione - Max Pisu, ormai affermati come attori brillanti. E fra loro Laura Curino, maestra del teatro di narrazione, che si muove con grande agio nel territorio della commedia - come dimostrato in Calendar girls, - e Rita Pelusio, capace di passare dalla leggerezza dei suoi personaggi, all’impegno di lavori quali Ferite a morte di Serena Dandini. A dirigere il gruppo Marco Rampoldi, che da anni convoglia la naturale forza comunicativa di chi ha frequentato il cabaret in commedie articolate e precise. Uno spettacolo lieve, veloce, divertente, in cui lo spettatore si appassiona immedesimandosi pur senza volerlo nei personaggi, che non rinuncia a fare uno spaccato impietoso della vacuità dei rapporti personali negli anni ’80, che non è migliorata ai nostri giorni.

Dal 7 al 19 maggio 2024
Feriali ore 20.45 - Domenica ore 15.30
Sabato 18 maggio ore 15.30 e 20.45
Il Rossetti - Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, CTB Centro Teatrale Bresciano e Teatro de Gli Incamminati
presentano

Franco Branciaroli

IL MERCANTE DI VENEZIA

di William Shakespeare
Traduzione Masolino D’Amico
con Piergiorgio Fasolo, Francesco Migliaccio e (in o. a.) Emanuele Fortunati, Stefano Scandaletti, Lorenzo Guadalupi, Giulio Cancelli, Valentina Violo, Dalila Reas, Mauro Malinverno, Mersila Sokoli
Adattamento e regia Paolo Valerio
Scene Marta Crisolini Malatesta
Costumi Stefano Nicolao
Luci Gigi Saccomandi
Musiche Antonio Di Pofi
Movimenti di scena Monica Codena

Con i suoi potenti temi universali “Il mercante di Venezia” di William Shakespeare - rappresentato per la prima volta a Londra nel 1598 - pone al pubblico contemporaneo questioni di assoluta necessità: scontri etici, rapporti sociali e interreligiosi mai pacificati, l’amore, l’odio, il valore dell’amicizia e della lealtà, l’avidità e il ruolo del denaro. È un testo fondamentale che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia assieme al Centro Teatrale Bresciano e al Teatro de Gli Incamminati producono in un nuovo, raffinato allestimento firmato da Paolo Valerio: lo interpreta una notevole compagnia d’attori capeggiata da Franco Branciaroli, che offrirà una prova magistrale nel ruolo di Shylock, figura sfaccettata, misteriosa, crudele nella sua sete di vendetta, ma che spiazza gli spettatori suscitando anche la loro compassione. A lui, ebreo, usuraio, si rivolge Antonio, ricco mercante veneziano, che pur avendo impegnato i suoi beni in traffici rischiosi non esita a farsi garante per l’amico Bassanio che ha bisogno di tremila ducati per armare una nave e raggiungere Belmonte, dove spera di cambiare il proprio destino. Shylock che ha livore verso i gentili e sete di vendetta per il disprezzo che gli mostrano, impone una spietata obbligazione. Se la somma non sarà restituita, egli pretenderà una libbra della carne di Antonio, tagliata vicino al cuore. Parallelamente allo scellerato patto che Antonio sottoscrive, evolvono altre linee del plot creando un’architettura drammaturgica di simmetrie e specularità dense di senso. C’è la dimensione di Belmonte, una sorta di Arcadia dove la nobile Porzia, obbedendo al volere del padre, si concederà in sposa solo al pretendente che risolverà un enigma scegliendo quello giusto fra tre scrigni: a ciò ambisce Bassanio che vince optando per lo scrigno più povero. Specularmente agisce Jessica, bellissima figlia di Shylock, che invece tradendo le aspirazioni paterne, si unisce a un cristiano e fugge rubando un anello appartenuto alla madre. E se Porzia e Bassanio declinano il loro amore in modo “alto” più popolare ma simmetrico appare il rapporto fra l’amico di lui - Graziano - e Nerissa, fidata cameriera di Porzia. Sarà l’intelligentissima dama “en travesti” ad intervenire come avvocato in difesa di Antonio, quando questi - perdute le sue navi - si troverà nella drammatica condizione di pagare la cruenta obbligazione a Shylock. Con argute argomentazioni salverà la vita ad Antonio, punirà la furia vendicativa dell’usuraio, assicurerà sostanze e futuro a Jessica riuscendo anche a rimproverare al marito Bassanio la sua scarsa costanza. Un mondo mutevole e vibrante di personaggi che incarnano inquietudini, chiaroscuri e complessità di modernità assoluta. Piermario Vescovo in “Una lettura di “The Merchant of Venice” a partire dalla sua fonte” evidenzia infatti «Basta (...) una minima porzione dell’intera estensione di questi motivi nel testo, per capire che Bassanio è la realizzazione del desiderio di ‘nobiltà’ di Antonio (ivi compreso il suo dispendio di rappresentanza) e che Antonio trova a propria volta – dall’incomprensibile «sadness», né mercantile né amorosa, che lo distanzia dall’interesse all’offerta della sua carne degna dell’antica virtù romana – un percorso di elevazione. Tant’è che l’Antonio che sputa sulla barba e sulla veste di Shylock e che si dichiara di volerlo fare anche dopo il prestito è certo diverso dall’Antonio patiens incarcerato e che attende la sentenza, forse più eroe romano che martire cristiano. Il giovinotto, ‘soldato’ e ‘umanista’ che si accompagnava al Marchese di Monferrato, ha dunque studiato e si comporta da nobile e lo diventerà sposando Portia, appunto non per un calcolo venale che lo salvi dalla rovina o che gli permetta ancora di scialacquare, ma per una relazione che si spiega solo in termini simbolici. Per sposare Portia bisogna, infatti, essere degni di lei, avere ‘cuor gentile’, il che significa – nel percorso escogitato dal fu signore di Belmonte – essere capaci di preferire ciò che apparentemente non ha valore (il piombo) all’oro e all’argento: saper trovare il vero tesoro non facendosi ingannare dalle apparenze e soprattutto dai motti depistanti degli scrigni, che, come in un’‘impresa’, accompagnano un’immagine (l’oro, l’argento, il piombo), con la caratteristica che i motti sono qui arguti e non didascalici, e quindi ‘traditori’. Chi spreca il denaro o non se ne cura si mostra più adatto di chi lo accumula o saggiamente lo investe dell’impresa: questa la differenza capitale tra Bassanio, Shylock ed Antonio». Nota di regia “For Sport”, per sport. Shylock dice così, nel momento cruciale del primo atto del “Mercante di Venezia”, rivolgendosi ad Antonio: “(…) firmatemi il vostro contratto, con la clausola (è solo per sport) che se non mi rimborsate nel tale giorno e nel tale luogo la tale somma, la penale sarà stabilita in una libbra precisa della vostra bianca carne (…)” Quindi è un gioco, uno scherzo, una bagatella… Tutta questa storia di una libbra di carne è solo il divertimento di un ricco ebreo che vuole farsi beffa di un mercante tanto arrogante quanto malinconico. «Bisognerebbe essere ciechi, sordi e ottusi - scrive il grande critico letterario Harold Bloom - per non accorgersi che la grandiosa ed equivoca commedia shakespeariana “Il mercante di Venezia” è un’opera profondamente antisemita». Uno scherzo…Dietro a questo “sport”, a questa ignobile beffa, c’è una storia di vendetta, di denaro, di tradimenti, di emarginazione. E carne e sangue: Shylock ne è ossessionato.C’è sempre qualcosa di potentemente fisico a caratterizzare la figura di Shylock: un forte rapporto con la materia, con il corpo, con ciò che è divorabile… “sazierò l’antico rancore” è una delle prime asserzioni dell’ebreo. Un verbo non scelto a caso, in una battuta che pone subito in luce il tema fondante della vendetta contro una società che esclude chi le è estraneo. «Sono infatti odio e spirito di vendetta - per gli sputi subiti, per gli insulti di Antonio che lo paragona a un cane rabbioso, per il suo opporsi all’usura - a suggerire a Shylock la crudele obbligazione per il prestito al mercante, la famosa libbra di carne: “Lui odia il nostro sacro popolo e inveisce contro di noi e io odio lui perché è un cristiano” dice infatti l’ebreo, dichiarando chiaramente lo scenario di un’aperta lotta fra religioni, fra culture. Di contro, ogni battuta di Antonio adduce ad una vocazione al martirio. Nell’iconografia dello spettacolo abbiamo accolto quest’ispirazione ed Antonio durante il processo appare in effetti “crocifisso”, a petto nudo e braccia aperte, in attesa della lama di Shylock. Appena l’intervento del giovane avvocato salva la vita di Antonio e condanna Shylock, il mercante però rovescia la violenza dell’ebreo in una violenza altrettanto brutale chiedendo per lui la forzata conversione al cristianesimo. Da una parte, allora, c’è il cruento cannibalismo di Shylock, e dall’altra, apparentemente, un martire cristiano: però questo cristiano, appena scende dalla sua croce, come prima azione obbliga l’ebreo alla conversione, imponendogli di fatto il corpo di Cristo. Nulla obbliga Antonio a questa scelta: è la sua volontà, la sua richiesta al Doge, una richiesta di terribile violenza. Ma nell’immaginario degli spettatori è la “libbra di carne” a rimanere impressa, e scivola via invece l’inumana scelta del mercante, fino ad allora tratteggiato come un uomo libero, più o meno illuminato, generoso… E che invece rivela un lato vendicativo, un atteggiamento impositivo che rimanda piuttosto all’oscurantismo dell’inquisizione. Shylock, davanti ad un simile atto, avrebbe potuto a propria volta immolarsi, dire “no, uccidetemi”. Invece per sopravvivere dice “accetto”: questa è la sua vera sconfitta. Rimane un escluso, un violento e diviene un perdente, privato non solo della sua orribile obbligazione, e del denaro, ma soprattutto della sua dignità. Shakespeare lo lascia così: lo fa uscire di scena “sottovoce” nel quarto atto, dedicando il quinto alla dimensione dell’incanto e del divertimento di Belmonte, alla celebrazione di un universo femminile, luminoso, intuitivo e salvifico, come spesso è nella sua drammaturgia. Ma la figura dell’ebreo e la sua dialettica con il mercante, sono così centrali, così potenti e universali, che abbiamo scelto di evidenziarlo, aprendo e chiudendo il nostro spettacolo con un’apparizione di Shylock, che nell’ultima scena vive davanti ai nostri occhi la brutalità di una conversione imposta.

