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SALA UMBERTO DI ROMA

25 settembre - 14 ottobre 2018
Officine del Teatro Italiano
UN CAST DI 16 ATTORI 
NON SI UCCIDONO COSÌ ANCHE I CAVALLI?
traduzione Giorgio Mariuzzo
adattamento Giancarlo Fares
tratto dall’omonimo romanzo di Horace McCoy
coreografie Manuel Micheli
canzoni originali Piji
regia GIANCARLO FARES
Horace McCoy scrive nel 1935 “Non si uccidono così anche i cavalli?”. Nel 1969 il regista Sidney Pollack gira l’omonimo film che partecipa al Festival di Cannes fuori concorso e ottiene anche un Oscar per il miglior attore non protagonista.


È la storia di una folle maratona di ballo dove i partecipanti, in cambio di vitto e alloggio, disperati e in cerca di successo ballano per giorni e notti senza interruzioni, diventando oggetto di scommesse da parte del pubblico. I concorrenti partecipano nella speranza sì di vincere un premio in denaro, ma soprattutto di farsi notare dai registi e produttori presenti in sala.

Protagonista di questa storia è Joe, un vero e proprio mattatore, organizzatore della maratona di ballo, mentre la coprotagonista Gloria, una delle concorrenti in gara. Entrambi fanno parte del mondo dello spettacolo, entrambi ne sono vittime e alle volte vestono i panni dei carnefici.

Questa edizione teatrale è stata adattata da Giancarlo Fares, che ne cura anche la regia. L’idea nasce dopo il successo ottenuto con “Le bal. L’Italia balla dal 1940 al 2001”, nel quale il ballo e la musica si fanno drammaturgia.
La musica e le canzoni in stile swing, elettro-swing e jazz manouche, sono state composte appositamente per lo spettacolo da Piji, pluripremiato cantautore romano, presente da tempo nella scena pop jazz italiana. I musicisti suoneranno dal vivo interagendo con le voci degli attori in scena.
Le coreografie sono di Manuel Micheli, già maestro coreografo di charleston e boogie-woogie nel programma televisivo della Rai “Ballando con le stelle”.

Il testo di McCoy è forse il precursore inconsapevole dei reality dei nostri giorni; tuttavia questo spettacolo mostra un’umanità variegata, disperata, grottesca. Uno spettacolo emozionante, con toni drammatici e ironici che sottolinea il sacrificio in cambio del successo. Il cast di 16 attori è in corso di definizione.

16 - 28 ottobre 2018
Tieffe Teatro
PAOLO ROSSI
LUCIA VASINI
e una bella compagnia
IL RE ANARCHICO E I FUORILEGGE DI VERSAILLES
da Molière a George Best - Quarta stagione completa
scritto e diretto da PAOLO ROSSI
Versailles, 17/02/2020

Regole del Re anarchico sul teatro:
1) E’ proibito raccontare in qualsiasi forma una storia se non la si è vissuta più o meno direttamente.
2) E’ doveroso per il commediante essere anche improvvisatore.
3) Il testo è la corda sospesa nel nulla, ma lui ama il vuoto e non cerca l’equilibrio ma l’inciampo.
4) Vada come vada, per il teatrante la vita è stare sul palco, tutto il resto è solo una replica della stessa noiosa comicità.
P.S. Ci sarebbero altre 44 regole, ma in questo foglietto non ci stavano…
(da’ un pensiero di Paolo Rossi)


Ancora una tappa del lungo percorso di Paolo Rossi attorno al “pianeta” Moliere. Lo spettacolo prodotto dal Teatro Menotti, già dal titolo tra Pirandello e Lina Wertmuller, racconta la straordinaria visione teatrale di un autore attore sempre in bilico tra il dentro e il fuori scena, tra il personaggio, l’attore e la persona.
Paolo Rossi, qui ancora assieme alla storica e straordinaria compagna di sempre Lucia Vasini, dirige una compagnia di attori e musicisti.
Lo sfondo è ancora Versailles, le parole e gli intrecci “molierani” ancora si incrociano con le visioni del tempo presente, la storia è sempre la stessa, ovvero quella del conflitto tra il potere e i “fuorilegge”, tra il teatro e la vita.

31 ottobre - 11 novembre 2018
Pupi e Fresedde - Teatro di Rifredi
SERRA YILMAZ
LA BASTARDA DI ISTANBUL
con VALENTINA CHICO | RICCARDO NALDINI | MONICA BAUCO
MARCELLA ERMINI | FIORELLA SCIARRETTA, |DILETTA OCULISTI
ELISA VITIELLO
video-scenografie di Giuseppe Ragazzini
riduzione e regia di ANGELO SAVELLI
Dopo il grande successo della scorsa stagione, torna a grande richiesta lo spettacolo che ha registrato 12 sold out e 6000 spettatori “La bastarda di Istanbul”.

Un'affascinante saga familiare multietnica, popolata da meravigliosi personaggi femminili, da storie brucianti e da segreti indicibili che legano Istanbul all'America e la Turchia all'Armenia.

Elif Shafak, indiscussa protagonista della letteratura turca, grande conoscitrice del passato e profonda osservatrice del presente del suo Paese; Serra Yilmaz, attrice amatissima e fascinosa affabulatrice nonchè testimone vivente della fecondità del dialogo interculturale; Angelo Savelli autore di un'audace riduzione del complesso romanzo e saldo timoniere di un cast attoriale di grande spessore; tutti insieme affrontano questo viaggio teatrale nella cattiva coscienza di una famiglia e di un popolo, navigando tra gli scogli della tragedia e le onde dell'ironia, mentre all'orizzonte scorrono le mobili e colorate video-scenografie di Giuseppe Ragazzini.

13 - 25 novembre 2018
Accademia Perduta Romagna Teatri, Goldenart Production, Società per attori
CLAUDIO CASADIO |ANDREA PAOLOTTI | BRENNO PLACIDO
EDOARDO FRULLINI |VALENTINA CARLI |HAROUN FALL
CECILIA D'AMICO | GIULIA PAOLETTI
LA CLASSE
di Vincenzo Manna
scene Alessandro Chiti | costumi Laura Fantuzzo
musiche Paolo Coletta | light designer Javier Delle Monache
regia GIUSEPPE MARINI
I giorni di oggi. Una cittadina europea in forte crisi economica. Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’è lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente.


A pochi chilometri dallo “Zoo”, c’è un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro. La scuola, le strutture, gli studenti e il corpo docente sono lo specchio della depressione economica e sociale della cittadina.