ABBONAMENTI PROSA STAGIONE 2023/2024

ABBONAMENTO A TURNO E POSTO FISSO A 9 SPETTACOLI

POLTRONISSIMA PRESTIGE (dalla fila 1 alla fila B - palchi dal 15 al 26)

NUOVI ABBONAMENTI € 297,00
RINNOVI / OVER 65 € 279,00

POLTRONISSIMA (dalla fila C alla fila L - palchi dal 1 al 14)

NUOVI ABBONAMENTI € 279,00
RINNOVI / OVER 65 € 261,00
UNDER 30 € 180,00

POLTRONA (dalla fila M alla fila Q)

NUOVI ABBONAMENTI € 207,00
RINNOVI / OVER 65 € 189,00

ABBONAMENTO A TURNO E POSTO LIBERO A 9 SPETTACOLI

POLTRONISSIMA (dalla fila C alla fila L)
FERIALE da martedì a venerdì € 216,00

COME ACQUISTARE

Presso la biglietteria del Teatro Manzoni o telefonicamente chiamando il numero 027636901 (selezionare l’opzione 2 dal menù).

QUANDO ACQUISTARE

Abbonamenti in vendita fino a lunedì 23 ottobre.
Orario fino al 15 ottobre: lunedì - sabato | 10.00 - 19.00
Orario dal 16 ottobre: lunedì - sabato | 12.30 - 19.00

Fuori abbonamento

Dal 6 all’11 febbraio 2024
Feriali ore 20.45 - Domenica ore 15.30
Diana Or.i.S.
presenta

Massimiliano Gallo

AMANTI

con Fabrizia Sacchi con Orsetta De Rossi Eleonora Russo, Diego D’Elia
Scene Monica Sironi
Costumi Alberto Moretti
Luci Gianfilippo Corticelli
Una commedia scritta e diretta da Ivan Cotroneo

È settembre. Claudia e Giulio si incontrano per la prima volta davanti a un ascensore, nell’atrio di un palazzo borghese. Le porte si aprono. Lei sta andando via, lui deve salire. Ma Claudia si accorge di avere dimenticato un fazzoletto su, e risale con Giulio. L’appartamento al quale sono diretti è lo stesso: scoprono infatti solo ora che entrambi frequentano la stessa analista, la dottoressa Gilda Cioffi, psicoterapeuta specializzata in problemi di coppia. Hanno l’appuntamento settimanale con la dottoressa ogni mercoledì: alle 15 lei, alle 16 lui. Si presentano stringendosi la mano. È il loro primo contatto fisico. Due mesi dopo ritroviamo Claudia e Giulio in una stanza d’albergo. Stanno facendo l’amore. Sono diventati amanti. Entrambi sposati, Giulio con moglie e tre figli, Claudia con un marito più giovane di lei con il quale sta cercando di avere un bambino, si vedono regolarmente e clandestinamente per stare insieme. E si dicono che è solo sesso, avventura, evasione. Che non fanno male a nessuno. Che quello spazio non c’entra davvero con le loro vite reali. Ma può essere davvero così quando due persone si incontrano ripetutamente e pretendono di controllare sesso e amore? Amanti segue la storia della relazione di Giulio e Claudia, intervallando i loro incontri in albergo con i dialoghi che ciascuno dei due ha con la dottoressa Cioffi, la quale ovviamente ignora che i suoi due problematici pazienti hanno una relazione tra di loro. Così la loro storia si dipana fra gli incontri a letto, e le verità o le menzogne che contemporaneamente raccontano alla dottoressa, dalla quale vanno da soli o insieme ai rispettivi partner, Laura e Roberto. Una progressione temporale fatta di equivoci, imbrogli, passi falsi, finte presentazioni, menzogne, incasinamenti, prudenza, e anche guai evitati per miracolo. Fino a quando qualcosa stravolge tutti gli equilibri. Amanti è una nuova commedia in due atti sull’amore, sul sesso, sul tradimento e sul matrimonio, sulle relazioni di lunga durata e sulle avventure a termine, sul maschile e sul femminile, e in definitiva sulla ricerca della felicità che prende sempre strade diverse da quelle previste. Una commedia brillante e divertente, con situazioni e dialoghi che strappano risate, ma anche un’esplorazione dei sentimenti di una coppia che nella clandestinità trova rifugio, conforto, divertimento, ma anche affanno, preoccupazione, e forse pericolo. “I temi di Amanti mi appartengono da sempre. Nei miei romanzi, nei film, nelle serie televisive che ho scritto e diretto, il confronto tra il maschile e il femminile, la rottura degli stereotipi di genere, la prepotente forza del sesso e quella ancora più devastante dell’amore, hanno sempre avuto grande spazio, nel tentativo continuo di raccontare l’evoluzione della società e del costume attraverso le relazioni amorose. Nella commedia questi temi prendono forma in un racconto moderno ed estremamente divertente, ma anche pieno di tenerezza e verità, come sempre succede nella commedia della vita.” Ivan Cotroneo

Fuori abbonamento
Dal 3 al 5 maggio 2024
Feriali ore 20.45 - Domenica ore 15.30
I due della città del sole
presenta

Enzo Decaro

NON E’ VERO MA CI CREDO


di Peppino De Filippo
Regia Leo Muscato
Scene Luigi Ferrigno
Costumi Chicca Ruocco
Disegno luci Pietro Sperduti
e con (in o.a.) Carlo Di Maio, Roberto Fiorentino, Carmen Landolfi, Massimo Pagano, Gina Perna, Giorgio Pinto, Ciro Ruoppo, Fabiana Russo, Ingrid Sansone

Note di regia

Ho mosso i primi passi nel mondo del teatro quando avevo poco più di vent’anni. Mi ero trasferito a Roma per fare l’Università e non sapevo ancora nulla di questo mestiere. Mi presentai a un provino con Luigi De Filippo e lui mi prese a bottega nella sua compagnia. Mi insegnò letteralmente a stare in palcoscenico, dandomi l’opportunità di vivere la straordinaria avventura delle vecchie tournée da 200 repliche l’anno. Rimasi con lui per due stagioni; poi mi trasferii a Milano per studiare regia. Ci siamo rivisti ventidue anni dopo, pochi mesi prima che morisse. Mi chiese di pensare a un progetto da fare insieme. Ne pensai mille, ma non abbiamo avuto il tempo di realizzarne uno. Ho deciso di inaugurare questo nuovo corso partendo proprio dal primo spettacolo che ho fatto con lui, Non è vero ma ci credo. Rispettando i canoni della tradizione del teatro napoletano, proveremo a dare a questa storia un sapore più contemporaneo. Quella che andremo a raccontare è una tragedia tutta da ridere, popolata da una serie di caratteri dai nomi improbabili e che sono in qualche modo versioni moderne delle maschere della commedia dell’arte. Il protagonista di questa storia assomiglia tanto ad alcuni personaggi di Molière che Luigi De Filippo amava molto. L’avaro, avarissimo imprenditore Gervasio Savastano, vive nel perenne incubo di essere vittima della iettatura. La sua vita è diventata un vero e proprio inferno perché vede segni funesti ovunque: nella gente che incontra, nella corrispondenza che trova sulla scrivania, nei sogni che fa di notte. Forse teme che qualcuno o qualcosa possa minacciare l’impero economico che è riuscito a mettere in piedi con tanti sacrifici. Qualunque cosa, anche la più banale, lo manda in crisi. Chi gli sta accanto non sa più come approcciarlo. La moglie e la figlia sono sull’orlo di una crisi di nervi; non possono uscire di casa perché lui glielo impedisce. Anche i suoi dipendenti sono stanchi di tollerare quelle assurde manie ossessive. A un certo punto le sue fisime oltrepassano la soglia del ridicolo: licenzia il suo dipendente Malvurio solo perché è convinto che porti sfortuna. L’uomo minaccia di denunciarlo, portarlo in tribunale e intentare una causa per calunnia. Sembra il preambolo di una tragedia, ma siamo in una commedia che fa morir dal ridere. E infatti sulla soglia del suo ufficio appare Sammaria, un giovane in cerca di lavoro. Sembra intelligente, gioviale e preparato, ma il commendator Savastano è attratto da un’altra qualità di quel giovane: la sua gobba. Da qui partono una serie di eventi paradossali ed esilaranti che vedranno al centro della vicenda la credulità del povero commendator Savastano. Peppino De Filippo aveva ambientato la sua storia nella Napoli un po’ oleografica degli anni 30. Luigi aveva posticipato l’ambientazione una ventina d’anni più avanti. Noi seguiremo questo sua intuizione avvicinando ancora di più l’azione ai giorni nostri, ambientando la storia in una Napoli anni 80, una Napoli un po’ tragicomica e surreale in cui convivevano Mario Merola, Pino Daniele e Maradona. Lo spettacolo concepito con un ritmo iperbolico condenserà l’intera vicenda in un solo atto di 90 minuti.

RIDERE ALLA GRANDE

30 ottobre 2023 - ore 20,45
Vera Produzioni
presenta

Tiberio Cosmin

TU CHE SCUSA HAI?

Tu che scusa hai…per non conoscere Tiberio Cosmin? Appunto, non ne hai. Ma siamo buoni e ci teniamo che tu conosca Tiberio. Spoiler: ha talento, molto talento, ma non è propriamente…come dire… italiano. È più un cugino romeno che si può ritenere un genio indiscusso della stand-up comedy, con un retrogusto palesemente anglosassone, Tiberio ha calcato per 15 anni i palchi della sua terra natale, sketch dopo sketch, a colpi di risate. Tante risate. Così tante che è riuscito a farsi amare anche da un pubblico parecchio eterogeneo, tra Londra, Parigi, Bruxelles, Vienna e Monaco. E alla fine ha conquistato pienamente la sua terra d’adozione - l’Italia - con la meritatissima vittoria al Festival della Comicità Italiana di Modena di quest’anno. Il suo segreto? Nessun segreto, più una ricetta vincente: umorismo urticante e volutamente provocatorio, teso a spostare l’asticella dell’impertinenza sempre più in alto. Così Tiberio dà vita a monologhi esilaranti, che spaziano dal razzismo al femminismo, dall’omofobia al misoginismo, passando per il sempre più opprimente “politically correct”. Un solo scopo, ben preciso: far ridere attraverso un’arguta caricatura degli stereotipi italiani sugli immigrati romeni o, al contrario, far divertire mediante la prospettiva di un immigrato romeno alle prese con idiosincrasie e micromanie tutte italiane. Ma, se Tiberio si avvia già ad essere leggenda, il suo imminente debutto a teatro è ancora tutto da scoprire: Italia, preparati a conoscere Tiberio Cosmin! Non ci sono scuse per non ridere.

Dal 31 ottobre al 5 novembre 2023
Da martedì a venerdì ore 20,45 - Sabato ore 15,30 - Domenica ore 11,00
Dal 7 al 10 dicembre 2023
Feriali e 8 dicembre ore 20,45 - Domenica ore 15,30
Dal 7 al 10 marzo 2024 Feriali ore 20,45 - Domenica ore 15,30

Angelo Pintus

UNA BRUTTA PERSONA

Campione indiscusso di gradimento, incassi e presenze, Angelo Pintus torna dopo aver festeggiato il prestigioso traguardo delle 100 repliche tutte sold out al Teatro Manzoni, raggiunto a partire dalla sua presenza nella stagione 2015/16 fino ad oggi. Come di consueto Pintus desidera stupirci non svelando nulla di cosa si nasconde dietro il nuovo emblematico titolo Una brutta persona. Non ci resta quindi che aspettare di scoprirlo in scena, il divertimento è assicurato.

4 dicembre 2023 - ore 20.45

Paolo Ruffini

presenta uno spettacolo di Vera Produzioni

CASA ABIS

scritto da Casa Abis, Paolo Ruffini, Alessio Tagliento, Eugenio Cignatta Regia Paolo Ruffini

Stella e Gabriele Abis, il divertentissimo duo social noto ai più come “Casa Abis”, stanno per debuttare a teatro con uno spettacolo comico incentrato sulle dinamiche di coppia che li hanno resi famosi I Casa Abis, ossia l’affiatatissima coppia (nella vita, come nella carriera artistica) formata da Stella e suo marito Gabriele, sono delle vere e proprie star del mondo social. D’altra parte, nessuno più di loro è in grado di ironizzare sulle dinamiche della vita di coppia, giocando sui tratti ironici che caratterizzano la convivenza quotidiana. Così, alla luce di questa popolarità, il duo definito da più parti “i nuovi Sandra e Raimondo” si appresta a debuttare sul palcoscenico: attesissimo il loro primo spettacolo teatrale, nonostante una formazione da attori e una carriera da performer già alle spalle. Non è un mistero: i social tirano, le risate e la ricerca di felicità pure. E voilà, ecco a voi i Casa Abis: una coppia che riflette sulla propria vita come in un film (comico), illustrando i momenti significativi della propria convivenza e sondando tutti i possibili trucchi per attingere ad una forma duratura di felicità, quella a due. Ecco allora che ogni momento di condivisione diventa occasione per suscitare una grande ilarità: d’altra parte, le dinamiche tra uomo e donna sono, fin dalla notte dei tempi, quasi una consuetudine che ci viene tramandata sempre identica a sé stessa. O è vero il contrario? Nel loro spassosissimo spettacolo, tutto teso ad immaginare la ricerca quotidiana dell’amore, o meglio, di quel tipo di amore che non mette sempre d’accordo ma spinge ad essere sempre dalla stessa parte, i Casa Abis si interrogano su cosa significhi essere una coppia, ponendosi domande esistenziali del tipo: Come passiamo il tempo insieme? Come lo passavano Antonio e Cleopatra? Di cosa parlavano che ancora oggi è argomenti di conflitto in una coppia? A divertire è soprattutto il viaggio, un po’ film e un po’ prontuario sulla vita coniugale, che Stella e Gabriele intraprendono alla ricerca dell’amore attraverso una spiritosa dissezione della quotidianità di coppia. Il fine ultimo di quest’impresa, tanto per i due artisti quanto per lo spettacolo, realizzato da Vera Produzione con la regia di Paolo Ruffini, è quello di spingere il pubblico a scoprire che nella storia umana Casa Abis c’è sempre stata. Anzi, c’è sempre stata, c’è (ovviamente) ora e ci sarà sempre in futuro: in fondo, tutti possono dire di essere un po’ gli Abis nel loro quotidiano.

12-13 dicembre 2023 - ore 20.45
Epoché ArtEventi in collaborazione con Amaca
presenta

Antonio Ornano

MASCHIO CAUCASICO IRRISOLTO

di Antonio Ornano

Il protagonista di questo irrefrenabile flusso di coscienza è un uomo che affronta la vita con una morale approssimativa, scarsa autostima ed una notevole dose di cinismo. Ad una certa età capita di tirare le somme, fare bilanci e magari scoprire di aver trascorso gran parte della propria vita proiettati in avanti e frantumati in tanti pezzi, ciascuno dei quali funzionale a salvarsi le piume. Forse è solo per guadagnarsi il desiderio di essere visto e possibilmente amato, da chi gli sta attorno e da quel pubblico che insegue disperatamente per farlo ridere, perché come dice lui stesso, rubando la battuta di un vecchio film, in quel momento si sente speciale. Forse è giunto il momento di chiedere l’aiuto di uno psicologo da cui si è sempre rifiutato di andare, non tanto per scetticismo quanto perché da genovese l’idea di sganciare 80 euro all’ora ad un tipo che ascolta in silenzio le proprie seghe mentali gli prende un po’ male, d’altronde se Woody Allen fosse stato ligure ci saremmo persi più della metà dei suoi capolavori. E allora capita di sentirsi dire da uno bravo: ““Lei è un maschio caucasico irrisolto, uno di noi insomma, che finalmente attraversa una fase trasformativa, si sfoghi”. E così capita di scrivere e risalire sul palco.

Dal 19 dicembre 2023 al 1 gennaio 2024
Feriali ore 20.45 - 24 e 25 dicembre riposo
26 dicembre e 1 gennaio ore 17.30 - 31 dicembre ore 17.30 e 21.30
IMARTS presenta

Massimo Lopez Tullio Solenghi

DOVE ERAVAMO RIMASTI

Spettacolo di arti varie scritto da Massimo Lopez e Tullio Solenghi con la collaborazione di Giorgio Cappozzo con la Jazz Company diretta dal M° Gabriele Comeglio

La sensazione più esaltante del nostro ultimo spettacolo, “Massimo Lopez e Tullio Solenghi Show” è stata quella di avere di fronte a noi ogni sera non soltanto un pubblico empatico e festoso, ma una sorta di famiglia allargata, dei veri e propri parenti che hanno condiviso alcuni momenti della nostra avventura scenica con frammenti della loro vita. Ecco perché abbiamo voluto ripartire proprio da qui, non a caso l’abbiamo battezzato “Dove eravamo rimasti”. Questo nostro nuovo spettacolo proporrà numeri/sketch/brani musicali/contributi video, con alcuni picchi di comicità come una lectio magistralis di Sgarbi/Lopez, un affettuoso omaggio all’avanspettacolo, l’inedito Renato Zero di Solenghi o il confronto Mattarella/Berlusconi, inseriti nella nostra ormai collaudata dimensione dello Show. Il filo conduttore sarà quello di una chiacchierata tra amici, la famiglia allargata di cui sopra, che collegherà i vari momenti di spettacolo. La band del maestro Gabriele Comeglio sarà ancora una volta con noi sul palco, irrinunciabile “spalla” della cornice musicale. L’intento è quello di stupire ed emozionare ancora una volta quei meravigliosi “parenti” seduti giù in platea.