Albert, giovane professore di Storia, viene incaricato dal Preside dell’Istituto di tenere un corso di recupero pomeridiano per sei studenti “difficili”, sospesi per motivi disciplinari.
Tuttavia Albert, intravedendo nella rabbia dei ragazzi una possibilità di comunicazione, riesce a far breccia nel loro disagio e conquista la fiducia della maggior parte della classe. Abbandona la didattica suggerita dal Preside e propone loro di partecipare a un concorso, un bando europeo per le scuole superiori che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”.

L’Olocausto di cui gli studenti decideranno di occuparsi non riguarderà il passato, ma i tragici eventi che stanno avvenendo proprio nel paese da cui la maggior parte dei rifugiati dello “Zoo” scappa... e quello che doveva essere solo un corso pomeridiano si trasforma presto in un'intensa esperienza di vita che cambierà per sempre il destino del professore e degli studenti.

27 novembre - 9 dicembre 2018
Officine del Teatro Italiano
CAST IN VIA DI DEFINIZIONE
COSE COSÌ
scritto e diretto da GIACOMO CIARRAPICO
Ci è capitato, specie da bambini, di dare vita a cose inanimate, di attribuire loro un’anima, una volontà, una vita autonoma. Succede anche nelle favole. E forse questa è proprio una strana favola familiare contemporanea.

Nel salotto-cucina di una casa borghese tre oggetti “animati” e un ospite inatteso raccontano dai loro particolarissimi punti di vista la storia della famiglia Perfetti (che vedremo e immagineremo solo attraverso i loro racconti). Tre punti di vista particolarissimi perché molto strani sono gli “oggetti” che parlano (interpretati da tre attrici): una Banconota, una Busta di Insalata e il Cursore del computer di famiglia. Più un quarto personaggio per sua natura inatteso: il Destino (interpretato da un attore).

Come ogni personaggio che si rispetti ognuno dei Nostri ha un passato con cui fare i conti e i desideri del presente con cui misurarsi.

La Banconota ha avuto una vita complessa. È stata in un distributore automatico – esperienza opprimente – è stata usata per pippare varie strisce di coca, è stata sventolata mentre qualcuno diceva “e lo sai che ci faccio con questa, mi ci pulisco il culo!”. Ora si trova su tavolo del salotto e ciò che spera è di rincontrare quella carta di credito di cui si è innamorata nel portafoglio di un tedesco.

La Busta di Insalata è molto nervosa: muore – cioè scade – oggi. Se nessuno la mangerà la sua vita sarà stata inutile. Quando il frigorifero viene aperto cerca di farsi notare, invidia gli altri alimenti che la famiglia mangia più volentieri, conosce l’onta di essere messa in tavola e poi rimessa in frigo perché i commensali per una notizia improvvisa devono all’ultimo uscire di casa.

Il Cursore fa la vita più interessante, ma anche più stressante, dei tre. Clicca – suo malgrado – su notizie devastanti, stragi, omicidi. E poi, senza soluzione di continuità, su tette, culi e altre improbabili evoluzioni. Conosce intimamente i gusti dei componenti della famiglia: con il padre sa che finirà su R.it, con i figli su Instagram. Ma è anche gravemente corresponsabile del dramma che la famiglia sta vivendo.

Infatti è per un clic sbagliato che tutti i familiari sono stati messi a parte dal padre-marito di una tresca che nessuno doveva sapere. Con la sorella gemella della moglie, oltretutto. È questa la vicenda che seguiremo dai tre inusitati punti di vista.

E infine comparirà in scena il Destino – stanco, in vestaglia, annoiato – che sente ormai di non contare più niente, che i suoi piani vengono continuamente frustrati (ha perfino perso i suoi fondamentali fogli con gli appunti). Un Destino che non è più padrone del suo destino. Si deve quindi acconciare a improvvisare. Ma in qualche modo riuscirà a portare a compimento le storie individuali e collettive della famiglia Perfetti. Una conclusione che porterà a una nuova presa di coscienza da parte della famiglia Perfetti e dei Nostri tre protagonisti.

E vissero tutti quanti – per un altro po’ – ansiosi e felici.
Giacomo Ciarrapico

11 - 16 dicembre 2018
Pierfrancesco Pisani
VALENTINA LODOVINI
TUTTA CASA LETTO E CHIESA
Dario Fo e Franca Rame
movimento scenico Silvia Perelli | disegno luci Alessandro Barbieri
scenografia Chiara Amaltea Ciarelli | musiche a cura di Maria Antonietta
aiuto regia Rachele Minelli
regia SANDRO MABELLINI
Tutta casa, letto e chiesa è uno spettacolo sulla condizione femminile, in particolare sulle servitù sessuali della donna. Si ride, e molto, ma alla fine resta addosso una grande amarezza. Il primo debutto è stato a Milano, alla Palazzina Liberty, nel 1977, in appoggio alle lotte del movimento femminista. Il testo è tuttora allestito in oltre trenta Nazioni: la condizione della donna, purtroppo, è simile ovunque.


Il protagonista assoluto di questo spettacolo sulla donna è l’uomo. Meglio, il suo sesso! Non “in carne e ossa”, ma è sempre presente, enorme, che incombe… e che schiaccia le donne! Le donne… sono anni che si battono per la loro liberazione, chiedendo parità di diritti con l’uomo, parità sociali, parità di sesso… E quando mai! Le donne non arriveranno mai ad uguagliare l’uomo in questo campo. E’ del tutto utopistico sperarlo… anche per un fatto anatomico. Donne rassegnatevi! Anche agli albori del secondo millennio le donne sono sottomesse alla cultura del c****… del sesso del maschio!

Dopo la presentazione del protagonista maschile, veniamo ai personaggi femminili. Nel primo brano, una donna sola, troviamo una casalinga, la casalinga per antonomasia, che ha tutto all’interno della sua famiglia, meno la cosa più importante: la considerazione, l’essere trattata come una persona, in individuo e rispettata in quanto tale, non solo usata come oggetto sessuale e come domestica senza stipendio né pensione. Abbiamo tutte la stessa storia è la rappresentazione di un rapporto sessuale tra un maschio e una femmina… Mimato, per carità! Un rapporto sessuale con la donna – ahinoi! – subalterna all’uomo, come succede quasi sempre. Terzo brano “Il risveglio”. Qui abbiamo una donna, un’operaia, sfruttata tre volte: in casa come donna tuttofare, in fabbrica e a letto.
Non poteva mancare questo personaggio nella nostra galleria: personaggio “portante” nella nostra società.
L’epilogo è affidato ad una Alice nel paese senza meraviglie.