10 gennaio 2024 - ore 20.45
Amaca presenta

Marta e Gianluca

IO E GIANLU

scritto da Gianluca De Angelis, Marta Zoboli, Alessio Parenti e Carlo Negri

La vita spesso porta a fare incontri improbabili. Ma cosa accadrebbe se tutti gli incontri improbabili fossero in un unico spettacolo? E se questo spettacolo nascesse proprio dall’incontro più improbabile di tutti, quello tra Marta e Gianluca? Ne verrebbe fuori un racconto fatto di provini sbagliati, speed date fra squilibrati, brainstorming distratti e guru invasati. Un racconto ricco di sesso, sesso accennato, sesso sfiorato, sesso mancato, sesso? Hai sempre quello in testa, eh? Pure il tg lo trovi erotico. Un racconto di due attori comici che cercano amore e trovano solo amicizia …solo? Tra riferimenti cinematografici, musicali ed estetici, la storia di un incontro che ha fatto nascere molti incontri: due persone, due personalità, molteplici surrealtà per cui non serve un multiverso, ma basta una convivenza in affitto a Milano. E magari, proprio questo spettacolo fatto di incontri, potrebbe essere l’occasione per un incontro in più, forse quello della vita: se tra gli spettatori ci fossero due anime gemelle che ancora non si conoscono? Beh, siete fortunati, ci sono i migliori agenti matrimoniali che possiate desiderare: Marta e Gianluca, anzi IO E GIANLU!

11 gennaio 2024 - ore 20.45 Amaca
presenta PanPers

BODYSCEMI

Cambiamento climatico, conflitti globali, farine di insetti, intelligenze artificiali. C’è chi ci vede l’apocalisse e chi invece l’occasione per ridere di un mondo sempre più grottesco. I panpers, comici, attori e conduttori, tornano sul palco con uno spettacolo completamente nuovo. Passando dal politicamente scorretto al tendenzialmente giusto, da canzoni in classifica a sketch inclassificabili, offrono agli spettatori una prospettiva fuori dal coro del bizzarro presente in cui stiamo vivendo. Una visione rassicurante di una realtà incerta al grido di “se tutto deve andare a rotoli, che almeno sia uno spasso!”. Questo è molto altro in questo nuovo ed entusiasmante show che il duo dichiara essere quello della loro maturità artistica! E se c’è budget ci mettono pure i laser…

12 gennaio 2024 - ore 20.45
Charlotte Spettacoli in collaborazione con Duepunti
presenta

Paolo Cevoli

ANDAVO AI 100 ALL’ORA

di Paolo Cevoli

“Andavo ai 100 all’ora” cantava Gianni Morandi nel suo primo singolo. Era il 1962. E in quegli anni andare ai 100 all’ora sembrava una gran velocità… oggi se si va in autostrada a quella andatura ti suonano dietro, anche i camion trasporto suini. Come sono cambiate le cose in questi ultimi anni! Paolo Cevoli, classe 1958, nonno con 2 nipotini all’attivo, immagina di raccontare ai figli dei suoi figli com’era la vita quando lui era un bambino. Cose che oggi sembrano assurde: non c’era internet, i telefoni avevano la rotella, la TV era in bianco e nero; non c’erano il politicamente corretto, la raccolta differenziata (anche perché quasi non si produceva immondizia…) e gli apericena. Un racconto personale che attraversa tutta la vita di Paolo fino ai giorni nostri non per dire che “una volta era meglio…” anzi! Ma per comprendere le nostre radici e ridere di noi stessi.

29 febbraio - 1 marzo 2024 - ore 20.45
TopAgency
presenta

Francesco Cicchella 

BIS!

scritto da Francesco Cicchella, Gennaro Scarpato e Vincenzo De Honestis
Regia Francesco Cicchella
con Vincenzo De Honestis
Disegno luci Francesco Adinolfi
Contenuti video Antonio Scarpato
Abiti di scena Sartoria Esposito - Abiti da ballo Mariano Ranno
Musica dal vivo eseguita dalla band diretta dal M° Paco Ruggiero
Coreografie Margherita Siesto - Ballerine Naomi Buonomo e Giusy Chianese

Francesco Cicchella si gioca tutte le sue carte in un one man show esilarante, nel quale ritroviamo i suoi cavalli di battaglia (come le parodie dei cantanti Ultimo, Achille Lauro, Massimo Ranieri) e performances completamente inedite. La comicità si sposa con la musica, come da sempre nello stile del giovane showman, per dare vita ad uno spettacolo ricco di emozioni e risate. Sul palco, oltre all’artista partenopeo, che firma anche la regia, troviamo la sua fedele spalla Vincenzo De Honestis, la band diretta dal maestro Paco Ruggiero e due ballerine, che impreziosiscono lo show con le coreografie di Margherita Siesto. Lo spettacolo è scritto da Francesco Cicchella, Gennaro Scarpato e Vincenzo De Honestis.

4 marzo 2024 - ore 20.45
Savà Produzioni Creative
presenta

Francesca Reggiani

SPETTACOLARE 2024 (voce del verbo)

di Francesca Reggiani, Valter Lupo e Gianluca Giugliarelli

Lo spettacolo è una lunga carrellata di monologhi dal vivo e in video dove l'attrice propone, attraverso maschere di repertorio ma anche nuovi personaggi, un’articolata analisi della società contemporanea e di tematiche che riguardano i sentimenti, l’amore e la vita di coppia. Fortemente (auto)ironica, fine osservatrice di costumi e caratteri, la Reggiani fa del buonsenso l’ago di una bilancia che finisce sempre per pendere dal lato dell’assurdo, in un paese nel quale “la vita reale lascia sempre più spazio a quella da reality” e “gli schermi dei televisori sono sempre più piatti perché dentro non c’è niente”. Lo show si snoda attraverso folgoranti monologhi, stand up e rapide incursioni di personaggi dello spettacolo e dell’informazione (parodiati dalla stessa Reggiani), nuovi “maîtres à penser” di una società mediatica svuotata di senso e di valori. Con l’ausilio di video che la ritraggono in veste di alcuni personaggi dell’Italia di oggi, la Reggiani, schietta, divertente, ironica, pungente ma mai offensiva, spumeggiante vulcanica dissacratrice della contingenza, fa divertire anche le sue vittime (purché dotate di un pizzico di ironia). One-woman Show di un’attrice che sa come far sorridere sul peggio della nostra società.

18 marzo 2024 - ore 20.45
Arteteca
presenta

Lorenzo Balducci

E.G.O.

L’arte della felicità

di Riccardo Pechini e Mariano Lamberti
Regia Mariano Lamberti
Musiche Andrea Albanese
Disegno luci Emilio Barone

Prendendo spunto dalla celebre frase di Ungaretti “Spero che la morte mi colga vivo”, E.G.O. passa in rassegna le tragicomiche strategie con le quali rifuggiamo dal pensiero della nostra dipartita (che non si declina solo come paura della morte fisica ma anche freudianamente come paura del cambiamento, dell’invecchiamento, della solitudine e dell’abbandono). Come negli altri spettacoli, non mancheranno incursioni nella filosofia e nella letteratura, passando in rassegna, sempre in maniera divertente, le teorie “scientifiche” più originali su cosa ci attende nell’aldilà, gli esperimenti più bizzarri o, all’opposto, i riti più affascinanti di alcune tradizioni popolari italiani riguardanti il culto dei morti. Lo spettacolo, scritto come i precedenti da Riccardo Pechini e Mariano Lamberti, trova in Lorenzo Balducci un interprete ideale, capace con il suo grande talento di performer di divertire pur trattando temi importanti, passando con disinvoltura da Heidegger e Hillman a un lipsynch di Paola e Chiara.

EXTRA

9 ottobre 2023 - ore 20.45
Imarts presenta
 
Marco Goldin 

GLI ULTIMI GIORNI DI VAN GOGH 

Il diario ritrovato scritto e diretto da Marco Goldin tratto dal suo omonimo romanzo (edito da Solferino) 
Musiche Franco Battiato 
 Riprese in Olanda, Belgio e Francia Luca Attili e Fabio Massimo Iaquone 
Montaggio e animazioni video Alessandro Trettenero 

 Liberamente ispirato al suo romanzo Gli ultimi giorni di Van Gogh. Il diario ritrovato, Marco Goldin sarà sul palcoscenico per raccontare, con la sua consueta affabulazione appassionata e coinvolgente, le ultime settimane della vita di Vincent van Gogh. Nel libro alla base dello spettacolo immagina che Van Gogh avrebbe potuto tenere un diario proprio in quelle settimane finali e per questo lo fa parlare con la sua voce. Ovviamente mai staccandosi dai fatti realmente accaduti. Dentro tale espediente narrativo vive anche l’azione teatrale, nel parlare quasi tra sé e sé che Goldin farà come fosse colui che accompagna Van Gogh, e dunque osservandolo lo racconta. Tutta la scenografia punterà moltissimo su un effetto di stupefazione davanti alle immagini dei quadri, i loro particolari e poi fotografie d’epoca. Oltre a una parte filmica appositamente girata nei luoghi di Van Gogh in Provenza e nei campi di grano e nelle strade di Auvers-sur-Oise. Non mancheranno gli ambienti dell’Auberge Ravoux, dove egli ha vissuto nelle settimane finali. Così come non mancheranno i ricordi dei luoghi olandesi. Un aspetto, questo filmico, che verrà continuamente rilanciato attraverso il grande schermo di sette metri, panoramico e infine arcuato, con proiezioni al laser in altissima definizione, che avvolgerà sulla scena Marco Goldin mentre racconta, arricchendo così enormemente la narrazione. Anche per effetto della lunga passerella che talvolta solleverà Goldin a mezzo metro dal livello del palcoscenico, rendendolo parte integrante dei paesaggi che scorreranno alle sue spalle. E così sarà anche per i due ulteriori schermi che sigilleranno l’immagine della cameretta di Van Gogh, assieme al tavolino e alla sedia. A creare ancor di più questa atmosfera spirituale e poetica, eppure densa della carne e dei sogni della vita di Van Gogh, contribuiranno le splendide musiche di Franco Battiato, eccezionalmente concesse per questa occasione.