21 dicembre 2018 - 6 gennaio 2019
Officine del Teatro Italiano
FLAVIO INSINNA
e la sua Piccola Orchestra
LA MACCHINA DELLA FELICITÀ
con Angelo Nigro (direzione musicale e pianoforte)
Martina Cori (voce) | Vincenzo Presta (sax) | Giuseppe Venezia (basso)
Saverio Petruzzellis (batteria)
scritto e diretto da FLAVIO INSINNA
Il mio amico e manager Arturo mi minaccia con il suo sorriso gigante: “Flavio, sono settimane, mesi che te lo chiedo… Scrivimi dieci righe per presentare lo spettacolo! Come lo propongo? Dai, su, ti prego!”

“Va bene Arturo, stanotte scrivo…”
E allora eccomi qua per fare subito chiarezza. Pardon, confusione.

La macchina della Felicità non è uno spettacolo. Non è una presentazione, una lettura, un incontro, un reading, non è una…non è un…Ma allora che cosa è? E’…TROVATO! E’ la ricreazione.

Come a scuola. Suona la campanella e si comincia. Salperete con il sottoscritto e la sua piccola orchestra verso “L’isola che c’è”, perché la felicità, nonostante tutto, può esistere, esiste, e la si può raggiungere. Il patto fra me, i musicisti e i passeggeri è chiaro: far saltare tutti gli schemi, abbandonarsi al piacere del viaggio e scatenarsi, come da bambini durante la nostra ricreazione.

E ora che ci penso, il suono della campanella che interrompeva lo scorrere delle lezioni, è stata una delle prime dimostrazioni concrete che la felicità può esistere.

Le pagine del mio piccolo romanzo, le canzoni della mia piccola orchestra, le domande del pubblico, gli improvvisi cambi di rotta dettati dalle suggestioni esterne, la lettura dei messaggi di chi vuole spiegarci il proprio concetto di felicità, una poesia inattesa che salta fuori dal mio cilindro… Una signora che dalla prima fila si alza e mi offre un panino fatto da lei, perché la ricreazione prevede anche la merenda (è successo davvero giuro!), probabilmente tutto questo non ci renderà felici, ma forse, se saremo fortunati, La Felicità, scivolando via leggiadra fra il palco e le poltrone, ci farà un sorriso. Se abbiamo la voglia e il coraggio di impegnarci, l’impossibile può diventare possibile.
E a forza di sognare sai dove si arriva? Alla Realtà. Perdonate la rima:
Questo viene a dirvi “La macchina della Felicità”.
Scusatemi, ho già parlato e scritto troppo. Driiiiinnnnnnn: suona la campanella.
Che la ricreazione abbia inizio.
Flavio Insinna

8 – 13 gennaio 2019
Parmaconcerti e Pierfrancesco Pisani
FRANCESCA REGGIANI
D.O.C
Donne d’Origine Controllata
di Francesca Reggiani, Valter Lupo, Gianluca Giuliarelli
e con Linda Brunetta
Lo spettacolo si basa su una serie di riflessioni che riguardano l’attualità e il mondo che ci circonda. La politica e la sua classe dirigente “al femminile” – sempre pronte ad intervenire, la Moretti, Maria Elena Boschi , Maria Stella Gelmini e Giorgia Meloni sempre in pole position!. Ogni tanto un’opinione “d.o.c.” di Maria de Filippi, ospite in video….ma può anche apparire live in palcoscenico….


In un mondo che cambia rapidamente, buttiamo un occhio alle tematiche che riguardano le nuove tendenze: Facebook, Twitter, Whatsapp, tutto dipende dal profilo che hai!
La fotografia dell’Italia di oggi, un vademecum del nuovo stile di vita “Discount, sicuramente siamo tutti a risparmio, chi non è mai stato a cambiare una zip o il vetro dell’Iphone dai cinesi?

Tra le tantissime sfumature della crisi siamo tutti in gran confusione tra amore e sesso, pil e sex appeal, import ed escort.

Per di più ci misuriamo in un mondo dove in tanti vogliono ringiovanire più che invecchiare, per cui ci chiediamo: la chirurgia estetica può far miracoli? A volte si, ma la vita è un ecosistema perfetto: da giovane spendi tutto il tuo tempo per cercare di diventare ricco, da vecchio spendi i tutti i tuoi soldi per cercare di ridiventare giovane…non sempre ci si riesce!
Francesca Reggiani in questo nuovo One Woman Show offre un vero e proprio fuoco di fila di battute, parodie e personaggi, d’atra parte l’attualità che viviamo è ricca di spunti, che evidenziano ancora una volta le capacità artistiche dell’attrice.

Sarebbe riduttivo definire lo show un monologo, perché è vero che lei è in scena da sola, ma i personaggi che interpreta sono talmente tanti che il palcoscenico sembra affollato. 
In caso di crisi non resta che ridere con Francesca.

15 gennaio - 3 febbraio 2019
Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro
CARLO BUCCIROSSO
NUOVO SPETTACOLO
scritto e diretto da CARLO BUCCIROSSO




5 - 10 febbraio 2019
AB Management
RICCARDO ROSSI
LA TRILOGIA – L’AMORE È UN GAMBERO
di Riccardo Rossi e Alberto Di Risio
 Senza amore non si vive. Siamo tutti d’accordo. Non esiste una persona al mondo senza un amore da raccontare, che sia stato il primo o l’ultimo fa poca differenza: ci ha fatto ridere, ci ha fatto piangere, ma è stato amore, ed è rimasto scolpito per sempre nei nostri cuori perché ci abbiamo investito la parte più vera di noi, quella che più ci appartiene. D’amore si parla tutti i giorni in tutti i luoghi tra tutti noi.

E Riccardo Rossi nel suo spettacolo ci “spiega” i trucchi per affrontare al meglio tutte le fasi di una storia sentimentale, tutte le avventure che un amore deve affrontare per sopravvivere a se stesso!

Tutte le esperienze che abbiamo passato e che ci accomunano nelle storie d’amore sono legate dal fil-rouge dell’esperienza: la prima dichiarazione, la telefonata che non arriva, la prima seduzione vera, da adulti, la prima convivenza, gli inevitabili “tradimenti”, le vendette e il primo matrimonio cui spesso ne segue un altro, il secondo, quello vero! E solo l’esperienza del passato, ripercorrendo tutto a marcia indietro, come farebbe appunto un gambero, ci fa capire come l’amore vero è quello che si ricorda, quello che “ti ritorna in mente” l’unico che ancora ci fa tremare la voce e brillare gli occhi.