5-6 dicembre 2023 - ore 20.45 
Enfi Teatro e Ghione Teatro Roma presentano
 
Diego dalla Palma 

BELLEZZA IMPERFETTA
Fra vacche e stelle 
 
di Diego dalla Palma 
Regia Ferdinando Ceriani 
con la partecipazione straordinaria di Giulia Lazzarini nella recita del 5 dicembre e di Sara Simeoni nella recita del 6 dicembreMusiche Cesare Picco
Costumi Laura Milan ideati da Diego dalla Palma 
Videomaker Francesco Lopergolo 

 “Definire il Bello è facile: è ciò che fa disperare” scriveva Paul Valéry. In un’epoca in cui è difficile cogliere un ideale unico di Bellezza, Diego Dalla Palma ci racconta la sua personale idea di Bellezza che, come in Valéry, non può essere separata dall’idea di dolore. È il risultato di una lunga ricerca che ha le radici nella sua vita più intima. Il suo concetto di bellezza non è quello lezioso, banale, scontato dei mass media. No di certo. Una bellezza stucchevole è destinata a una scadenza, alla caducità. Il suo percorso è molto più tortuoso e sofferto. Per costruire quella bellezza interiore che ci permette di vivere bene e di voler bene agli altri bisogna esser capaci di affrontare il dolore, di resistere al tormento senza lasciarsene sommergere. È nell’imperfezione, nell’atipicità che si nasconde la vera bellezza. Diego ripercorre la storia imperfetta della sua vita, impervia e sorprendente, in 6 quadri (le sei “stazioni” che conducono alla Bellezza: coraggio, diversità, dolore, consapevolezza, disciplina e destino) tenuti insieme dall’emozione del ricordo e da una drammaturgia musicale strettamente legata alle sue parole. Ci racconta della sua nascita a Enego, un paesino sull’altopiano di Asiago, della casa paterna senza porte, delle notti di tempesta in montagna, del suo dialetto in cui riecheggia ancora la lingua dei cimbri, della scoperta della morte, di Venezia, dei suoi primi amori. Ma questa sua “educazione sentimentale” non si sarebbe potuta compiere se non avesse avuto al suo fianco una donna indomita, irrequieta, orgogliosa della sua natura di gitana, sua madre, che affrontava le sofferenze e i compromessi della vita con la fierezza del suo rossetto. Bellezza imperfetta è un omaggio poetico, musicale, evocativo, alla Bellezza e a quella donna, Agnese, che gli ha trasmesso la disciplina necessaria per perseguirla. Il suo racconto, magnetico, ironico, procede per brevi frammenti, per squarci emotivi, accompagnati e intervallati dalle musiche di Cesare Picco e dalle canzoni che hanno segnato i momenti più significativi della sua vita (Ornella Vanoni, Demis Roussos, Amalia Rodriguez e Mia Martini). “Ho avuto mille tormenti e sono ancora un uomo tormentato ma, ad un certo punto, ho voluto far sapere a chi mi segue che nella vita ce la si può fare.” È questa motivazione che spinge Diego Dalla Palma a mettersi a nudo sulla scena, a trasmetterci le sue emozioni e i suoi dolori, con cruda e generosa sincerità, nella speranza che la sua esperienza possa aiutare anche altri a riflettere su certe vicende personali, a rivedere, analizzare e rivalutare con maggiore lucidità e indulgenza il proprio rapporto con la vita.

11 dicembre 2023 - ore 20.45 
Stefano Francioni Produzioni e Friends & Partners presentano

Andrea Delogu 

40 E STO 
Manuale di sopravvivenza alla maleducazione sentimentale 

da un’idea di Andrea Delogu e Rossella Rizzi 
scritto da Alberto Caviglia, Andrea Delogu, Rossella Rizzi e Giovanna Salvatori 
Regia Enrico Zaccheo 
 “40 e sto” è un folle spettacolo che racconta le donne alla soglia dei 40 anni: il giro di boa, la crisi e la rinascita, la libertà e le battaglie contro i luoghi comuni. Districandosi tra bizzarri pretendenti, traslochi, social, supermercati per single, Max Pezzali, paparazzi, viaggi, libri auto fogli di giornale...Andrea Delogu attinge a piene mani dalla sua vita privata, raccontandosi senza filtri in un esilarante flusso di coscienza in cui il pubblico si riconoscerà. In questo sorprendente viaggio, Andrea si metterà a nudo trascinandoci nella sua nuova vita, quella di una quarantenne che, riappropriatasi della propria indipendenza, si metterà in gioco esplorando le mode, i vizi e le ossessioni di questa strana epoca che viviamo. Sorpresa dall’approccio e le aspettative degli uomini, dal giudizio di una società che ti vuole madre a tutti i costi e dal seduttivo desiderio di sentirsi accettata, Andrea capirà che quando compi 40 anni si gioca un’altra partita. Dove è in palio la cosa più importante di tutte: la libertà di essere sé stessi. Trasversale, pungente, stravagante. Andrea Delogu non le manda a dire. E ce n’è per tutti, giovani e meno giovani, uomini e donne, madri e padri, femministe arrabbiate, poliamorosi convinti, animalisti in crisi, hippy mancati e monoteisti part-time.

15 dicembre 2023 - ore 20.45 
GisellaZilembo_EventiDanza in collaborazione con Influendo Productions 
presenta 

Klaudia Pepa Skaar 

WHAT I WANT FOR CHRISTMAS 
Dance party-show 

Direzione creativa Gisella Zilembo 
con Christian Stefanelli, Michele Barile, Alena Tarasova, Hamza Erbibi e Noemi Cobelli e con la partecipazione dei talenti MAB23 

Frutto di un progetto di formazione internazionale, nato in casa MAB, What I want for Christmas è un party-show di Gisella Zilembo, ispirato ai sogni che si realizzano e costruito su un medley dei più famosi brani natalizi, che accompagnano la performance di danzatori e acrobati, tra cui Klaudia Pepa e Skaar. Il teatro si trasforma in una ballroom, in cui il pubblico partecipa alle vicende dei protagonisti, con l’ausilio di una drammaturgia musicale che alterna momenti divertenti, commoventi, festosi e interattivi. Lo spettacolo cita e restituisce spunti della memoria collettiva, colorando i ricordi del sapore delle feste. Diversi stili di danza si fondono, svelando man mano regali e sorprese.

16-17 dicembre 2023 
Sabato ore 20.45 - Domenica ore 15.30 
Everlive Italia e Salina presentano 

Lina Sastri 

EDUARDO MIO 
Maestro di vita e di palcoscenico 

Ideazione, drammaturgia e regia Lina Sastri 
Elementi scenici Alessandro Kokocinski 
Arrangiamenti Maurizio Pica 
Ensemble Chitarra e mandolino Filippo D’Allio Contrabbasso Luigi Sigillo Violino Gennaro Desiderio Pianoforte Ciro Cascino Percussioni Gianluca Mirra 
Abito di scena di Lina Sastri 
Sartoria Tramontano 

Lina Sastri, una delle più grandi interpreti della tradizione partenopea, ci accompagna nella sua terra d’origine e riparte da dove tutto è cominciato per lei, sotto l’ala di un nome altisonante come quello di Eduardo De Filippo. Ci propone quindi questo libero e personale omaggio al “suo Eduardo”, uno spettacolo sospeso tra musica, prosa, poesia e qualche citazione delle sue opere, guidato da ricordi personali della sua conoscenza in teatro e nella vita. Il filo conduttore, strettamente personale, procederà sull’onda della memoria, ponendo una particolare attenzione alla canzone napoletana, da lui molto amata.

Dal 3 al 7 gennaio 2024 
Feriali ore 20.45 - Sabato 6 gennaio ore 15.30 e 20.45 - Domenica ore 15.30 
Amaca presenta 

Raul Cremona 

FESTIVAL DELLA MAGIA
a Milano - VI edizione 

da un’idea di Raul Cremona 
 
con Po Cheng Lai (Taiwan), Mike Chao (Taiwan), Jimmy Delp (Francia), Vanni De Luca (Italia), Dario Adiletta (Italia), Ramó & Alegría (Spagna) 
Regia Giordano Riccò 

Sesta edizione dello spettacolare Festival della Magia ideato e condotto da Raul Cremona che anche quest’anno vedrà calcare il palcoscenico del Teatro Manzoni di Milano da un cast di artisti eccezionali provenienti da tutto il mondo. Oltre 25.000 spettatori hanno assistito alle precedenti edizioni. Ben due i rappresentanti della magia asiatica, la scuola che in questi anni sta sfornando i più grandi talenti della magia mondiale. Da Taiwan arriverà Po Cheng Lai, uno degli illusionisti più famosi in Asia, con il suo spettacolare numero con i ventagli. Nello show anche Mike Chao, uno dei più grandi manipolatori del mondo, dove l’abilità si fonde con la poesia e la grazia del suo atto magico. Dalla Francia sarà ospite Jimmy Delp, un illusionista che ha stravolto la figura del classico mago. Vestito in abito arancione, ogni volta che cerca di eseguire un gioco è una catastrofe! Nessun panico, Jimmy farà di tutto per divertire mentre si trova nelle situazioni più folli. L’Italia sarà rappresentata da due campioni. Vanni de Luca, mentalista, unico artista al mondo a portare in scena il numero più complesso mai ideato nella storia dell'intrattenimento mentale: in pochi minuti e contemporaneamente Vanni risolve un cubo di Rubik e complessi calcoli matematici, mentre recita a memoria un Canto della Divina Commedia di Dante, scelto liberamente dal pubblico. L’altro italiano in scena sarà Dario Adiletta con il suo originalissimo numero di magia basato sul dominio e la manipolazione dell’acqua. Un nuovo approccio e una nuova idea di fare magia. Infine, dalla Spagna arriva il duo Ramò & Alegria. Vincitori di numerosi premi internazionali, insieme, hanno creato uno spettacolo unico. Per dieci minuti il palco si riempie di una lotta comica tra i personaggi dove i ruoli e gli stereotipi tra il mago e il suo assistente saranno spezzati, creando situazioni assurde che si risolvono con la magia più inaspettata. La parte del divertimento naturalmente sarà compito di Raul Cremona che con i suoi personaggi e i suoi intermezzi farà da padrone di casa. Uno show che nelle due ore non mancherà di stupire e divertire.