Con la consueta elegante ironia che lo contraddistingue, Riccardo Rossi stila il suo personale e imperdibile manuale d’amore. Perché senza amore non si vive. Senza questo show nemmeno!

12 - 17 febbraio 2019
AB Management
RICCARDO ROSSI
LA TRILOGIA – THAT’S LIFE
di Riccardo Rossi e Alberto Di Risio
Che cos’è la vita?

Una risposta non c’è, perché è diversa per ogni individuo. Ma per ogni fase della vita ognuno di noi ha qualcosa in comune. Da adolescenti seguivamo le mode e vestivamo tutti allo stesso modo; superati i 50, facciamo tutti più o meno quattro conti con esami clinici e ceck-up fisici vari, a 40 “è l’eta migliore”, a 20 “magari averceli ancora”e così via. E a 90? “ad arrivarci…”

Riccardo Rossi, dopo averci raccontato con “L’amore è un gambero” pregi e difetti dell’amore (e degli uomini), nella sua ossessiva e maniacale “schedatura” del genere umano, torna a descriverci pregi e difetti della vita (e degli uomini).

Attraverso aneddoti personali e l’osservazione di amici, parenti e chiunque gli capiti a tiro, Riccardo ci racconta cosa è la vita con tutte le sue storpiature, le goffagini e gli impacci per farci ridere.. Di noi!

Anche se pensiamo che capiti sempre e solo agli altri.

19 - 24 febbraio 2019
Teatro dell’Elfo
IDA MARINELLI | ELENA RUSSO ARMAN | GIUSEPPE LANINO RICCARDO BUFFONINI | LUCA TORACCA | CINZIA SPANÒ
CAMILLA VIOLANTE SCHELLER | NICOLA STRAVALACI
L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO
di Oscar Wilde
luci Nando Frigerio | suono Giuseppe Marzoli
regia, scene e costumi FERDINANDO BRUNI e FRANCESCO FRONGIA
L’indagine attorno alla vita e alle opere di Oscar Wilde che Ferdinando Bruni e Francesco Frongia conducono da alcuni anni li ha portati nel 2017 ad affrontare la più famosa commedia del grande autore irlandese. Dopo Salomé, Il fantasma di Canterville e Atti osceni–I tre processi di Oscar Wilde, L’importanza di chiamarsi Ernesto ha regalato ai due registi e alla compagnia un nuovo successo.


«Questa “commedia frivola per gente seria”, col suo titolo che sfida i traduttori – che ci hanno provato con Ernesto, Franco, Onesto, Probo senza mai risultare convincenti – è l’esempio più bello di come Wilde, attraverso l’uso di un’ironia caustica e brillante, sveli la falsa coscienza di una società che mette il denaro e una rigidissima divisione in classi al centro della propria morale. Il rovesciamento paradossale del senso è l’espediente più usato dall’autore che ci appare così, a una prima lettura, come un precursore del teatro dell’assurdo, mentre in realtà è impegnato a “smontare” con sorridente ferocia i luoghi comuni su cui si fonda ogni solida società borghese.

“Quel che Dio ha diviso, l’uomo non cerchi di riunire”.
“L’antico e tradizionale rispetto dei vecchi per i giovani è morto e sepolto”.
“Sono convinta che il campo d’azione di un uomo debbano essere le mura domestiche. Ogni qualvolta un uomo comincia a trascurare i suoi doveri casalinghi, diventa penosamente effeminato”.

E via così, rovesciando frasi fatte e portando scompiglio nell’ordinato repertorio della saggezza popolare. Un’irriverenza che non è mai fine a se stessa, ma che indossa senza vergogna la maschera dell’umorismo e della farsa. E se si potrebbe venir tentati di leggere The Importance of Being Earnest come una scrittura in codice che strizza l’occhio all’ambiente omosessuale dell’epoca e ai suoi sottintesi e sottotesti, molto presto ci si rende conto che, ben più genialmente, Wilde inventa un linguaggio inedito che pone le basi dell’umorismo queer, un umorismo che, attraverso l’epoca d’oro della commedia hollywoodiana, è arrivato fino a noi, anche attraverso popolari serie televisive, senza perdere in freschezza e causticità.

Restituire questa allegra cattiveria richiede – proseguono Bruni e Frongia – una mano registica leggera e complice. Il palcoscenico diventa così un foglio bianco su cui far risaltare i “colori” dei personaggi in un gioco che prende in prestito ai cartoon e all’immaginario pop la capacità di sintesi e di leggerezza e lascia campo libero ai funambolismi verbali, alle vertigini di una logica ribaltata che a volte sembra ispirarsi al mondo alla rovescia del nostro amato Lewis Carroll».

Nello spettacolo Ida Marinelli veste i panni di Lady Bracknell, Giuseppe Lanino quelli di John Worthing e Riccardo Buffonini quelli di Algernon Moncrieff; Elena Russo è Gwendolen e Camilla Violante Scheller la giovanissima Cecily, Luca Toracca veste la tonaca del reverendo Chasuble, Cinzia Spanò è la governante Miss Prism e Nicola Stravalaci il maggiordomo e il cameriere.

26 febbraio - 3 marzo 2019
AB Management
RICCARDO ROSSI
LA TRILOGIA – VIVA LE DONNE
di Riccardo Rossi e Alberto Di Risio
regia CRISTIANO D’ALISERA
La donna è la prima persona che conosciamo al mondo! Maschi o femmine è uguale: è sempre lei il nostro primo incontro. Ma se le bambine crescendo diverranno sempre più “colleghe” della madre (prima o poi faranno un figlio anche loro) i maschi si ritroveranno per tutta la vita a fare i conti con quell’essere che li ha generati.


Ma i ruoli nel corso degli anni cambieranno, dopo la madre conosceranno la tata, la sorella, la nonna, la prima amichetta, la maestra, la fidanzata importante, la moglie, la figlia, la ex moglie, che si svelerà essere un’altra persona, poi la seconda moglie e si spera l’ultima, e così via, senza dimenticare ovviamente la più temuta: la suocera!.Riccardo Rossi ci racconterà tutti i dettagli di questo viaggio con la piena consapevolezza della loro schiacciante superiorità. Anche perché come diceva Groucho Marx: “Gli uomini sono donne che non ce l’hanno fatta…”

5 - 17 marzo 2019
Mauro Iacchetti e Nito Produzioni
ENZO IACCHETTI
LIBERA NOS DOMINE
aiuto regia Simona Samarelli | disegno luci Valerio Tiberi
scenografia Gaspare De Pascali | musiche originali Marcello Franzoso
canzoni di G. Faletti, G. Gaber, F. Guccini, E. Jannacci, E. Iacchetti
regia ALESSANDRO TRESA
Il nuovo spettacolo di Enzo Iacchetti esprime il desiderio di comunicare parole, musiche, nel puro stile Teatro-Canzone. Iacchetti si stacca dal Cabaret per arrivare a maturare considerazioni che lo allontanano da come lo conosciamo in TV.

Solo in scena, Iacchetti è prigioniero dell'attualità e vuole liberarsi dai dubbi che lo affliggono su: progresso, amore, amicizia, emigrazione e religione, offrendoci un'altra ipotesi di rivoluzione.
Affronta con ironia e provocazione la sua prigionia facendo ridere, ma soprattutto emozionare con la rabbiosa delicatezza con cui cerca di salvarsi. Ce la farà o sarà soltanto un grido di speranza?

Un one-man-show che esprime il desiderio di comunicare parole e musiche nel puro stile del teatro-canzone, come già fu con Gaber che Iacchetti ammira particolarmente al punto da dichiarare «l’opera di Gaber-Luporini dovrebbe - come anche quella di De André e di altri grandi - essere introdotta nelle scuole, perché se i loro testi venissero letti veramente ci si accorgerebbe di quanta poesia e quanta verità contengano».
BRESCIA OGGI

Il pubblico ride, applaude, si diverte, riflette. “Libera nos domine” è uno spettacolo innanzitutto studiato (ci ha messo due anni per scriverlo), dunque l’onestà con cui Iacchetti si pone sul palco viene immediatamente percepita. E premiata.
TEATRO.IT

E’ una rinnovata formula di teatro canzone, con le parole dette e quelle cantate a comporre un viaggio in cui Enzo ci prende per mano, per entrare con lui a bordo di un Freccia rossa e in una camera da letto, in una chiesa o su una strada a leggere i cartelli stradali
LA LIBERTA’

19 - 31 marzo 2019
Teatro Filodrammatici di Milano
con il sostegno di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo – Progetto NEXT 2017/2018
TOMMASO AMADIO | LUIGI AQUILINO | EMANUELE ARRIGAZZI
SARA BERTELÀ | SILVIA LORENZO |GIANCARLO PREVIATI IRENE URCIUOLI 
LA SCUOLA DELLE SCIMMIE
scene e costumi Erika Carretta | disegno luci Fabrizio Visconti
video Francesco Frongia | movimenti coreografici Marta Belloni 
scritto e diretto da BRUNO FORNASARI
Tennessee, 1925. John Thomas Scopes, professore supplente di biologia, viene processato per aver violato una legge che vieta l’insegnamento della teoria darwiniana a scuola. 

Italia, 2015. Un professore di scienze naturali torna ad insegnare nel suo quartiere di origine. Le difficoltà di integrazione sono il principale problema della scuola di periferia in cui si trova ad operare e il rischio di radicalizzazione delle differenze tra le varie etnie e culture è una bomba dalla miccia molto corta e infiammabile. Lui stesso ha perso un fratello che, convertitosi all’Islam, è partito per combattere la sua guerra santa, scomparendo. Il senso di responsabilità e il vuoto lasciato da quella perdita spingono il professore a cercare di educare i ragazzi alla scienza come anticorpo del fanatismo religioso.

Un dialogo tra due epoche lontane nel tempo ma in realtà più vicine di quanto si immagini, messe a confronto da Fornasari (autore anche di N.E.R.D.S e Il turista). Con la cifra stilistica che contraddistingue la sua scrittura, sempre ironicamente sagace e pungente, anche questo nuovo entusiasmante progetto è portato in scena da un cast d’eccellenza, capitanato da Tommaso Amadio insieme ad Emanuele Arrigazzi, Silvia Lorenzo, Luigi Aquilino ed Irene Urciuoli. Con loro, per la prima volta in una produzione del Teatro Filodrammatici, Giancarlo Previati e Sara Bertelà.

2 - 7 aprile 2019
Familie Flöz, Theaterhaus Stuttgart, Theater Duisburg
FAMILIE FLOZ
HOTEL PARADISO
di S. Kautz, A. Kistel, T. Rascher, F. Rohn, H. Schüler, M. Vogel, N. Witte
con Anna Kistel / Marina Rodriguez Llorente / Melanie Schmidli
Matteo Fantoni / Sebastian Kautz
Daniel Matheus / Frederik Rohn
Fabian Baumgarten / Thomas Rascher / Nicolas Witte
maschere Thomas Rascher, Hajo Schüler
scenografia Michael Ottopal
costumi Eliseu R. Weide
regia MICHAEL VOGEL
La scorciatoia per il paradiso passa per l’inferno

Strane cose accadono nel tranquillo HOTEL PARADISO, un piccolo albergo di montagna gestito con pugno di ferro dalla anziana capo-famiglia. Ci sono quattro stelle che orgogliosamente troneggiano sull‘entrata e una fonte che promette la guarigione di malattie fisiche e psichiche. Ma si intravedono nubi all‘orizzonte. Il figlio sogna il vero amore mentre combatte una dura battaglia con la sorella per mantenere il controllo sulla gestione dell‘albergo. La donna del piano ha un problema di cleptomania e il cuoco ha una passione, quella di macellare, non solo animali...

Quando il primo cadavere affiora, tutto l‘albergo scivola in un vortice di strani avvenimenti. Fra le alte vette delle Alpi si aprono abissi da cui è impossibile fuggire. La chiusura dell’albergo sembra a questo punto solo una questione di tempo. Si sa, un cadavere non porta mai bene...

Familie Flöz in versione noir! Un giallo sulle Alpi pieno di umorismo, sentimenti travolgenti e un tocco di melanconia.

Familie Flöz fa teatro servendosi di mezzi che vengono “prima“ del linguaggio parlato. Ogni conflitto si manifesta prima di tutto nel corpo. Il conflitto corporeo è l'origine di ogni situazione drammatica. Tutte le pièce teatrali hanno origine da un processo creativo-collettivo, nel quale tutti gli interpreti fungono anche da autori di figure e di situazioni. Nel corso di svariate improvvisazioni, il gruppo individua un tema, raccoglie materiale drammatico e ne discute ancora molto a lungo, prima di mettere in gioco le maschere. 