13 gennaio 2024 - ore 20.45
Vera Produzioni presenta 

Vincenzo Schettini 

LA FISICA CHE CI PIACE 

In tutta Italia sono milioni le persone che seguono le lezioni di fisica dell’istrionico professor Vincenzo Schettini, tra Instagram, Facebook, You Tube e TikTok. Un fenomeno che è esploso in pochi anni, da quando nel 2017 Schettini, una laurea in Fisica, docente alle superiori, ha deciso di postare il suo primo video che è diventato oggi virale. Il suo segreto? La capacità davvero unica di empatizzare con tutti, possibile grazie alla sensibilità da insegnante sempre pronto a sottolineare l'amore e la passione verso la propria materia. La sua simpatia travolgente e la sua competenza scientifica non solo hanno ispirato migliaia di studenti, ma hanno pure conquistato il cuore di un pubblico molto più vasto: bambini, genitori, altri insegnanti. Insomma, Vincenzo Schettini è davvero un prof amato proprio da tutti! "Vorrei tanto un prof come lei!", "Grazie perché mio figlio è tornato a studiare", sono i messaggi che riceve più spesso. Adesso il Prof Schettini approda finalmente a teatro, trasformando il palcoscenico in una grande aula scolastica, in cui gli spettatori diventano allievi e saranno immersi una lezione talmente affascinante da diventare uno show travolgente. Tra esperimenti di fisica e suggestioni che questa magnifica materia può avere nel nostro quotidiano, il pubblico verrà coinvolto in un'esperienza teatrale unica e immersiva. Perché la fisica, raccontata col talento del Prof. Schettini, è davvero uno spettacolo!

Charlotte spettacoli presenta 

PAOLO CREPET 

Conferenze-spettacolo 
29 gennaio 2024 - ore 20.45 
Prendetevi la luna 

Incontro tanta gente, mi chiedo che cosa possono volere da me. Certamente una guida, una speranza, forse perfino una luce che accendo i cuori di giovani e meno giovani. C’è sete e fame di parole, di pensiero. Cercano un’eresia in un mondo codificato. Non posso che dire loro ciò che mi sono ripetuto per anni lungo il corso della mia vita: “prendetevi la luna”. Siate ambiziosi, cercate la vostra unicità. Bisogna avere la fronte alta e continuare a sognare. Il pericolo è nella bonaccia delle emozioni, nella rassegnazione, è in chi semina accidia e smarrimento come se fosse la regola del più aggiornato marketing dell’esistenza. Opporsi a tutto questo è il mio desiderio, la mia missione, la ragione per cui continuo a peregrinare nelle piazze e nei teatri. Cerco libertà, passione, coraggio. Il resto è noia.

26 febbraio 2024 - ore 20.45 

Impara ad essere felice 

«La felicità è una certezza posata su fondamenta invisibili. Per questo devi continuare a cercarla, e appena penserai di averla raggiunta, già sarà sfumata e dovrai inseguire la prossima. Non arrenderti mai all'idea che la felicità non possa esserci per te da qualche parte, nel mondo. Non farlo neppure l'ultimo giorno della tua vita, perché ci sarà sempre, vicino a te, qualcuno che avrà bisogno di intravederla nei tuoi occhi». Per molti lagnarsi è più che un vezzo, una difesa: è ciò che sanno fare meglio perché lo hanno imparato fin dall'infanzia. Combattere questo atteggiamento vuol dire elaborare una nuova grammatica quotidiana, avviare una piccola rivoluzione cui Paolo Crepet dà il suo contributo in queste pagine. E dimostra come educare alla felicità, quella autentica - da non confondere con la gioia effimera - dovrebbe essere il compito primario di ogni adulto e di ogni insegnante. Così i bambini cresceranno più forti e meno ricattabili, e i ragazzi saranno più liberi.

25 marzo 2024 - ore 20.45 

Lezioni di sogni 

Siamo nel pieno di quella che papa Francesco ha definito una catastrofe educativa: molti adulti si sentono sperduti, impreparati, quasi impotenti di fronte alle nuove generazioni e i giovani si trovano senza punti di riferimento sicuri. In un mondo che cambia con rapidità, è più che mai necessario ripensare il difficile compito di educare. Ripercorrendo quanto scritto negli ultimi trent’anni, mescolando ricordi personali e pubbliche riflessioni, Paolo Crepet offre il frutto della sua lunga esperienza, delineando quello che in molti hanno definito «il metodo Crepet». Un lungo viaggio, che pone al centro il bisogno di ripensare la genitorialità, la scuola, il rapporto tra le generazioni, il futuro. Non possiamo ignorare che la necessità di un profondo cambiamento si scontri con resistenze, timori, egoismi difficili da vincere, freni che privano bambini e ragazzi del diritto di far nascere i propri sogni e di coltivarli, affidandosi alla capacità di sentire le proprie emozioni e di lasciarsi coinvolgere dalla passione per un progetto di vita. Serve dunque la forza di una voce critica, anche scomoda, che scuota da questo torpore educativo e aiuti a invertire la rotta. Le pagine di Lezioni di sogni vogliono essere dunque spunti, provocazioni, richiami, un’occasione per riflettere sul futuro delle giovani generazioni. Che cos’è il talento e come supportarlo? Come gestire il rapporto con la tecnologia e i social media? Come educare alla gentilezza, al rispetto, alla complessità? Sono solo alcuni degli interrogativi a cui nessuno può sottrarsi, perché «i bambini ci guardano e imparano da noi bellezze e viltà». Paolo Crepet scrive perciò questo libro «come un portolano utile, per naviganti impauriti da vecchie e nuove tempeste, per chi voglia riafferrare il bandolo di una matassa troppo strategica perché sia lasciata all’ignavia degli indifferenti».

Dall’1 al 4 febbraio 2024 
Feriali ore 20.45 - Domenica ore 15.30 
Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito Teatro in collaborazione con Argot Produzioni con il contributo della Regione Toscana presentano 

Chiara Francini 

FORTE E CHIARA 

di Chiara Francini 
Musiche originali eseguite dal vivo da Francesco Leineri 
Collaborazione artistica Michele Panella 
Regia Alessandro Federico 

Un memoir, un racconto umano vivo e rivoluzionario. Un one-woman show in cui Chiara Francini ripercorre la sua vita, unica eppure così simile a quella di tanti altri. Con il sarcasmo e l’ironia tagliente che la contraddistinguono, Chiara si racconta attraverso la musica, vicende personali e pubbliche, dicendo sempre la verità, senza far sconti a nessuno, in primis a sé stessa. Lo spettacolo è tratto dal suo omonimo romanzo che è la trascinante confessione autobiografica di una ragazza di provincia che, imbevuta di sogni, si lancia nella vita per metterli in atto senza risparmiarsi, con fatica e caparbietà.

5 febbraio 2024 - ore 20.45 
CTB Centro Teatrale Bresciano in collaborazione con Giovit e Retropalco presenta 

Gioele Dix 

MA PER FORTUNA CHE C’ERA IL GABER 
Viaggio tra inediti e memorie del Signor G 

Drammaturgia e regia Gioele Dix 
Pianoforte Silvano Belfiore 
Chitarra Savino Cesario 
da testi e musiche di Giorgio Gaber e Sandro Luporini 
Si ringrazia per la collaborazione la Fondazione Gaber 

 “Vedere Giorgio Gaber a teatro era un’esperienza che ti segnava. Niente a che vedere con un comune spettacolo o concerto. Sul palco sprigionava energia pura. Grazie alla sua potenza espressiva, sapeva dare corpo alle parole come nessun altro. Era capace di farti ridere, emozionare, indignare. Era un pensatore e un incantatore. Andavi a vederlo una volta e volevi tornare a rivederlo una seconda e poi una terza. Nei primi anni Settanta sono stato uno sfegatato gaberiano, uno dei tanti.” Gioele Dix In occasione del ventennale della sua scomparsa, Gioele Dix rende omaggio al talento inimitabile di Giorgio Gaber, l’artista da molti considerato come il migliore interprete delle aspirazioni di giovani che – per citare le parole di una sua canzone – “stavano cercando, magari con un po’ di presunzione, di cambiare il mondo”. Grazie alla sua sensibilità (e a quella del suo straordinario compagno di scrittura Sandro Luporini), Gaber ha saputo intercettare gli umori di una generazione vitale, polemica, inquieta, spesso anticipandone contraddizioni e cambi di rotta. Ma per fortuna che c’era il Gaber è il più recente di una serie di tributi che Gioele Dix, a partire dal 2004, anno in cui si tenne il primo Festival Gaber a Viareggio, ha dedicato all’artista milanese, del quale è stato convinto ammiratore fin dall’adolescenza. Lo spettacolo è costruito come un insolito itinerario all’interno del teatro canzone di Gaber e Luporini, in cui si intrecciano brani conosciuti del loro repertorio con musiche e testi variamente inediti: versi mai musicati, canzoni mai eseguite dal vivo, monologhi abbozzati e mai completati. Per realizzarlo è stato decisivo l’apporto della Fondazione Gaber, che ha svelato l’esistenza di questi preziosi materiali e li ha messi a disposizione del progetto. Ma per fortuna che c’era il Gaber è dunque uno spettacolo assolutamente speciale, appassionato e originale, nel quale convivono sorprese (un esilarante monologo inedito sulla Rivoluzione d’Ottobre) e rievocazioni personali (il primo incontro assolutamente casuale fra Gaber e Dix nella hall di un albergo di Mestre), brani d’annata (Il Riccardo, Barbera e champagne) e bozze di canzoni tipicamente alla Gaber-Luporini su cui inventare una musica (Appunti di democrazia). In scena nella doppia veste di attore e di cantante, Gioele Dix torna a collaborare con il Centro Teatrale Bresciano – dopo il successo di La corsa dietro il vento –, accompagnato da due eccellenti musicisti, Silvano Belfiore al pianoforte e Savino Cesario alle chitarre, entrambi complici da anni delle sue affettuose scorribande gaberiane.