Similmente a un testo, una maschera porta con sé non solo una forma, ma anche un
contenuto. Il processo di sviluppo di una maschera, che va dalla sperimentazione sul palco, fino alla simbiosi attore/maschera è determinante per il risultato.

Il paradosso fondamentale della maschera, cioè il fatto di celare un viso animato dietro una forma statica e con essa di creare figure viventi, costituisce per l'attore una vera e propria sfida da raccogliere. E non solo per lui. La maschera prende vita innanzitutto nell'immaginazione dello spettatore, il quale, in questo modo, ne diventa, in una certa misura, anche il creatore. Ricettivi anche verso le reazioni degli spettatori, con uno sguardo critico sempre rivolto al proprio lavoro, tutte le produzioni Flöz vengono spesso modificate nel corso del tempo, sviluppando così la loro pienezza e intensità.

9 - 20 aprile 2019
Corvino Produzioni
SIMONE CRISTICCHI
MANUALE DI VOLO PER UOMO
di Simone Cristicchi
regia di ANTONIO CALENDA
Nello spettacolo Manuale di Volo per Uomo, Simone Cristicchi interpreta un quarantenne rimasto bambino, con un problema preoccupante: qualunque cosa guardino i suoi occhi - dal fiore di tarassaco cresciuto sull’asfalto, ai grandi palazzi di periferia - tutto è stupefacente, affascinante, meraviglioso!

Per molti è un “ritardato” da compatire, per alcuni un genio. 

Sicuramente è un tipo strano, che ama disegnare, contare le lettere che formano le parole delle frasi, camminare lentissimo seguendo una sua indecifrabile traiettoria.

In realtà, Raffaello è un “Super-Sensibile”, e in quanto eroe possiede dei poteri speciali: la sua mente fotografica è dotata di una lente di ingrandimento che mette a fuoco i particolari, i dettagli che sfuggono agli altri esseri umani; cose minuscole e apparentemente insignificanti che nascondono però un’infinita bellezza, forse perché - come ama dire - “niente è più grande delle piccole cose!”.

Un produzione Corvino Produzioni, TSA Teatro Stabile d’Abruzzo, CTB Centro Teatrale Bresciano.

Nel racconto poetico e surreale del suo microcosmo, Raffaello descrive vicende minime ed universali del suo affollato quartiere, la grande città che fa paura, la madre malata di Alzheimer che vorrebbe tenerlo in una bolla di cristallo, il paradiso della Ferramenta dove tutto è catalogato alla perfezione; e poi meccanici romantici, emarginati invisibili, terribili guardiani di garage, ottantenni innamorati, e Ambra: sua ex compagna delle elementari e grande amore, ovviamente non corrisposto. 

La sua memoria prodigiosa gli permette di ricordare i nomi e gli indirizzi di tutti gli abitanti del suo quartiere, oltre ai nomi di tutte le strade, imparate studiando maniacalmente la sua grande passione: il Tuttocittà.

Ma cosa farne di questo talento, di un dono così particolare, Raffaello non lo sa.
Per fortuna, un suo vecchio zio gli lasciò in eredità il suo “Manuale di volo per uomo”, uno zibaldone di aforismi, pensieri e disegni: una mappa geografica dell’anima, che lo aiuterà a trovare il suo posto nel mondo.

Forse "volare" significa non sentirsi soli, avere il coraggio di buttarsi nella vita, mantenendo intatto il bambino dentro di noi. 

E soprattutto non lasciarsi sfuggire la bellezza che ci circonda.
Chissà se è arrivato il momento di cercare Ambra, quella ragazzina delle elementari tanto amata, e invitarla a prendere un gelato, per poterla guardare negli occhi e starle accanto. 
Anche solo per un pomeriggio.

26 aprile - 5 maggio 2019
Ginevra Media prod srl
SIMONE CRISARI | ALESSIO D’AMICO | GIULIA FIUME 
EDOARDO FRULLINI | FEDERICO LE PERA | DANIELE LOCCI
MATTEO MILANI | LUCA PANICONI | SIMONE PULCINI
GUIDO QUAGLIONE | LUNA ROMANI | GIANMARCO VETTORI
con la partecipazione straordinaria di
STEFANO AMBROGI e MARCO PROSPERINI
ROMEO L’ULTRÀ E GIULIETTA L’IRRIDUCIBILE
Storia d’amore e tifo con Tragedia finale
Scritto e diretto GIANNI CLEMENTI
Romeo l’ultrà e Giulietta l’irriducibile. Un titolo che prende solo a prestito i due appellativi Ultrà e Irriducibile (come fece Shakespeare con i Montecchi e Capuleti) per indicare due fazioni opposte, annebbiate da un odio reciproco talmente radicato ed insensato, da sconfiggere la purezza e l’amore di due ragazzi.


Un testo in versi, che segue le linee guida del classico shakespeariano ma usa un linguaggio decisamente popolare, in fin dei conti una storia “coatta”, che vive in una Roma popolare, periferica, dove i ragazzi guardano alla domenica calcistica, alla loro fede sportiva, come il fine ultimo della loro esistenza. Un’esistenza che si consuma stancamente fra lavoretti rimediati, pasticche per sballare, amori improvvisati, emozioni da inventare e finalmente la Domenica! Sì, la Domenica, per gridare l’umano desiderio di appartenenza a un simbolo, un ideale!

Ma anche per manifestare il disagio di ragazzi che faticano a trovare un “loro luogo” in questa Società cinica e ingiusta. In genere il termine Ultrà (o Irriducibile che sia) evoca nell’immaginario collettivo scenari di distruzione e violenza, eppure quegli stessi Ultràs e Irriducibili sono capaci di slanci di grande generosità (vedi il loro importante contributo in termini di aiuti umanitari durante il recente e tragico terremoto abruzzese). Perché i ragazzi, al di là delle fedi politiche o sportive che siano, hanno bisogno di amare, lottare, credere! E quando la politica abdica al suo ruolo di educatrice della collettività e non è più capace di appassionare le persone, né tantomeno i giovani, allora ecco che le Curve dell’Olimpico, di San Siro o del San Paolo diventano il luogo dell’appartenenza. La Curva vista come microcosmo di una Società, che tende a negare il futuro a generazioni di ragazzi, esposti, come la Storia insegna, alle colpevoli influenze di adulti frustrati.

Nato dal desiderio di scrivere un’opera antiviolenza sul Mondo del calcio, questo spettacolo ha l’ambizione di divenire una riflessione importante sulla degenerazione del Tifo, che purtroppo nel corso degli ultimi anni ha provocato lutti dolorosi e inconcepibili. I Paparelli, gli Spagnolo, i Currò, i Sandri, gli Esposito, i morti dell’Heysel, degli stadi sudamericani non possono essere che un tragico ossimoro, se uniti alla parola “Sport”. E’ in questo scenario che Romeo, tifoso giallorosso, figlio de Er Murena, e Giulietta, appassionata biancoazzurra, figlia de Er Catena, che si affaccia ogni mattina dal suo balcone delle case popolari di Valle Aurelia, sognando il suo principe azzurro, si innamoreranno e andranno incontro, loro malgrado, al tragico finale. Un inno all’amore, questo e solo questo vuole essere “Romeo l’ultrà e Giulietta l’irriducibile”.
Gianni Clementi

7 - 19 maggio 2019
Best live
FRANCESCO CICCHELLA
MILLEVOCI TONIGHT SHOW
scritto con Riccardo Cassini, Vincenzo De Honestis e Gennaro Scarpato
Paco Ruggiero - Tastiere/Direzione musicale | Emilio Silva Bedmar - Sax
Carmen Buscè – Voce | Arturo Caccavale - Tromba
Sebastiano Esposito – Chitarre | Gino Giovannelli - Pianoforte/Tastiere
Umberto Lepore - Basso elettrico/Contrabbasso | Elio Severino - Batteria
regia di GIGI PROIETTI
Millevoci Tonight Show” è un one man show comico-musicale nel quale Francesco Cicchella mette in gioco le sue doti di comico, cantante e intrattenitore. Il titolo strizza l’occhio allo storico varietà di Rai1 “Milleluci” e al contemporaneo “Tonight show” americano, sintetizzando uno dei criteri principali dello spettacolo: fondere gli elementi tradizionali del varietà con una concezione più fresca, moderna ed innovativa del one man show. Le mille voci a cui si fa riferimento sono quelle che Cicchella porta in scena, facendo vivere una moltitudine di personaggi e giocando continuamente con la sua vocalità anche quando veste i panni di se stesso.


Il giovane comico si racconta con ironia, in un susseguirsi di pezzi di bravura e grande comicità, lasciando scoprire al pubblico il mondo che c’è dietro l’artista televisivo, senza però trascurare i personaggi che lo hanno reso popolare sul piccolo schermo. Le celebri parodie televisive di Massimo Ranieri, Michael Bublé, Gigi D’Alessio, rivisitate in chiave teatrale, restano infatti tra i momenti più esilaranti dello show. A queste, si aggiungono delle vere e proprie novità assolute, come la parodia dell’attore Toni Servillo.

Accanto a Cicchella, ritroviamo ancora una volta la fedelissima spalla Vincenzo De Honestis, con il quale forma una coppia comica più che collaudata, e i due giovani performer Ciro Salatino e Giovanni Quaranta nei panni di due attrezzisti che approfittano di ogni momento utile per dare sfogo alle loro velleità artistiche.

La direzione musicale è affidata al maestro Paco Ruggiero, che dirige una band formata da otto elementi, la cui qualità spicca in numeri caratterizzati da grande spessore musicale, oltre che dalla loro innata vis comica, come quando il nostro protagonista si chiede cosa sarebbe accaduto se i vecchi successi della musica italiana fossero stati scritti nei giorni nostri.

La regia di Gigi Proietti impreziosisce il tutto, confezionando con maestria uno spettacolo ricco di ingredienti, capace di intrattenere il pubblico regalando momenti di puro divertimento e performances musicali, senza privarsi di qualche momento di riflessione e lasciando ampio spazio all’improvvisazione, che resta il valore aggiunto di questo show fresco, leggero e molto godibile.

Lo spettacolo è scritto dallo stesso Cicchella, insieme a Riccardo Cassini, Vincenzo De Honestis e Gennaro Scarpato.

DONNE IN SCENA

24 settenbre 2018
Officine del teatro Italiano
GABRIELLA GREISON
EISTEIN & ME
La storia d'amore che ha rivoluzionato la fisica
di Gabriella Greison
regia CINZIA SPANÒ
Monologo che racconta la vita di Albert Einstein dal punto di vista di sua moglie, Mileva Maric, anche lei fisica, nonché madre dei suoi figli. Il debutto è alla Sala Umberto di Roma il 24 settembre 2018, in occasione del compleanno della relatività.


Einstein & me è un viaggio attraverso gli occhi di una donna che parte dagli anni della sua giovinezza, sognante e felice, per arrivare all'incontro del suo primo, grande, unico amore della vita, avvenuto tra i banchi di scuola, al Politecnico di Zurigo, e per poi finire con l'ultima parte della sua vita, tra riflessioni e cambiamenti, non solo interiori. La donna è Mileva Maric, serba, e attraverso il suo racconto riviviamo la vita vissuta insieme ad Albert Einstein per oltre vent'anni, anni fondamentali per lui e per la storia della fisica, fino alla formulazione della teoria della relatività ristretta (con la famosa formula E=mc²). Una vita vissuta in simbiosi tra i due, che ha permesso ad entrambi di crescere e creare, tra lezioni all'università, lunghe camminate in montagna, esami, soste ai tavolini del Café Metropole, laboratori di fisica, salotti, figli, e battaglie contro gli stereotipi e i luoghi comuni a cui la donna doveva sottostare in una società come quella di inizi '900.

Chiunque può identificarsi nelle vicende evocate in questo monologo, metafora bellissima per tutti noi, delle piccole azioni che compiamo ogni giorno, dei grandi progetti, delle speranze, dei cambiamenti, degli opposti che inevitabilmente si attraggono. Chiunque è mosso dalla ricerca affannosa verso la conoscenza e la realizzazione dei propri sogni.

Einstein & me nasce grazie alle ricerche fatte tra Zurigo e Berna di Gabriella Greison (fisica, scrittrice, e protagonista sul palco delle sue rappresentazioni teatrali da diversi anni) per la scrittura del romanzo “Einstein e io”, edito da Salani, che sarà nelle librerie a partire dal 20 settembre 2018. “Einstein & me” verrà messo in scena per la prima volta il 24 settembre 2018 al Teatro Sala Umberto di Roma. 

17 dicembre 2018
Officine del teatro Italiano
BEATRICE FAZI
CINQUE DONNE DEL SUD
costumi Fabrizia Migliarotti
dance concept Natasha Buono
scritto e diretto da FRANCESCA ZANNI
Un monologo che non è proprio un monologo, ma uno spettacolo per una voce sola e cinque personaggi.