12 febbraio 2024 - ore 20.45 
Il Parioli presenta 

David Parenzo 

EBREO
 
di David Parenzo e Valdo Gamberutti 
Regia Alberto Ferrari 
con la partecipazione straordinaria delle voci di Enrico Mentana, Vittorio Sgarbi, Ale e Franz, Paolo Ruffini 
Musiche originali Gianluca Ballarin 

David Parenzo è pronto a raccontarsi sulla scena in una veste inedita, come protagonista del monologo teatrale Ebreo! Uno spettacolo che prova, con la forza dirompente del teatro a demolire dall’interno luoghi comuni, false credenze e pregiudizi su un argomento che per molti continua, in maniera spesso inconfessabile, ad essere un tabù. Prendendosi in giro seriamente ci porta con ironia e leggerezza alla commozione e alla profondità di essere Ebreo. Un viaggio dentro e fuori, tra l’alto e basso, in superficie e a fondo, di una religione, di una comunità, di un popolo millenario.

27-28 febbraio 2024 - ore 20.45 
Corvino Produzioni presenta 

Vittorio Sgarbi 

ANTONIO CANOVA
 e la scultura dell’800 

uno spettacolo di Vittorio Sgarbi 
 piano Carlo Bergamasco violino Marcello Corvino 

Antonio Canova (Possagno,1757 / Venezia,1822) è ritenuto il massimo esponente del Neoclassicismo in scultura e soprannominato per questo «il nuovo Fidia». Intimamente vicino alle teorie neoclassiche di Winckelmann e Mengs, Canova ebbe prestigiosi committenti, dagli Asburgo ai Borbone, dalla corte pontificia a Napoleone, sino ad arrivare alla nobiltà veneta, romana e russa. Tra le sue opere iconiche saranno in scena Amore e Psiche, le Tre Grazie, Paolina Borghese, la Venere Italica. Vittorio Sgarbi celebra la vita di un artista moderno ripercorrendone le opere attuali per poetica e risultati estetici. Accendendo dialoghi impossibili con alcuni artisti coevi, e non, è ricostruito un periodo cruciale della storia dell’arte e della società. Canova è vivo perché le sue opere continuano a vivificare il nostro presente con la loro esistenza che possiamo ammirare dal vivo alla Gypsotheca di Possagno, ai Museo Vaticani e alla Galleria Borghese, al Louvre, all’Hermitage e in numerosi musei del mondo, alcune di queste opere sono qui riunite per una serata immaginaria, uno spettacolo da non perdere per tornare a visitare con occhi nuovi i musei e le loro collezioni.

6 marzo 2024 - ore 20.45 
High Beat presenta 

DEBORAH JOHNSON SINGS DONNA SUMMER 

Regia Elettra Dafne Infante 
Direzione musicale Marco Sabiu 
Chitarre e cori Sasà Flauto Percussioni Michele Ciavarella Dj Antonio Sacco Piano, tastiere e programmazioni Marco Sabiu 

L'idea nasce a settembre nella prima puntata di Tale e Quale show 2021 in cui Deborah Johnson imita la regina della dance music... Donna Summer. La somiglianza e l‘interpretazione lasciarono tutti a bocca aperta. L'idea di imitare la regina della dance music fu di Carlo Conti, grande estimatore della Summer. In questo tributo LIVE accompagnata da Marco Sabiu (Tastiere e Sequenze), Sasà Flauto (Chitarre e Cori) e da altri musicisti e un DJ, Deborah Johnson interpreta una carrellata di successi, partendo dal 1975 di “I love to love you baby” fino al 2008 di “Fame (the game)”. I brani rispecchiano le versioni originali e gli arrangiamenti del Maestro Marco Sabiu portano contemporaneità ed originalità al progetto. La Regìa è di Elettra Dafne Infante. Il grande pubblico affezionato non potrà fare a meno di rivivere quei momenti magici.

26-27 marzo 2024 - ore 20.45 
IMARTS presenta 

Federico Buffa 

LA MILONGA DEL FÚTBOL

Regia Pierluigi Iorio 
con Alessandro Nidi e Mascia Foschi 
Direzione musicale e musiche originali Alessandro Nidi 
Light designer Francesco Adinolfi 

Renato Cesarini un funambolo del gol, scoprirà Omar Sivori e lo porterà in Italia. Ci si riferisce a lui quando si parla di “Zona Cesarini”, per aver segnato alcuni gol negli ultimi secondi prima del fischio finale. Omar Sivori talentoso e irriverente, incantava l’Argentina degli anni ’50 nel pieno del boom economico. Diego Armando Maradona, el pibe de oro, il più grande di sempre, col suo calcio spettacolare e fantasioso divenne un idolo degli anni ‘80 -‘90 per un popolo che usciva dai problemi della recessione e della dittatura del Generale Videla. Storie potenti, intrise di romanticismo e italianità, raccontate dalla voce di Federico Buffa. A impreziosire il racconto, Alessandro Nidi al pianoforte e Mascia Foschi al canto.

28 marzo 2024 - ore 20.45
Stefano Francioni e Teatro Stabile d’Abruzzo in collaborazione con Savà Produzioni Creative presentano

Giampaolo Morelli 

SCOMODE VERITA’ E 3 STORIE VERE

di Giampaolo Morelli e Gianluca Ansanelli 
con la partecipazione del M° Sergio Colicchio 

 “Scomode verità e 3 storie vere”, di Giampaolo Morelli e Gianluca Ansanelli, con la partecipazione del M° Sergio Colicchio, è il comedy speech attraverso cui Giampaolo Morelli si racconta al suo pubblico: un monologo irriverente, caustico, pungente e sempre maledettamente sincero. Le 101 scomode verità infatti, altro non sono che un sunto delle nostre umane debolezze, un compendio di tutti i tic, le manie, gli slanci e le ossessioni del nostro vivere quotidiano. A volte si tratta di fulminanti considerazioni, quasi degli aforismi in grado di fotografare la realtà sotto una luce nuova o paradossale, altre volte invece le riflessioni si fanno più discorsive e articolate o magari intime e profonde: come nel caso delle 3 storie personali citate nel titolo, ovvero tre aneddoti di vita vissuta che offrono al pubblico un ritratto inedito e confidenziale del noto attore.

20 maggio 2024 - ore 20.45 
RBR Dance Company in collaborazione con Charlotte Spettacoli presenta

Gli Illusionisti della danza

H₂OMIX 

Regia Cristiano Fagioli 
Coreografie Cristina Ledri e Cristiano Fagioli 
Assistente alla coreografia Alessandra Odoardi 
Creazione per 7 danzatori 
Musiche originali Diego Todesco 
Produzione digitale Think 3D 
Disegno luci Giancarlo Vannetti e Cristiano Fagioli 
Costumi Cristina Ledri

Gli Illusionisti della Danza, Compagnia che da anni porta in scena progetti artistici atti a sensibilizzare il rispetto per l’ambiente, presenta in prima assoluta per il Teatro Comunale di Piacenza, lo spettacolo H₂OMIX. Quadri scenici evocativi porteranno gli spettatori tra le note gioiose della vita e la consapevolezza della fragilità di questa, legata ad uno dei suoi elementi principali: l’acqua. Potremo sentire il suono del respiro dei primi uomini, che nel buio della notte dei tempi muovono i loro passi primitivi e rudi e si immergono giocosi nelle acque fertili, fonte di sostentamento. Il blu acquisisce significato di purificazione e iniziazione religiosa ma acqua non è solo elemento sacro ma anche riflesso dei nostri vizi, della nostra vanità che ci porta a perire così come nel mito di Narciso. L’acqua è forza distruttrice, emblema della natura che incombe sull’uomo. É riflesso che ci pone in empatia con l’intero cosmo nelle notti stellate. Un viaggio illusionistico che ci permetterà di riflettere sul significato, sul simbolismo e sull’importanza dell’acqua, ampliando quel senso di responsabilità che l’umanità ha verso la Natura.

21 maggio 2024 - ore 20.45 
Dema Agency presenta 

Pupo 

“SU DI NOI”
 …la nostra storia 

 Dopo lo strepitoso successo ottenuto, torna a grande richiesta al teatro Manzoni Pupo con: “Su di noi …la nostra storia”. Uno spettacolo tra musica e parole che ha stupito, entusiasmato ed emozionato tutti coloro che, nella scorsa stagione, hanno avuto la possibilità e la fortuna di vederlo. L’artista toscano, oltre ad essere il grande autore ed interprete che tutti conoscono, ha dimostrato di essere anche un impareggiabile e moderno showman. “Su di noi …la nostra storia”, non è soltanto un tuffo nelle canzoni storiche e indimenticabili di Pupo, ma un viaggio emozionante ed unico, nella straordinaria vita di Enzo Ghinazzi. Imperdibile!

29-30 maggio 2024 - ore 20.45
Il Parioli in collaborazione con Enzo Gentile presenta 

Massimiliano Bruno con la partecipazione di Ale e Franz e 10 giovani attori 

LO STATO DELLE COSE 

scritto e diretto da Massimiliano Bruno 
 Scene Alessandro Chiti 
Luci Salvatore Faraso 
Costumi Valentina Stefani 
Coordinatrice Susan El Sawi 
Musiche originali Roberto Lobbe Procaccini 
Aiuto regia Sara Baccarini 
Assistenti alla regia Lorenza Molina, Roberta Pompili, Paolo Sebastiani 

Uno scrittore in crisi sta cercando un’idea per il suo nuovo spettacolo e lotta costantemente con la paura di non avere più idee. Un autore ed una giovane assistente cercano storie convincenti, fino a quando le sue idee magicamente prendono vita sul palcoscenico attraverso altri interpreti, buffi personaggi invisibili conquisteranno il palco per cercare di restituire la creatività all’autore in crisi. Bambini africani in fuga dalla povertà, psicotici tenuti in ostaggio in un supermercato, uomini innamorati dell’amore, donne che fanno del sesso la propria ragione di vita. Uniti in una sorta di scatola magica, tutti per uno e uno per tutti, si ritroveranno a diventare reali. Note di regia: Ho trovato, nella storia di uno scrittore nel pieno di una crisi creativa, un’opportunità per provare a descrivere la situazione di precarietà che ad oggi si respira in Italia, dove le persone devono districarsi tra mille vicissitudini per tentare di sopravvivere, che è simile a quella che abbiamo nel mondo artistico dove attrici ed attori sono portati a competere e a prevaricarsi per riuscire a vivere di questo mestiere. Da qui la duplice valenza del nome “Lo Stato delle cose”. Ho scelto di raccontare questa condizione umana attraverso monologhi e dialoghi scritti negli ultimi vent’anni della mia vita, come tante piccole finestre sul mondo odierno, in un caleidoscopio di sentimenti ed emozioni contrastanti che caratterizzano i possibili stati d’animo umani, coinvolgendo gli attori che mi hanno accompagnato durante il mio percorso didattico e artistico.

FAMILY

7 ottobre 2023 ore 15,00
FONDAZIONE AIDA E I MUFFINS presentano 

Fiabe in Concerto … e il sogno realtà diverrà 

scritto e diretto da I Muffins 
con Stefano Colli, Maddalena Luppi, Giulia Mattarucco e Riccardo Sarti 

Chi non ha sognato di volare sul tappeto volante, fare un bagno in fondo al mare, vivere un amore puro e autentico o affrontare l’impervio deserto ghiacciato? Fiabe in concerto è un indimenticabile viaggio attraverso le più belle colonne sonore che hanno segnato la nostra infanzia e poi la nostra vita. Un viaggio tra fiaba e fantasia. I Muffins sono una giovane realtà teatrale nata nel 2015 dall’incontro tra i tre performers Riccardo Sarti, Giulia Mattarucco e Maddalena Luppi, diplomati presso The Bernstein School of Musical Theater (BSMT) di Bologna, e il cantautore bolognese Stefano Colli, finalista della 58° edizione del Festival di Castrocaro (Rai1) e concorrente della 6ª edizione di The Voice of Italy nel team Gigi D’Alessio.

UN TEATRO DA FAVOLA
Regia Pietro Clementi 
con Pietro Clementi, Francesco Mantuano, Daniele Trombetti, Marco Palange, Francesca Romana Biscardi, Livia Lucina Ferretti, Sofia Caselli, Melissa Camponeschi Alice Clementi, Daniele Locci, Beatrice De Luigi, Francesca Anna Bellucci e Grace Ambrose 

 La Compagnia di Pietro Clementi ha rivoluzionato il mondo del teatro per famiglie, battendo ogni record di incassi e di presenze nei più importanti teatri di Roma e al Teatro Manzoni di Milano, diventando leader nel teatro per famiglie in Italia. La Compagnia "Un Teatro da Favola" nasce quasi 9 anni fa con il progetto di avvicinare i bambini al mondo del teatro, educarli al teatro. Per seguire questo intento, raggiungere questo obiettivo, la Compagnia realizza spettacoli con una doppia lettura: una per i piccoli favolistica, interattiva, divertente ed educativa, e una piena di citazioni, riferimenti comici ed ironici per genitori, zii e nonni che divertendosi, sono spronati a portare a teatro i loro "cuccioli". I bambini negli spettacoli di "Un Teatro da Favola" sono i veri protagonisti: interagiscono con i personaggi, urlano, cantano in una dimensione di teatro interattivo mai vista prima. Non più quindi spettacoli esclusivamente per i piccoli, ma veramente per tutta la famiglia. Un vero e proprio fenomeno teatrale. Il risultato è stato straordinario. La compagnia lavora ininterrottamente tutto l'anno, realizzando spettacoli con un pubblico di 2.000 spettatori a weekend. E' seguita su Facebook da 29.000 famiglie ed il numero è in forte crescita. Da un grande successo teatrale della Compagnia, “Non è colpa della cicogna” (in scena al Teatro Manzoni) la “Gallucci editore” (casa editrice tra le più importanti nell’editoria per bambini) ha pubblicato l’omonimo libro di Pietro Clementi tuttora primo in classifica su Amazon. E nel 2022 ha pubblicato un secondo libro di Pietro Clementi “La favolosa favola della fatina Scemarella” da cui è stato tratto l’omonimo spettacolo andato in scena al Teatro Manzoni nelle passate stagioni.

14 ottobre 2023 - ore 15.00 e 17,30 
UNA FAMIGLIA DI INCANTO 

29 ottobre 2023 - ore 11.00 
LA FAMIGLIA TRANSYLVANIA 
FUGA A LONDRA 

 11 novembre 2023 - ore 15.00 
LA LAMPADA DI ALADDIN 

 25 novembre 2023 - ore 15.00 
ELSA, CENERENTOLA E L’ACCADEMIA DEI PRINCIPI E DELLE PRINCIPESSE 

8 e 9 dicembre 2023 - ore 15.00 
10 dicembre 2023 - ore 11.00 
GEO, GEA E IL SUPPLENTE DI BABBO NATALE 

20 gennaio 2024 - ore 15.00
TOYS STORIES 

17 febbraio 2024 - ore 15.00 
STAR WORDS 

2 marzo 2024 - ore 15.00 
IN VIAGGIO PER COCO 

16 marzo 2024 - ore 15.00 
NON È COLPA DELLA CICOGNA 

6 aprile 2024 - ore 15.00 
DENTRO IL REGNO DI FRRR… 

2 7 aprile 2024 - ore 11.00 
DENTRO IL REGNO DI FRRR… 

20 aprile 2024 - ore 15.00 
RAPUNZEL

LA CASA DELLE STORIE 
Spettacoli interattivi per bambini e adulti di Elisabetta Milani e Giovanni Lucini Adattamenti e regia di Giovanni Lucini 
con Francesca Biffi, Michelle Fantasia, Valentina Grancini, Luca Liberatore Federico Lotteri, Giovanni Lucini, Mattia Maffezzoli 
Assistente della rana Bila: Elisabetta Milani 
Spettacoli rinnovati per il palcoscenico! Stesso spirito di partecipazione, ma nuova modalità! Sorrisi e divertimento assicurato come sempre! Lo spettacolo si svolge nella sala del teatro 

La Casa delle Storie è un progetto teatrale per tutta la famiglia. Nata nel 2001, ha visto partecipare ai suoi spettacoli migliaia di famiglie. Gli spettacoli proposti sono tra quelli storici della compagnia e costantemente apprezzati dal pubblico, come testimoniato dai numerosi commenti presenti nei “Pensieri di SpettAttori”, i pensieri donatici dal pubblico e pubblicati sui social. Ne La Casa delle Storie si gioca, si ride, ci si diverte e con la leggerezza del sorriso si comunica e ci si relaziona. Il principio del fare, dell’interagire, dello scoprire divertendosi sono gli ingredienti base degli spettacoli. La musica svolge un ruolo importante: la Drammaturgia Musicale intreccia la Drammaturgia Teatrale diventando il canale dove il bambino può veicolare emozioni che, a volte, sono solo racchiuse nel suo cuore. La Compagnia propone le Fiabe Classiche che, per loro natura, non hanno confini di età, rispettate nei contenuti originali e nel loro valore pedagogico, sono state adattate per la partecipazione del pubblico, ma il loro messaggio universale è a disposizione di chiunque lo voglia ascoltare. Sono denominate Fiabe da SPETTATTORI per l’insita duplice valenza del ruolo di spettatore e attore. Nel 2021 abbiamo completamente rinnovato i nostri spettacoli a causa dell’emergenza Covid. La scelta necessaria di portare gli spettacoli in palcoscenico e non più in foyer, com’era sempre stato, è stato stimolo creativo per rinnovarli e far scaturire una nuova modalità di partecipazione per gli spettatori in sala, grazie a un kit di partecipazione per il pubblico. Annullando, ancora una volta, le separazioni esistenti tra palco e platea, abbiamo trasformato tutto lo spazio in un grande palcoscenico dove si è tutti partecipi. Queste innovazioni sono un modo per restare fedeli al nostro spirito originale e al nostro pubblico. 

21 ottobre 2023 - ore 15.00 
IL LUPO E I SETTE CAPRETTI 

14 gennaio 2024 - ore 15.00 
IL GATTO CON GLI STIVALI 

10 febbraio 2024 - ore 15.00 
I TRE PORCELLINI

9 marzo 2024 - ore 15.00 
CAPPUCCETTO ROSSO

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