Beatrice Fazi, con la versatilità che la contraddistingue, si immedesima in cinque donne, cinque caratteri, cinque generazioni.
Il testo di Francesca Zanni, con un tono sempre in bilico tra il brillante e la commozione e uno sguardo fortemente ironico su chi siamo stati e chi diventeremo, ci racconta di come è cambiata la nostra vita: la coppia, il rapporto tra madri e figli, l’emancipazione femminile. Ma anche di come, nonostante tutti i progressi fatti, quando si parla di sentimenti, siamo sempre alle prime armi.

Dal 1887 al 2018, queste cinque donne ci portano per mano attraverso i grandi cambiamenti epocali, le abitudini e le superstizioni, le leggende e il folclore, viaggiando dal Sud Italia al Nuovo Mondo, attraversando grandi rivoluzioni, delusioni e speranze, passando dalla vita contadina a quella iperconnessa, avanzando verso un futuro che cambia e che le cambia.

E cambia anche la lingua che parlano, in un’evoluzione che attraversa generazioni e continenti: dal profondo Sud che usciva appena dal brigantaggio all’America degli emigranti e poi di Woodstock; dai primi movimenti di emancipazione della donna al vuoto di valori degli anni ’90 del novecento; dalla donna evoluta, indipendente e di successo che ha tre mariti e non ne indovina nessuno, fino alla ragazzina che ha già le idee chiare e quando rimane incinta decide di fare famiglia nonostante vada ancora al liceo.

La mamma meridionale, la ribelle femminista, la figlia dei fiori naif, la manager e l’adolescente nativa digitale: ognuna di queste donne ci fa conoscere un pezzo di storia, la sua personale ma anche quella del nostro Paese. Le loro conquiste le abbiamo vissute, le loro paure sono le nostre, la loro forza ci appartiene.

A fare da corollario al racconto, una scena fatta di proiezioni, attraverso cui lo scorrere del tempo sarà sempre tangibile, ricordandoci volti e fatti che fanno parte della memoria storica di tutti noi. Anche la colonna sonora attraversa tutto il secolo, dalla musica popolare di fine ‘800 al rap. 

La scelta della scenografia è volutamente semplice a valorizzare testo e attrice. Unico elemento scenografico infatti è un baule, da cui escono abiti e oggetti che creano di volta in volta l’epoca in cui le cinque donne si muovono.

Queste cinque donne non si capiscono, ma in fondo si assomigliano. E scopriranno infine che il luogo da cui scappare diventa quello in cui tornare, perché le nostre radici sono importanti, anche quando vogliamo dimenticarle.

21 maggio 2019
Officine del teatro Italiano
BARBARA FORIA
NUOVO SPETTACOLO
regia di CLAUDIO INSEGNO



THAT’S CINEMA
incontri con
PUPI AVATI, LILIANA CAVANI, PAOLO GENOVESE, CARLO VANZINA, RICCARDO MILANI - ed altri ancora
direzione artistica GABRIELE GUIDI
La Sala Umberto, come importante segno di continuità, dopo la rassegna teatrale dedicata ai grandi personaggi dello sport italiano della stagione 2017/18, presenta una nuova serie di eventi dedicati ai grandi registi italiani di cinema.


A partire da fine ottobre, ogni mese e mezzo circa, si alterneranno sul palco del teatro alcuni grandi autori del nostro panorama cinematografico, raccontando come nasce un film; l'importanza della sceneggiatura, il ruolo chiave del direttore della fotografia, l'interazione regista/attori, la quotidianità del set, l'apporto della colonna sonora, la fase cruciale del montaggio e molti altri aspetti del "mestiere del cinema".

Con il supporto di un vidiwall per rivedere alcuni momenti della loro filmografia e la possibilità per il pubblico di interagire direttamente con i protagonisti, PUPI AVATI, LILIANA CAVANI, PAOLO GENOVESE, CARLO VANZINA, RICCARDO MILANI - ed altri ancora in fase di definizione -, affiancati in ogni appuntamento da un grande interprete con il quale hanno collaborato, racconteranno la propria carriera, i riconoscimenti ottenuti e i progetti futuri in un ambiente solo apparentemente diverso dalle loro consuetudini.

Perché se il grande schermo è un "mondo magico" … "tutto il mondo è un teatro dove tutti gli uomini e le donne non sono che attori e una stessa persona, nella propria vita, rappresenta diverse parti. (William Shakespeare)

25 aprile 2019
Corvino Produzioni
ARIELE VINCENTI
MAROCCHINATE
di Simone Cristicchi e Ariele Vincenti
musiche eseguite dal vivo da MARCELLO CORVINO
costumi Sandra Cardini | Disegno luci Marco Laudando
voci off Elisabetta De Vito, Massimo De Rossi, Aurora Guido
aiuto regia Teodora Mammoliti
regia NICOLA PISTOIA
Lo spettacolo “Marocchinate”, racconta i terribili giorni decisivi e successivi allo sfondamento da parte degli Alleati della linea di Montecassino, ultimo baluardo tedesco. Apparentemente la guerra è finita e l’Italia è libera, ma non per le popolazioni di gran parte del basso Lazio.


E questa è l’altra faccia della Liberazione:“Aspettavamo ji salvatori… so’ arrivati ji diavoli” .

Un’altra di quelle storie che se non sei di quelle parti non la conosci. Successa in una terra che se non hai parenti o amici, non ci vai. Siamo in un paese della Ciociaria e Angelino, pastore locale, ci racconta la semplice ma faticosa vita contadina della sua zona prima della guerra. Vita che viene sconvolta con l’arrivo delle truppe Marocchine, aggregate agli Alleati,ai quali viene affidato il compito di entrare nella rocciosa difesa tedesca. Ottemperano il loro compito e “le truppe di colore” come ricompensa ottengono il “diritto di preda” contro la popolazione civile. 50 Ore di carta bianca, 50 ore in cui fanno razzia di tutto quello che trovano: oro, case, vino, bestie, ma soprattutto donne. Sono migliaia le donne che verranno stuprate e uccise nella primavera del ’44, dai soldati marocchini. Tra queste c’è Silvina la moglie di Angelino, che diventerà anch’essa una “Marocchinata” .

Lo spettacolo ha lo scopo di rispolverare i gravi fatti della Ciociaria del ’44, per non dimenticare le migliaia di donne vittime di quelle violenze. Con l’obiettivo che le loro parole diventino le nostre parole, diventino la nostra storia.



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